Ataru e il tassinaro immaginario – Speciale 10 anni di blog

ATARU E IL TASSINARO IMMAGINARIO volume 8 – SPECIALE 10 ANNI DI BLOG

(on the air: Franz Ferdinand – Evil Eye)

Sono 10 anni di blog. Cosa scrivo adesso? Il blog, il mio blog, è morto. Ho davvero raccontato tutto in questi post di compleanno, non vedo cos’altro potrei scrivere. Una chiusura definitiva non sarebbe nemmeno quotata dai bookmaker. Così come non quoterebbero la presenza del lemma “Berlusconi” in un qualsiasi scarso articolo di Michele Serra, così come non quoterebbero una vittoria del Bayern Monaco in casa contro il Sassuolo.
Una cara e affezionata lettrice suggeriva di farmi un giro in taxi con Enzo detto Er Frittata, il tassinaro immaginario. Ma l’ultima volta – quattro anni fa – mi aveva chiamato lui, aveva già 78 anni e un’asma da portarselo via nel paradiso dei guidatori di Fiat 131 Mirafiori. Mi viene da ridacchiare, penso che per come si vestiva e per la macchina che portava, Enzo sarebbe un maestro di stile per gli hipster. Enzo era vintage dentro, come le brocche ammuffite su un banco di chincaglierie in qualche pulcioso mercatino della domenica. Parlo all’imperfetto, smetto di ridere, mi sale l’ansia. E se davvero fosse morto? Del resto la moglie o la nipote non mi avrebbero mai avvertito. Comincio a smanettare sullo smartphone come un adolescente che vorrebbe chiamare la ragazza che gli piace, ma proprio non ce la fa.
Paura, ansia, imbarazzo, ma allora che cazzo faccio? È pure tardi, vabbè che faceva il servizio notturno, ma ormai è anziano. Ho usato il presente/ci credo ancora/non è morto/dai! Cerca in rubrica, il dito scorre nervosamente: l’ho registrato sotto Enzo? Sotto Er? Sotto Frittata? FRITTATA ENZO. Bingo!
Non resta che chiamare, passano altri tre o quattro minuti in cui mi gingillo tra notifiche di Facebook, app da aggiornare, caselle di posta da non guardare a quest’ora. Va bene, lo chiamo. Sono le 23,48, male che va avrà il telefono spento, mi dico. E magari lo ricercherò in mattinata tanto per accertarmi che sia ancora vivo. Uno squillo, due squilli, tre, quattro, cinq…

Sor Ataru!!!! Pensavo che fossi morto, limortacci tua!
Ah bè, io pensavo che fosse morto lei!
Aspetta che me gratto! (tossisce, ride, tossisce ancora, si zittisce)

Cinque minuti di conversazione per capire che la 131 Mirafiori è dal meccanico, lui ha smesso di lavorare, è a casa, ma vuole vedermi. Quale migliore occasione per portarlo, stavolta io, a fare un giro?
Scende in tuta, una tuta rossa imitazione dell’Adidas che lascia intravedere un uomo appesantito dagli anni, ma sempre vigile. Mi abbraccia, mi fa gli auguri per i primi 10 anni di un blog che ormai è morto.
Mi racconta che ha smesso di fumare, che è incazzato per la pedonalizzazione dei Fori, ma che poi in fondo sarebbe pure una bella cosa, che la nipote si è laureata e adesso vive a Berlino. I casi della vita, la mia Berlino che giusto un mese fa incontravo per la quarta volta. Lo faccio salire sulla Mini, mi porta in un bar del Pigneto e mi offre un Punt e Mes.
Parla sempre lui: Totti, la Roma prima in classifica, il governo, le tasse, i clandestini, la morte di Califano che è stata tempo fa, ma non l’avevamo commentata. Prezioso qualunquismo grattugiato su una umida e malinconica serata intrisa di romanità. Lo fermo un attimo. Gli racconto che adesso mi capita di prendere il taxi per incontri di lavoro e che mi spiace che a guidare non ci sia lui. Si fa una risata e scola il terzo cicchetto.

Gli dico di avvicinarsi, gli sussurro qualcosa nell’orecchio:
ma lo sa che pssst pssst pssst?
Mi guarda negli occhi attraverso le rughe, si commuove, mi dà una vigorosa pacca sulla spalla, mi offre un ultimo giro, brindiamo. Lo lascio a casa.
Ataru va via nella notte, calpesta una cicca di sigaretta, non trova foglie secche perché l’autunno è ormai una proiezione della mente. Insomma fa tutte quelle cose che ad ogni buon conto, in questo tipo di post (volete le puntate precedenti?), lo fanno sembrare un tipo interessante a metà tra Dylan Dog e Batman.

Sono fermamente convinto che se avessi deciso di chiamare Er Frittata, invece di spegnere il telefono, sarebbe andata proprio così.
E invece il tassinaro immaginario è diventato un immaginario dell’immaginario. Magari qualcuno si era pure spaventato pensando che fosse morto davvero.
Come questo blog, che ormai sarebbe morto, ma che invece compie 10 anni. Dieci anni: voglio scriverlo anche in lettere come sugli assegni.
Allora, se in questo preciso istante qualcuno sta compiendo gli anni, spegnendo candeline, divorando panini con burro e salame, bevendo aranciata, non può essere morto. Tanto meno un blog, che se provi a sparargli, ad accoltellarlo, a tirargli addosso un frigorifero o ad aizzargli contro un dimetrodonte, se ne fotte di te e degli altri. Resta fermo lì, come un monolite, a testimoniare che oggi come 10 anni fa, non sapevo cosa cazzo scrivere, ma l’ho sfangata un’altra volta. Auguri.

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