CURVA OTTICA RELOADED E LA SERATA DEI BLOGGER

(on the air: Nouvelle Vague – Master and Servant)

Signore e signori, è da parecchio tempo che qui non si fanno spot pro-domo mia. Quindi è giunto il momento di tornare a farne: il dinamico duo è di nuovo tra voi. Ataru e Noeyalin tornano sul luogo del delitto e con abile maestrìa nell’arte del restauro e ridanno vita alla loro fugace ed impavida creatura: Curva Ottica

Non chiedetevi perchè, chiedetevi piuttosto per come. Più di uno spin-off, più di un sequel, più di un prequel, più di quel. Curva torna con un’iniziativa trendy, ambiziosa q.b., ma senza snaturare il suo proprio stile. Vi racconteremo una città a modo nostro, a pezzetti, prima di volarci di nuovo. E anche dopo. E siccome siamo trendy (mi dicono che l’ho già detto), eccovi il videoantipasto che ha dato il la all’operazione. Chiamiamolo teaser che è più figo.

Se vi è piaciuto il teaser, correte su Curva perché il primo post è già on line, senza scomodi fascicoli, senza modellini in finto omaggio. Curva Ottica è talmente moderna che ha anche una sua pagina su Facebook. Chi volesse aggiungere il dinamico duo, vada qui e si faccia riconoscere. Amisci saremo, tutti amisci.

Ma siccome le belle  notizie non vengono mai sole, ricordo a chi ancora non lo sapesse, che Ataru, Noeyalin e Sciroccata saranno tra gli ospiti della serata-blogger del 30 giugno all’enoteca L’Acino che Vola. Per parlare di noi, di voi, di essi. Ma soprattutto per alcolizzarsi. Niente barcamp, niente raduni ufficiali, niente discussioni sterili sul futuro dell’umanità. Solo chiacchiere soffuse tra vecchi e nuovi amici. Come dite? Va bene va bene, non solo chiacchiere, c’è il vino e ci sono gli stuzzichini a buffet.

Approfitteremo biecamente dell’evento per presentare e lanciare il nuovo Curva Ottica. Chi sta a Roma vuole venire mi faccia un fischio che vedo di trovargli un posticino tra il pubblico bevente e domandante.

 

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LA MOVIDA ROMANA È UNA PROIEZIONE DEL CERVELLO

(on the air: The Gossip – Heavy Cross)

Un anno fa il mio ultimo post inutile del sabato recitava così:

Allora ho ragione o no a dire che l’estate ha a malapena tre lati positivi? Quali? Le donne che si spogliano, i concerti all’aperto e il cocomero.

Accendo e confermo.

Vi  ho risparmiato in questi lunghi e caldi giorni, perchè non mi andava di scrivere cagate. Del resto il clima caldo-umido ottunde il cervello e ti fa solo lamentare. Cos’è cambiato? Finora ben poco, solo che avevo un angolino con un po’ di tempo da dedicare al blog e così mi sono detto: eh.

 Il problema sta nel fatto che in questi giorni, non sapendo con chi prendermela, me la sono presa con Roma. Ci ho litigato aspramente perché qualsiasi cosa mi abbia proposto in questi giorni, mi ha fatto incazzare. A partire dal clima, naturalmente. Vivere in una serra tropicale anche di  notte, mi sembra un po’ eccessivo. Ogni fottuta mattina, quando apro gli occhi per andare a lavorare, vedo quel sole attraverso le serrande socchiuse e mi viene il cattivo umore. Ma la tiritera sul caldo è cosa vecchia, trita e ritrita. Forse sto invecchiando, fattostà che non sopporto più che la mia città strizzi l’occhio a chiunque. Non sopporto che si parli di movida, perché questo termine, almeno a Roma, è una ricca minchiata di facciata che non potrebbero raccontare neanche sulla più deteriore delle guide turistiche. E invece i colleghi giornalisti, poveracci devono pur campare in qualche modo, si sono inventati questa stronzata. A forza di dire che c’è la movida, però, mi hanno rubato la notte. La notte intesa come prendere la macchina a mezzanotte-l’una di un qualsiasi giorno della settimana che non sia il fottuto weekend, e non trovare sulla propria strada il vecchio rincoglionito che ancora sta in giro, il ragazzino lobotomizzato che corre verso il niente, o semplicemente troppa gente con la faccia assente, il sorriso ebete e un sedile gratis sotto il culo. Lavori in corso, nettezza urbana, tutto insieme, tutto di notte presto. Il lavoro non ci nobilita, l’ho sempre detto. Solo uno o due anni fa, quando stavo in giro per Roma e potevo andare a letto più tardi, le facce da movida stavano nei locali oppure a casa a dormire, che il martedì, chessò, non era il caso. Adesso no. Adesso tutti vanno a sentire il pianobar sul Tevere, che cantano l’Isola di Wight, vanno a bere il vino vicino allo stadio che con una manciata di euri ti alcolizzi, presso Vinofòrum, una sagra del vinaccio travestita da fighetteria. Più quantità meno qualità, ecco l’Estate Romana  già da qualche anno a questa parte. Così poi ti capiterà di vedere il diciottenne al tavolino che gioca a carte, mentre canta una canzone anni sessanta  e si stura un bicchiere di bianco dei Castelli, credendo di bere uno Cheval Blanc del ’59 e magnificandone le doti da vero esperto. Mentre la bambina che gli sta accanto parla, avvolta in una nuvola di fumo, di come il suo rapporto con le amiche sia drammaticamente rovinato per colpa di Lolletta che s’è fatta Gian eppoi è andata a dire nei cessi della scuola che mai e poi mai se lo sarebbe fatto se non per ripicca nei confronti delle amiche che secondo lei gli hanno pure rubato l’ultimo libro di Moccia e soffiato sotto il naso l’ultimo paio di All Star viola al negozio trendy che le vende a 30 euro in più degli altri, però vuoi mettere.

Un terribile mix tra i divertimenti di mio nonno e l’idiozia da reality show, che non lascia scampo. Preferirei trovarmi davanti Faccia di Spillo di Hellraiser piuttosto che un giovane d’oggi. Mica per altro, i giovani dovrebbero farti sentire vecchio, invece sono talmente noiosi che ti fanno sentire in fasce e coi coglioni volati su Urano. Meglio per me, magnifico trentaquattrenne lamentoso e senza un capello bianco.

Io non so se sia colpa di Roma, colpa della gente che ci vive o solo colpa mia, ma più volte di questi tempi mi sono trovato a sacramentare random e  tout-court.

Allora ho chiesto alla mia città di diventare non una città morta, ma solo una città un po’ più equilibrata, intelligente, meno socievole. Di non concedersi a tutti. In tutta risposta mi sono preso un ricco vaffanculo. E sono molto offeso. E me ne andrei per un bel po’, starei meglio, ma sono sicuro che poi avrei bisogno di tornare.

La mia città è femmina, e alla fine basterà uno sguardo nemmeno troppo ammiccante, per rendermi il più allocco dei maschi.

 

IL DIGITALE POCO EXTRA E MOLTO TERRESTRE

(e come recita lo slogan: CI SIAMO!)

(on the air: Empire of The Sun – We Are The People)

Come forse non saprete, dal 16 giugno nella mia regione e nella mia città in modo particolare, approderà il prodigio tecnologico del millennio: il digitale terrestre. Ci siamo! A casa mia per il momento è approdato un televisore nuovo con decoder integrato, ma per gli altri due tivvùcolorz si è in attesa dell’acquisto degli aggeggetti che ricevono il segnale. Qui da me non è mai entrata la pay-tv, dunque nemmeno il satellite ha fatto capolino dalla finestra. Io sono per le antichità, fosse per me Sky fallirebbe insieme a Rupert Murdoch: le partite andrebbero rimesse tutte alla stessa ora, rigorosamente in radio a Tutto il calcio minuto per minuto, i film andrebbero visti in tv dopo un bel po’ che escono al cinema e non dovrebbero esserci questi stronzi che ti anticipano come vanno a finire i telefilm perchè su Fox stanno avanti di tre serie. E per fortuna che io snobbo da sempre Lost e il Dottor House, così quando qualcuno me li racconta non capisco nemmeno di cosa vadano cianciando. Non ne faccio un cruccio se preferisco, ad esempio, l’Ispettore Barnaby, che lo vediamo io, la Noe e mia madre.

Comunque. Se andate al Todis, il discount di fiducia, trovate un ottimo decoder a ventiquattro euro e novanta centesimi. Ed è quello che è stato acquistato dalla Noe per la sua tivì di vecchia generazione. Nella confezione: un decoder (senza presa scart), un telecomandino (senza ministilo), un libretto delle istruzioni. Quest’ultimo va decodificato. Anche lui. Parole tradotte in libertà, immagini scattate con un cellulare scadente, immortalando lo schermo di un televisore quattro pollici emmezzo in bianco e nero. Il decoder inizia magicamente a funzionare. Oddio, in fondo a sinistra c’è un’inquietante scritta Info Giuda!, avanza in noi l’idea del più grave dei tradimenti via etere. Poi la deduzione: Giuda sarebbe Guida. Ma, direte voi, i canali? Ci siamo!

All’inizio, il nulla. Appare per dieci secondi LA7 frantumata in milioni di pixel, poi tabula rasa. Ricerca automatica, ricerca manuale, ricerca una sola cosa che si riceva anche per sbaglio. Vi risparmio le successive operazioni; ma quando uno dietro l’altro compaiono la De Filippi, Emilio Fede e Studio Aperto, io la Noe e le conquiline’s, ci rendiamo conto che tutto sommato si potrebbe anche vivere senza l’ordigno. Quando invece di palesarsi i tre canali Rai, spunta RaiStoria, ipotizziamo un Minoli che si impossessa di tutte le frequenze col suo diabolico faccione. Minoli che esce dai fornelli, dai tubi del cesso, dal phon. Ci siamo! Non so voi, ma pur reputandolo un bravo giornalista io ho paura.

Mediaset si prende meglio, diavolo d’un Silvio. Tranne Mediashopping, dove non riusciamo a capire cosa sia il TurboJet che vendono. Poi il canale salta, proprio nel momento in cui vendevano Kakà, in comode rate a casa tua, con una meravigliosa ciotola di Gattuso in omaggio.

Ci sono i canali a pagamento. Ma ‘sta Dahlia, quanti cazzo di canali c’ha? Loro puntano tutto sul porno, sullo sport e su Claudio Lippi. Fino alla seconda ce la potevano fare, ma poi. Poi no, non ci siamo.

A un certo punto ci possiamo anche accontentare: le quattro Rai si vedono male, Minoli è purtroppo sparito, LA7 si prende solo in una stanza, Kakà l’ha venduto Mastrota, Fede è sempre lì che sbava, MTV è defunta, ma poco importa, del resto se fai una classifica delle cover più belle di tutti i tempi e metti Ronan Keating sopra a Freddie Mercury, meriti solo di smolecolarti per il resto dei tuoi giorni. Insieme ai rapper coatti e a quella gnappa di Lady Gaga, che Samantha Fox se la magna con tutti gli stivali. Manca All Music, mancano le tv locali, ma ci sono Iris, Boing, Coming Soon, Rai4, SAT2000, SportItalia e tanti altri nuovi amici con cui trascorrere le vostre serate digggitali e terrestri. Ci siamo? Sì, ma prima di esserci, ve lo dico io, dovrete smadonnare in sanscrito, soprattutto se avete un apparecchio televisivo senza decoder integrato. Perchè dovete sapere che qui da noi fondiamo la tecnologia avanzata con la tradizione dei nostri avi: il moderno e dinamico digitale poco extra e molto terrestre, applicato alle care vecchie antenne installate sui tetti qualche anno fa, da un tal Guglielmo Marconi.

Risultato? Ci siamo!

IL PAESE È REALE

(on the air: Afterhours – Il Paese è Reale)

Forse è meglio che non racconti più i fatti miei in giro. Perchè appena preso il primo misero stipendio sono arrivati tutti a batter cassa. La faccio breve, preferisco mettere in loop il monologo-invettiva di Edward Norton-Monty Brogan ne La 25esima ora. È tanto tanto liberatorio. Comunque per dire, stavolta mi sono veramente rotto i coglioni. Mi hanno già tolto quasi tutti i punti dalla patente per infrazioni che avrei potuto e dovuto contestare. E vabbè, anzi non vabbè. Adesso la misura è colma. Intanto sono felice di augurarvi buon divertimento per il consueto teatrino delle elezioni; è stato già un piacere osservare chilometri di fiumi di inchiostro sprecati a dire cazzate a destra e a manca, e osservare molti di voi star dietro ogni giorno a quello che succedeva, manco fosse una molto poco imperdibile puntata dei Cesaroni. Ma queste futili lamentele servono solo da introduzione, ché il punto non è questo qua.

Il siffatto e suddetto punto è che io vado a comprare le sigarette al bar con cinquanta euro e mi mollano in mezzo al resto venti euro fasulli. Passa un giorno e se ne accorge un tabaccaio cinese, battendo i pugni sul bancone e lamentandosi che in giro è pieno di carte da venti false. Ora, io tra le altre cose, chiedo l’abolizione delle banconote da venti euro: non servono a un cazzo, non sono nè carne nè pesce, e per giunta spesso sono false più del porcogiuda.

Passa pochissimo tempo, l’amarezza da soldi del Monopoli è ancora radicata in me e vado in centro decidendo di bypassare questa triste storia. Parcheggio nelle strisce blu alle venti, dove l’obbligo di pagamento scade alle venti. Sono le venti, sì. Passeggio per Roma, mangio un panino, rido, scherzo, penso ai prossimi viaggi, trangugio bevande dissetanti, guardo persino il mondo da un oblò, ignaro della vigliacca sorte preconfezionata e servita tiepida come un polpo galiziano con patate lesse. Ricapitoliamo, io parcheggio alle 20, il parcometro diventa inattivo alle 20. E mi fanno la multa alle 21,27 perché secondo loro non ho pagato. E io 38 euro di sanzione amministrativa ve li ficco su per la trachea senza passare dal via e ritirare i venti euro fasulli.

Caro Martinelli Mauro, ausiliare del traffico matricola C0098, io ti faccio possibilmente cacciare a calci nel culo. Userò tutto ciò che è in mio potere per farlo, incompetente succhiasangue a tradimento. Sotto il cartello con scritto 8-20 m’hai fatto la multa. Alle 21,27. Sei un fenomeno, Mauretto mio. Vinci per distacco il titolo di personaggio da deridere della settimana.

I falsari purtroppo non lasciano la firma sulle banconote, anche se a dire il vero, ad un attento esame, la cartaccia si presenta quasi priva del filetto in mezzo ed è vagamente asimmetrica. Manco i soliti ignoti erano così maldestri. E fatele bene le cose, no? Almeno io passo il soldo a qualcun altro, come la scopa quando si balla a coppie. O l’asso di bastoni quando si gioca a uomo nero. O la fetta di torta vomitevolmente intrisa di panna e alchermes ai matrimoni. O anche basta con le similitudini, no?

Se non posso nominare queste schiappe di falsari, posso altresì illustrarvi chi ha smerciato la sòla. Caro caffè Y. in via Igea -e mi rivolgo al bar per fargli ampia pubblicità- sei malfrequentato e malfamato, eppure ti infighetti  e vai sul Tg1 in praimtaim a fare lo spottone della tassa dei poveri cretini: superenalotto o gratta e vinci che sia. Visto che resti aperto giorno e notte e alzi avidamente i soldi con la pala incassandoli spesso da malavitosi, non credo proprio che tu, caffè Y., non stia attento alle banconote fasulle che rifili in giro. Io metto una ics sulla malafede e di solito non sbaglio. Ad uso e consumo di chi cerca un comodo bar pasticceria gelateria tabacchi sempre aperto a Roma Nord: "il bar Y. di Roma smercia soldi falsi". Tiè.

Totale in meno di due giorni, 58 euri potenzialmente, e sottolineo potenzialmente, buttati nel cesso e affogati con lo sciacquone modello niagara. Avanti il prossimo interessato al mio stipendio, c’è posto per tutti.

Poi mi sono pure sporcato la felpa con la maionese, mentre il cd da Burger King suonava ininterrottamente Gigi D’Alessio. Mi mancano solo le gite organizzate da Filini e Calboni. Cazzo se il paese è reale.