Summer is a State of Mind (Il Lago Ti Guarda)

SUMMER IS A STATE OF MIND

(IL LAGO TI GUARDA)

(on the air: The Xx – Swept Away)

Dovrei cominciare da qualche parte. Forse dallo scoppio di una gomma in autostrada, a cento chilometri da casa, dopo averne macinati più di un migliaio per rincorrere una temperatura più consona agli esseri umani.
Un botto secco, la macchina che sbanda, il respiro affannato, la paura che finisca tutto su una lingua d’asfalto mentre quasi tocchi il casello con un dito.
Il punto è che ormai è settembre, è alle porte un nuovo anno e dovrei cominciare da qui: non credete a chi vi dice che gennaio è il primo mese in ordine di apparizione, non è vero. Ne siamo tutti consapevoli da quando sull’asfalto, invece che con le ruote, ci correvamo con gli scarponcini Kickers.
Ci emozionavamo per il primo giorno di scuola e, appena l’orario delle lezioni diventava definitivo, l’emozione si trasformava in aria sbuffata dalla bocca, annoiato sospiro per un lungo inverno pieno di compiti.
Per arrivare a settembre, qui, in questo esatto momento, con il cielo che butta giù acqua, ho attraversato mezza Italia.
Ho lasciato gocce del mio sudore in qualche stazione di servizio sparpagliata sull’Appennino, sopra un ciottolato lucido di un paese accucciato su un lago che sembra mare, nei miei passi su un sentiero di montagna che inerpicandosi, finisce per abbracciare le Dolomiti.
Ho trascorso una settimana in un posto che, mi hanno detto, esiste solo d’estate. E d’estate ospita più tedeschi che italiani. Tedeschi di provincia o di città, che in vacanza perdono la loro proverbiale rigidezza e si lasciano andare, sfatti, davanti a un cappuccino, a un bicchiere di birra, all’ennesimo piatto di pasta senza sapore, offerto da uno dei tanti ristoranti con le foto colorate delle pietanze e le lucine dentro i cocktail. Non è Rimini, non è Riccione, è Limone.
Sul Garda.
Passeggiano tutti insieme in paese e massimo alle undici di sera battono in ritirata, ché ormai il processo digestivo è completo.
Biondi zombie di mezza età, coppie opulente, ragazzine bellissime e annoiate che sognano di conoscere un amore estivo in una discoteca che non c’è. Qui l’unico locale sulla spiaggia chiude alle dieci.
A dare uno scossone almeno per una serata, ci pensa un pingue signore più che quarantenne. Si chiama Ferdinando, è di Milano, e di mestiere fa il frontman di una cover band dei Queen. Gli zombie si scatenano, battono le mani, ballano, rompono bicchieri, le ragazzine possono ammiccare burrose a chi passa loro accanto. La lingua inglese del sosia di Freddie Mercury è zoppicante, ma efficace. Lui canta pezzi storici, alza la voce, si arrangia con i mezzi che ha, e incassa meritati applausi per il coraggio, ma anche per il look.
Il giorno dopo, svestite le tutine e abbandonata la corona, è curioso ritrovarlo con i suoi baffoni a fare il bagno in piscina, a divorare un nugolo di cozze e chiacchierare rilassato con la moglie.
Accanto a noi c’è sempre una montagna minacciosa che copre il sole alle cinque del pomeriggio, esclude la luna dalla vista, oscura il lago che diventa nero nero e reca con sé soltanto la luce lontana di chissà quale chiesetta sperduta.
Il punto è che il caldo è quello più opprimente di tutta l’estate. Lo intuisci anche solo guardando l’aria.
Lo avrebbero capito anche menti eccelse transitate da queste parti. Gabriele D’Annunzio, Gaio Valerio Catullo. Praticamente l’amore raccontato in tutti i suoi versi migliori. Questo lago era più che un complice per i loro sospiri, è evidente.
Il Vittoriale a Gardone Riviera, il promontorio di Sirmione sono già ipnotici così, figuriamoci senza la cattiveria della bella stagione.
Ci dev’essere l’antidoto contro questo malvagio incantesimo bollente, c’è in ogni storia a lieto fine.
Provaci ancora.
Cerca l’aria leggera, quella che è in grado di soffocare l’apnea. Risali il ciottolato bollente di Malcesine, che gelido ti aveva ammaliato in un dicembre di qualche anno fa. Prendi una funivia e disperdi l’anima tra rocce aspre, prati scoscesi, persone che gridano la propria libertà dominando il Garda su di un parapendio.
Ritrovare la vita in un lampo. E non è nemmeno quella di tutti i giorni. È rarefatta, incastonata tra il Monte Baldo e il vuoto di sotto. Il vento soffia forte, quasi ci rapisce i cappelli estivi, ci rigenera, ci tempra e ci modella come quei sassi tutti intorno. È il momento perfetto dell’estate. Più del relax in piscina, più dell’idromassaggio, più del bagno freddo nel lago, più delle note londinesi che scorrono sullo stereo tra una galleria e l’altra, persino più della carne salata con i fagioli.
In alto, senza rete.
Poi la magia finisce, la funivia ritorna zucca, i quaranta gradi non si schiodano, scoppia una gomma in autostrada.
Se ci arrivi vivo, se ci arrivi viva, se ci arriviamo vivi, dopo c’è settembre. Avvolto in un corroborante temporale che serve per cominciare bene il nuovo anno.