DISTRICT-9

Perché secondo me è un film che dovete vedere.

(on the air: White Lies – E.S.T.)

Ho visto questo film già qualche tempo fa, prima di Quentin. Avevo la recensione pronta da un po’, andatelo a vedere, noleggiatelo, fate qualcosa.

A Johannesburg nell’82 un’astronave aliena finisce la benzina e rimane parcheggiata in cielo per vent’anni, diventando parte della skyline della metropoli sudafricana. Nossignori, stavolta non è l’America, e ce lo fanno pure notare. Gli alieni, un milione di alieni del tutto simili al dottor Zoidberg di Futurama colorato di verde, vengono isolati nel Distretto 9, una favela gigante dove dei nigeriani incazzosi e molto malavitosi la fanno da padroni. Gli alieni, rozzi ma sostanzialmente paciosi se non stuzzicati, sono chiamati gamberoni dalla stampa sprezzante, si nutrono di copertoni, quarti di bove e cibo per gatti e rivendono le loro armi ai nigeriani per mangiare.
Nel 2002 una multinazionale dell’elettronica chepperò guarda un po’ è più interessata al commercio di armi, manda un sosia fessacchiotto di Giacomo Poretti (di Aldo e Giovanni non v’è traccia) a far firmare lo sfratto ai gamberoni per trasferirli con l’inganno dalla baraccopoli a una tendopoli più sfigata in mezzo al niente
Bianchi, neri, ricchi e poveri, infatti, sono tutti d’accordo nel non sopportare più le zingarate e i furtarelli degli alienacci, che sporcano e non si integrano. Parlano una lingua simile al rutto, ma capiscono la nostra e noi la loro.

Con la scusa dello sfratto la MNU (Multi National United) potrà studiare gli alieni vivisezionandoli e soprattutto imparare a usare le loro armi letali. Durante le operazioni il mite Giacomino, oltre a far fuori un numero imprecisato di esseri disobbedienti con l’aiuto di una task force, si schizza la faccia con un liquido strano e comincia la sua trasformazione in gamberone. E ci fa venire in mente molto da vicino il Brundle-Mosca di David Cronenberg (unghie e denti che si staccano, un po’ una schifezza).
La multinazionale lo vuole squartare in quanto unico incrocio esistente, ma lui fugge con una mano ormai trasformata, mentre la stampa manipolata da governo e multinazionale connivente, lo accusa di sodomìa coi gamberoni.
Giacomo aka Wikus Van De Merwe, ricercato da chiunque, scappa al distretto 9 e fa amicizia con due "crostacei" padre e figlio genialoide, che gli promettono di farlo tornare normale una volta ripartiti con l’astronave. I due mostrilli sanno come tornare a casa ma gli serve il liquido strano di cui sopra per far partire il loro disco volante. Solo dopo potranno anche far guarire il nostro eroe un po’ vigliacco e desideroso di riabbracciare con le mani giuste la moglie, che peraltro è figlia del capo cattivone della MNU. Mai fidarsi dei suoceri.
Il liquido però, è stato portato in un laboratorio in città.
Ne seguono sparatorie, teste saltate in aria, smembramenti e una durissima lotta tra l’umano alieno, che abbraccia seppur per il proprio tornaconto la causa mollusca, e gli umani stronzi.
E come finisce non ve lo dico.

L’esordiente sudafricano Neill Blomkamp, prodotto dal regista Peter Jackson (oh sì, quello della trilogia di Tolkien), realizza un filmetto niente male, che va oltre la solita lotta alieni-umani. C’è il razzismo, l’omofobia, i complotti dei potenti, i media manipolatori, il degrado della banlieue, l’apartheid (perché – mi dicono- ispirato al District Six di Città del Capo), un po’ della Mosca (come detto), un po’ del Pianeta delle Scimmie quando le scimmie vanno sulla terra (ah, quei sequel inutili senza Charlton Heston!) e un po’ di qualche altra pellicola sci-fi, come dicono quelli bravi.
Il quasi-tutto raccontato con sequenze tratte da speciali, telegiornali, riprese amatoriali e telecamere a circuito chiuso. Insomma per capirci cose già viste in Cloverfield o The Blair Witch Project, ma che ci restituiscono un senso della realtà piuttosto nitido senza mai farci pensare al fumettone.
Il risultato è che ai nostri occhi la storia è credibile, ecco.

Il protagonista, Sharlto Copley, anche lui sudafricano, stabilisce il record di vaffanculo sibilati su grande schermo, ma è bravo. Infatti adesso gli fanno fare Murdock dell’A-Team, naturalmente senza i baffi di Giacomino.

Nel complesso, cari amici, District-9 è un film che stravolge tutto quello che avete già visto, quel trito e ritrito e riimpastoiato in un qualsiasi lungometraggio sui cosi che vengono da altri mondi.
Se eravate tentati o non convinti, magari anche per colpa del viral marketing spiattellato -almeno a Roma- sul retro degli autobus di linea, in verità vi dico: andate a vederlo e pure di corsa.
Tensione, niente momenti di stanca, colpi di scena, originalità, metafore nemmeno troppo velate e possibilità di sequel; il tutto -alleluja- concentrato in meno di due ore. Evviva.

SEI ANNI A FREGARCENE

(on the air: Nouvelle Vague – Dance With Me)

Dopo 6 anni, oltre ad aver un po’ abbandonato tale luogo, non sono più bravo nemmeno a festeggiarlo. Ma mica per altro, pensateci bene. Ogni anno ridire le stesse cose oppure ogni anno a sforzarsi di fare qualcosa di diverso. Non a caso festeggiare quasi tutti i compleanni umani m’è andato sulle palle già da un bel po’. Trovo profondamente insensato festeggiare un anno che va via per giunta insieme a gente che ti fa il regalo tanto per fartelo. Meglio, se proprio si deve fare, farlo nell’intimità. Quindi mi limito a dire che questo blog compie sei anni. Che sono veramente tanti. Io a sei anni andavo in prima elementare e sparavo certamente meno cazzate di adesso. Ma non volevo andarci, fedele alla mia proverbiale pigrizia e a un po’ di presunzione, come ebbi modo di dire a mia nonna: nonna che ci vado a fare io a scuola? sono nato imparato! Sei anni. Andremo avanti piano qua, lo sapete, cari fedelissimi quattro lettori rimasti. Del resto ormai ho imparato tutto quello che c’era da imparare.

BARACK OBAMA HA VINTO X FACTOR

(on the air: Julian Casablancas – The 11th Dimension)

(ANSA — ORE 15,00)

Con decisione a sorpresa, anche a causa dei bassi ascolti, X Factor chiude in anticipo.
Ma prima di sbaraccare, il talent show di Raidue, ha annunciato il vincitore di quest’anno.
Che è a sorpresa l’americano di colore Barack Obama.
Obama ha battuto in finale Chiara.
Lotta serrata fino all’ultimo per capire se era più politically correct far vincere un nero o una ragazza sovrappeso.
Ma Obama ha giocato la carta vincente interpretando in falsetto "More than a woman" dei Bee Gees travestito da vulcaniano di StarTrek, commuovendo di fatto la giuria, il pubblico in studio e soprattutto quello a casa.

Per la cronaca, il terzo posto è andato alle Yavanna, eliminate precedentemente per la loro poco convincente interpretazione di "Meno male che Silvio c’è".

Così i giudici:

Mara Maionchi: Barack diventerà una star, cazzo! Lo sapete che io me ne intendo, porca puttana!!
Oltre al contratto discografico da 300mila euro, a Barack dedicheremo Barackopoli, ispirata al progetto originale di Renatone Zero e la sua Fonopoli.

Morgan: io volevo far vincere Silver, la sua profondità, il suo talento, la sua interpretazione profonda e cantautorale, la sua voce e lui che non è emo. È emo per voialtri che forse dovreste abbandonare il mondo della musica, dovreste urticarvi le orecchie. E gli over 25 non li avevo io.

Claudia Mori: io e Adriano siamo felici. Ha vinto la mia categoria, ha vinto uno di colore, peccato solo non sia una donna. Perchè noi donne veniamo sempre penalizzate dalla violenza su noi donne, dalle foto brutte dei reality, dalla maternità, dal buco nell’ozono su noi donne, dalle banalità su noi donne, da noi donne. Adriano ha detto che Barack è rock e Facchinetti è lento.

Il bravo presentatore Francesco Facchinetti ha dichiarato laconicamente con le uniche parole che ha imparato a memoria oltre a pusc de botton: A VOI LA DISANI…ehm…DISAMINA.


BASTARDI SENZA GLORIA

(on the air: David Bowie – Cat People)

Lo abbiamo atteso per mesi. Eccolo. Quentin Tarantino è tornato e si è consacrato anche all’occhio dei critici. Ne sentivamo il bisogno, sì. Adesso per tutti è dio. Per chi non aveva bisogno di Bastardi senza gloria e nemmeno di Kill Bill, Quentin era già dio, forse anche più di dio, da Le Iene e Pulp Fiction arrivando a Jackie Brown.

Inglourious Basterds, così, con gli errori di ortografia nel titolo, è un’opera ambiziosa, colossale. Due ore e quaranta di film di guerra che non è film di guerra. Se fosse film di guerra ci sarebbero spari, molti più spari dei pochi che sentiamo. Ma per fortuna, io che non reggo i film di guerra, mi sono salvato. Gli spari sono le parole.

Cinque capitoli per presentarci tutti i personaggi, questo è molto Quentin. Non si può non far caso, ad esempio, alla presentazione di Hugo Stiglitz, il bastardo tedesco ammazzanazisti: lì è il solito Tarantino tra primi piani truci e scritte gialle.
Ho riconosciuto Quentin tante volte, in realtà.
La preparazione di Shoshanna Dreyfus (l’attrice Melanie Laurent) alla vendetta ebrea non è dissimile da quella di Beatrix Kiddo in Kill Bill. Ma tutto sommato può far pensare anche alla preparazione per uscire di Mia Wallace in Pulp Fiction.
David Bowie e la sua bellissima Cat People, danno alla scena, tra le più affascinanti e poetiche del film, una connotazione ben poco anni quaranta, se non fosse per i colori, davvero spettacolari.
Il feticismo plantare del regista è stavolta affidato alla bella Diane Kruger e alla citazione di Cenerentola.
L’incedere dei bastardi è lo stesso incedere dei killer corrotti di altri film. Cambia la scena, cambia il film, non la camminata. Cheppoi è contaminata da Sergio Leone.
I dialoghi. Uno in particolar modo, fulmineo, in una situazione di estrema tensione. Brad Pitt, un soldato nazista appena diventato padre e lo stallo messicano. Ascoltatelo e ditemi. L’intera situazione di tensione e il dialogo ricordano il modo in cui Samuel L. Jackson-Jules Winnfield si rivolge a Tim Roth-Zucchino durante la rapina all’Hawthorne Grill in Pulp Fiction.
Il proiezionista negro è anni quaranta quanto io sono mia nonna.
Sembra l’ispettore Tibbs. Persino la colonna sonora diventa seventies nel momento in cui lui, sudato, è pronto ad attuare la vendetta di Shoshanna. Qui c’è il Tarantino appassionato di blaxploitation anni settanta. E il riferimento vola inevitabilmente a Jackie Brown.

Le novità sono però altrettante:

Il perfido Hans Landa, ufficiale delle SS, il cacciatore di ebrei. Scaltro, deduttivo come pochi,  assetato di potere. L’attore che lo incarna, Christoph Waltz, un tempo conosciuto come comparsa nei telefilm di Derrick, rischia l’Oscar dopo aver vinto la Palma d’oro. Il perché lo capirete. Assassino sì, ma anche e soprattutto uomo colto, intelligente e affabulatore. Usa tutte le lingue che sa (tedesco, francese, inglese, italiano) per arrivare al suo scopo. Sa bere il latte, sa mangiare lo strudel, sa accostarsi a un fiasco di chianti. Costui nell’universo del regista è un personaggio difficilmente accomunabile a chiunque altro. E secondo il mio modesto avviso entra a far parte della storia del cinema.

La figura dell’attrice-spia Bridget Von Hammersmark (mi chiedevo…perché Bridget, nome inglese, e non Birgit o Brigitte che è tedesco? mah!), è anch’essa inedita per il regista. Affascinante dark lady, diva del cinema tedesco quanto Lilì Marlene, spia inglese, tremendamente noir. Hanno detto che il personaggio di Diane Kruger sa un pochino di Hitchcock. Io tenderei a confermare. Anche se poi, star troppo a guardare tutta sta roba di citazioni è inutile. Tarantino è un cinefilo a 360 gradi, potrebbe aver citato anche Top Secret! di Abrahams&Zucker.

Geniale è vedere Hitler che si gode un film con interprete un soldato tedesco (pur non intelligentissimo, questo crucco innamorato sarà il perno di tutta la vendetta ebrea)  che da una torretta di un paesello italiano riesce ad ammazzare quasi trecento persone in tre giorni. Il Führer sembra uno di noi mentre guarda divertito un  trailer insensato di quelli inseriti prima di Grindhouse.

Strano vedere Churchill silenzioso in fondo a una stanza rossa con un mappamondo che funge da mobile bar. A me ha ricordato qualcosa di Lynch.
E nella stessa stanza Mike Myers, Austin Powers per capirci, che interpreta il generale Ed Fenech, il cui nome è un omaggio smaccato a Edwige.

Andrei anche avanti con Eli Roth, regista splatter di Hostel, ebreo yankee che piglia a mazzate da baseball i nazisti prima di fargli lo scalpo splatter, il manipolo di bastardi (spicca il già citato Hugo Stiglitz, talmente cattivo da risultare simpatico) comandati da Aldo Rayne, un Brad Pitt compiaciuto nel suo ruolo. Peccato solo non vedere in lingua originale la scena in cui Brad Pitt, Eli Roth e un altro bastardo, si improvvisano siciliani e vengono tragicamente sgamati da Landa, che siccome è poliglotta parla pure il siculo. Non perdetevi le facce da padrino di Brad Pitt, sono esilaranti.

Ma a parte le chicche? S’è capito che ho difficoltà a recensirlo? S’è capito perché di solito le chicche vanno alla fine della recensione, se c’è tempo.
 
Il film è bello, non stanca quasi mai, è stato tagliato per stare nelle tre ore e forse qua e là la trama ne risente. Trasuda amore per il cinema, quest’opera. Il tema ricorrente della vendetta è stavolta affidato al cinema come settima arte e anche come luogo fisico. Tutto lo stato maggiore nazista è riunito dentro un cinema parigino in cui, per forza di cose, confluiranno tutti i personaggi rimasti vivi. È al cinema che muoiono i cattivi, no?  E allora è lì che bisogna provare a farli fuori, chi per vendetta personale (Shoshanna, giovane ebrea cui Landa ha massacrato la famiglia), chi per far finire la guerra (i bastardi senza gloria e i governi alleati).
Girato divinamente, Inglourious Basterds è un gran bel filmone. E giuro che non lo dico da Quentin-addicted. Anzi, ero molto perplesso fino ai titoli di testa e anche più in là. Intendiamoci, Pulp Fiction e Le Iene sono sempre i migliori e forse resteranno tali, ma quello che non smette mai di sorprendermi di quest’uomo è il suo amore smisurato per il cinema tutto. Una cinefilia che gli permette di prendere il meglio persino dalla spazzatura. E se con Kill Bill aveva raggiunto il suo apice di bravura non tanto per il film in sè che trovo inferiore ai primi, ma proprio per la regia mostruosa, consentitemi di dire che questi Bastardi sono girati ancora meglio.