LUGLIO È MEGLIO

(on the air: Sikitikis – Piove Deserto)

Mentre la Spagna vince l’Europeo così adesso tutti diranno che abbiamo perso ai rigori con quelli che hanno vinto la coppa, mentre ho inaugurato la stagione marittima al Circeo, tra un bagno e una scorpacciata di pesce, mi è arrivato il rinnovo del contratto. Ora forse sarò un po’ meno ansioso e ansiogeno. Per dirla come va detta ho sei mesi di tempo per cercarmi un altro lavoro. Questa stabilità è affascinante, nevvero?  Poi dicono che la gente è stressata. Venerdì concerto di Cristina Donà: la fanciulla ci sa fare non poco, ma non c’erano granchè dubbi. Al laghetto di Villa Ada c’era un’umidità da farti venire i reumatismi a vita. Ora mi attende un luglio ricco di concerti, così non si potrà dire che non foraggio la musica italiana: tanto mulo sì, ma anche tanti live. Giovedì  prossimo i Subsonica per la centesima volta e in una location che fa abbastanza cagare. L’ippodromo di Capannelle, che si divide tra concerti con pessima acustica e musica latino-americana di bassa lega. Poi il 14 mi aspetta Max Gazzè alla cavea dell’Auditorium, fino al ritorno nel regno dell’umidità di Villa Ada il 18 per la reunion dei Bluvertigo e il 25 per i Baustelle. Insieme, il prezzo dei cinque concerti è poco superiore a un biglietto per un Vasco o un Liga o un Jova. Meno male che la buona musica italiana è inversamente proporzionale al prezzo del biglietto. Insomma, qualche buona notizia c’è. Adesso ci vuole solo una mega-perturbazione atlantica che spazzi via l’afa anche per una settimana, ma mi sa che chiedo troppo. Per ora è quasi tutto perfetto.

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CALDO, GATTI E MISFATTI

(on the air: Les Fauves – February Lullaby)

L’aria è rovente e ormai col sudore che ho versato, opportunamente privato dell’acido, si potrebbe dissetare l’intero Burkina Faso: prossimamente punterò allo Zambia e a parte del Sudan, anche se lì, visto il nome, magari non ne hanno bisogno. Ore 21, al centro di Roma non si respira, si rischia lo svenimento, soprattutto dopo aver inalato l’aria condizionata della Feltrinelli per uscirne subito dopo e tuffarsi in uno scenario post-vulcanico che ci manca lo pterodattilo che sorvola Palazzo Chigi. Sul lavoro cerco rassicurazioni che non arrivano, e allora me le trovo da solo, come colui che sente un rumore sospetto e si regala una spiegazione del fatto, che non è per niente certa. Il gatto del terzo piano mi attende fuori al portone perché vuole che glielo apra, ma è l’unico gatto che mi sta antipatico in quanto completamente cretino. Chi mi conosce lo sa, i cani non li reggo nel novanta per cento dei casi, ma per un gatto, andarmi sulle scatole è davvero cosa rara. Questo gatto che si chiama Cicoria (ma che cazzo di nome è?) ci riesce alla grande. Fortuna che sulla finestra del pianerottolo ritrovo i due gechi a far la guardia, anche se poi pure loro sono un po’ fedifraghi e invece di farsi un’insalata di zanzare preferiscono succose e croccanti falene. Ogni stramaledetto anno mi ritrovo qui a lamentarmi del caldo. Io personalmente stavo meglio un paio di settimane fa: con la giacchetta addosso, anticiclone delle Azzorre fuori dai coglioni, giù pioggia o magari anche sole, ma quello che ti fa piacere e ti riscalda l’animo esacerbato dalle minchiate di questa società di pagliacci che risponde al caseario soprannome di Belpaese. Plaudo comunque alla moda dell’estate: via i colori pastello da damerino, tornano i colori forti, quelli degli anni ottanta un po’ Best Company tipo verde smeraldo, viola, arancione, giallo. Epperò non riesco a capire tutte ‘ste donne (e molti uomini) che aspettano l’estate per inguainare il culo in un paio di pantaloni bianchi. È forse un obbligo? Una lobotomia collettiva?  Sono il segno di riconoscimento della setta dei beoti e-stinti? O li hanno forse vinti tutti  facendo quaterna al bingo durante il viaggio da sfigati sul Mar Rosso?

Sono stanco, accaldato e incazzato, eppure alla fine mi viene da ridere. Allora forse il cretino non è il gatto-cicoria, magari sono io. Rifletterò su ciò per curare l’insonnia da calura.

SIGNORI, SIAMO FUORI

(on the air: The Cure – Freakshow)

Ancora i rigori, ancora io che imito Bruno Pizzul nel ’96, col dischetto fatale di Zola. Archiviati gli Europei, mi attende una settimana decisiva. Qualcuno forse si ricorderà che c’è un progetto in scadenza? Qualcuno lassù si ricorderà di spegnere l’interruttore del caldo afoso? O almeno una delle due cose, va. Almeno se non mi rinnovano il contratto non vado in giro a morire di caldo. Se smette il caldo, lavoro felicemente. Per quanto sia possibile il binomio. Nel weekend ho cercato refrigerio sul picco più alto dei castelli romani e in effetti la temperatura è scesa da 34 a 22. Fresco effimero nel bosco di Blair Witch Project. È uscito il singolo dei Cure, e, dai alla fine non è malaccio. Poi? Basta, visto che il post sotto era un pippone, questo lo chiudo qui.

BISCOTTO? Sì, DOMANI A COLAZIONE

(on the air: Interpol – Pace Is The Trick)

Lo sapete, quando mi scappa di parlare di calcio vi avverto subito. Avvertìti. Il destino ci rimette di fronte la Francia, partita da dentro o fuori, niente ori in palio. La formazione, quella davanti allo schermo, è la stessa di Italia-Olanda zero-tre, eccetto le due defezioni pesanti  di Dio e Miocuggino. Siamo dunque sei uomini invece di otto e la casa è la stessa alla faccia della scaramanzia. Ho cambiato camicia perché quella del Mondiale è uscita di scena dopo la scoppola arancione. Stavolta niente pizze e fritti con consegna a fine primo tempo, si va giù pesante di Mc Donald’s e si finisce la pappatoria prima dell’inizio. Doppio panino, patatine, nuggets di pollo, birra Moretti. Niente biscotti. Si dice che ci penseranno olandesi e rumeni a prepararli. Io mi fido di Van Basten; un po’ meno, di Donadoni. Pronti, Mameli’s karaoke come nemmeno nei pub sulla Tuscolana, quelli da rimorchio con messaggeria. Via. I francesi già gli girano, i francesi che s’incazzano, Paolo Conte va sempre di moda quando c’è ‘sta partita. Carla Bruni tifa Italia e se vince la Francia non la dà a Sarkozy per due mesi, ci sembra fondamentale. Noi si gioca meglio, la Francia è brutta, ma che ne puoi sapere, basta una cappellata. Ribery si spacca tutto e ci guadagnamo noi. Toni sbaglia, Toni sbaglia un po’ meno, Abidal lo sbraca in area, tutti in piedi, è rigore e rosso diretto. Pirlo fa uno a zero, il vicinato tace, c’è solo un cagnaccio che sbraita. In dieci la spocchia di monsieur Domenech svanisce, la Francia sbanda e in pochi minuti ci mangiamo venti gol. Da noi partono sigarette, birre e zapping sul due. Il biscotto non lievita. Fine primo tempo, tensione minima, ridiamo, piove, si parla d’altro, in fondo è un dannato primo turno. A margine: Borriello magari non giocherà manco un minuto, ma ha Belèn, la fidanzata gnocca.

Poi secondo tempo, ma Cassano dov’è? Si rompe il biscotto, il pessimo pasticcere di cognome fa Huntelaar. Uno a zero Olanda. Non ride il cittì rumeno Piturca, che del resto lo chiamano Satana. Ma noi come da tradizione, da copione e quant’altro, siamo destinati a soffrire. Ci mette la santa manona Gigi Buffon su un tiro assassino di Benzema. Fabio Grosso, normalmente una pippa, ha la faccia da trance agonistica da grande manifestazione (ricordate il Mondiale?) e incoccia il palo su punizione. Poi De Rossi tira una mina pure lui su punizione, Henry, sì proprio lui, la tocca piano e la butta dentro dalla parte sbagliata. Strilliamo adesso, fuori la voce. E fuori l’ultima Moretti. Solo che è gelata, ma nel senso che è diventata granita di birra: c’è una reazione chimica per cui la schiuma solidificata sale cilindricamente su per il collo della bottiglia e tracima per diversi minuti. Frattanto noi ci chiediamo perché Coupet abbia una porta sola e ce l’abbia dietro. Di solito un coupet ne ha due davanti. No, ma forse si va ai quarti. Il forse vola via: biscotto in briciole sul raddoppio di van Persie. Io imito Bruno Pizzul come ogni volta, manco fosse la recita di Natale. Finisce tutto, partono i clacson, magari qualcuno per un misero primo turno farà pure il bagno nella fontana. C’è la Spagna domenica, è tostissima, c’è El Nino Torres e c’è il sosia di Augusto De Megni, David Villa. Non ci saranno Pirlo e Gattuso. Speriamo anche di non vedere Del Piero e Camoranesi. Epperò Domenech, il nemico giurato, l’eterno perdente, colui che ha sbagliato i centrali difensivi, ha lasciato a casa Trezeguet e Mexes, insomma quest’uomo-simbolo, di cosa? ci saluta per sempre. Mai più sfide epiche con monsieur spocchià. Donadoni se la fa addosso e resta al suo posto. Parla il trio monnezza Rai: Failla-Varriale-Paris, roba che nemmeno su IgnoranTv. C’è anche Bartoletti, supponente e inutile come sempre. Però io sto in scadenza a progetto, faccio qualcosa che non c’entra una mazza con la mia vocazione e non ho nemmeno una chance per far vedere a costoro che non potrebbero manco tagliarmi le unghie. Pazienza, me ne farò una ragione cambiando canale. Fine dell’angolo amarezza.

Chiudete le valigie, domenica si va a Vienna. Dove sei mesi fa brindavo all’anno nuovo con vin brulè in una commemorativa tazza-countdown dell’Europeo. Ora campeggia in cucina, come ricordo di quella nevicata al Rathaus che oggi sembra ieri. 

Alla prossima notte di paura, come sempre.

In copertina: Raymond Domenech quando giocava e imitava Borat.

AH!

(on the air: Santogold – Les Artistes)

Oh, rieccomi. Reduce da una settimana ricca di niente. Ogni tanto metto una vu (io dico vu, voi dite vi? no perché vi non se pò sentì) accanto a qualcosa che ho fatto. Tipo questo post era sulla lista. Mi rendo conto che è tutto molto sconclusionato, ma un po’ per colpa di situazioni contigue, un po’ perché Facebook mi sta distraendo tipo droga, ho un po’ tralasciato voi, fedeli amici del blogghe. Aggiornamenti: mi scade il contratto il 30 giugno, scade il progetto il 30 giugno, forse saprò la mia sorte (parzialmente benigna, ma non dico ancora niente) verso la fine di giugno. Figo eh? Manco un thriller dei migliori. Evviva evviva. Oh sono precario, mi sento molto un argomento d’attualità. Ma visto che Ataru non ti lascia mai solo, ho pensato bene di finire il mio spazio gratuito su Flickr numero-due regalandovi venticinque scatti di Barcellona: è passato un mese e poco più e mi sembra un secolo. Tiè, divertitevi. Pagina uno e pagina due.

SEGRETERIA TELEFONICA

Non vi preoccupate sono vivo. Solochè non ho molta voglia di scrivere, capitemi. Oggi lavoro, da luglio ancora non s’è capito un cazzo. Ho miriadi di cose in sospeso, ci sono gli ottimi europei cominciati d’un bene che non vi dico. Avrei voglia di distribuire vaffanculo come capita, ma è tardi. Allora vi rimando a poi.

SU E GIÚ PER LA TOSCANA

(on the air: Dead Disco – Automatic)

Certo non è che mi vada di postare granchè, ma qui stanno crescendo le erbacce. Dai, vi racconto che sono stato per la prima volta a Viareggio, ma pioveva. Però la strepitosa mangiata di pesce sul lungomare è un must, tantopiù se subito dopo in una videoteca compri il dvd di Oscar Insanguinato con Vincent Price. Poi. Nella provincia pisana un po’ meccanica ho riprovato l’ebbrezza delle partite a biliardino al bar, nonostante un caldo abbacinante che sudi più che se al posto degli omini rossi e blu fossi te a girare su te stesso. Ho girato per Pisa e Pontedera e lì sono entrato nel regno della Piaggio a vedere Vespe strane e una mostra di De Chirico: tutto gratis, ve lo consiglio. Mi sono incazzato perché in albergo a Ponsacco usavo le saponette un giorno e me le portavano via senza rimetterle, va a capire il perché. Ho cenato a casa di un ragazzo che abita in una fattoria sull’argine dell’Arno: eravamo io, la Noe, un po’ di amici, gli animali e le zanzare. E qui, in un garage, ho giocato a Pro Evolution Soccer con sullo sfondo un trattore gigantesco. Questa ancora mi mancava. Ho persino cantato -quanto tempo!- giocando a SingStar sempre su PlayStation, scoprendomi grande interprete di Don’t You dei Simple Minds, ma improvvisando persino Biagio Antonacci che a malapena conosco un par di (orrende) canzoni. Ho scoperto che la FirenzeMare è lunga e uggiosa, ho mangiato ciliegie appena colte dall’albero, ho deciso che un giorno mi ritirerò e diffonderò l’aperitivo trendy e la musica indie in un locale là nella provincia. Ho preso treni, sono svenuto dal sonno, ho cambiato aria anche se l’aria non ha cambiato me. Martedì sono tornato alla solita vitaccia e già preparo un altro viaggio, di quelli seri. Ma non dico ancora niente. La valigia non la sfaccio mai del tutto, destino di noi che si cerca non si sa cosa e non si sa dove. E contenti di essere fatti così.