IDEE RANDOM PER UN FILM DI SUCCESSO #9

(on the air: Sia – Academia)

Dopo un anno e mezzo di assenza, arriva il nono appuntamento con i film che vedrete al cinema in un futuro prossimo. Eccovene sei appena ideati e pronti alla grande distribuzione.

PS: il sesto e ultimo film, più lungo, è un omaggio a questa rubrica, gentilmente regalatomi dalla Noe. Ci metterete qualche giorno a leggere tutto, così per un po’ non posto.

Trazione Interiore. Bill Cebion, giovane ed affascinante studente in biotecnologia del polifosfato in angolazione instabile, è nel suo laboratorio insieme alla sua probabile fidanzata Mary McCarrots, quando all’improvviso, una provetta di poltillio66, pericoloso minerale, esplode misteriosamente. Bill viene colpito e va in arresto cardiaco. Mary lo rianima, ma Bill resta permanentemente istupidito. Decide così di portarlo in Europa, e più precisamente in Liechtenstein, dove opera l’unico esperto di effetti collaterali di poltillio: il dottor Squaqquermaus. Il luminare sentenzia che l’unico modo per far riprendere il giovane è trovare il motore di una vecchia Prinz (auto tedesca degli anni settanta) e impiantarglielo nel petto. Mary inizia così la ricerca, ed è ormai allo stremo delle forze e senza un soldo, quando uno sfasciacarrozze della Carinzia con tendenze omosessuali di nome Urs Frattenmayer, procura il prezioso rottame in buono stato. Bill sarà operato, si riprenderà, ma non tornerà mai più alla sua vecchia attività, preferendo vivere con Mary ed allevare cani idrofobi  nel sud del Maine. Avvincente quanto non scontata coproduzione Europa-USA.

Belliffimo. Roma. Elena De Cirillis è la ragazza più fighetta dei Parioli, ha quindici anni ed è più che mai decisa a trovare l’amore, quello vero. Guida sicura la sua minicar mentre fuma una sigaretta, ascolta Tiziano Ferro sull’i-pod e messaggia con Iaia e Carola, le sue due amore che ha baciato sulla bocca per mettere la foto su Facebook. Michele Cecco è un trasandato diciottenne all’ultimo anno di liceo. Guida il suo vecchio Ciao comprato leggendo un annuncio di un marocchino su PortaPortese, porta la kefiah e organizza simposi sulla relazione tra comunismo, mortadella e la Gelmini. E naturalmente okkupa. Un giorno Iaia, per fare uno scherzo a Elena, prova ad entrare su Facebook con l’account dell’amica. Sorpresa! Hanno la stessa password: tvtttttttb. E così, aggiunge tra gli amici un estraneo a caso, che è proprio Michele. I due si chiedono chi abbia fatto la richiesta d’amicizia e perché. Michele scrive in privato: ti conosco? ci siamo forse visti alla manifestazione a favore della diffusione delle ricette rumene nelle mense scolastiche? Ed Elena: no, guarda, forse però ci siamo visti alla festa dei sedici anni di GianCesare, quando ci siamo ubriacati di champagne e mi hanno beccata a limonare col Cianca! Te forse eri qll in fnd alla stanza che ci guardava male? Cioè, manca poco che me blastano! I due si ripugnano, ma solo inizialmente, poi chattano, si conoscono meglio e decidono di incontrarsi. Sorprendentemente vanno d’accordo, anche per il difetto di esse, la zeppola che hanno in comune: commettono atti alternativi e di rottura, tipo mettere un lucchetto alla Garbatella e giocare ai Cesaroni sul Ponte Milvio, okkupano per finta un wine bar dei Parioli e organizzano un happy hour trendy nella palestra della scuola politicizzata di lui. E si amano come non mai mentre guardano insieme Amici, Annozero, Grande Fratello e Sabina Guzzanti. Neanche la loro rispettiva passione per Berlusconi e Veltroni li mette contro. La storia finirà comunque male, quando incontreranno due loro simili e i contrasti si faranno seri. Tutto questo dopo due giorni di storia. Ma il nostro amore era belliffimo. Commedia alla Moccia, sull’idiozia dei giovani d’oggi.

25 lanci di dadi prima di morire. Torino. Sylvia è una ragazza solare, piena di vita e ha un’insana passione per il Monopoli. Un giorno, durante un torneo internazionale di Monopoli, conosce Kaspar, affascinante campione ceco di giochi da tavolo. Lui la porta nella sua casa, si baciano, finiscono a letto. Ma dopo la sigaretta di rito, i due scherzano, ridono fin quando non decidono di giocare al loro gioco preferito. Ed è qui che Kaspar si rivela per quello che è. Sylvia trova una strana porta in casa e chiede a Kaspar cosa sia. Kaspar emette un ghigno satanico, apre la porta e la chiude dentro. Per Sylvia è l’inizio di un incubo. Al buio, al freddo e con l’umidità che le cola sul corpo coperto solo da una sottoveste. All’improvviso si accende un monitor. Kaspar è lì con un paio di dadi in mano e ride come un pazzo. Forse perché effettivamente lo è. La luce che si accende, rivela l’orribile verità. Sylvia si trova su un enorme tabellone da Monopoli. Kaspar tira i dadi e intima alla ragazza di muoversi fino a Via Accademia. E la avverte della cruda realtà: in 25 lanci di dadi, ha una sola possibilità di salvarsi: capitare sulla casella della Società Elettrica. Ma un mostruoso segreto si cela dietro i Bastioni Gran Sasso. Quale? Scopritelo al cinema. Inquietante thriller ludico.

Ku-Klux-Klaus: le atroci scelleratezze di Babbo Natale. Vi siete mai chiesti cosa fa Babbo Natale durante l’anno? Pensate forse che se ne stia lì con le mani in mano? O siete ancora più ingenui da credere che fabbrichi giocattoli in Lapponia? Nossignori, la risposta non è questa. Babbo Natale toglie il vestito rosso e indossa quello bianco. Con il cappuccio. E si reca in America con quattro renne, anzi, quattro galeotti mascherati da renna per commettere delitti a sfondo razziale e omofobo. Il culmine si raggiunge quando Babbo Natale entra in casa di una famiglia di colore della Louisiana al cui bimbo aveva regalato un magnifico bambolotto di Barack Obama per Natale. Ku-Klux-Klaus, come si fa chiamare il vecchio, è spietato e ferisce gravemente il bambino a colpi di bambolotto. L’ispettore Tibbs, che era in pensione da tempo, si mette sulle tracce del cattivissimo barbuto e canuto. Non facendocela da solo, chiama la sua assistente anche lei di colore, LaReppa Swya Dixon. Insieme riusciranno a catturare il perfido panciuto ex-benefattore. A Babbo Natale, messo alle strette e arrestato nel bel mezzo di Ground Zero, verrà risparmiata la sedia elettrica. Ma solo perché, sotto stretto controllo, dovrà continuare a portare doni il 25 di dicembre. Il resto dell’anno, viene condannato a dormire in carcere e, di giorno, a combattere incontri tarocchi di wrestling. Una cruda storia molto americana.

L’impero di Tantaranopoli. VI secolo avanti Cristo. Propilene, re della città di Tantaranopoli, ha un sogno: conquistare l’intera Grecia e tutto il resto del mondo conosciuto, financo le colonne d’Ercole. Per farlo, ha bisogno di infiltrati ovunque. Gastrippo si insinua nel governo della città di Atene, Palissandro cresce all’ombra dei soldati spartani, fino a guadagnarsi la fiducia di tutti i gerarchi. Fòttete invece, diventa re di Tebe. Il piano è perfetto, anche il resto d’Europa e l’Egitto sono in mano ai generali del regno di Propilene. La moglie, l’ingorda regina Trachea, è colta da attacchi di cupidigia: sogna le pellicce di leopardo degli egizi, l’avorio degli elefanti, le Alpi, le Piramidi, il Manzanarre e il Reno. Colta però da troppa cupidigia, rivela il subdolo piano del marito alle sue ancelle Frappeide, Digeide ed Eneide. Le quali sono traditrici e tramano nell’ombra. Una volta fatta la spia, le tre ancelle si godono ciò che succede. Propilene prende il comando del mondo, si proclama dio di un culto monoteista e fa erigere un tempio dedicato alla sua adorazione. L’impero dura però lo spazio di un giorno: Propilene finisce sgozzato, la città di Tantaranopoli viene rasa al suolo e mai più nulla si ritroverà della sua fiorente civiltà. La bella regina Trachea viene deportata in Egitto, ove, narra la leggenda abbia dato origine alla stirpe dei faraoni Sfigh- Aton, gli unici che si credevano faraoni ma non riuscirono mai a diventarlo. Quando la storia finisce poco gloriosamente.

Coinquilins – Certe sere a casa di Mirmilla. Una misteriosa ragazza dai tratti esotici, una inflessibile e saggia e un’altra in carriera che nasconde profondi tormenti, tutte sotto lo stesso tetto.

No, non è la pretestuosa falsa trama di un film bollente, ma il pronipote maccaronico di Sex and the city.

Ispirato alla serie americana di grande successo, ma togliendo i vestiti griffati perché non c’erano i soldi, i tacchi a spillo vertiginosi che già c’abbiamo i calli …ah, e mancano anche gli uomini a gogo che non se ne vede uno decente da una vita e mezzo, “Certe sere a casa di Mirmilla” narra le intriganti vicende di tre giovani donne alle prese con la vita, i sentimenti, il lavoro e soprattutto la lampada in bagno che non si riesce a cambiare perché la ragazza più alta è un metro e un soldo.

Mirmilla, la ragazza venuta da lontano, conduce una vita piatta che le riserverà però grandi sorprese, quando si scopre che il fidanzato non sopporta i due capelli bianchi che le sono spuntati per il gran dolore di sapere che hanno cambiato la formula del Cif liquido gel. Milla dovrà affrontare l’ansia della perdita del suo detersivo preferito e dovrà scegliere se farsi la tinta  e tenersi il suo uomo o rivoluzionare tutte le proprie certezze.

Giuliana, gran lavoratrice e dispensatrice di sempre ottimi consigli per le sue coinquiline, dovrà affrontare invece lo shock di vedere Giuliano Sangiorgi, il suo cantate preferito in onore del quale si è cambiata nome all’anagrafe (infatti prima si chiamava Ambra Marie), esibirsi ad un concerto con una tutina sexy. Scossa da cotale visione, dovrà passare attraverso una terribile dipendenza da reality di Maria De Filippi, ma uno psichiatra la guarirà, facendola tornare ai suoi doveri di persona seria, somministrandole forti dosi di Santoro, Vespa e Mentana.

Franciacorta (sì si chiama così, embè?) lavora notte e giorno per fare carriera nel campo delle vendite di mute da sub, un ambiente spietato dove i colleghi non si risparmiano cattiverie e vendette. Dietro questo impegno professionale così totalizzante, però, si nasconde una doppia identità. Franciacorta, infatti, è il famoso killer della muta, che uccide uomini bellissimi strangolandoli con le braccia di mute da sub. Angosciata dal dubbio se riuscirà ad essere all’altezza di entrambe le sue personalità, la ragazza confesserà tutta la storia alle sue coinquiline, che ne ricaveranno una fiction di enorme successo e con il ricavato la manderanno al sicuro alle Hawaii dove c’è mercato per le mute e molti uomini belli.

Spericolate conversazioni sui detersivi, le tutine sexy e le mute da sub, unite a toccanti confessioni attorno ad un piatto di pasta all’amatriciana conquisteranno il pubblico femminile, i produttori del Cif, gli appassionati delle tutine di Freddy Mercury  e tanti tanti sub.

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13 thoughts on “

  1. bè, il post è diviso appositamente.
    Diciamo che se piace, si riduce a icona e si spezzetta.
    Poi è ovvio che un post è più facile da leggere quand’è istantaneo però fa niente.
    Del resto io ci ho messo 10 minuti scarsi a rileggere tutto 🙂

  2. Ehhhhhh che qui c’era ispirazione si vede eccome!
    Certo che proprio il thriller da fuori di testa dovevi ambientare a Torino?? abbiamo anche noi ponti in cui mettere lucchetti e palestre da okkupare! Sempre i soliti fortunati voi!

    Noe, le tue esperienze con coinquiline ti hanno in qualche modo ispirata?? 🙂

  3. vedi che dicono le piazza bologna’s angels…

    io penso che ti ci voglia una piccola videocamera amatoriale, perchè già in 4 ci state a malapena, figurati con una telecamera…

    hai visto la novità delle novità? aumma aumma ha aperto! e chiude più tardi del meeting e fa cornetti e panini etc etc.
    Mi sa che st’estate il balcone lo affittiamo per vedere i rincoglioniti seduti ai tavolini fuori, accanto alle transenne dei lavori della metro.
    Oppure ci si dà appuntamento lì per berci una cosa. E magari commentiamo i rincoglioniti.

  4. Attendo news dalla Noe.
    Per l’ Aumma Aumma, magari si sbagliano e volano dentro la trivella…Appoggio l’idea del darsi appuntamento per prendere in giro i rinco tra li e il Meeting. Hai pensato all’uso che se ne potrebbe fare in caso di carenza di idee da post? Eheheheh, mondo meraviglia altrochè.

  5. ci si potrebbe fare un blog a parte semplicemente bazzicando lì un paio di volte a settimana.
    Poco dispendioso e divertente. Se ci pagano anche, ci metto la firma a vita, a costo di rincoglionirmi anch’io.

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