LA MOVIDA ROMANA È UNA PROIEZIONE DEL CERVELLO

(on the air: The Gossip – Heavy Cross)

Un anno fa il mio ultimo post inutile del sabato recitava così:

Allora ho ragione o no a dire che l’estate ha a malapena tre lati positivi? Quali? Le donne che si spogliano, i concerti all’aperto e il cocomero.

Accendo e confermo.

Vi  ho risparmiato in questi lunghi e caldi giorni, perchè non mi andava di scrivere cagate. Del resto il clima caldo-umido ottunde il cervello e ti fa solo lamentare. Cos’è cambiato? Finora ben poco, solo che avevo un angolino con un po’ di tempo da dedicare al blog e così mi sono detto: eh.

 Il problema sta nel fatto che in questi giorni, non sapendo con chi prendermela, me la sono presa con Roma. Ci ho litigato aspramente perché qualsiasi cosa mi abbia proposto in questi giorni, mi ha fatto incazzare. A partire dal clima, naturalmente. Vivere in una serra tropicale anche di  notte, mi sembra un po’ eccessivo. Ogni fottuta mattina, quando apro gli occhi per andare a lavorare, vedo quel sole attraverso le serrande socchiuse e mi viene il cattivo umore. Ma la tiritera sul caldo è cosa vecchia, trita e ritrita. Forse sto invecchiando, fattostà che non sopporto più che la mia città strizzi l’occhio a chiunque. Non sopporto che si parli di movida, perché questo termine, almeno a Roma, è una ricca minchiata di facciata che non potrebbero raccontare neanche sulla più deteriore delle guide turistiche. E invece i colleghi giornalisti, poveracci devono pur campare in qualche modo, si sono inventati questa stronzata. A forza di dire che c’è la movida, però, mi hanno rubato la notte. La notte intesa come prendere la macchina a mezzanotte-l’una di un qualsiasi giorno della settimana che non sia il fottuto weekend, e non trovare sulla propria strada il vecchio rincoglionito che ancora sta in giro, il ragazzino lobotomizzato che corre verso il niente, o semplicemente troppa gente con la faccia assente, il sorriso ebete e un sedile gratis sotto il culo. Lavori in corso, nettezza urbana, tutto insieme, tutto di notte presto. Il lavoro non ci nobilita, l’ho sempre detto. Solo uno o due anni fa, quando stavo in giro per Roma e potevo andare a letto più tardi, le facce da movida stavano nei locali oppure a casa a dormire, che il martedì, chessò, non era il caso. Adesso no. Adesso tutti vanno a sentire il pianobar sul Tevere, che cantano l’Isola di Wight, vanno a bere il vino vicino allo stadio che con una manciata di euri ti alcolizzi, presso Vinofòrum, una sagra del vinaccio travestita da fighetteria. Più quantità meno qualità, ecco l’Estate Romana  già da qualche anno a questa parte. Così poi ti capiterà di vedere il diciottenne al tavolino che gioca a carte, mentre canta una canzone anni sessanta  e si stura un bicchiere di bianco dei Castelli, credendo di bere uno Cheval Blanc del ’59 e magnificandone le doti da vero esperto. Mentre la bambina che gli sta accanto parla, avvolta in una nuvola di fumo, di come il suo rapporto con le amiche sia drammaticamente rovinato per colpa di Lolletta che s’è fatta Gian eppoi è andata a dire nei cessi della scuola che mai e poi mai se lo sarebbe fatto se non per ripicca nei confronti delle amiche che secondo lei gli hanno pure rubato l’ultimo libro di Moccia e soffiato sotto il naso l’ultimo paio di All Star viola al negozio trendy che le vende a 30 euro in più degli altri, però vuoi mettere.

Un terribile mix tra i divertimenti di mio nonno e l’idiozia da reality show, che non lascia scampo. Preferirei trovarmi davanti Faccia di Spillo di Hellraiser piuttosto che un giovane d’oggi. Mica per altro, i giovani dovrebbero farti sentire vecchio, invece sono talmente noiosi che ti fanno sentire in fasce e coi coglioni volati su Urano. Meglio per me, magnifico trentaquattrenne lamentoso e senza un capello bianco.

Io non so se sia colpa di Roma, colpa della gente che ci vive o solo colpa mia, ma più volte di questi tempi mi sono trovato a sacramentare random e  tout-court.

Allora ho chiesto alla mia città di diventare non una città morta, ma solo una città un po’ più equilibrata, intelligente, meno socievole. Di non concedersi a tutti. In tutta risposta mi sono preso un ricco vaffanculo. E sono molto offeso. E me ne andrei per un bel po’, starei meglio, ma sono sicuro che poi avrei bisogno di tornare.

La mia città è femmina, e alla fine basterà uno sguardo nemmeno troppo ammiccante, per rendermi il più allocco dei maschi.

 

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QUALCHE OTTIMO MOTIVO PER ODIARE L’ESTATE

(on the air: The Rapture – Olio)

Se questo blog andava a rilento già prima, adesso con queste temperature fa un passo ogni nonsoquanto. E oltretutto si arricchisce ogni volta di lamentele su questa infame, infamissima stagione che è l’estate. Analizzerò un quadrilatero regolare di motivi per cui la stagione più amata da non so bene chi, è in realtà odiosa. Ammesso che non ci arriviate da soli. Anzi, facciamo una cosa: nei commenti aggiungete i vostri motivi sull’odio per l’estate, così fondiamo un partito. Ecco i miei:

Il caldo: smentiamo subito una serie di stronzi luoghi comuni. Il caldo non fa bene. Non fa bene preso in queste quantità massicce. Il caldo di Roma è opprimente e inquinato. Ma sono solo io che quando sto in giro, a piedi, in macchina o sui mezzi, faccio fatica a respirare? Voialtri saltellate felici come la vispateresa? Il caldo oltretutto provoca ingenti danni: dagli incidenti alla gente che sbrocca e massacra mogli, mariti, zie, amici e conoscenti. Surriscalda la crosta terrestre, squaglia i ghiacciai, fa sparire l’acqua. Come può piacervi una simile calamità? È come dire che vi piace chessò, la De Filippi o i  peperoni con la nutella. O ancor peggio, il morbillo. Ve ne andreste a zonzo a dire chebbello il morbillo, cheffigata il morbillo!? Mah.

La gente: avete mai incontrato quelli che partono all’alba con quintali di masserizie per andare a guadagnarsi il loro francobollo di spiaggia lurida? Io piuttosto che andare al mare in quelle condizioni, non ci vado per niente. Però vuoi mettere? Il giorno dopo, in ufficio, una volta opportunamente ripulito da cicche e cartacce marittime e dall’acqua putrida, potrai sfoggiare un’invidiabile abbronzatura. E se ti vergogni di dire che sei stato a Ostia facendo la fila sulla Cristoforo Colombo, puoi sempre usare la scusa della lampada: un bel lettino al solarium dove lavora quella gnocca con cui una volta hai scambiato addirittura tre parole. Che però chiaramente stavolta ti ha lasciato il numero e magari domani sera andate a fà quattro salti nella gabbia degli animali del salsemmerengue.

Rumori e animali molesti: chi come me non ha la fortuna di avere un condizionatore, deve tenere la finestra aperta. Vabbè tralasciamo il fatto che in ufficio si deve comunque tenere la finestra aperta anche col condizionatore. Infatti dalle tre del pomeriggio in poi si sragiona. Siamo ai limiti delle bestie. Ma tornando a finestre e bestie, questo è un binomio che uccide. Cominciando dalle zanzare normali, tigre, addomesticate e selvatiche. Più volte ci siamo augurati che si estinguessero. Ma io non posso e non voglio fermami ad augurare l’estinzione alle povere zanzare. Ci sono altri animali molesti e oltremodo stupidi: i cani, le cicale e alcuni esseri umani. Perchè cazzo i cani abbaiano a qualsiasi ora? Mentre chiudi gli occhi per dormire senti il cane che latra, quando ti alzi apri gli occhi non con il canto del gallo ma con il guaito del cagnolino, tipo stamattina che volevo sparargli e non escludo che lo farò presto. Allora o i padroni li maltrattano o i cani sono esseri che non brillano per acume. Io propendo un po’ per tutt’e due le cose. Le cicale: scommetto che qualcuno di voi adora il canto delle cicale, perché fa tanto estate. Ripugnanti, casinisti e stupidi insetti che ai primi freschi cadono come pere dagli alberi. Contenti voi. Eppoi i gggiovani che fanno casino fino alle cinque in qualsiasi giorno della settimana. Emblematica la situazione in piazza Bologna, dove abita la Noe. Ne parlo perché sembra che tutti abbiano paura a parlarne. Anzi, vi chiedo. Mi spiegate cosa c’è di bello a passare tutte le stracazzo di sere tra una piazza piuttosto bruttina e un bar piuttosto bruttino? Eppoi a ubriacarsi e fumare per cantare tutti i grandi classici italiani da falò con la chitarra e i bonghi fino alle cinque di mattina? Io lo avrei trovato triste anche a quindici anni. Ok, lo facevo a ventidue-ventitrè, ma una volta all’anno e su una spiaggia sarda, non tutte le sere a piazza Bologna. Basta con Albachiara, Generale, Wish you were here e compagnia. Mi sono rotto i coglioni di sentirle. 

Sudare: cammini e sudi, ti siedi e sudi, dormi e sudi, bevi birra e sudi. Vabbè che sudare fa bene, però è anche molto fastidioso. Senza contare che presentarsi tutti belli pezzati chessò, a un appuntamento galante o a un colloquiodi lavoro, non depone certo benissimo. 

Allora ho ragione o no a dire che l’estate ha a malapena tre lati positivi? Quali? Le donne che si spogliano, i concerti all’aperto e il cocomero.

Ah a proposito di estate, ma voi che dite? Londra o Istanbul?

IL POST INUTILE DER CACCOLA

(on the air: Teitur – Catherine the Waitress)

Sono qui soltanto per annunciare un grande ritorno. Quattro anni dopo la squalifica per censura, una censura contro cui mi battei e ci battemmo in tanti bombardando Splinder di email e messaggi privati. Un blog che vantò in seguito miriadi di imitazioni: Sw4n aprì  Incuboblog ispirandosi a lui, ma senza mai raggiungerne minimamente i fasti, quelli di Blogdiscount decisero che era ora di attaccare i blogger famosi molto prima di qualsiasi altro blog che fa satira blogghica adesso, ma vennero comunque dopo di lui. Ne ho citati due ma ce ne sono millemila. È il blog che vanta più imitazioni. È il blog che ha lanciato personaggi unici (Whiteshock su tutti, purtroppo nessuno di voi lo ricorda, peccato), anche se poi sono caduti nel dimenticatoio. È il blog che insulta la gente senza filtro, che istituì il concorso di Miss Cessa e Mister Cesso. Ricordiamo la vittoria di Fulvia Leopardi. È clamorosamente il blog che mi ha fatto conoscere mister Thunderblue (lettore assiduo), che non è cosa da poco. A un certo punto a qualcuno che non aveva il senso dell’umorismo, la cosa non andò più bene e il blog fu chiuso da Splinder. Adesso la gente non ha sense of humour esattamente come allora, ma sta più allo scherzo perché comunque è tutta pubblicità e fa brutto prendersela. Sono quindi curioso di questo nuovo esperimento. C’è chi ha scoperto la sua identità, chi lo ha stramaledetto, chi lo ha amato, chi lo vorrebbe morto, chi lo vorrebbe re del mondo. Signori, è tornato ErCaccola!

NON LEGGETE QUESTO POST

(on the air: White Rose Movement – Love Is A Number)

È decisamente un sabato mattina come tanti: c’è il sole, mi sono alzato da poco, ho sonno, non so cosa farò più tardi. Ho un viaggio da organizzare perché sento che è già troppo tempo che sto fermo a Roma e questo comincia a darmi sui nervi. Certo prima di un mese non se ne parla, ma l’importante è che se ne parli  e relativamente presto. Nel frattempo tocca resistere tra il traffico, i quaranta minuti per parcheggiare in alcuni posti, gli impegni mondani che ci sono e quelli che non ci sono che non ti sta mai bene niente. Il sonno arretrato che bussa alla porta, il leggere stronzate colossali sui giornali, sui programmi elettorali dei due infimi buffoni che si contendono la poltroncina, ma anche sui blog (non vi ammorbo con il caso chiusura-Blogbabel, anzi sono molto fiero del fatto che buona parte dei miei lettori non sappia neanche cos’è Blogbabel e spero sia così per sempre). Resistere al lavoro noioso e al possibilissimo mancato aumento di stipendio. Persino alla gente che cammina per strada. Anche se in questi giorni sto facendo incetta di ringraziamenti (!) di gente che attraversa sulle strisce perché ho deciso di farli passare tutti e sempre, come dovrebbe essere e contrariamente al radicato uso comune di tentare di ucciderli. Sono solo un po’ stanco di questa città: è ciclico e quando succede, va preso il primo aereo. Nel mio caso magari prendo il quarto o il quinto. E ricordatevi di spostà le lancette avanti di un’ora stanotte. Oh mi rode pure per quello, che i ritmi vanno a farsi benedire. Mi rendo conto che qualcuno leggendo questo post potrebbe pensare che sono un imbecille, che i problemi sono altri, che due palle e che qua e che là. Ecco, democraticamente rispondo sticazzi.

GLI ULTIMI GIORNI IN CIFRE

(on the air: Radiohead – Jigsaw Falling Into Place)

Rieccomi, dopo atroci sofferenze sono di nuovo qui. Vista la categoria di questo post, dovrò rigorosamente attenermi all’inutilità. Cosa è successo in questi giorni?

Governi caduti: uno. Posso aggiungere finalmente o c’è qualcuno che ancora si offende? E soprattutto c’è ancora qualche furbone che andrà a votare per chicchessia la prossima volta?  Romano Prodi ha dichiarato: ora farò il nonno. Più facile a dirsi che a farsi. L’ex presidente del consiglio ha 31 nipoti (di cui due sacerdoti) e 35 bisnipoti, pur essendo zio della maggior parte di essi. Quando Prodi ha detto farò il nonno, sono partite le consultazioni. E se tra i giovani bisnipoti, la maggioranza è stata raggiunta (manipolare minorenni è semplice, es. Moccia e il Grande Fratello), tra i nipoti le cose non sono andate bene come egli sperava. I due sacerdoti hanno discusso per le votazioni contrastanti, l’uno ha gridato all’altro improperi d’ogni sorta e gli ha sputato un tocco di mortadella in faccia. Ha infine preferito Mastella come avo grasso ed è fuggito a Ceppaloni (n.d.a. sono intanto iniziate le pratiche per rendere Ceppaloni capoluogo di provincia, di regione e, solo in seguito capitale d’Italia). La maggioranza tra i nipoti,  Prodi non l’ha raggiunta anche per colpa di Anna Maria Franzoni, che non s’è presentata in aula, pur essendo nipote. Ha addotto come impegno ufficiale la sua necessaria presenza ad una festicciola di bambini in diretta tv dalle nevi di Cogne, con Bruno Vespa. Ed è stato a quel punto che il popolare Mortadella ha tentato di barare intrufolando tra i nipoti la Montalcini e Andreotti. Il piccolo Ercolino, un nipote quarantenne, ha scambiato la Montalcini per il Dracula di Bram Stoker e Andreotti per Aigor di Frankenstein Jr, ma non certo per cuginetti. Ed è partito un fitto lancio di tortellini contro Prodi e Padoa Schioppa, che avrebbe dovuto elargire la paghetta di ben due euro ai bamboccioni presenti. Dunque niente nonno. Prodi non si arrende e dichiara: farò il blogger, come Beppe Grillo. Solo che Grillo è entrato in politica eppoi diciamolo, blogger non è mai stato. E comunque io voterò no al blog di Prodi: la maggioranza non l’avrà mai, nemmeno al cesso.

Amici che hanno compiuto 40 anni: uno. Quarant’anni e non sentirli: si è appena comprato la Play Station 3 e ha voluto per forza come regalo un gioco sparatutto. In questo momento suppongo sia partito per Bologna e stia festeggiando con una brasiliana della chat. Ma del resto lui è quello che qualche anno fa disse alla mamma vado in Sardegna, e in realtà andava a Tel Aviv a incontrare una rumena della chat. A Tel Aviv. Una rumena. E comunque auguri a lui e alla sua casuccia nuova, chè finalmente non è più bamboccione. A quarant’anni.

Pasticche di antibiotico Augmentin prese da me fino ad ora: 6. Da aggiungere, antidolorifici di ogni sorta. Stavo talmente una chiavica, che sono riuscito persino a ipotizzare che se l’uomo fosse fatto interamente di gengiva, sarebbe quasi invulnerabile. Non sto neanche a spiegarvi i motivi. E intanto sono ancora un po’ dolorante, maledetti denti, detti maledenti. 

INDOVINA IL MENU’

(on the air: Ghosts – The World is Outside)

Come sapete tra poco mi aspetta il matrimonio dei due amici un po’ fattoni. Allora facciamo un bel giuoco, tanto per postare qualcosa di nuovo e sommamente inutile. Indovinate tra gli scontati piatti da matrimonio, quale di questi sarà in tavola, o indicatene altri che secondo voi saranno portati ad Ataru e la Noe. Vi ricordo che potete indicare tre antipasti, due primi, due secondi, due contorni e un dolce. I risultati ve li darò quando più mi aggrada, quindi potete votare certamente fino a lunedì, nel frattempo non vi dirò se ci avete azzeccato. Signori, la cena è servita.

Antipasti: mozzarellona di bufala dalla forma equivoca, cartocci di fritti vegetali, cartocci di fritti vegetali/ittici, tartine cavialate e salmonate, pane carrasau (in omaggio allo sposo che è sardo), olive ascolane (in omaggio alla sposa che ce le propinava sempre a cena), pasta e fagioli d’intrattenimento, salumi assortiti, tramezzini, panini all’olio con salumi, insalata di mare, insalata di polpo, insalata e basta, formaggi vari, altro (indicare che cosa).

Primi: crespelle ai funghi, crespelle agli asparagi, crespelle ai carciofi, crespelle ai gamberetti, crespelle al tartufo, risotto ai funghi, risotto al tartufo, risotto asparagi e gamberetti, risotto radicchio e provola, risotto provola e speck, paella alla valenciana, rigatoni alla gricia, bucatini all’amatriciana, spaghetti alla carbonara, penne alla vodka, malloreddus alla campidanese, pasta al salmone, risotto alla pescatora, spaghetti allo scoglio, lasagne vegetali, cannelloni ricotta e spinaci, altro (indicare che cosa).

Secondi: arista di maiale, pesce non identificato al cartoccio, fagottini di carne, pesce alla griglia, altro (indicare che cosa, i secondi non restano mai impressi).

Contorni: patate al forno, patate duchesse (a rosellina, un grande classico), purè di patate (detto purea), patate fritte, pomodorini del diavolo (pachino incandescenti), cicoria ripassata, caponata di verdure, insalata, peperoni ripieni, melanzane in qualche modo, fagioli alla Bud Spencer (graditi alla sposa) altro (indicare che cosa).

Dolce: (non sarà uno solo ma qui si scommette sulla torta): torta con molta panna non ben identificata e dal sapore osceno, mimosa, profiteroles, crostata di frutta, mont blanc, torta della nonna, sacher, tarallucci e vino, un bel cannone senza traccia di tabacco (piace agli sposi), altro (indicare che cosa).

BIRRA, LUCCHETTI E YUPPIES

(on the air: Sophie Ellis Bextor – Catch You)

Vedevo con gli occhi a cuore il finale di Yuppies e pensavo: cazzo, questo film ha più di vent’anni! Ho visto gli ultimi cinque minuti e mi sono immalinconito, è la prima volta che noto che il film in questione è veramente vecchio. E per questo ancora più fascinoso. Massimo rispetto per le commedie italiane anni ottanta.

Bene, detto questo, ho birra in corpo sufficiente per far finta di essere brillo. Ghigno e ghigno non poco, per il crollo del lampione di Ponte Milvio (cara Repubblica, c’è un evidente refuso nel titolo…SCHIACCHIATO?), tutti i lucchetti degli innammmorati giacciono ora sul fondo merd…ehm melmoso del Tevere. L’unico per cui davvero mi dispiace è quel povero lampione, che stava lì da secoli ed è morto nel modo più idiota. Giusto un paio di settimane fa, si faceva da guida a Elica  e Mari sul ponte. E la gente si faceva fotografare davanti  a quell’obbrobrio aggrovigliato, più simile ad un alveare che ad un pegno d’amore. In realtà i lucchetti sono ormai sparsi ovunque sul ponte, quindi non cambierà niente, ma certo che metterci sopra un lucchettone da cinque kili e ottanta euro non era stato propriamente geniale. C’era anche quello, e anche quello è finito nel fiume. Chissà di chi era. Ecco, io adesso vorrei qui la coppia che ha messo quell’affare pesantissimo sul lampione, quell’affare che adesso le pantegane giganti utilizzano come Skavnafjottur. Sì vabbè, un nome fittizio per indicare una poltrona dell’Ikea. Con su scritto Io e te, tre metri sotto il cesso.

Io commosso per un film anni ottanta, la Tennent’s Super meno in circolo di prima, i lucchetti a fondo. Avrei finito questo post più inutile dell’inutile.