E FORSE QUEST’ALBA SENZA SOLE PREVEDE COMUNQUE L’ARRIVO DEL GIORNO (cit.)

(on the air: Bugo – Nel Giro Giusto)

Fuori diluvia incazzatello. E sai quale novità. Stenta il sole, dicevano i Quintorigo. Oh mi son fissato di nuovo con Nerovivo dei Quintorigo, bello, si va di repeat come ai bei tempi (ma non potevo metterla come on the air, le regole del blog parlano chiaro, ce l’ho già messa quattro anni fa). Il peggio è alle spalle, nel senso che mi fanno ancora male dalla tosse che ho emesso. Ma va meglio, dai. E intanto le persone che conosco emigrano qua e là nel mondo, cambiano vita, hanno le palle. Ce ne sono altre che va tutto bene qui, o forse loro ne sono convinti perché hanno due soldi in più. Io sono solo un passeggero del volo e mi credevo pilota. Okkei è una citazione, qualcuno la piglierà, ne sono convinto. Tre citazioni in poche righe. Non c’è un motivo che mi abbia spinto a postare, non un motivo particolare, o forse sì. Avevo deciso di postare, se questo basta come motivo, sono qui. Se non basta, bè se non basta non basta. Sarebbe più facile chiedere se state già pensando ai regali di Natale, ma perché farlo? Lo so, di tutto quello che ho scritto, questo è quel che resta impresso. E su questo poi si commenta, vero? Mah, bo.

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MALANDATE EVASIONI

(on the air: Church – Under The Milky Way Tonight)

Un lunedì come tanti. Oddio non proprio. Mi sento acciaccatello anzichenò grazie ai fottuti sbalzi di temperatura, grazie a Inter-Juve vista a casa del caro amico Dio con la caldaia rotta e il cappotto nuovo addosso, mentre tra un cheeseburger e l’altro si parlava di ossa crani e budella macinati e inoculati dentro due soffici strati di pane dal colosso del veloce pasto. E una domenica mattina infausta alla stazione Termini per motivi extra dell’extra. La consueta uscita del lunedì l’ho consumata a casa di miocuggino tra una CocaCola rovesciata, crackers aromatizzati, finestra semiaperta da una parte, stufa ustionante dall’altra, la Noe a casa col febbrone. Pesci nell’acquario, fumo di sigaretta che mi raschia la gola, L’aereo più pazzo del mondo sullo schermo. Può capitare nel 2008 di vedere questo film con una persona che non l’ha ancora visto e tutto ciò è assolutamente godibile. Un plumcake mi calma stranamente la gola, ma è un attimo. Cheppalle stare così, ma magari mi passa senza danni, niente raffreddore, niente febbre, niente tosse, niente tasche piene di fazzoletti di carta. Però intanto rieccomi qui, alle porte dell’inverno, felice del freddo e scazzato per ciò che ne consegue. Per tutto il resto fingo di spegnere l’interruttore, ma non è così. Insomma, fuggire dalla realtà è sempre un buon sistema, ma è dura e dura quel che dura. Ciò non toglie che tra un par di settimane vado fuori dalle palle per tre giorni e tutto sarà -come sempre- migliore. Adesso maledico per un po’ l’inventore delle malattie, gli orientali e la burocrazia, tra una camomilla dentro la tazza del vin brulè viennese e una caramella londinese, ingobbendomi malinconicamente sulla tastiera, mentre piove una pioggia tendenzialmente romana con scivolate sul monsone. Evadere costa fatica, voi che venite a contestarmi che ora come ora non faccio un cazzo, provateci e mi saprete dire.

PROFUMI E ARMI DI DISTRUZIONE DI MASSA: TROVO LA RELAZIONE

(on the air: The Killers – Human)

Sarò breve. Cena romantica, ristorantino appartato, centro di Roma tra via delle Botteghe Oscure e Corso Vittorio, base ittica, vinello bianco. Megacquario di crostacei pronti a fare una finaccia. Pane caldo appena fatto, crudo di gamberi rossi, fauna marina e marinata, tortino di riso nero con calamari, risotto alla crema di scampi per la Noe, per me carbonara di pesc..c’è qualcosa che non va.

Tavolo accanto: si siede una coppia, fratello e sorella, lui pare Giuliano dei Negramaro dopo un brutto tamponamento contro un tir, lei sembra Ringhio il cane intelligggente, ma è decisamente vestita peggio. E soprattutto deve aver intrapreso un’immersione di circa due giorni in apnea dentro un oceanario di profumo dolciastro. Come rovinarsi una squisita cenetta e farsi trascinare via dalla nausea in una manciata di secondi.

Sturata finale con il Latte di Suocera, un centerbe che ti rimette al mondo e ti fa dimenticare per un attimo l’olezzo pestilenziale generato dall’ultimo profumo griffato dal cane di Paris Hilton.

Morale della favola. Care donne, ma anche uomini (acqua di colonia ed ettolitri di Axe non vi fanno sembrare più maschi…), perché abluire l’intera vostra persona nel profumo, che oltretutto costa spesso un fracco di quattrini? Perché compromettere la cena di due persone o un lungo viaggo in aereo, in treno, una giornata di duro lavoro, o a volte in casi estremi financo una gradevole passeggiata? Vi siete forse bruciati le narici da piccoli pippando coccoina? Avete un sudore letale? Volete scatenare, nel senso di farli incazzare, i feromoni di chi vi sta accanto? Spiegatemi perché. Perché io penso che alla donna per essere sexy basti una sola goccia di profumo e voi invece fate rifornimento direttamente dall’autocisterna.

BREVE STORIA DI FACCIALIBRO

(on the air: Franz Ferdinand – Lucid Dreams)

Adesso che c’è Faccialibro, tutto è cambiato, tutto è diverso. Non v’è alcun dubbio che Facebook, il re incontrastato del social network, abbia cambiato il nostro modo di interagire. Io, come voialtri iscritti a questo infernale aggeggio, ho ritrovato tutti. Ho ripercorso con precisione chirurgica ogni singolo periodo della mia ormai non più tanto breve esistenza. Da quando il ragazzino ciccione mi strangolava contro il termosifone dell’asilo ai falò sulla spiaggia dove se andava bene beccavi la più cozza, dalla prima cotta che magari adesso ha due figli e sembra la mia prozìa, al mio periodo blu (eh?), dal mio primo lavoro non pagato all’ultimo sottopagato, dalla prima chat rimorchiona al primo forum parolacciaro, fino al blog. E i parenti vicini e lontani, lo zio d’America e la nonna che non hai mai avuto. A volte mi sembra di aver vissuto più vite, pur avendo il comune denominatore di essere tutte piuttosto sfigate.

Facebook ha messo tutti d’accordo. Ha vinto qualsiasi concorrenza di altro sito e ha messo tutti sullo stesso piano. Dai vips ai poveracci, dai comunisti ai fascisti, dai cattolici ai musulmani, dai bimbiminkia ai radical chic, dai truzzi ai pariolini spinti. Magari li ritrovi tutti insieme appassionatamente raggruppati tra i fans di Madonna o nel gruppo Quanto me piasce magnà li facioli. Perché in fondo siamo tutti una grande famiglia globbbbale.

È l’unica moda del momento che si è estesa in modo così dirompente e in così poco tempo. Più dell’I-phone, più di Baraccobbàma, più di Carosello, più di Vasco Rossi Valentino Rossi e Cappuccetto Rossi messi insieme, più del formaggio con la marmellata, più delle morti bianche in prima pagina al tiggì e più financo della pallapazza che strumpallazza. Fossi un massmediologo (un mass..mechè??) seguirei il fenomeno. E penso che costoro lo stiano seguendo con attenzione. In pochi mesi abbiamo sdoganato tutto. Il nome e cognome su internet. Roba da demonio. Prima avevamo paura anche di scriverlo ad asterischi al posto della password. Ci hanno schedato. E ne siamo felici, perché nel contempo abbiamo ritrovato pure il compagno di banco di quella volta che ci imposero di stargli vicino per punizione. Ai tavoli dei ristoranti e dei pub, in fila alla posta, con mamma e papà, in sala d’attesa per operarsi di appendicite, non si parla altro che di Facebook. Anzi chi si operava quel giorno s’era messo d’accordo per incontrarsi in ospedale.

Ci sono anche i giochini e i test scemi su faccialibro. Sono sicuro che alla fine, pur di partecipare al quiz Sei o no più taccagno di Zio Paperone? forniremo senza indugi le nostre coordinate bancarie e il nostro PIN segreto inoltrandoli a tutti i nostri nemici, come espressamente richiesto per iscriversi.

Ma Facebook è molto di più. È soprattutto farsi con disinvoltura gli affari altrui:

Pettegolezzo standard: Giggetto ieri ha fatto la festa di compleanno e non ci ha invitato, c’erano le foto su feisbuc, ha invitato persino Gerlindo! Che sbafava tramezzini al tonno alla facciaccia nostra.

Pettegolezzo segreto: Pinca ha messo le corna a Pallino, l’ho capito da alcuni riferimenti su feisbuc…mi sa che anche Pallino l’ha saputo, s’è iscritto alla Nobile Causa contro le Donne Mignotte.

Pettegolezzo clamoroso: ma sai che su Feisbuc il Fungardelli è amico di Marika? Cioè dai, io e lui eravamo in classe insieme e non ci vediamo dal compito di algebra dell’esame di terza media, lei è quella sarda con cui mi scambio le email che vive in esilio in Lesotho dall’età di tre anni. Matteprego, il mondo è piccolo, altro che sei gradi di separazione! E lo sai? Il Fungardelli sta pure ner giro der Vichingo!

Pettegolezzo mistico: Enzo è diventato politeista. Ha cambiato la religione sulla pagina del profilo. Fino a ieri stava nel gruppo Amici di nostro crande papa tetesco, oggi lo ha mollato e s’è iscritto a Osiride non abbandona di certo il cane Anubi.

Pettegolezzo bastardo, ma lecito: fino a due anni fa firmava con la ics e pensava che l’inglese fosse una marca di carrozzine. Come fa ora a lavorare all’Herald Tribune? Ed è drammaticamente vero, ci sono pure le prove linkate e -per tutte le vacche anglofone!- la foto con la regina Elisabetta che gli dona le insegne di Gran Cronista di Cornovaglia e parte del Lancashire.

Pettegolezzo estetico tra amiche: hai visto le foto di Cippalippa a Formentera? Abbronzata, vabbè ma…le tette per terra, le occhiaie per terra, la pancia per terra, nella foto faccio fatica a distinguere lei dalla scamorza affumicata gigante adagiata sul tavolo del buffet del villaggio vacanze.

Pettegolezzo autolesionista (pronunciato singhiozzando): sai, ho visto le foto del/-la mio/a ex,  s’è sposato/a. E pensare che fino a dieci giorni fa diceva di amarmi. Non ho fatto in tempo a cancellarlo/a dalla lista degli amici, checcazzo!

Pettegolezzo tanto per farlo: Gennarino è stato tutto il giorno collegato in chat, certo che non fa mai un cacchio eh? Il che implica però che tu sia stato a spiare le mosse di Gennarino minuto per minuto.

Che gente, che tristezza.

E ora scusatemi, vado di fretta. Devo andare su Facebook a controllare cos’è successo mentre scrivevo il post.

ELOGIO PARZIALE DELLA DISOCCUPAZIONE

(on the air: Merci Miss Monroe – DamnDamnDamn)

Disclaimer per venire incontro alle capacità mentali di chi si sentisse offeso: questo post, che può sembrare superficiale, è ad alta dose di ironia e anche un po ‘di amarezza. E il sottoscritto ha ancora la fortuna di non stare in mezzo a una strada. Ma sa che in tantissimi non arrivano a fine mese, è bene ricordarlo. Se poi queste righe urtassero la suscettibilità di qualcuno, bè, cazzi suoi. Io però vi ho avvertito.

La disoccupazione speriamo temporanea (per chi si preoccupasse della mia inerzia, qualcosa si muove neh), può regalare tante e tante gioie. Non mi limito allo scontato andare a letto tardi e conversare allegramente con me stesso. No. Non mi limito a svegliarmi quando mi pare e a guardare i cartoni animati. Posso altresì permettermi di rimirare dalla finestra e all’asciutto, il monsone abbattutosi sulla capitale con conseguenze purtroppo anche molto brutte. Il tutto mentre voi alacri lavoratori vi sbattete tra autobus, motorini e macchine annegando nell’acqua e nel traffico per beccare due lire. Posso andare alla ricerca del tempo perduto in mesi e mesi di non faccio in tempo. Posso conoscere tutte le (mah…) potenzialità nascoste di Facebook. Posso celebrare in tutta tranquillità la festa del vino, in anticipo su San Martino, e cimentarmi tra qualche ora nella delicata e impegnativa impresa di riprodurre -dopo la brillante prima volta- le croquetas de jamon, autentica leccornìa degustata qualche mese fa in quel di Barcellona. Posso esplodere di gioia davanti all’improvviso risveglio dallo stato comatoso della mia squadra del cuore. Avrei potuto farlo lo stesso, ma vi dirò, forse c’è più gusto. Potrei sciropparmi fino a tardi le elezioni americane, ma, ecco, non me ne può fregar di meno. Obama è nero, vabbè, però amici esaltati, è sempre yankee. È retoricamente ammerigano e sembra pure Ramazzotti tinteggiato. Non capisco cosa ci sia da festeggiare se vince lui o da rimanerci  male se vince McCain, che tra l’altro è nettamente l’alter ego di Tug Benson l’esilarante presidente di Hot Shots. Barack. Cheppoi al primo missile che parte o al primo mio amico Silvio, vi incazzerete di nuovo tutti quanti e magari lo chiamerete negro traditore, perché in fondo è del partito della famigghia Clinton. E perché siete italiani, mica americani. Chiusa parentesi.

A volte la vita da disoccupato annoia, ma del resto cos’è che non annoia se lo fai spesso? Ti annoi e ti incazzi al lavoro. Così invece ti annoi e ogni tanto, molto spesso, ti incazzi perchè non ci sono i soldi. Insomma tutto nella norma, cari lettori.  Non vi invidio, non invidiatemi. L’invidia è un brutto sentimento e in alcuni casi porta pure rogna. Effetti collaterali della disoccupazione sono certamente quelli di rincoglionirsi appresso alle pubblicità, che basta che accendi la tivì e ti viene da mandare in culo Ciccio Valenti che strilla ooolìm! mentre cinque idioti giocano al poker tarocco. O da chiederti perché Elena Sofia Ricci parla come se stesse perennemente masticando un fascio di bucatini ben conditi.

Aspetto sul greto del fiume creatosi nelle ultime ore in qualsiasi angolo di Roma. Prima o poi passerà anche il cadavere della disoccupazione. Ma finchè dura e sono un uomo libero dalle quotidiane schiavitù, facciamo che va quasi bene così.