SANREMO IN DIFFERITA

 

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SANREMO IN DIFFERITA

(on the air: Pippo Franco – Che Fico)

Inizio: non l’ho visto

Marco Mengoni: ho sentito un pezzo della prima canzone al supermercato Metà mentre compravo le frappe alle 21,15.
Della seconda ne ho sentito un pezzo in macchina. Lagna 1 vs lamento 2, cambia poco.

Raphael Gualazzi: il talento c’è, magari lo ha un po’ lasciato a casa, ma del resto è Sanremo. Qui sembra Battiato, qui Pino Daniele, qui Biagio Antonacci.
Oh, alla fin fine spicca lo stesso.

Ilaria D’Amico: continuo a non capire se sia intelligente o cretina. Penso che mi porterò il dubbio a vita.

Felix Baumgartner: funzionale per la scala tentacolare, l’uomo stratosferico racconterà fino alla nausea la sua impresa – fosse un teatro di Sanremo o un chiosco di wurstel a Francoforte sul Meno – rimanendone prigioniero per il resto della sua miliardaria esistenza.

Daniele Silvestri: preferivo di gran lunga la seconda (salirò salirò tra le rose di questo giardino) e invece niente.
Il problema è la canzone sui cortei. Poi magari l’ha fatta anche orecchiabile con la paraculata del fatece largo che, però L’uomo col megafono era diciotto anni fa.
A proposito: davvero chi è nato nel 1995 ha 18 anni? ADDIO.

Valeria Bilello: chi? stavo mangiando una frappa, bevendo un Averna, svapando una sigaretta elettronica.

Simona Molinari & Peter Cincotti: di gran lunga meglio la prima canzone, infatti passa la seconda confermando l’ottusità del popolo del televoto. Comunque alla lunga se non sei Buscaglione sono sbadigli. Con tutto che Cincotti ammicca con gorgheggi da crooner piacione e gragnole di scale di piano jazz sempliciotte, perché siamo pur sempre a Sanremo.
Poi ascoltami, Simona: perché hai tagliato i capelli? Ti faceva schifo essere troppo figa?

Flavia Pennetta: che l’abbiano truccata male è evidente come il fatto che sia ormai una ex tennista.

Maurizio Crozza: ma è Sanremo ospite di Crozza o viceversa? Un’insostenibile ora di monologo di cui si potevano lasciare solo i godibili dieci minuti di Ingroia, peraltro già visti su LA7 come il resto delle gag.
I contestatori potrebbero essere finti, il momento è amabile quanto quello del tizio che si voleva buttare dalle travi, quello lì salvato da Superpippo. C’è da rimpiangere il povero Cavallo Pazzo Appignani.
Comunque almeno Crozza non prende quanto Benigni ed è un cicinino più simpatico.

Marta sui Tubi: a me piace l’indie pop, ma so essere obiettivo. Una pena infinita. Una sequela di sconfortanti stecche, di attacchi sbagliati.
Non basta mica dire Sonic Youth, Benvegnù, Motorhead e Mallarmè per essere alternativi. Oltretutto al pubblico sanremese saranno sembrati la copia stonata dei Negramaro. Figuraccia evitabile.
Ahimè quanto sono lontani i tempi di Subsonica e Bluvertigo.

Parodi Sisters: Cristina odia palesemente Benedetta perché ella ha la gioventù, l’odiens, il tortino di zucchine e Caressa che urla Caaannavaro dentro casa.

La coppia gay coi cartelli: se li ha scelti Fazio, lo ha nascosto bene.
Voleva mandarli via prima che finissero di sfoderare fogli A4.

Maria Nazionale: perché? ehi ma..ha le scarpe di Barbie!

Vincenzino Montella: nelle interviste dice sempre INTERPETRARE/INTERPETRE. Stavolta che avrebbe senso dirlo, non lo dice.

Angelo Ogbonna: immagino sia andata così:
autori di Sanremo: senti…oltre a Balotelli, c’è anche quell’altro negro più tranquillo che gioca in nazionale. Obgonna, Osorbonna, comecazzosichiama. Ecco sì, chiamiamo lui e gli facciamo chiedere da Fazio come si è integrato. Ah, è italiano? Di Cassino? Vabbè, ma comunque è negro, no?

Toto Cutugno: il momento più WTF degli ultimi 40 anni di Sanremi.
Gaffe come se non ci fosse un domani.
a Ogbonna: al Milan ce n’è uno come te, è Balotelli.
agli extracomunitari: extracomunitari!
alle donne del sud: Maria è il nome delle donne del sud che vorrebbero un nome del nord. (chissà cosa avrà pensato Maria Nazionale, magari voleva chiamarsi Ingrid)
all’Armata Rossa: vorrei che tornasse l’Unione Sovietica.
Mancava qualcosa sul terzo Reich.
L’Italiano vero è il solito si stava meglio quando si stava peggio, tipo la sigla di Superflash, Telemike, Baldan Bembo, Pippo Baudo, Maurizio Seymandi, il supertelegattone, Pertini che gioca a scopa con Bearzot e si scambiano le pipe.
L’esibizione in russo insieme agli ex bambini di Chernobyl in divisa e al colonnello Lobanovksy, tuttavia, mi fa pensare che qualche magnate del gas abbia promesso in cambio uno sconto sul butano.

Fazio sfuma su Cutugno che avvinghia la Littizzetto chiamandola “piccola mia” e, mentre arrivano gli infermieri direttamente dall’ospedale psichiatrico di Togliattigrad, lancia una videocartolina di Sanremo che fa rimpiangere quelle del Festivalbar del patron Vittorio Salvetti a Lignano Sabbiadoro. Oh, manco i fiori si vedono.
E la linea torna a Susanna Messagg…ehm a Fabio Fazio.

Chiara Galiazzo: questa ragazza ha l’ics fattor e sembra Shirley Temple ritratta dall’Arcimboldo. Canta bene, ha due pezzi di Tiromancino Zampaglione e Baustelle Bianconi, ovvero gli esseri più presuntuosi e puzzoni sulla faccia della terra. Tanto che quando Fazio le chiede quale canzone delle due preferisce (già che ci siamo: perché chiederlo?), la paffuta donzella diventa terrea e tace. Poi vince Bianconi e forse è giusto così.

Stefano Tempesti: è altissimo e fa pipì in piscina.

Fabio Fazio: vorrei tanto che Samuel L.Jackson nei panni di Jules Winnfield (sottotitoli per ignoranti: il killer di Pulp Fiction che cita Ezechiele 25-17) parafrasasse se stesso con in mano una vera pistola carica:
Dì “Lucianina” un’altra volta, dì “Lucianina” un’altra volta!! Ti sfido, due volte, ti sfido, figlio di puttana: dì “Lucianina” un’altra maledettissima volta!!
Unico sussulto nel piattume buonista: l’imitazione di Bruno Vespa.

Luciana Littizzetto: azzecca una sola battuta forse nemmeno preparata: quella sulla giacca da gelataio del direttore d’orchestra mi pare dei Marta sui Tubi. Il resto è trito e ritrito fino alla noia.

Visto che stasera vedrò Manchester United – Real Madrid, vi anticipo la seconda serata.

Modà: morite male.
Malika Ayane: i due pezzi che canta saranno riutilizzati rispettivamente per il nuovo spot del minestrone della Valle degli Orti e per l’eterna attesa telefonica dei call center di Fastweb.
Simone Cristicchi: dupalle.
Almamegretta: forse andranno meglio dei Marta sui Tubi. Forse no. Comunque Raiz è andato via da dieci anni. Ci sarà un motivo per cui da dieci anni non se li caga quasi nessuno.
Max Gazzè: qualsiasi cosa canti, per me sarà il vincitore morale.
Annalisa: vedi Modà, al femminile singolare.
Elio e le Storie Tese: qualsiasi cosa cantino, per me saranno i vincitori morali.

Premiatori inutili (da affiancarsi in ordine ai cantanti citati sopra):
Max Biaggi ed Eleonora Pedron: Fazio chiede a Biaggi una cosa nuova e originale. Tipo: cosa farai ora che ti sei ritirato? Segue domanda alla Pedron: sei contenta che avrà più tempo per te e per la famigliola felice?
Neri Marcorè: se non c’è Marzocca non ce lo vogliamo. A meno che non imiti Bruno Pizzul.
Jessica Rossi: la mira ce l’ha. Se spara a Cristicchi – di cui è madrina –  mentre canta, si becca un’altra medaglia d’oro.
Filippa Lagerback: a noi svedesi piace andare a Sanremo, soprattuto quando c’è zio Fabio che ci raccomanda.
La nazionale di fioretto femminile: catfight tra Vezzali e De Francisca. E non in punta di fioretto.
Carlo Cracco: preferivo Gordon Ramsay che insultava pesantemente Annalisa fino a farle piangere calde lagrime.
Roberto Giacobbo: accompagna gli Elii; questo ci riconduce ai templari.
Imperdibile, registratemelo, mettetelo su YouTube, vi prego. Magari la partita sarà già finita e li vedrò in diretta.

Gggiovani
Il Cile, Renzo Rubino, Blastema e Irene Ghiotto: conosco solo Il Cile e mi sa di poco.

Ospiti inutili:
Beppe Fiorello: prossimo alla fiction su Modugno=anche oggi ci sfracassano le palle con il bludipintodiblù.
Bar Refaeli: il primo momento-gnocca arriva solo alla seconda serata. C’è qualcosa che non va in questo Festivàl.
Carla Bruni: canta sottovoce? parla di Sarkozy? serve a qualcosa?
Prevedibile sequela di battutacce della Littizzetto, con Fazio che dice di nuovo Lucianina e nessuno che gli legge Ezechiele 25-17 prima di crivellarlo di colpi.
Asaf Avidan: è andata così.
Autori di Sanremo: allora, il negro ce l’abbiamo, i froci pure. C’è un ebreo da chiamare? Oh sì!
Ricchi e Poveri: difficile superare la performance di Cutugno nella gara tra vecchie glorie. Ci vorrebbe un coup de théâtre tipo un duetto tra il Baffo e Nilla Pizzi zombie.

Speriamo.

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