Nove anni a fregarsene (cioè tipo che il mio blog compie nove anni)

NOVE ANNI A FREGARSENE (cioè tipo che il mio blog compie nove anni)

(on the air: The Rolling Stones – Doom and Gloom)

Nove anni di questo blog significa che tra un anno sono dieci. Nove anni, e questo è il primo compleanno orfano di mamma Splinder. E il bello è che me ne stavo andando a letto dopo una giornata estenuante. Mentre stavo per toccare gioiosamente il materasso, mi sono accorto che da tre ore era diventato il 18 ottobre. E lo sapete meglio di me: se non scrivo di notte, finisce che non scrivo. Indipercui se avessi scelto la facile strada per il letto, avrei postato senza dubbio ch’era ormai il 19. E mannaggia alla miseria almeno una volta l’anno fatemi arrivare puntuale. Una volta dissi che questo blog non avrebbe mai chiuso se non per cause di forza maggiore. Ebbene, abbiamo superato anche qualcuna di queste.
Non mi resta che iniziare il countdown: Maya permettendo, mancano 365 giorni al decennale di Machissenefrega. Prometto solennemente che se sopravviverò ai succitati Maya e a Giacobbo, alle elezioni politiche e agli imbarazzanti tormentoni latinoamericani della prossima estate, cheppoi a livello di interesse per me si equivalgono, alle file per gli iPhone a ottocento euro o salcazzo quanto costa, alle file per un panino gratis, alla moltitudine perniciosa di suv in giro per Roma, alla Roma di Zeman, a un intero disco hipster di Dente, al caldo letale, ad Alemanno e ai futuribili centimetri di neve, all’ennesimo monologo di Benigni sulla Divina Commedia, ai pistacchi di Bronte sui menù di tutti i ristoranti, a Fazio, Saviano, Sanremo, le primarie, le secondarie, i paracadutisti su Marte, le mode idiote dei social network, gli idioti dei social network, soprattutto quelli di Twitter che si credono meglio di quelli di Facebook,  i malori di Vasco e anche al prossimo film di Moccia, ai remake dei remake, ai revival dei revival, ai reboot dei reboot, al ritorno degli anni novanta, ai cinquant’anni di Doctor Who, alla sete che ho in questo preciso istante, alla pigrizia di prendere la bottiglia d’acqua dietro di me, ai pappagalli verdi che volteggiano felici in ogni dove, ai progetti che devono partire e hanno già la valigia in mano, alla mia misantropia e infine a me stesso, ecco.
Dicevo: prometto solennemente che farò una festa come si deve per i dieci anni. Piramidi di champagne, fiumi di ostriche, uragani di caviale, eserciti di aragoste, spirali di tartufi, barricate di grappe barricate, grattacieli di Spuntì al tonno.
Intanto però, accontentavi di questi nove bistrattati giri completi del pianeta: oggi il buffet prevede pane e acqua chilometri zero. Tanto qualche stronzo si sarà sicuramente inventato che è cool.
Auguri.

Annunci