BASTARDI SENZA GLORIA

(on the air: David Bowie – Cat People)

Lo abbiamo atteso per mesi. Eccolo. Quentin Tarantino è tornato e si è consacrato anche all’occhio dei critici. Ne sentivamo il bisogno, sì. Adesso per tutti è dio. Per chi non aveva bisogno di Bastardi senza gloria e nemmeno di Kill Bill, Quentin era già dio, forse anche più di dio, da Le Iene e Pulp Fiction arrivando a Jackie Brown.

Inglourious Basterds, così, con gli errori di ortografia nel titolo, è un’opera ambiziosa, colossale. Due ore e quaranta di film di guerra che non è film di guerra. Se fosse film di guerra ci sarebbero spari, molti più spari dei pochi che sentiamo. Ma per fortuna, io che non reggo i film di guerra, mi sono salvato. Gli spari sono le parole.

Cinque capitoli per presentarci tutti i personaggi, questo è molto Quentin. Non si può non far caso, ad esempio, alla presentazione di Hugo Stiglitz, il bastardo tedesco ammazzanazisti: lì è il solito Tarantino tra primi piani truci e scritte gialle.
Ho riconosciuto Quentin tante volte, in realtà.
La preparazione di Shoshanna Dreyfus (l’attrice Melanie Laurent) alla vendetta ebrea non è dissimile da quella di Beatrix Kiddo in Kill Bill. Ma tutto sommato può far pensare anche alla preparazione per uscire di Mia Wallace in Pulp Fiction.
David Bowie e la sua bellissima Cat People, danno alla scena, tra le più affascinanti e poetiche del film, una connotazione ben poco anni quaranta, se non fosse per i colori, davvero spettacolari.
Il feticismo plantare del regista è stavolta affidato alla bella Diane Kruger e alla citazione di Cenerentola.
L’incedere dei bastardi è lo stesso incedere dei killer corrotti di altri film. Cambia la scena, cambia il film, non la camminata. Cheppoi è contaminata da Sergio Leone.
I dialoghi. Uno in particolar modo, fulmineo, in una situazione di estrema tensione. Brad Pitt, un soldato nazista appena diventato padre e lo stallo messicano. Ascoltatelo e ditemi. L’intera situazione di tensione e il dialogo ricordano il modo in cui Samuel L. Jackson-Jules Winnfield si rivolge a Tim Roth-Zucchino durante la rapina all’Hawthorne Grill in Pulp Fiction.
Il proiezionista negro è anni quaranta quanto io sono mia nonna.
Sembra l’ispettore Tibbs. Persino la colonna sonora diventa seventies nel momento in cui lui, sudato, è pronto ad attuare la vendetta di Shoshanna. Qui c’è il Tarantino appassionato di blaxploitation anni settanta. E il riferimento vola inevitabilmente a Jackie Brown.

Le novità sono però altrettante:

Il perfido Hans Landa, ufficiale delle SS, il cacciatore di ebrei. Scaltro, deduttivo come pochi,  assetato di potere. L’attore che lo incarna, Christoph Waltz, un tempo conosciuto come comparsa nei telefilm di Derrick, rischia l’Oscar dopo aver vinto la Palma d’oro. Il perché lo capirete. Assassino sì, ma anche e soprattutto uomo colto, intelligente e affabulatore. Usa tutte le lingue che sa (tedesco, francese, inglese, italiano) per arrivare al suo scopo. Sa bere il latte, sa mangiare lo strudel, sa accostarsi a un fiasco di chianti. Costui nell’universo del regista è un personaggio difficilmente accomunabile a chiunque altro. E secondo il mio modesto avviso entra a far parte della storia del cinema.

La figura dell’attrice-spia Bridget Von Hammersmark (mi chiedevo…perché Bridget, nome inglese, e non Birgit o Brigitte che è tedesco? mah!), è anch’essa inedita per il regista. Affascinante dark lady, diva del cinema tedesco quanto Lilì Marlene, spia inglese, tremendamente noir. Hanno detto che il personaggio di Diane Kruger sa un pochino di Hitchcock. Io tenderei a confermare. Anche se poi, star troppo a guardare tutta sta roba di citazioni è inutile. Tarantino è un cinefilo a 360 gradi, potrebbe aver citato anche Top Secret! di Abrahams&Zucker.

Geniale è vedere Hitler che si gode un film con interprete un soldato tedesco (pur non intelligentissimo, questo crucco innamorato sarà il perno di tutta la vendetta ebrea)  che da una torretta di un paesello italiano riesce ad ammazzare quasi trecento persone in tre giorni. Il Führer sembra uno di noi mentre guarda divertito un  trailer insensato di quelli inseriti prima di Grindhouse.

Strano vedere Churchill silenzioso in fondo a una stanza rossa con un mappamondo che funge da mobile bar. A me ha ricordato qualcosa di Lynch.
E nella stessa stanza Mike Myers, Austin Powers per capirci, che interpreta il generale Ed Fenech, il cui nome è un omaggio smaccato a Edwige.

Andrei anche avanti con Eli Roth, regista splatter di Hostel, ebreo yankee che piglia a mazzate da baseball i nazisti prima di fargli lo scalpo splatter, il manipolo di bastardi (spicca il già citato Hugo Stiglitz, talmente cattivo da risultare simpatico) comandati da Aldo Rayne, un Brad Pitt compiaciuto nel suo ruolo. Peccato solo non vedere in lingua originale la scena in cui Brad Pitt, Eli Roth e un altro bastardo, si improvvisano siciliani e vengono tragicamente sgamati da Landa, che siccome è poliglotta parla pure il siculo. Non perdetevi le facce da padrino di Brad Pitt, sono esilaranti.

Ma a parte le chicche? S’è capito che ho difficoltà a recensirlo? S’è capito perché di solito le chicche vanno alla fine della recensione, se c’è tempo.
 
Il film è bello, non stanca quasi mai, è stato tagliato per stare nelle tre ore e forse qua e là la trama ne risente. Trasuda amore per il cinema, quest’opera. Il tema ricorrente della vendetta è stavolta affidato al cinema come settima arte e anche come luogo fisico. Tutto lo stato maggiore nazista è riunito dentro un cinema parigino in cui, per forza di cose, confluiranno tutti i personaggi rimasti vivi. È al cinema che muoiono i cattivi, no?  E allora è lì che bisogna provare a farli fuori, chi per vendetta personale (Shoshanna, giovane ebrea cui Landa ha massacrato la famiglia), chi per far finire la guerra (i bastardi senza gloria e i governi alleati).
Girato divinamente, Inglourious Basterds è un gran bel filmone. E giuro che non lo dico da Quentin-addicted. Anzi, ero molto perplesso fino ai titoli di testa e anche più in là. Intendiamoci, Pulp Fiction e Le Iene sono sempre i migliori e forse resteranno tali, ma quello che non smette mai di sorprendermi di quest’uomo è il suo amore smisurato per il cinema tutto. Una cinefilia che gli permette di prendere il meglio persino dalla spazzatura. E se con Kill Bill aveva raggiunto il suo apice di bravura non tanto per il film in sè che trovo inferiore ai primi, ma proprio per la regia mostruosa, consentitemi di dire che questi Bastardi sono girati ancora meglio.

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