COLPEVOLE

(on the air: Animal Collective – My Girls)

L’aula è piena di colleghi giornalisti, di curiosi, di morbosi, quei morbosi che ho sempre ripudiato sono tutti lì con l’occhio famelico, aspettano solo il verdetto. Sono colpevolisti, innocentisti, non gliene frega un cazzo, gli interessa solo presenziare, come le zanzare davanti a un prelibato banchetto di  sangue umano di ottima annata. Io sono qui alla sbarra, chiamato a rispondere di un’accusa infamante. Dannazione, mi hanno scoperto. La gente non se n’è accorta per anni e anni, ha sempre fatto finta di niente o semplicemente ha deciso di non denunciarmi. Mi hanno scoperto poi. Si fa per dire. Certo, mi sono costituito io.

L’ho deciso una mattina che mi ero svegliato con troppa voglia di fare, di quelle che mi capitano sì e no tre volte al mese. Un tè mandato giù velocemente insieme a qualche biscotto, le vitamine per tenermi su. Poi una serie di attività del tutto impreviste. Febbrili scambi di email di lavoro, riordino compulsivo della stanza, la polvere dei secoli che non faceva in tempo a scendere dalle mensole perché la portavo via con la spugnetta e la buttavo con sprezzante alterigia nella tazza del cesso. La polvere che mi teneva compagnia quando nessuno mi cagava, quando non avevo lo straccio di una donna, quando gli amici mi voltavano le spalle e i miei genitori dovevano o volevano starmi alla larga. Non c’era più quell’insieme di batteri, per la miseria; tutta colpa di come mi ero alzato. Non è una di quelle normali tre volte al mese – pensai- qui c’è qualcosa di più grosso. Il mio cervello stava elaborando troppo velocemente persino rispetto ai giorni della voglia di fare. Cercai conforto fermandomi a leggere un giornale e lo divorai con avidità. Pure quello. Non riuscivo a fermarmi. Fu così che sfidai la forza di gravità come ogni giorno quando prendo l’ascensore, salii sulla macchina e scelsi di raccontare tutto, di non tenermi più quell’ignominioso macigno sullo stomaco. Non pensavo nemmeno alle conseguenze, ero invasato di lucidità.

Sono qui per costituirmi, agente.

Al processo mi difendo da solo. Ho sempre pensato che dare soldi agli avvocati sia una cosa deteriore, anche se spesso purtroppo necessaria. Ma non questa volta. No. Nessuno meglio di me, reo confesso, sa come stanno le cose. Guarda lì dietro, quegli sciacalli schierati come i birilli da bowling. Giornalista, mestiere schifoso e meschino. Profittatori, voyeur, spesso manipolatori della realtà, spesso leccaculo di un qualsiasi politico a caso. E dire che a quanto pare è la mia razza. Almeno lo sarebbe, se non fossi colpevole. Toh, il giudice sembra un gufo, proprio come quello di Topolino. Chissà poi perchè il giudice che inguaiava Gambadilegno era sempre un gufo. Non ho mai letto trattati sulla presunta salomonicità dei gufi. Cazzo, sto deragliando di nuovo, che mi difendo a fare?

Il bello è che dopo quel giorno di lucida follia, ho fatto finta di niente. Come se nulla fosse accaduto, come il serial killer scoperto che si fa beffe della polizia perchè ha inspiegabilmente altre quarantotto ore di libertà e già che c’è fa fuori un negro, una puttana e un manager senza scrupoli. Tanto poi i tempi della giustizia sono lunghi e tortuosi.

Signor guf…ehm…giudice, io mi dichiaro colpevole, non ho scusanti. Posso solo prometterle che farò del mio meglio per correggermi. Mi appello alla clemenza della corte.

Minchia, adesso comincia con la lista. Sentiamoci il cosiddetto apparato accusatorio, l’elenco dei reati commessi. Oltretutto l’accusa ha fatto proprio un bel lavoro, ha chiamato a testimoniare le persone che mi vogliono più bene. Bastardi traditori, tutti. Poi andate a dire che lo fate per il mio bene, sì, avete ragione voi che sapete tutto. Non sono ironico, lo penso sul serio, ma siete comunque dei bastardi spioni. Eccolo, l’elenco del gufaccio. Progetti campati per aria, lavori rifiutati, libri interrotti, cose da fare rimaste lì e mai fatte, ma no! anche le buche rifilate alla gente. Ma cos’è? è più dettagliato di un dossier sulla camorra. Ettecredo, quelli li insabbiano. Ci mancano solo le intercettazioni telefoniche. Mah. E dire che non condannano mai nessuno in questo paese di merda. Coraggio uccello notturno e togato, sparami addosso questa sentenza, crivellami, tanto ho perso in partenza, sono già morto.

La corte dichiara l’imputato colpevole del reato di INCOSTANZA. Di cui peraltro si è autoaccusato. E condanna l’imputato stesso, a vivere una vita il più normale possibile con tutte le implicazioni che essa comporta.

Lo sapevo, mi sono fottuto con le mie mani.

"E la smetti di imitare la vita e la smetti di prenderti per il culo e cominci a fare le cose sul serio… e ti trovi uno schifo di lavoro… e, e vai in ginocchio da quella donna a chiedere perdono per il male che le hai fatto e per lo stronzo che sei stato con lei… e se la tua partita non è ancora finita… cerchi di riacciuffare un’occasione rarissima che ti è capitata… di vivere una vita da persona normale? Me lo sai spiegare perché non lo fai, me lo sai spiegare, che cazzo… eh??? "

Bartolomeo "Bart" Vanzetti, Santamaradona.

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13 thoughts on “

  1. Divara: no, niente pena di morte, al massimo pena di vita.

    Grazie per gli applausi che giro prontamente a marco ponti e libero de rienzo.

    Noe: ma quello era di bari! e poi di arigliano avevo già parlato bene a suo tempo.
    Tutto qui? 🙂

  2. beh la normalità è diversa a secondo degli occhi di chi guarda.Un po’ come i cerchi concentrici creati di una pietra buttata nello stagno. Più ci si allontana dal centro più si è diversi, più ci allontaniamo (non solo fisicamente) dal nostro punto di origine la famiglia, la patria, la religione, più agli occhi di chi ci ha visto crescere sembriamo meno normali ma allo stesso tempo il mondo ci appare diverso e continuamente in evoluzione…..

    ma che cavolo sto dicendo. Io che sparo spiegazioni campate in aria come un psicologo chiamato a leggere il suo referto …quando invece sono sul banco degli imputati come complice consapevole dello stesso reato di incostanza aggravata!

    Cavuccio
    condannato ad una vita normale senza sconti di pena

  3. Atà io tutto ho sempre pensato di te ma normale proprio no. Spero di non andare in galera per essere andata contro il volere di un tribunale. Ma così occhio e croce direi che in Italia posso stare tranquilla per questo.

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