DA PARIGI A PARIGI: LA MIA SECONDA MAGGIORE ETA'

(on the air: Vanessa Paradis – Be My Baby)
 

Mentre Roma si lascia alle spalle una giornata disgustosa, improvvisamente mi piombano addosso i miei 36 anni. Ossia, ci manca un giorno. E proprio domani, 16 dicembre, parto per Parigi e festeggio così.
A volte il destino gioca questi scherzi strani. Stavo per compiere 18 anni quando toccai per la prima volta la capitale francese, gita dell'ultimo anno di liceo, ci andammo solo in dodici.
Era anche la prima volta che uscivo dall'Italia e non avevo la benché minima cognizione di cosa significasse davvero viaggiare, ero un coglione quasi diciottenne entusiasta per Eurodisney che aveva appena aperto.
Oltre a quello mi ricordo davvero poco. Ma quei pochi momenti li ho fotografati con la mente e non se ne sono più andati.
Quando provo a riordinare le idee penso alla pioggia infida e sottile, ma allo stesso tempo magica che mi schizzava la faccia sulla Torre Eiffel. Poi mi viene in mente il Louvre, la Gioconda che è un quadretto piccolo e insulso che impallidisce di fronte alla maestosa bellezza della Venere di Milo e, soprattutto, della Nike di Samotracia. A ruota arrivano il quartiere di Montmartre al confine con Pigalle, l'albergo squallido, e i maghrebini che ci invitavano dentro a locali dove ti spiumano in pochi millesimi di secondo. Noi, minorenni, adescati in italiano: qui si tromba (con la erre moscia).
Notre Dame me la ricordo poco, eppure cazzarola, c'erano i gargoyles. Stavolta gli faccio un servizio fotografico infinito.
I magazzini Lafayette e le mie spese pazze: uno Swatch a tiratura limitata e due cassette singolo: November Rain dei Guns n' Roses (lato B Sweet Child O' Mine) e Felix – Don't You want me, pezzo techno che tutt'oggi è un piacere riascoltare.
Ricordi confusi della vecchia signora dell'albergo, quasi una maitresse, che mi chiedeva in francese se i miei boccoli erano naturali o mi facevo, chessò, la permanente. L'imbarazzo dentro i sexy shop, che per noi di quel tempo lì erano una novità assoluta.
La guida, un tizio che gli scivolava l'italiano sul francese con una cantilena ridicola.
Questo e poco altro mi ricordo di quella Parigi dicembrina del 1992.
C'è però un'altra cosa.
Ero perdutamente e storicamente invaghito di una mia compagna di classe che non venne con noi in gita, ma era lì in quegli stessi giorni. A quell'epoca i cellulari erano ancora il futuro per quanto prossimo.
Ma al destino proprio non puoi comandare. Fu così che alla fermata Charles De Gaulle-Etoile, mi apparve davanti lei, nello stesso scomparto della metropolitana. Non volevo crederci, rimasi paralizzato dallo stupore, la salutai, finì lì. Ma per il resto del tempo, l'aria gelida mi sembrò meravigliosa. Da allora il freddo per me è bellissimo.
Visto che posto anche su Facebook e ce l'ho tra i contatti, questa cosa verrà a saperla adesso che è mamma di due bei bimbi.

Dicembre 2010. Qualche giorno fa guardavo la cartina per arrivare in albergo e di cosa mi accorgo?
Che la fermata del metrò dove devo scendere è Charles De Gaulle-Etoile. Diciotto anni dopo.

Sta arrivando la mia seconda maggiore età, mi rimetto ad ascoltare la stessa canzone che ascoltavo lì: Vanessa Paradis ancora oggi mi fa impazzire. 
E nel frattempo è diventata la moglie di Johnny Depp.

Chiudo  l'album dei ricordi.
E sono sicuro che Parigi mi riconoscerà e mi ammiccherà come solo lei sa, facendo la smorfiosa sotto la neve.
 

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