ADDIO SPLINDER

(on the air: Queen – Friends Will Be Friends)

Questa storia inizia una notte come tante. Gli amici di sempre, anche se non li vedi da un po’, sono attorno al tavolo di un pub, quello di sempre. Di strano forse c’è il cameriere che ti dà del lei.

Le tv dentro il pub sono tutte sintonizzate su Freddie Mercury e Brian May. Di strano stavolta c’è che l’audio è quello di Trouble dei Coldplay. Ovvero quando Chris Martin non era il noioso frontman di un gruppo bollito.

E su Trouble, i ricordi volano ad una grappa alla mela verde consumata in montagna quasi 11 anni fa tra speranze e voglia di divertirsi, magone per un amore mai sbocciato ed emozione per qualcosa di irripetibile.

Ma è solo un attimo, il pensiero mi porta oltre.

Mi viene in mente che in questi ultimi mesi, avrei potuto raccontare delle storie divertenti.

Un viaggio a Londra con cinque amici più un perfetto sconosciuto che in aeroporto a Roma, s’è sentito male e non è partito con noi.

Avrei scommesso che qualcosa di buono poteva uscire da questa storia.

Da Life On Mars ascoltata casualmente a Camden Lock, alla Doctor Who Experience, che ha saziato tutte le curiosità sul mio telefilm preferito.
E ad altri millemila aneddoti.
Vi avrei parlato di come una casa vuota  sta diventando una casa bellissima.
Invece poi c’è stato il lavoro che mi ha ucciso, sono stato sommerso da pacchi di giocattoli da spedire in tutta Italia, e così è passato tutto in cavalleria. Ma forse vi avrei raccontato anche questo.

Poi, ecco il fulmine a ciel nuvoloso.
Splinder chiude.
Chiude per sempre, spostate tutti i contenuti entro il 31 gennaio, altrimenti andranno persi per sempre.
E non vi dico che culo mi sono fatto per salvare tutto, ma proprio tutto il salvabile.
Le tracce di ognuno di voi.

Otto anni, lo avevo scritto proprio nel penultimo post qui sopra, sono tanti. Una vita consumata su uno schermo a raccontare i cazzi miei o qualsiasi cosa mi passasse per la testa.
Una storia, dicevo sempre, che non poteva finire, anche se ormai postavo sei volte l’anno.
Splinder, prima trendy come nessun altro, poi abbandonato a se stesso, quasi sgangherato. Il web sa essere crudele.
Splinder mi ha dato tanto. Amicizie, avventure, opportunità, e soprattutto mi ha fatto trovare la persona più speciale che esista nel mio microcosmo.
E magari senza Splinder starebbe ancora nascosta chissà dove.
Detta come direbbe il buon vecchio Ataru: mica cazzi.

E allora dopo anni di Ii Numero Uno e Numero Due, Tassinari Immaginari, finti indiani che si impossessano del blog, ambizioni letterarie mai del tutto sfociate in qualcosa di più, alleanze virtuali, classifiche blogghiche, quando il blog era veramente un blog, si chiude tutto.
Cala il sipario senza nemmeno darti il tempo di salutare organizzando una festa con due tramezzini, una spuma e quattro miccette. Niente di niente.
Un commiato di quelli bastardissimi: il 31 gennaio muori virtualmente, lo ha detto il medico, non ti ha dato nemmeno una sola speranza.
Mi sono riletto in quest’ultimo mese, quasi in ogni singolo post.
Ho riletto voi che ancora siete lì o da qualche altra parte, e che per fortuna vi tengo gelosamente sulla lista di un social network o anche solo nella memoria del cellulare.
M’è venuto da sorridere, da piangere, sono rimasto basìto da ciò che raccontavo, mi sono dato del coglione, del genio, del ragazzino e anche del me stesso.
Mi sono detto ciao Simone, questo è Ataru.

Ataru però non appende la tastiera al chiodo. Non lo fanno nemmeno la Noe e Curva Ottica, ma questo ve lo diremo più avanti, altrove.
Non sarà la stessa cosa, ma proverò, anche graficamente, a non sentire troppo la mancanza di Splinder.
Io che per natura non solo sono pigro, ma mi affeziono alle cose in maniera morbosa, lo farò prima di tutto per me.
Brutta bestia l’abitudine.
Molti se n’erano già  andati da questi lidi, io non lo avrei mai fatto se non per cause di forza maggiore. E direi che più forza maggiore di così, non poteva esserci.
È così che voglio salutare Splinder, con questo ultimo post un po’ melenso, semiserio e seminò, citando me stesso, mentre tentano di tagliarmi una mano, quella buona, ma alla fine non ci riescono.
E forse almeno un briciolo di quegli otto minuti e trentasei secondi di divertimento puro che c’è in tutta una vita, lo devo a questo coso virtuale.

Allora ciao Splinder, è stato bellissimo. Grazie davvero.

Già da subito ci rivediamo qui:

https://machissenefrega.wordpress.com/

E scusate se c’è ancora un po’ di casino, ma i lavori  sono in corso e non so per quanto lo saranno.
Non posso che chiudere marzullianamente perché qui sopra le cose migliori sono uscite senza il sole: buonanotte.