Capitolo finale – La conclusione

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15 dicembre 1994, ore 23,55. Ho deciso di andare all’appuntamento. Ecco la salita, la mia A112 ha una ripresa veramente formidabile!! Primo dosso, non succede niente. Salgo ancora più su. Parcheggio. Non c’è un’anima, strano! Pure il bar chiuso…mah! Aspettiamo in macchina, mi sa che è veramente uno scherzo. Intanto mi tocca compiere 20 anni qui, in mezzo al nulla.


16 dicembre 2004, mezzanotte e tre minuti. Ho trent’anni da 3 minuti e sono in fottuto ritardo, cazzo! E sto pure abbastanza bevuto, la gente mi ha chiesto se davvero stavo andando all’appuntamento di cui ho parlato sul blog. Io volevo andare a fare un giro al Pincio e mi è toccato rinunciare facendo la figura del cretino. Devo pure stare attento ai dossi: con la mia vecchia Mini c’è sempre il rischio che si sfasci la marmitta. Ma poi adesso voglio proprio vedere che si inventa questo.


È mezzanotte del 16 dicembre 2014, la mia Mini One affronta il primo dosso senza timori reverenziali. Quelli che forse ho un po’ io nel trovarmi in questa assurda situazione. Sono appena tornato da un bel viaggetto in quel di Cracovia, sono ancora stanco, avrei voluto raccontare anche questa città un po’ sottovalutata e invece sono qui e non so cosa mi attende. Toh, lo Zodiaco deserto? Il bar chiuso? E quell’A112 bianca parcheggiata sulla sinistra? Sembra la mia di 20 anni fa. Andiamo un po’ più su. C’è qualcuno. Una ragazza? Mah, scendo dalla macchina e le vado incontro.
Ho appena compiuto 40 anni e vado in giro come un cretino, immaginando davvero di trovarmi nel 2001. Ehi, la ragazza mi viene incontro a sua volta. È alta, slanciata, sui 20 anni, capelli molto lunghi. Carina, molto carina, direi.
Me lo dici sempre che sono carina.
Mi dice così e sorride: mi ha letto nel pensiero o cosa?
Improvvisamente, parte Because the night di Patti Smith. Ma da dove viene la musica? La ragazza mi guarda ancora un po’, sorride di un sorriso bellissimo, va via. Senza che io possa dire nient’altro, io non so chi sia. Al suo posto, compare una figura familiare, almeno dalla silhouette che si staglia nel buio.


Dentro l’A112. Ehi ma con chi parla quello lì? Una ragazza? È andata via! E questa musica? Sembra Because the night di Co.Ro. featuring Taleesa, ma è una voce più rock! Sta a vedere che la canzone esisteva già e io non ne sapevo niente. Ora arriva un altro tizio, ma come mai questi due mi sembrano entrambi familiari? Vabbè, scendo e vado a vedere…coraggio! Mi avvicino ai due che si stanno per incontrare, li saluto.


Mezzanotte e cinque, parcheggio la Mini di corsa, per fortuna ho preso bene i dossi, cazzo! Ma chi è tutta ‘sta gente? Sono in due, anzi no, tre! E una ragazza che si allontana, tra l’altro niente male davvero da quel che vedo dai vetri appannati. Corro che sono in ritardo. Buonasera a tutti, eh!! Sembrano tutti me di età diverse, ma che cazzarola succede? Ecco, quello che ci ha riunito qui è me con i capelli corti! Io ormai li ho lunghi come non li ho mai avuti. Gli altri due sembrano essere me a vent’anni circa e me invecchiato: ha i peli della barba un po’ bianchi e qualche chilo in più, bleah.

Voce fuori campo: da ora in poi, per comodità di chi legge, gli interlocutori si chiameranno 27, 20, 30 e 40. Come le rispettive età.

27: Avete tutti delle facce un po’ da idioti, scusate se ve lo dico!
30: senti chi parla, sei praticamente uguale a me coi capelli corti!
27: silenzio! Vi ho invitato qui e adesso parlo io. Sono Simone e stanotte compio 27 anni per l’ennesima volta. Sono in un loop temporale, una sorta di dimensione parallela che voi tre, dannati segaioli mentali, avete creato. C’è quella ragazza che il quarantenne ha intravisto, l’unica persona che ho incontrato in questa dimensione parallela. Sta con me da non so quanto tempo, qui il concetto di tempo è assolutamente relativo. So tutto di voi perché io sono voi e voi siete me rispettivamente a 20, 30 e 40 anni. Posso anche fornire spoiler della vostra vita, anche quella futura. Di tutti e tre.
20: …io non sto capendo più niente
30 guardando 40: ehi, ma tu hai la fede al dito! Ti sei…cioè…mi sono davvero sposato? Con chi???
40: se tu sei davvero me a 30 anni, hai già incontrato la ragazza che sposerai, non ti dico altro.
30: mmm sono curiosissimo!
20: e io?
30 e 40 in coro: seee! tu devi ancora soffrire come un disperato! Goditi i 20 anni, fesso!
27: basta così! Voi non sapete ancora perché vi ho chiamato qui e perdete tempo a beccarvi come tre ragazzini!
30: ha parlato quello maturo. Se ti conosco come ti conosco, a 27 anni stavi ancora piangendo sulle tue cazzate con R. Ora fai il figo perché inspiegabilmente hai trovato una ragazza che ti si fila in questo…che cazzo è questo? Un mondo parallelo? Ma poi, ma di che stiamo parlando? Ma quanti long island ho bevuto stasera?
27: la colpa è vostra. E vi spiego anche il motivo. Caro 20, tu sognavi l’amore puro, quello perfetto, giusto?
20: sì, e forse l’ho trovato!
30 e 40: ahahahahahah
27: credi di averlo trovato. Lo troverai a 26 anni per la prima, vera, volta. Sarà talmente perfetto e devastante che lo ricorderai di certo, anche se ti farà soffrire tantissimo.
30: ehm…già
40: sì, in effetti…
27: 20, tu hai sognato talmente tanto di innamorarti, hai immaginato come potesse essere sentirsi in questo stato di grazia. In pratica hai immaginato me. E mi hai imprigionato in questo loop temporale.
20: credo di non capire. O forse sì, non lo so.
30: e io perché sarei qui?
27: caro 30, tu non sei da meno. Tu di me hai preso la cattiveria, il risentimento, un po’ di grinta, la convinzione che in amore tutte le cose potessero andare male. Ma contemporaneamente, mi hai dato il merito di essere stato quello quello che ti ha dato la forza di lasciare l’università e cominciare un accidentato percorso lavorativo, quello che ti ha fatto cambiare gusti musicali discutibili, quello che ti ha reso un po’ più stronzo nel senso utile del termine. Secondo te, tutto partiva da me. E mi hai imprigionato anche tu qui.
30: credo di aver capito quello che dici. Povero 20, come fa a capire cose che non sono ancora accadute?
20: eh ma infatti che ci sto a fare qui?
27: te l’ho detto! non farmi ripetere, abbiamo poco tempo.
40: ok, è il mio turno. Anche se comincio a capire.
27: non avevo dubbi. Tu con quegli occhialoni da nerd, il barbone e la fede al dito, anche tu mi hai idealizzato. Il motivo è facile: se sei quello che sei è anche grazie a me. Lo dici più volte tu stesso. Tu sei il massimo concentrato di tutto quello che ho detto fino ad ora. Amore eterno mixato con una sanissima dose di disillusione, un lavoro abbastanza sicuro, la voglia, ancora, di andartene al pub a bere, la battuta pronta, timidezza spruzzata di finta spavalderia, devi tutto a me, lo pensi come lo pensa 30, seppure in modo più maturo e meno cinico rispetto a lui. Anche tu mi hai messo in gabbia col tuo cervello.
30: novabbè, se scrivo questa cosa sul blog, la gente non capirà mai. Tranne forse pochissimi eletti. Ma insomma, mi dite chi sposerò??? E quando?
27: scrivi per te, sempre. Per gli altri hai già capito che non puoi più scrivere. Chi sposerai non te lo diciamo perché non ci va di dirtelo. Ma farai un’ottima scelta, la migliore che tu possa fare, anche se io non l’ho conosciuta direttamente.
40: questo ci capisce una cifra, ma come fa?
27: grazie caro, te l’ho detto che so tutto.
20: insomma cosa possiamo fare per te?
27: lasciatemi andare. Avete la vostra vita, vivetela. Io vivrò la mia in una dimensione parallela, ma senza incastrarmi più in questo loop temporale dell’eterno compleanno.
20, 30, 40 in coro: sepoffà!
27: non è che sepoffà, dovete farlo!
40: quello che non capisco è…oooh ci rinuncio.
27: meglio. Anche perché purtroppo, di questa sera, non ricorderete niente. E nemmeno della lettera. E chi ne ha scritto sul blog, come il caro 30, crederà di aver scritto una delle sue memorabili panzane da 100 commenti a botta. Stronzata più, stronzata meno, non ci farà caso nessuno.
30: quindi tutto qui? Ti pensiamo un po’ di meno, tu vivi la tua vita e noi la nostra. C’era bisogno di convocarci proprio oggi?
27: tranquilli, tornerete ai vostri festeggiamenti come se nulla fosse successo. E, caro 30, i long island valli a bere al Roma Caput Mundi di Trastevere, che non li annacqua e tra poco chiude per sempre.
30: nooooo! Non dirmi altro!! NON-DIRMI-ALTRO.
40: ahahahaah
27: ora montate sulle vostre tre care macchinine e lasciatemi qui a godermi Roma dall’alto della nostra collinetta. Come soprattutto 40 ha notato, ho compagnia e sono anche molto felice di averla. Ve la caverete bene anche senza di me, potete starne certi. Because the night è finita. Addio.
20: sparito! e adesso?
40: andiamo, facciamo come dice lui. Ha detto che dimenticheremo tutto, stavolta ci credo.
30: ‘orca puttana, mi sa che devo crederci anche io.
40: ragazzi, è stato un piacere rivedervi, godetevi i 20 e i 30. Io mi godo i 40.
Me ne vado con un sorriso stampato in faccia. Ho 20, 30, 40, 27 anni. Ne ho anche 21, 15, 18, 33, 6 e tutto il resto. Sono sempre io. Un ultimo sguardo al dosso là in fondo ed evapora tutto.
Buon compleanno.

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Quarto capitolo – Recapito lettera numero 3

On the air: Fabi Silvestri Gazzè – L’amore non esiste

Correre. Imperativo all’infinito. Lavoro, casa, treni, aerei, telefono, telefono rotto, feste imminenti, problemi, tutto. Non so se sia vita reale, ma è faticosa. E ora, mentre rifletto su cosa possa succedere da qui a una settimana, da qui ai miei primi quarant’anni, anche una lettera stramba. Qualcuno non ben identificato che millanta di conoscermi da sempre, come le sue tasche – dice – vuole vedermi a mezzanotte del 16 dicembre, allo Zodiaco, tra i lucchetti di Moccia. Cosa ancora più stramba, il sedicidicembreduemilaeuno. Tredici anni fa. Dice che sarà possibile dopo aver superato un solo dosso della salita. Se non altro i lucchetti non ci saranno ancora.
A me piace la fantascienza, ma questo è un po’ troppo. Però voglio andarci: lascio casa, festeggiamenti, moglie (mi scuserà la Noe) e ci vado. Per capire chi, cosa, perché. In fondo cosa può esserci di male? Questa persona che scrive mi ispira fiducia. Non resta che aspettare. E correre.

“Run, you clever boy!” (cit.)

Terzo capitolo – Recapito lettera numero 2

On the air: R.E.M. – Leaving New York

Io oggi dovrei raccontarvi di una cartoleria un po’ fuori Roma e della persona importante che, dopo qualche anno e molte incomprensioni, ho finalmente ritrovato con un sorriso seppur accennato. Ve lo racconterò, tranquilli, lo troverete sul blog. Oggi è l’8 dicembre 2004. Ho deciso che prima dei miei trent’anni compirò tutta una serie di follie: incontrerò le donne che hanno contato qualcosa in questi ventinove anni, quasi trenta, della mia vita, compresa chi mi ha mollato qualche mese fa. Intanto frequento due ragazze, ma me ne piace una terza. Me ne piaceva anche una quarta, ma forse è meglio che vada via così, come sembra stia scivolando via il mio lavoro in radio. La terza, invece, mi intriga molto. Queste tre sono tutte blogger, lo ammetto senza difficoltà. Mi stanno anche leggendo, bello sputtanamento collettivo, potete tirare a indovinare sull’identità.
Ora, dovrei raccontarvi tutto questo, ma prima vorrei trasgredire ad una raccomandazione che mi è stata fatta da un tizio (o una tizia) non ben identificato che mi ha detto di non parlare di tale assurdità per nessun motivo. Il tizio in questione mi ha inviato una lettera strana che mi intima di recarmi, il prossimo 16 dicembre a mezzanotte allo Zodiaco, il noto bar-ristorante con terrazza che da Monte Mario domina tutta Roma. È un posto che amo, che sento mio, per questo l’appuntamento mi ha insospettito. Essendo Ataru un blogger vagamente famoso, possiamo supporre si tratti addirittura un mitomane? Mi sembra troppo, poi dite che mi auto-celebro.
Tra l’altro il 16 ho un appuntamento per un brindisi (facciamo un migliaio di brindisi) con un po’ di gente a Ponte Milvio e devo dar retta a ‘sto stronzo. Il dettaglio senza dubbio più bizzarro è che nella lettera c’è scritto 16 dicembre 2001. Tre anni fa? Allora dovrei essere già stato lì. Tralasciando la fantascienza, credo che un salto mi toccherà farcelo, se non altro per sputare in faccia a chi ha deciso di percularmi il giorno del mio trentesimo compleanno. In questi giorni di cambiamenti, in cui la mia disillusione è al top, mi tocca star dietro anche a questo mistero. Per un curioso cronico come me, aspettare altri 8 giorni è una tortura, ma sarà un piacere raccontarvi come ho deriso questo povero deficiente. A noi due, mostro dello Zodiaco.
Torno al post sulla cartoleria.

Secondo capitolo – Recapito lettera numero 1

On the air: Marvellous Melodicos – The Sun and The Moon

Un sigillo di ceralacca. Un’ammiratrice segreta? Forse A. ha finalmente deciso di stare con me e me lo scrive? Non ne posso più, io la voglio da morire, sto soffrendo come un cane. È piccola? Piccola un cavolo. Io voglio stare solo con lei, che mi importa se ha 16 anni compiuti da meno di due mesi? Mi sono sempre piaciute più piccole, non mi fermo proprio adesso a un passo dalla meta. Apriamo, vah.

Carissimo…bla bla…salute mentale…bla bla…ci conosciamo…ci conosciamo?? ma chi sei??? sarà una donna? ma figurati, con la sfiga che mi ritrovo…16 dicembre 20012001???? Ma chi è, Kubrick? Terrazza dello Zodiaco? Almeno è vicino!..dopo il dosso capirai…questo, chiunque sia, è chiaramente pazzo. Lo racconto a qualcuno? Racconto sempre tutto, vuoi che non racconti questa? Cioè poi proprio il 16, strana scelta. Ma nel 2001, mancano 7 anni, magari finisce il mondo. Aspetterò 7 anni che questo si faccia vivo, che me ne frega, sarà il solito scherzo del cazzo, magari è stato Stefano.
Ehi…un momento, c’è un altro bigliettino: non dirlo a nessuno! So che hai una maledetta voglia di raccontarlo, ti conosco come le mie tasche, ma per piacere stai zitto. È importante. E presentati il 16 di questo mese. Non importa in che anno tu ti trovi ora. Fidati.
E adesso? Ci vado? Ho qualche giorno per decidere, devo pensarci. Ho un po’ paura, a dire la verità. E se volesse ammazzarmi? Poi proprio il giorno in cui compio 20 anni….mmmmm…nooo, voglio festeggiare al cinese dietro casa, voglio strafogarmi di ravioli al vapore e di birra, voglio pensare ad A. ogni secondo che passa, voglio ignorare quei dannati esami di giurisprudenza che mi viene il vomito, voglio decidere cosa fare a Capodanno e continuare ad ascoltare questo pezzo nuovissimo che mi fa venire i brividi e la voglia di ballare tutta la notte. Magari con lei. Ci vado? Non ci vado. Ci penso.

Primo capitolo – La lettera

Dunque dunque…due indirizzi su tre sono uguali.
Testo della missiva, per tutti uguale.
A uno dei tre non posso mandare la mail, credo che sceglierò il buon vecchio cartaceo per tutti e non se ne parla più.


“Carissimo,

sei convocato per un incontro molto importante a cui non puoi e non devi mancare.
Ne va della tua salute mentale presente e futura.
Ora: le  coordinate di questo rendez-vous potranno sembrarti assolutamente strane, ma voglio che non ti allarmi, è tutto sotto controllo. Noi ci conosciamo, ma ancora non posso dirti chi sono. Posso dirti solo che puoi fidarti di me, lo hai sempre fatto e lo farai sempre. O almeno credo.


Passo alle informazioni che ti serviranno:


Data:  16 dicembre 2001
Ora: mezzanotte tra il 15 e il 16 (banale? no dai, è solo più cool)
Luogo: terrazza dello Zodiaco. Sai bene dov’è, non puoi perderti.
Vieni rigorosamente da solo con la tua automobile.


Come dici? L’anno? Non preoccuparti, dopo il primo dosso della salita che ti porta lì, capirai tutto.


Ti abbraccio e ti saluto caramente.
Non mancare, mi raccomando, non mancare e non fare domande. Vieni qui e basta.”

Uso la ceralacca per chiudere? Massì, fa più misterioso. Ora esco e vado a spedirle.