Ghibli

GHIBLI

(on the air: Blur – There are too many of us)

Non capisco se ci sia una connessione tra il fatto che il tempo meteorologico cambi definitivamente e quello che io torni a scrivere qui sopra. Non capisco nemmeno se ci sia una connessione con il fatto che voglia scarabocchiare sul blog proprio con l’unica tastiera che sa tutto di me, quella di 15 anni fa. Una tastiera bianca sporca. E non è bianco-sporco il tipo di colore, è proprio la polvere che si è incarnata nei tasti. Non capisco se ci sia una connessione con il fatto che scrivo –quasi sempre– quando sono nella mia vecchia stanza, dove il tempo passa meno veloce e ritrovo un angolo per sputare quattro parole su di uno schermo di penultima generazione. Non so se sia questo Ghibli che spira asciutto oltre la zanzariera, ad annunciarmi che ho voglia di scrivere. Ho un’agenda fitta di lavori, partenze, musica, pensieri ingombranti, preoccupazioni, salti di gioia improvvisi, magoni spenti con una doccia fresca, denti stretti.
Una ragnatela fitta. Ma con le uscite di emergenza sui quattro lati.
Una di queste può essere quella di farmi spillare due, tre birre per essere più lucido, mentre l’aria calda compie il suo inesorabile viaggio dall’Africa senza bisogno di un barcone di quelli che affondano.
Datemi una rubrica contigua al meteo e vedrete cosa vi combino. Scriverò ciò che mi ispira una pioggia stitica alle 11 di sera, l’aria fredda che punge la faccia al mattino mentre bruci la prima inutile paglia della giornata, le nuvole che incorniciano il sole per blandirlo e poi lo fanno sparire senza pietà. O il Ghibli. Che attraversando i continenti, avrà salutato facce, piante, animali, sabbia rossa, mare, facce, facce, ancora facce. E quando se ne andrà, porterà con sé l’estate anticipata da un’altra parte, lasciandomi le briciole di un noioso cambio di stagione dell’armadio, di una manica corta tirata fuori di corsa da uno scatolone, dei panni stesi che si asciugano in mezz’ora. Ciò che c’è sotto questo vento caldo è il residuo di umanità che ci resta. Tutto sommato, possiamo tenercelo stretto.