THE RITORNO RETURNS

(on the air: Subsonica – Istrice)
 

E niente, mi stavo immaginando lì, seduto, a scrivere. Allora è il momento. Se ti immagini, forse è il caso di scrivere per davvero.
Se tutto si fermasse a una birra o due, appoggiate sul tavolo di legno, sarebbe decisamente più facile. Conversazioni eteree, larghi sorrisi, scarsa cognizione del tempo. Forse per la prima volta mi soffermo a riflettere e afferro quello che pensa l'alcolista nel suo continuo distrarsi dalla e disfarsi della vita quotidiana.
Nel suo far diventare quel tavolo di legno la sua vita quotidiana.
Decisamente più comodo, anche se alla lunga poco salutare.
No, non sono diventato un alcolista, però calarsi nella mente altrui è un modo per aprire la propria.
E mi rendo conto che non lo fanno in tanti. Eppure si professano tutti altruisti, tutti buoni che pensano al prossimo loro come a se stesso.
Io che sono da sempre un egoista di buona levatura, cerco di infilarmi nella testa degli altri. Paradossi.
Delete due o tre volte.
Sono diventato saggio. L'ho capito quando ho deciso di non schiantare il mio fiammante smartphone contro il muro perchè interferiva con l'audio del pc. Mi sono detto che c'era un altro modo: spegnerlo, cazzo.
E dopo ho sorriso a mezza bocca, quasi soddisfatto.
Quasi, perchè non mi ero ancora inoculato la musica ad altissimo volume nelle orecchie. Allora cuffie, che sennò alle due di notte, secondo la comune morale, laggente dormono.
Slegare pensieri, lasciar perdere congiunzioni, collegamenti, cose così.
La mia condanna? Ricominciare da capo.
Assomiglio al fegato roso di Prometeo, alla città di Berlino dal dopoguerra a oggi, al giorno della marmotta, ma non all'araba fenice perché di risorgere dalle proprie ceneri qua non se ne parla proprio. Eppure di cicche ne spengo, eh.
E allora dài, riprendi a cercare un'altra volta. Scava pateticamente nel passato per pensare al futuro senza neppure la scusa del trentenne stereotipato tormentato, ché ormai veleggi verso i quaranta senza battere un ciglio.
Testa appoggiata allo schienale ergonomico, in cerca di un titolo, mentre i Subsonica, che teoricamente hanno fatto una canzone bruttina, adesso ti prendono inesorabilmente.
Mi servono idee per l'indomani. Allora faccio una solenne promessa a questa notte un po' sintetica, ma minimamente prodiga di ispirazione: scrivo ancora un po' e non indugio ulteriormente. Dormo per nutrire il cervello.
E la mattina, giuro, sarò l'eroe che vince contro i malvagi nemici del pensiero logico. Non mi si addice, ma non è neanche il caso di cucirsi addosso sempre lo stesso personaggio, sennò due palle.
Si accende la lampadina, il tavolo di legno con le birre non è la vita quotidiana, ma è uno stato mentale fine a…
cambio pagina e browser dieci secondi, refresh, torno qui…delete, hai scritto una cazzata?
Il tavolo di legno con le birre non è uno stato mentale, è una monoporzione di realtà. Sempre sia lodato.
Tengo il ritmo con il collo e la testa, su e giù, espressione soddisfatta semplicemente per aver ripreso in mano la tastiera. 
Fanculo, provo emozioni come tutta la maledetta, banale, vacua umanità.

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