MONDI SCOMODI
 

(on the air: Roberto Angelini – Fiorirari)
 

Questo blog si avvia placidamente verso i sette anni di  vita, ma questa notte è una notte speciale, un po' malinconica per certi versi. Sì, perché cari lettori, ve lo dico dopo perché. Intanto un po' di storia recente.
 

Bergamo è una bella cittadina soprattutto nella parte alta. Nel weekend scorso sono faticosamente fuggito per un matrimonio ad Ambivere e un ricevimento in un rifugio ai 1054 metri s.l.m. di Roncola. Micropaesi orobici che di certo non avrei mai visto se non fosse stato per queste nozze. Bergamo, dicevo. Due notti. Bellina anche se di giorno non l'ho vista perché complice la pioggia, prima di partire ho passato ore e ore nello spersonalizzante Orio Center, il centro commerciale dell'aeroporto di Orio al Serio, quartier generale lombardo della Ryanair. Non me ne vogliano gli abitanti di Orio Center, qualsiasi centro commerciale è la morte dell'individuo in quanto tale. E non capisco gli stronzi che il sabato o la domenica portano i figli a pranzo in uno di questi megacosi. Odio i pic-nic nei prati, ma piuttosto che chiudere un pargolo nel regno dell'effimero senza capire se fuori è giorno o notte, se piove o c'è il sole, se è scoppiata l'atomica o erano fuochi d'artificio, preferirei sacrificarmi da buon padre facendo cibare il suddetto pargolo tra innocue formiche e perdigiorno che giocano a palla. Ma visto che non sono né buono né padre, continuo a respirare asfalto e va bene così.
Insomma però ho conosciuto tanta gente interessante, storie che solo per un attimo hanno incrociato la mia, racconti che mi servivano per rimpinguare la mia primavera, fatta di sonno, scompensi d'ogni sorta e lavoro da casa. E in più tra le milleseicentodue portate del pranzo, ho assaggiato i bocconcini di cervo in salmì al cioccolato fondente con contorno di polenta taragna.
E vi dirò, buoni, nonostante li abbiano serviti alle sei del pomeriggio dopo le cozze, il pesce spada, i tagliolini all'astice, il risottino al vino e formaggio, l'insalata di piovra, gli agnolotti ai funghi, i bignè tartufati, la piramide di salmone e patate, il mistosalumi e non so quante altre cazzo di portate.

Poi sono tornato e sono stato al concerto di Roberto Angelini e una volta di più vorrei intonare un peana alla mostruosa bravura di questo cantautore sottovalutato. 
Epperò in classifica ai primi posti ci trovi questi decerebrati usciti da Amici.
Neomelodico da talent show+centrocommerciale nel weekend,  e la vita ti sorride inebetita.
Chissà perché molte cose che mi indurrebbero al suicidio violento e immediato -quello stoico sarebbe davvero troppo lungo- per tanti altri sono il paradiso terrestre. No, il mondo non è bello perché è vario, casomai è brutto e cela in sé della tangibilissima malvagità.

Mi pareva di dover dire ancora chissà cosa e invece m'è tornata la capacità di sintesi, quella che a scuola mi faceva fare i temi di due colonne e mezza senza dire assolutamente niente.
Se non altro qui qualcosa ho detto.
Ma veniamo alla malinconia di qualche riga più sopra.
I lettori più accaniti, ricorderanno certamente citata in qualche post la sediascomoda.
Costei è una sediaccia di legno verniciata di bianco che notte e giorno mi ha accompagnato per anni e anni davanti alla tv e davanti al piccì.
Tra le altre cose, tranne rare eccezioni in cui postavo da case altrui o da uffici vari, è stata quella che mi ha sorretto finora mentre ideavo panzane per questo blog.
Ebbene la sediascomoda s'è stancata, s'è affaticata, s'è invecchiata e s'è anche un po' scollata. Molto semplicemente, non mi regge più. Metaforicamente e non.
Si è dunque reso necessario l'acquisto della sedia comoda, padronale, con rotelle cingolate, indiscutibilmente nera, tronfiamente ergonomica.
Io non so se sarà più la stessa cosa.
Si chiude un'epoca, anche se capisco che il mio romanticismo nei confronti degli oggetti rasenta livelli di mellifluo che non si sa.
Allora butto giù qualche decilitro di Tennent's Super per dimenticare e invece finisco per non dimenticare.
Quindi ecco, questo post vorrei dedicarlo alla sediascomoda, che in attesa della definitiva e meritata pensione, mi guarda di sbieco alla mia destra.
Grazie.