IL CAVALIERE OSCURO

(on the air: Baustelle – Un Romantico a Milano)

Il cavaliere oscuro è un bel  film. Non ho molto tempo per raccontarvelo, l’ho visto giovedì, l’ho pure digerito e sto uscendo. Chris Nolan si è superato. Non raggiunge The Prestige ma di certo supera di gran lunga Batman Begins che a me personalmente non era piaciuto con le sue escursioni nel kung-fu. Veloce, sì. Difficile, visto che dura circa due ore. In due ore però, con un cast di tutto rispetto, vediamo almeno due film nel film. Due film alla volta. Se in una parte di Gotham, una fumosa Gotham però lontana da quella che fu magistralmente dipinta da Tim Burton, se in una parte di Gotham succede che il pipistrello combatte per il bene, da un’altra parte avanza il caos del Joker. Joker, sì. Sarò banale ma il fu Heath Ledger merita l’Oscar postumo. Magistrale, mostruoso. Non è cattivo, è una scheggia impazzita, un bug nel sistema. Mette in ginocchio la città manco fosse un’intera organizzazione criminale. Batman e Joker hanno bisogno l’uno dell’altro: siamo una forza irresistibile e un oggetto inamovibile, recita il clown appeso a testa in giù. Batman lo sa. E non va fino in fondo dalla parte del bene. Eppure Christian Bale (che considero comunque uno dei migliori attori di Hollywood) resta schiacciato prima di tutto dal suo personaggio,  e poi non solo da Ledger, ma anche dal solito ottimo Aaron Eckhart, un Harvey Dent coraggioso e travolto dalla sua stessa integrità fino a farsi possedere dal Caso e diventare Due Facce. Michael Caine, impeccabile Alfred, un po’ la coscienza dello spettatore. Gary Oldman-Commissario Gordon con quel suo tono dimesso eppure deciso come ci ha abituato in altri film. Morgan Freeman è il solito, senza sbavature. Maggie Gyllenhaal non bellissima, ma con due battute ridicolizza l’inutile Katie Holmes del primo. Questo è più di un film di Batman, signori, va oltre. Eppure Ledger ha studiato Nicholson  e le sue movenze, fidatevi. Sono diversi, ma non tanto quanto si pensa. Sono due Joker perfetti, ognuno a suo modo. Bravo Adriano Giannini che succede al padre nel doppiaggio del pagliaccio, meno Claudio Santamaria a fare Batman (ma perchè farlo doppiare?). Il cavaliere oscuro di Nolan affabula, soggioga, ammicca, filosofeggia e ogni tanto si auto-compiace con una battuta. Hong Kong come Gotham, una sequenza da cinque minuti che è forse la più spettacolare, nonostante ci siano altre scene che rubano di più l’occhio del fissato con gli effetti speciali. Saranno i colori dell’alba. Ve lo consiglio spassionatamente, senza riserve. Non è un fumetto, ricordatevelo. E leggete lui che è molto più bravo di me.

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IL LIMBO PREGRESSO

(on the air: Bluvertigo – Sono=Sono)

Ozio, pacchetti di sigarette, cibo notturno, alcol, rottura della scheda video, problemi di alimentazione con quella nuova, continui giramenti di coglioni, vocisolovoci su nuovi lavori, barba lunga, pochi soldi, cercare lavoro, partite infinite, lunghe passeggiate, copiose sudate e ventilatori  al massimo, il mare che per me può stare lì dove sta, i Bluvertigo che suonano e Andy che surclassa Morgan, siamo tutti più freddi di quanto crediamo siamo molto più insensbili di quanto pensiamo, Albione che mi chiama e soprattutto somma curiosità: è lei che mi fornisce linfa. Questo è un periodo strano, va vissuto così, anche senza blog se necessario, forse ve ne siete accorti. La visuale non è quella del depresso, nè quella dell’incazzato, è un limbo pre-ripartenza, forse. Non sto bene, non sto male, sto e basta. Secondo me è un evidente progresso pregresso.

 

HO BISOGNO DI ME?

(on the air: Max Gazzè – Eclissi di Periferia)

Dice che chiusa una porta si apre un portone. Adattandolo alla mia stretta attualità si potrebbe dire chiuso un portale. Sarà vero, ma adesso non mi sento granchè bene. E non solo perché sono disoccupato, del resto ci ho campato una vita a fare il pagliaccio coi soldi di mamma. Non solo perché devo rimettermi a cercare lavoro e non so da che parte cominciare. Non solo perché è ancora presto per fare un post coglione dove vi pongo una serie di nuove professioni con le quali riciclarmi alzando soldi con la ruspa. Ma soprattutto per il modo bastardo utilizzato per segare la gente da un giorno all’altro senza avvisare, cheppoi è quello che ti porta via la fiducia nel genere umano e nelle…pfff…buaahahah istituzioni. Quello fa più male. E attenzione, io non sto in mezzo a una strada. Penso a chi ci sta e mi incazzo ancora di più. È vero, bisogna passarci attraverso le maglie ad alto voltaggio di questa merda di società.

E comunque. Prima camminavo tipo zombie sul lungotevere cercando di ripescare la macchina, mentre respiravo la polvere irritante alzata dal trabiccolo che spazza le strade, mi bruciava la gola e l’umidità mi tagliava il fiato. E pensare che venivo da uno spettacolino sul greto del fiume. Miriadi di persone in giro, che ogni volta che passeggio o guido per questa città mi chiedo chi cazzo lavori, visto che c’è casino dall’alba all’alba. Tutti che ridono e scherzano e io mi sento come l’invitato di troppo alla festa. Quello che vede gli amici, le ragazze, tutti che sghignazzano e si sente un pesce fuor d’acqua. Mi escono bile, sarcasmo, sorrisi finti. Magari alla festa, quella storica delle medie, c’era anche l’amico di sempre che imbroccava la serata giusta con quella che ti piaceva. E odiavi lui, lei, il genere umano. Eri una zitella acida in piena regola, che avrebbe trovato da ridire anche sulla disposizione di qualche fottuto bicchiere di carta. Mi sento così. Mi sento che poi passa, che in fondo sono stronzate. Eppure quel modo bastardo di fare le cose da queste parti non me lo scorderò per il resto della vita. La distribuzione della correttezza ab ovo è stata un po’ fatta a cazzo. Epperò ogni piccolo gesto, tipo quello della signora del nostro bar che offre la colazione a tutti noi precari licenziati, è un gesto che regala speranza e un pizzico di commozione. Ora più che mai ho bisogno di queste piccole cose. E ora più che mai ho bisogno di me. Soprattutto.

Ultime e vado via. Numerouno: se vi capita andate a sentire Max Gazzè dal vivo. Semplicemente grandioso, maiuscolo, geniale e per l’appunto semplice. Numerodue: se non siete costretti non prenotate i voli con Ryan Air. Ho penato tra aumenti improvvisi, spese impreviste e malfunzionamenti del sito e non è neanche la prima volta. Comunque sticazzi, tra meno di un mese sarò a Londra e farò shopping da ultratrentenne disoccupato trendy andandone grassamente fiero e se necessario urlandolo in lingua anglosassone. E quest’ultima frase allittera che è un bijoux.

Ora ti saluto, è tardi, vado a letto. Quello che dovevo dirti, io te l’ho detto.

In copertina: Chris Moreno – Dracula vs Capone.

TEMA: LE MIE VACANZE ANTICIPATE

(on the air: Ivano Fossati – C’è Tempo)

Vi racconto una storia. C’era una volta un portale governativo, una roba che c’è quasi in tutti gli stati del mondo, dalla Danimarca al Sudafrica, dalla Nuova Zelanda alle Barbados. Mica quello turistico dove hanno mangiato milioni sia il centrodestra che il centrosinistra. Ci hanno di certo mangiato, ma di meno. C’era una volta una scadenza del contratto e del progetto il 30 giugno. C’era una volta un piccolo rinnovo cotrattuale fino al 31 dicembre, annunciato e sottoscritto dopo il 30 giugno. C’era una volta giovedì, l’altroieri. Tardo pomeriggio, io ancora in ufficio per controllare una sezione del sito che è un inutile sperpero. Squilla il telefono, bom si chiude, via, da domani siete tutti con il culo per terra. Così, ieri, venerdì, ci siamo ubriacati in ufficio. Era l’ambiente di lavoro più bello che ognuno di noi della redazione avesse mai trovato. Il lavoro non era stimolante perché non volevano che lo fosse, eppure noi lo rendevamo speciale. Si dice che non esista la perfezione tra colleghi. Noi l’avevamo trovata. Tutti intorno ai trenta, si rideva, si scherzava e, cazzo, si lavorava anche bene. Perché l’ambiente sul posto di lavoro è tutto. Ora non so da chi sia partito l’ordine di chiudere, so che noi abbiamo brindato a quanto spenderà in medicine che però temo saranno inutili. Grottesco, non c’è altro aggettivo. Non siamo nè i primi nè gli ultimi a subire questo trattamento, è solo una storia in più.  Mandarci via il 30 giugno senza illuderci sarebbe stato più onesto, signor nonsochisialei. Perché ogni tanto bisognerebbe ricordarsi che si ha a che fare con degli esseri umani. Che vivono fuorisede e devono pagarsi l’affitto, che stanno per diventare padri, che semplicemente hanno un progetto. Il giocattolo s’è rotto, valuteremo il da farsi. Volevo tempo per riposarmi, ora ce n’ho un bel po’. E intanto si va avanti tra scandali sessuali, leggi ad personam, analfabeti e buffoni su un palco in piazza a strillare raschiando il barile, confronti sulla sicurezza del cittadino tra chi vuole tolleranza zero e chi tollera tutto, con lo stesso grado di ottusità addosso. Dài, voglio un’altra spinta che così trovo davvero le palle per lasciarvi qua nella merda in mezzo ai Berlusconi, ai Di Pietro, ai Grillo, ai Travaglio, ai Bossi, ai Fini, ai Veltroni, alle Carfagna, alle Borsellino e alle Guzzanti. Sono tutti ben pagati per prendervi per il culo, dal primo all’ultima e non avranno mai problemi a trovare un posto di lavoro più economicamente prestigioso del vostro. E  vorrei parlare con quel ministro nano che farfugliava dei fannulloni. Vorrei parlarci cinque minuti per fargli capire dove stanno davvero i fannulloni. Vorrei solo sapere perché è successa questa commedia. Non chiedo altro, solo le motivazioni per cui ti fanno firmare o comunque ti annunciano che firmerai e poi ti mandano via senza preavviso.

Bene, passiamo al resto. Vi serve un valido giornalista da sottopagare? Ma anche da pagare umanamente? O ancor meglio profumatamente? Eccomi! Scrivetemi a gsimone@gmail.com. Anche se sapete il perché del licenziamento mio e dei miei colleghi potete scrivere, neh. Ora vado a godermi questi due mesi di vacanza e vaffanculo.

Dedicato a E, G, M, P, Sa, Si, St C., St L.

e dedicato pure ar Sor Funari, che è morto stamattina. Questa è una storia che lo avrebbe fatto incazzare al punto giusto.

QUALCHE OTTIMO MOTIVO PER ODIARE L’ESTATE

(on the air: The Rapture – Olio)

Se questo blog andava a rilento già prima, adesso con queste temperature fa un passo ogni nonsoquanto. E oltretutto si arricchisce ogni volta di lamentele su questa infame, infamissima stagione che è l’estate. Analizzerò un quadrilatero regolare di motivi per cui la stagione più amata da non so bene chi, è in realtà odiosa. Ammesso che non ci arriviate da soli. Anzi, facciamo una cosa: nei commenti aggiungete i vostri motivi sull’odio per l’estate, così fondiamo un partito. Ecco i miei:

Il caldo: smentiamo subito una serie di stronzi luoghi comuni. Il caldo non fa bene. Non fa bene preso in queste quantità massicce. Il caldo di Roma è opprimente e inquinato. Ma sono solo io che quando sto in giro, a piedi, in macchina o sui mezzi, faccio fatica a respirare? Voialtri saltellate felici come la vispateresa? Il caldo oltretutto provoca ingenti danni: dagli incidenti alla gente che sbrocca e massacra mogli, mariti, zie, amici e conoscenti. Surriscalda la crosta terrestre, squaglia i ghiacciai, fa sparire l’acqua. Come può piacervi una simile calamità? È come dire che vi piace chessò, la De Filippi o i  peperoni con la nutella. O ancor peggio, il morbillo. Ve ne andreste a zonzo a dire chebbello il morbillo, cheffigata il morbillo!? Mah.

La gente: avete mai incontrato quelli che partono all’alba con quintali di masserizie per andare a guadagnarsi il loro francobollo di spiaggia lurida? Io piuttosto che andare al mare in quelle condizioni, non ci vado per niente. Però vuoi mettere? Il giorno dopo, in ufficio, una volta opportunamente ripulito da cicche e cartacce marittime e dall’acqua putrida, potrai sfoggiare un’invidiabile abbronzatura. E se ti vergogni di dire che sei stato a Ostia facendo la fila sulla Cristoforo Colombo, puoi sempre usare la scusa della lampada: un bel lettino al solarium dove lavora quella gnocca con cui una volta hai scambiato addirittura tre parole. Che però chiaramente stavolta ti ha lasciato il numero e magari domani sera andate a fà quattro salti nella gabbia degli animali del salsemmerengue.

Rumori e animali molesti: chi come me non ha la fortuna di avere un condizionatore, deve tenere la finestra aperta. Vabbè tralasciamo il fatto che in ufficio si deve comunque tenere la finestra aperta anche col condizionatore. Infatti dalle tre del pomeriggio in poi si sragiona. Siamo ai limiti delle bestie. Ma tornando a finestre e bestie, questo è un binomio che uccide. Cominciando dalle zanzare normali, tigre, addomesticate e selvatiche. Più volte ci siamo augurati che si estinguessero. Ma io non posso e non voglio fermami ad augurare l’estinzione alle povere zanzare. Ci sono altri animali molesti e oltremodo stupidi: i cani, le cicale e alcuni esseri umani. Perchè cazzo i cani abbaiano a qualsiasi ora? Mentre chiudi gli occhi per dormire senti il cane che latra, quando ti alzi apri gli occhi non con il canto del gallo ma con il guaito del cagnolino, tipo stamattina che volevo sparargli e non escludo che lo farò presto. Allora o i padroni li maltrattano o i cani sono esseri che non brillano per acume. Io propendo un po’ per tutt’e due le cose. Le cicale: scommetto che qualcuno di voi adora il canto delle cicale, perché fa tanto estate. Ripugnanti, casinisti e stupidi insetti che ai primi freschi cadono come pere dagli alberi. Contenti voi. Eppoi i gggiovani che fanno casino fino alle cinque in qualsiasi giorno della settimana. Emblematica la situazione in piazza Bologna, dove abita la Noe. Ne parlo perché sembra che tutti abbiano paura a parlarne. Anzi, vi chiedo. Mi spiegate cosa c’è di bello a passare tutte le stracazzo di sere tra una piazza piuttosto bruttina e un bar piuttosto bruttino? Eppoi a ubriacarsi e fumare per cantare tutti i grandi classici italiani da falò con la chitarra e i bonghi fino alle cinque di mattina? Io lo avrei trovato triste anche a quindici anni. Ok, lo facevo a ventidue-ventitrè, ma una volta all’anno e su una spiaggia sarda, non tutte le sere a piazza Bologna. Basta con Albachiara, Generale, Wish you were here e compagnia. Mi sono rotto i coglioni di sentirle. 

Sudare: cammini e sudi, ti siedi e sudi, dormi e sudi, bevi birra e sudi. Vabbè che sudare fa bene, però è anche molto fastidioso. Senza contare che presentarsi tutti belli pezzati chessò, a un appuntamento galante o a un colloquiodi lavoro, non depone certo benissimo. 

Allora ho ragione o no a dire che l’estate ha a malapena tre lati positivi? Quali? Le donne che si spogliano, i concerti all’aperto e il cocomero.

Ah a proposito di estate, ma voi che dite? Londra o Istanbul?