SCOTT PILGRIM VS. THE WORLD
 

(on the air: Beck – Ramona)

Prendi un pacchetto di videogiochi anni 80/90 (Super Mario, The Legend of Zelda, Mortal Kombat, Pac Man), aggiungi un po’ di sano rock liceale qualitativamente migliore, ma ispirato ai vari High School Musical, Glee etc.
Mettici dentro qualcosa dello stato di grazia di Michel Gondry quando diresse Eternal Sunshine of The Spotless Mind (è l’ultima volta che specifico il titolo italiano: Se mi lasci ti cancello, ormai siete obbligati a saperlo da anni), una piccola spruzzata del Quentin Tarantino di Kill Bill, qua e là qualche accenno di telefilm anni ’70-’80, un po’ di Bollywood, tracce di horror orientali, supereroi a caso e per finire, tanti, tanti fumetti (il che potrebbe, ve lo dico, farvi pensare anche al Bat Man anni ’60 con Adam West). Ma insomma non è un caso, il soggetto è tratto da una graphic novel in sei volumi di Bryan Lee O'Malley.
 
Ora bisogna shakerare il tutto e affidarlo a un regista british di culto come Edgar Wright. Uno che per chi non lo sapesse, ha diretto Shaun of the dead (L’alba dei morti dementi) e Hot Fuzz, con la premiata coppia Simon Pegg-Nick Frost, e che con loro sta per girare il terzo e definitivo film della trilogia del Cornetto (il gelato, sì).
Se non sapete di cosa sto parlando andate a documentarvi e pure di corsa.
 
Ciò che verrà fuori è un film schizzato, adolescenziale, ma forse più per adolescenti della mia età.
Una rivincita dei nerd in un mondo in cui i nerd non sono più perdenti, e anzi, rimorchiano più degli altri.
È il caso di Scott Pilgrim, interpretato dall’eccellente Michael Cera, uno che sembra sempre un geek quindicenne e che avevamo già visto recitare bene in Juno.
 
Scott Pilgrim vive nella misteriosa città di Toronto ricoperta di ghiaccio e neve anche in primavera, suona in un gruppo che si chiama Sex Bob Omb, sfoggia t-shirt bellissime (citazioni a iosa, da Astro Boy agli Smashing Pumpkins), aveva una fidanzata bionda e figa che lo ha lasciato ed è diventata una lolita canterina alla Miley Cyrus. Ha un coinquilino gay e cinico, Wallace, interpretato dal fratello bravo di Macaulay Culkin, Kieran. Che è senza dubbio il miglior attore non protagonista.
Scott si fidanza con una groupie cinesina diciassettenne, ma poco dopo incontra prima nel sonno e poi nel mondo reale, la ragazza dei suoi sogni: Ramona Flowers, interpretata da Mary Elizabeth Winstead.
Ora. Io avevo un debole per Mary Elizabeth Winstead da quando la vidi vestita da cheerleader in Grindhouse – A prova di morte del buon Quentin, figuriamoci adesso che l’ho vista vestita alternativa, con i capelli colorati (cambia colore tre volte, vi ricorda qualcosa?) e in grado di far perdere la testa al povero Scott, semplicemente pronunciando una parola o aprendo una credenza piena di tè e tisane di tutti i  tipi.
Scott dovrà dimostrare alla volubile fanciulla che il suo è vero amore sconfiggendo la Lega dei Sette Malvagi Ex di Ramona: qui entriamo nel surreale, nella follia, nel genio puro. E soprattutto ridiamo fino alle lacrime senza soluzione di continuità.
Tra i Malvagi Ex, che hanno poteri speciali, vale la pena di ricordare due attori noti come Chris Evans (la Torcia dei Fantastici 4) e il settimo e più forte avversario: Jason Schwartzman (Vita da Strega, Il treno per Darjeeling, Marie Antoinette etc etc) . Non sapete chi è? Male. Googlatelo e guardatevi buona parte della sua filmografia, tranne forse l’ultimo Un microfono per due con Ben Stiller.
Tra combattimenti impossibili, mosse celebri per gli amanti dei giochi picchiaduro, satira spietata, avversari che una volta sconfitti si trasformano in monetine (come da videogame), porte aperte nel vuoto, vite supplementari, Scott Pilgrim vs The World è essenziale. In quasi due ore, non ha un solo momento di stanca, un solo fotogramma inutile, tutto arrosto e niente fumo. Per questo l’ho eletto miglior film dell’anno, alla faccia pure di Inception, bello bellissimo ridondante, ma non il migliore di Nolan a mio avviso.
Ramona Flowers è la donna fatale, la cotta adolescenziale che ti rincoglionisce a qualsiasi età, il colpo di fulmine dell’ammmore, il centro del tuo mondo. La cretina che ha fatto un sacco di errori mettendosi con dei tipi (e anche una tipa) improbabili, che tu pensi: ma come avrà fatto? E adesso però ci sono io!
È la stronzetta che una volta avrebbe fatto sbroccare anche me.

Insomma guardate questo film.
Dove? In teoria al cinema, in pratica nelle sale c’è stato solo la settimana scorsa e con programmazioni degne del peggior filmetto per bambini. Grazie, Universal.
Allora sapete che c’è? Si trova in streaming, in lingua italiana, si vede bene, si sente un po’ meno bene, ma è il classico caso in cui incentivare la provvidenziale pirateria, senza la quale per il momento difficilmente potreste gustare questo gioiellino. Dispiace perché Harry Potter è stato distribuito nello stesso weekend in un miliardo di sale, perché c’è gente che vede due film con Raul Bova a settimana, perché c’è certa monnezza al cinema che nemmeno a Napoli e provincia. Io per non farmi mancare niente l’ho visto sia al cinema che sul pc. Due volte in tre giorni e non mi ha stancato.
Anche la colonna sonora è azzeccata: oltre agli accattivanti pezzi cantati dai vari protagonisti che si sfidano a suon di rock, troviamo nomi eccellenti tipo Beck e i Metric.
Negli USA è andato male, ma del resto ormai il cinema americano mainstream ha imboccato la via del remake, degli adolescenti cretini e del 3D anche quando non serve. Robba coatta.
Del cinema italiano nemmeno parlo.
Altresì Edgar Wright, inglese come Christopher Nolan (non credo sia un caso che due dei maggiori talenti dietro la macchina da presa siano albionici), finora non ha sbagliato un film. Qui per l’esattezza, non fallisce  l’obiettivo di infilare 6 volumi di un fumetto dentro un videogame dentro un film.
L'impressione è che sia nato per pochi (ma in realtà è per tutti, basta filtrare: è una belllissima storia d'amore) e che si sia già guadagnato lo status di cult.
Passate parola, sarebbe un peccato non farlo.
 
 
 (PS: novità anche su Curva Ottica: andate e moltiplicatevi, come sempre)

 Prima di cominciare, permettetemi di segnalare il primo post inedito dopo circa due anni su CurvaOttica: si parla di Stoccolma, raccontata dal nostro nuovo amico Birger la Rana. Andate e moltiplicatevi.

STURM UND DRANG

(novenovembre)

(on the air: Amor Fou – Anita)
 

Ho deciso di scriverti queste righe perchè sentivo che era giusto farlo.
Perchè mi manchi, e anche se ritengo di poterti mancare anch'io, tu non hai di questi problemi.
Chissà quanti hanno flirtato con te in tutto questo tempo. Non pretendo che tu mi resti fedele, del resto anch'io non sono irreprensibile.
Io ho una storia da portare avanti anche se con fatica, e sono innamorato di un amore profondo verso di lei.
Ma tu sei tu. Un conto è fare lo stupido con le altre, un conto essere innamorati perdutamente, follemente.
Lei la vedo tutti i giorni, mi fa arrabbiare, mi fa esaltare, mi delude, mi fa godere, è tutto. Lei è stupenda, nasconde delle crepe profondissime e le sto accanto anche sperando che un giorno torni ad essere quella che era prima.
Ma tu, tu rappresenti quello che non ho e che vorrei avere. È sempre così, no? Ciò che non si ha si desidera forte.
E ti desidero dalla prima volta che ti ho vista, che era un giorno di sole freddo, come piace a me.
Un colpo di fulmine, un sogno, qualcosa di viscerale. E pensare che quando mi dissero che ti avrei incontrata per la prima volta non ero nemmeno così convinto.
E invece zac, cotto irrimediabilmente. L'amore ha dinamiche molto strane, è qualcosa che ti scatta dentro. Quando te ne accorgi è già troppo tardi. Sei già lì, gonfio, espressione stupida, fottuto da qualcosa che comunemente definiremmo con l'aggettivo più banale del mondo. Bellissimo.
Quando poi in quel "bellissimo" non c'è proprio niente di banale.
Ho mangiato con te, ho brindato con te, ho dormito con te, ti sei fatta guardare, fotografare da ogni angolazione e ti ho trovata affascinante, sinuosa, immensa, e, scusa se mi ripeto, bella. Di una bellezza rara e non comune perché non riconoscibile a prima vista, quindi ancora più bella. Che gusto c'è a guardare la bellezza se ti passa davanti in tutta la sua evidenza? Non devi fare fatica, è già lì che ti aspetta. No cazzo, il bello va cercato e trovato. Più impegnativo, riflessivo e per questo più appagante.
Ti amavo e non lo sapevo, quella volta. Quando poi ci siamo rivisti ne ero consapevole e ti amavo tanto. Ero fiero di esternare il mio amore per te, lo raccontai, sfidando la gelosia, persino a lei: così diversa da te, eppure legata a te da mille storie parallele.
Con te esploravo ogni angolo, sotto il sole, sotto la pioggia, contro un vento gelido o semplicemente guardavo un tramonto romantico, ma letterariamente romantico, e tu mi puoi capire.
Eppure non mi basta aver condiviso tutto questo con te.
L'amore è dicotomico più spesso di quanto si possa pensare.
Ecco, io non ti considero un'amante, perchè è un termine che ti svilirebbe. Tu sei solo un altro tipo di amore, sei un maggiore slancio, sei il desiderio ardente nel tuo essere fredda, sei sensuale al punto da sapermi corrompere con poco.
Sei mia. Non quanto lei, ma sei comunque mia.
È un anno che non ci vediamo e io potrei impazzire senza di te, senza un tuo bacio. Ora mi serviresti, ora che ho voglia di bere tutto l'alcol del mondo, ora che mi maledico per la nicotina che inalo, ora che sono su un cornicione nemmeno troppo stabile e scaccio uccelli del malaugurio. Ora che mi viene ancora una volta di più da pensare che io con te, da te, ci vivrei.
Anche se poi forse il desiderio sarebbe soffocato dalla nostra insolita quotidianità e comincerebbe a mancarmi lei. Ma adesso non serve mica elucubrare, le cose stanno così, che m'importa di quello che sarà?

Cara Berlino, esattamente un anno fa ti abbracciavo, esattamente ventuno anni fa cadeva un muro.
Roma è accanto a me, mi guarda incuriosita e non si offende se ti scrivo una semplice lettera d'amore.
A presto.