INIZIARE UN DECENNIO A SAN MARINO

(on the air: Ministri – Tempi Bui)

Mi rendo conto che sono in ritardo col primo post del 2010 e allora ovvio che devo ovviare. Ho iniziato l’anno dentro un ristorante stiloso della repubblica di San Marino e dunque ho aggiunto un nuovo paese estero alla lista.
Qualche ora dopo, appena sveglio, mentre fuori pioveva e c’era una nebbia che sembrava di stare in un bicchiere di latte, ero comodamente seduto dentro una piscinetta idromassaggio. Non credo si potesse chiedere un principio migliore, tantopiù che l’osceno 2009 era finalmente morto e mi veniva da sogghignare al funerale, tra una bollicina di spumante inebriante e una di acqua calda rilassante.
Suppongo che dovrei raccontarvi San Marino.
Lo farò: un tabacchi, un museo, un tabacchi, un’armeria, un tabacchi, un’armeria, due tabacchi, un museo, un museo-armeria, una profumeria-distilleria-tabacchi. Ah sì, poco più giù c’era un tabacchi.
Tra l’altro c’è anche un museo dei vampiri e licantropi, appena aperto tanto per suggere avidamente la Twilight-vaccata.
Sempre in tema di vaccate c’è anche la signorina che lavora in albergo che vede piovere e dice che tanto tra poco o smette o nevica. Ma poi piove e piove ancora.

A proposito, oggi non piove, ma vi assicuro che dal 31 dicembre non ho fatto altro che vedere pioggia. Alla lunga anche a un pioggiofilo come me, stucca. Più che altro se poi non fa freddo come vorrei. Più che altro se poi, più in là, devo subirmi tre mesi senza pioggia. Ma magari a casa di qualcuno di voi è nevicato. Divagazione meteo mode OFF.

Tornando a San Marino, bè, sapete cosa c’era di bello? Che all’una di notte di capodanno, mentre l’acqua veniva giù copiosa e un po’ gelida, c’erano quattro gatti che ballavano il ballo del chiuaua in piazza con l’ombrello -e di per sè mi contraddico: gatti, chiuaua, capito no?- mentre i vicoli erano deserti più di un set cinematografico abbandonato da vent’anni. Roba che a Roma, se vuoi stare solo per strada in una notte di inizio decennio, devi prima far saltare in aria la gente eppoi faticosamente liberarti delle frattaglie con la ramazza. Ecco, noi eravamo sei e si sentivano solo i nostri passi infreddoliti più qualche botto in lontananza, qualcuno magari dalla riviera adriatica, che celebrava il casino, per una volta estraneo alle notti d’agosto.
C’è una bella atmosfera rarefatta in questa enclave romagnola. Che se arrivi in cima alla prima torre e guardi giù, vedi gli agglomerati di case far capolino dalle nuvole basse e pensi alle isole sospese nel cielo di chissà quale favola un po’ inquietante che ti hanno raccontato da piccolo per farti star buono. E pensi anche che in fondo, spendere soldi per gli effetti speciali è robaccia da americanate, mica da repubblica di San Marino. Loro ce l’hanno di natura, gli effetti speciali.

Tra eleganti addobbi natalizi e insegne in cirillico (ma davvero c’è così tanto turismo russo?), San Marino ti tenta senza il monopolio di stato. Potevo portarmi via una 44 magnum, una vodka, una katana, una stecca di Marlboro o un profumo di Dolce e Gabbana (solo perché fa rima con katana), ma alla fine ho comprato niente, iva esclusa.
Anzi, mi sono accontentato di un vin brulè con struffoli al miele e torcetti al cioccolato, prima di riprendere il cammino verso Ronco Bilaccio sempre più maledetta da Dio, e tornare alla base nell’entroterra pisano. Di lì, il duegennaio, la pioggia mi ha poi ricondotto sul regionale per Firenze e sull’eurostar per Roma, da solo, con la consapevolezza di essermi lasciato alle spalle il decennio più intenso della mia vita.
Non ho detto il più divertente, ho detto il più intenso.

Allegati agli anni Zero ci sono i sentimenti più forti, i lavori precari, i diplomi in fallimento, gli arrivederci amore ciao, la rabbia, gli addii che fanno malemale, le risate senza pensieri e tutta la pletora di cosecosì che vi vengono in mente.
Questo se solo volessimo affidarci ai numeri, a questi dieci anni volati in un amen. E forse non mi piace. 
Perché questo, raccontato così, riduce la mia vita alla qualsiasi comunissima vita di ogni essere umano più o meno civilizzato. Ed essendo fottutamente egocentrico e non troppo vagamente misantropo, capirete bene, senza offesa, che non mi va giù.

Quindi signori, mi fermo e vi auguro un buon decennio obbligatoriamente diverso dal mio.
L’insufficiente voglia di scrivere di questa notte senza pioggia non mi suggerisce nient’altro.

 

in copertina: il mio nuovo grosso Maneki Neko, ché di  feticci portafortuna ce n’è bisogno.

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