LA PREOCCUPANTE ESTATE TENDENTE ALL'INFINITO

(on the air: Nina Zilli – No Pressure)
 

Questa estate è infinita.
O almeno così mi sembra. E dire che ho cominciato a lavorare il primo di agosto e sono andato in ferie il dieci. Sono persino stato al mare due giorni in quel di Giulianova, in Abruzzo, che non ero ancora in ferie. Ho visto paesi e sagre della birra. Come quella artigianale di Castellalto in provincia di Teramo, un posto dove può capitarti di vedere una stella cadente che è una cometa o bere una weizen al retrogusto di banana e chiodi di garofano, ma dove i font vanno un po' a caso, se è vero che scrivono i necrologi sui muri in Comic Sans corsivo e l'insegna del municipio in Bauhaus.
Di stranezze ne ho viste che voi umani. Altra festa della birra, stavolta a Magliano Sabina. Menabrea per tutti e rotonde signore reatine che cucinano wurstel, patate, stinchi di maiale e goulasch manco fossimo in Baviera.
Mentre un improbabile duo sudtirolese canta a squarciagola per quattro ore di fila chiedendo cento volte al pubblico ein prosit. E in alto i calici, anzi, i boccali.
Eppure quest'estate è lunghissima. Ho avuto compagnie di tutti i tipi, ho conosciuto persone nuove, mangiato pesce, pizze, sushi, bevuto vino, birra, guardato le stelle in mezzo al nulla, ho assorbito l'aria del mare, quella più fresca della campagna e ho sfiorato quella quasi fredda di montagna.
Ho visto Roma svuotarsi parzialmente, ho trascorso Ferragosto in mezzo ai turisti di piazza Navona e Campo de' Fiori, ai volti scoglionati di chi è rimasto qui, di quelli che le ferie le hanno finite o non le hanno mai avute.
E mi sono sentito solo con me stesso. Centinaia di volte, in mezzo alla gente, mentre guidavo la macchina con l'aria in faccia, mentre stavo qui davanti a questo dannato schermo a buttar giù un po' di lavoro esente dalle ferie.
Ho spento sigarette immaginando la mia vita da qui ai prossimi quarant'anni con finale aperto e storia a bivi come quelle che rivoluzionarono Topolino nei tardi anni ottanta.
Quest'estate è interminabile, nonostante il caldo peggiore sia forse alle spalle. La mia città mi è testimone: l'ho percorsa in lungo e in largo cercando me stesso e il divertimento puro, quello che sì e no in tutta una vita dura otto minuti e trentasei secondi. E qui mi sono autocitato.
Non ho trovato niente di tutto questo. Ho solo cercato, spesso con ottimi risultati, di sfuggire alla noia. Mi sono incazzato, anche. Ma ci sta.
Questo è un agosto strano, che puoi dedicare al non pensiero, ma che finisci col pensare. Addirittura spesso capita di pensare al non pensiero e di cadere in trappola.
Una volta era più facile: avevi dieci anni e bastava esibire i tuoi dinosauri di gomma in spiaggia scansando gli altri bambini come fossero la peste. Con la radiolina accanto e la new wave degli O.M.D. che ti segnava il cammino musicale.
Avevi vent'anni e ti domandavi con aria da imbecille cosa avresti fatto della tua vita. Non considerando che dopo cinque secondi non te ne fregava assolutamente più niente. E cancellavi tutto ridendo sguaiatamente tra un superalcolico e un po' d'erba.
Avevi quasi trent'anni e agosto lo bruciavi ancora come facevi a venti, ma con qualche peso in più sullo stomaco.
Poi dai trenta in su facevi viaggi per non pensare e ti riusciva benissimo, guardando il mondo con gli occhi di un bambino che in vita sua finora aveva corso dietro necropoli etrusche e spiagge da sogno. E non sapendo che alla lunga anche viaggiare per non pensare, nuoce gravemente alla salute tua e di chi ti sta vicino.
Ora è diverso, sei un po' più sicuro di te, ridi meno e l'estate non finisce mai.

Anzi, la mia finirà a Stoccolma, con un brivido tutto scandinavo lungo la schiena. Che per uno che cerca l'inverno tutto l'anno, forse è l'ideale per far remare tutte le sinapsi dalla parte giusta.
Sempre che il dio delle inversioni a U sia distratto dallo specchietto retrovisore.