ZENA (GENOVA) LA SUPERBA
 
(on the air: Fabrizio De Andrè – Creuza De Mä)
 

Quando il treno della speranza, l'Eurostar City, quello che si crede un Eurostar ma rimane un Intercity, tocca la stazione di Genova Brignole, capisci che la sofferenza sta per finire: manca solo Genova Principe eppoi potrai cominciare l'esplorazione. I finestrini ci hanno raccontato l'alto Lazio, la Maremma toscana, la Lunezia, il Levante genovese. Tutto molto bello, però è la dodicesima stazione, come la via crucis.
Per raggiungere il bed&breakfast bisogna salire su verso il Righi, il colle più alto di Genova, che ci sarebbe la funicolare ma è chiusa per manutenzione una volta ogni dieci anni e ci caschiamo proprio noi. Quando poi l'autobus ti lascia davanti a una via fatta di scalette mattonate in compagnia di trolley e zaini, capisci prima di altri visitatori che cos'è una crêuza. E lo capisci bene, visto che la casa che ti ospiterà è arrampicata su una di queste antiche vie che dal colle scivolano giù fino al mare. Bello, ma faticoso. E i polpacci, che non hanno occhi per vedere, dicono solo faticoso; del bello gliene frega tanto quanto.

Zena la Superba ci si svela nemmeno troppo lentamente. Il tempo di mangiare un panino con un finto hamburger dentro, che sono le quattro del pomeriggio e si precipita giù al Porto Antico. L'acquario è la prima tappa. I colori da fiaba ci incantano per un paio d'ore e la discesa negli abissi non è mai stata così piacevole.
Genova è un porto di mare, in tutti sensi.
Gente che va, gente che viene, odori, sapori, colori, facce, tutto sa di mare.
Questa città così particolare sembra avere tante anime diverse: ha un contrasto sostanziale nel centro storico, per certi versi maestoso con i giochi  d'acqua di piazza De Ferrari, i nobiliari palazzi del sistema dei Rolli, dai cui tetti si gode di un panorama mozzafiato, i portici gotici di via XX settembre. Ma tutto ad un tratto si fa popolare nei caruggi, i vicoli che la rendono unica al mondo. Sono talmente tanti che persino io che sono di Roma e sono abituato a vederne tanti, resto senza parole. Un reticolato incredibile, un dedalo inespugnabile dove in certi casi non filtra nemmeno la luce del giorno. Inevitabilmente ne risente la pulizia e di notte un po' anche la sicurezza, se è vero che soltanto affacciarsi in alcuni anfratti non ti fa sentire proprio tranquillo.
Nei caruggi si diffonde un buon odore di kebab. Praticamente ogni vicolo ha il suo kebabbaro. L'immigrazione qui è molto più africana che cinese, lo si capisce dai ristoranti.

Se la vita è fatta a scale, Genova lo è di più. Vicino al belvedere di Spianata Castelletto, è facile sentirsi vicini al cielo, per quello strano effetto ottico che danno alcuni palazzi anche molto alti, ma relegati al di sotto della strada che stai percorrendo. Tetti così vicini che se vuoi puoi farci una passeggiata sopra. È qui che ti rendi conto che questo lembo di terra che risponde al nome di Liguria è letteralmente fatto a strati, e che la gente di qua, s'è fatta un mazzo così per arrampicare le case e la vita come se ci fossero delle mensole e si cercasse di far rientrare tutto lì sopra, anche il più brutto dei soprammobili. Anche le bandiere delle due squadre di calcio.
Oh a proposito: genoani, svegliatevi! Le bandiere della Samp sono molte di più!
Scale, funicolari, ascensori, tutto fa brodo per salire e scendere. In Italia ne ho visti di posti così (Perugia, Urbino etc.), ma nessuno come Genova.
Io che sono abituato a ricollegare tutti i posti che ho visto, trovo analogie con Lisbona, Barcellona, persino Venezia. Basta un angolo di strada per dire che qui sembra lì.

I genovesi sentono caldo e scappano al mare, chi sulla spiaggetta cittadina di Boccadasse, chi a Rapallo, chi a Chiavari, chi come noi si allontana un po’ di più per godere l’incanto della Baia del Silenzio a Sestri Levante.  
Per capire questa città così intricata puoi ascoltare Fabrizio De Andrè. A me non ha mai fatto impazzire, ma come ho già detto altre volte, tutto ha un senso e un luogo.
E quando Faber raccontava via del Campo, questa era diversa. Adesso la canterebbe con gli alimentari etnici, gli odori di cucina araba, le facce di ogni colore e i turisti che cercano lui proprio qui. Non perderebbe la poesia, sarebbe solo più moderna.
Insomma per capire Genova, bisogna farsela raccontare dai genovesi. O da chi ci vive da più di qualche annetto. E allora quale migliore occasione per andare a trovare Mitì Vigliero aka Placida Signora? Complice il lunedì di riposo di buona parte dei ristoranti, stiamo a cena a casa sua e parliamo di Genova e di web davanti a un bel piatto di pansotti alle noci che più buoni non si può.  Focaccia, torta di bietole, tutto in Zena-style. E le ore scorrono veloci che quasi non vorresti più andartene e continuare a farti affascinare da storie e storielle, aneddoti e curiosità. Per un attimo persino i polpacci dimenticano la crêuza lì accanto e si godono l’aria rinfrescata dall’imbrunire.
 
Genova è ritrovarsi dentro un sottomarino vero (sconsiglio vivamente chi soffre di claustrofobia), il Nazario Sauro, alla fine della visita di un museo del mare, Galata, all’avanguardia e all’altezza di tanti musei europei, soprattutto per interattività. Ma attenzione, se al Porto Antico il turismo funziona bene, tra Galata, il galeone di Polanski (quello usato in Pirati) e l’Acquario, nel resto della città forse si potrebbe fare qualcosa di più. Troppe chiusure i festivi e i lunedì, con il rischio di finire a mangiare dentro un bar stracolmo di gente e di piccioni perché altro non si trova. E pure le tradizionali botteghe storiche che sono parte del tour cittadino, sono serrate.
Dice che i genovesi si lamentano del poco turismo.
Signori, bisogna pure saperci fare, sennò non c’è trippa.
 
Se fai un giro in battello verso Pegli, che ormai è un quartiere come tutto il resto dell’hinterland (Sestri Ponente, Nervi, Sampierdarena etc.)  ti accorgi di quanto è grande il porto e del perché Genova era una repubblica marinara di tutto rispetto. Adesso la fanno da padrone i container cinesi, forse lavorano tutti al porto, i cinesi, ecco perché ci sono pochi ristoranti con le lanterne rosse. C’è gente che fa lavori di cui non ho nemmeno la più pallida idea e non mi vergogno a dirlo. Guardare il fervore portuale è affascinante e non lo sapevo.
E mentre il vaporetto scorre lento, più lento delle caravelle di Colombo, che da qui partirono, ti capita di vedere anche il decollo di un aereo, ché la pista dell’aeroporto è sul mare. Ed è sempre un bello spettacolo.
 
Genova è tutto questo, ma è anche cucina ligure, che è tra le mie preferite. Pesto fagiolini e patate, pansotti al sugo di noci, focaccia di Recco, farinata, panissa e chi più ne ha più ne metta. Tanto mangi e smaltisci sui saliscendi,  anche perché la metro ha sette fermate e non porta da nessuna parte, e gli autobus corrono talmente tanto che in salita fai step meglio che in palestra.
Personalmente consiglio le friggitorie di Sottoripa, i portici che interrompono il budello dei caruggi e affacciano sul mare. Chiedete alla signora di farvi accartocciare un po’ di fritti senza nemmeno saper niente, pagate e mangiatene tutti. Poi venitemi a cercare per farmi gli inchini.
 
La Superba è questa. Non ci vivrei mai, no. Ma l’affetto che provano i suoi figli per Lei, è tangibile e forte ed è segno che Lei si fa amare visceralmente senza fraintendimenti.
E questo direi che può bastare. 
 
 
in copertina: la nostra personalissima creuza