13 (di come ho scoperto il mio profilo migliore)

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TREDICI (DI COME HO SCOPERTO IL MIO PROFILO MIGLIORE)

(on the air: Paolo Nutini – Iron Sky)

La notizia è di quelle che fanno rabbrividire: questo blog compie tredici anni. È un teenager. Adesso cominciano le responsabilità, le scelte in terza media, i gusti musicali, cinematografici, letterari e le femminucce guardate con aria diversa.
Infatti non ha tempo per stare qui.

Il blog come si faceva qui è una cosa vecchia, sorpassata dal blog come si fa adesso, ma soprattutto dai social. Non dico sia meglio o peggio ora, ma è così.
Pensate che ormai, noi blogger dei primi anni Zero, veniamo chiamati per i barcamp revival. Tipo Matricole, Meteore, il revival anni 70-80-90 in discoteca.
Uno: oh senti là, mettono gli 883!
Due: oh guarda c’è Ataru Moroboshi che beve una birra assieme a quegli altri due vecchi! 
È per questo che pur piacendomi tanto ricordare i tempi andati, non guardo mai indietro. Cosa ci guardo a fare? Per avere nostalgia di qualcosa che non esiste più? Chi guarda indietro, amici, invecchia prima. Oltre, concedetemelo, rompere i coglioni agli interlocutori dopo breve tempo.
Mi piace ascoltare la musica del passato, ma sono informato su quella presente anche se spesso fa oggettivamente schifo, guardo film vecchi, ma non tralascio le nuove serie tv (il cinema è in coma da quasi dieci anni), vado avanti.
In questi anni ho imparato a usare Facebook, Twitter, LinkedIn, Pinterest, Instagram e pure Snapchat. E il prossimo che arriverà. Mi sono specializzato nel fare i selfie, l’unico momento della vita in cui sono fotogenico mettendomi in posa: in tutti gli altri casi, non mi piaccio.
E dopo 40 anni, ho scoperto che il mio profilo sinistro è migliore di quello destro. Giuro, c’è una differenza abissale. E tutto grazie agli smartphone con la camera puntata in faccia. Avessi avuto il Nokia su cui ancora qualcuno piange, non lo avrei saputo.
Non ho la crisi dei quaranta anche se a volte per autocritica mi do del clichè, non pretendo di fare il giovane, mi ci sento pur dichiarando in scioltezza e con orgoglio quasi quarantadue anni e le analisi del sangue non proprio perfette. A chi mi chiedeva in un’intervista dieci-dodici anni fa come mi sarei sentito dieci anni dopo, risposi appunto più giovane. Ero una affermata blogstar (o quasi) e potevo dire il cazzo che mi pareva senza che quasi nessuno potesse sindacare se avessi detto una stronzata. O meglio, sindacavano eccome, ma me ne fregavo. Poi comunque avevo ragione: mi sento più giovane adesso di allora. Anche perché non guardo indietro. Tipo in questo momento ho guardato dietro di me e mi volava intorno una maledetta mosca che sono due giorni che gira per casa. Conviene dunque guardarsi indietro? No.
Come eravamo non mi interessa. Al momento non mi interessa nemmeno come saremo. Mi interessa come siamo. Mi interessa usare la mia esperienza passata non per rimpiangere, ma per avere qualcosa in più degli altri. È per questo che tredici anni di blog sono emozionanti, ma non li rimpiango. Nemmeno i primi tre, che hanno contribuito molto ad essere quello che sono adesso. E i motivi sono noti ai più.
Semplicemente faccio altro perché tornare indietro sa di muffa.
Sembra un discorso motivazionale di quelli che si sentono durante inutili convention di team building, quelle robe deleterie con il tizio in giacca e la cravatta lenta per metterti al corrente che puoi persino respirare sul lavoro. Poi se volete, interpretatelo pure così. Non è che mi interessi molto.
Preferisco interloquire con un nativo digitale, piuttosto che con uno che usa Whatsapp per mandare link divertenti che poi per il 90% non divertono nessuno. Preferisco esplorare il fenomeno-Calcutta che ancora non so se mi piace o no, piuttosto che ingolfarmi in una discussione barbosa su Bob Dylan che ha vinto il Nobel e non si sa se lo meritava o no. Glielo hanno dato, ormai. Vuoi rivederlo alla moviola per capire se c’era?
Sono un upgrade di me stesso.
Non essere aggiornati, trincerarsi dietro un non ho tempo, ho il lavoro, ho i figli, equivale a rimanere indietro e invecchiare di botto.
Oltre a essere una scusa: eri così anche prima, ciccio/a.
Solo che all’epoca nascondevi la tua vecchiaia mentale dietro una serata a rimorchio in discoteca e una a ubriacarti in un pub.
C’ero io con te, ma mi aggiornavo anche allora.
Sono convinto che se non fossi al corrente di così tante informazioni vecchie e nuove, avrei già tutti i capelli bianchi. Nel migliore dei casi.
Poi oh, lo ammetto, non ho ascoltato l’ultima di Ligabue, non ho mai visto Il Trono di Spade, non ho mai provato un iPhone nemmeno per sbaglio, ma rientrano tra le informazioni trascurabili, pazienza.
Se sai che esistono, puoi comunque parlarne per quei cinque minuti che vanno a comporre una qualsiasi conversazione superficiale.
Se vai oltre, puoi abilmente cambiare discorso senza nemmeno farti notare: telefoni cinesi, House of Cards, cantautori indie pop italiani. E il meteo. Il meteo funziona sempre perché se delle volte non ricordi a chi hai già detto apertamente come la pensi su Virginia Raggi, il meteo è invece in continua evoluzione. Anche quando fa caldo: sono 10 giorni che fa caldo, sono 11 giorni che fa caldo, stasera fa più caldo di ieri sera.

Dunque, dopo questa pippa e dopo una furba immagine di copertina che ammicca palesemente al revival, ti porgo i miei migliori auguri, caro vecchio-giovane blog: tredici anni sono tanti o non sono niente. Basta decidere se ti senti dinosauro o teenager.

Magari un teenosauro.

 

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