2008 – VIENNA

(on the air: Falco – Rock Me Amadeus)

E dunque siamo arrivati alla fine del 2007. Fruttifero per chi come me ha trovato un lavoro, anche se quest’ultimo finirà a giugno con poche possibilità di continuare. Volevo dire davvero un fottìo di cose, tipo cos’altro è successo a me, a voi, al mondo. Ma non mi va. Mica per niente, ho la giustificazione, in serata parto. Il primo Capodanno all’estero, nel gelo di Vienna. Ciò vuol dire temperature ampiamente sotto lo zero e possibile neve, torta sacher e schnitzel, waltzer e vin brulè. Se sopravvivo, se torno, se due non fa tre, ci si risente con l’anno nuovo. Non foss’altro per aggiornare l’archivio con l’inizio di questo quinto anno di blog. No sul serio, poi vi racconto, anche con le foto: sapete bene che non sono avaro con gli appunti di viaggio. Intanto statemibbene, divertitevi e non fate nulla che io non farei. Buon anno.

CINE-TIVU’-PANETTONI

(on the air: Elio e le Storie Tese – Christmas With The Yours)

E anche questo Natale…se lo semo levato dalle palle.

La citazione è un must di ogni anno, da ormai la bellezza di 24 anni. Tanti ne sono passati dal primo antico Vacanze di Natale. Non so voi, ma io in dono ho ricevuto il dvd di Hot Fuzz (che non vedo l’ora di vedere), cento euri e (rullo di tamburi) un cavo USB. Il resto dei regali, ovvero un altro centinaio di euri e un pacco misterioso, sono in giro. L’uno nel caveau di qualche banca, l’altro disperso nell’etere o in un tir fermo all’autogrill del Brennero. Intanto sono alle prese coi postumi del pranzone natalizio nel ristorante in pieno centro di Roma – che clamorosa magnata di pesce – e lasciatemi dire: che bello riappropriarsi di via del Corso senza isola pedonale, con la maggior parte della gente fuori dai coglioni e solo qualche macchina che bazzica in giro. Bello uscire dal ristorante con l’aria frizzantina e non trovarsi in un parcheggio con la ghiaia, tipico del posticino fuori porta. Io sono cittadino dentro. Oltretutto dopo cinque minuti che passeggi, scorgi due tipi loschi appoggiati alla serranda chiusa di un negozio e uno dei due è Lapo Elkann col suo crine leonino, ma senza i suoi gustosi occhiali griffati e manco la felpa della Fiat. Son soddisfazioni immense. Ma per caso i parenti non lo avevano invitato a pranzo a casuccia? Sono reduce anche da una cena cinese con Dio, che presto sarà di nuovo a Roma in via definitiva e son contento. Cheppoi io mi chiedo perché ‘sti dannati musi gialli debbano portare l’intera cena sul tavolo a velocità WARP. Che oltre a farti strozzare, fanno venire strane idee al tuo commensale, tipo quella di proporti la visione di Paranoid Park di Gus Van Sant. Ora mettiamo in chiaro una cosa. Il 25 sera, a proposito di grandi registi, ho pagato dazio a Neri Parenti e al suo Natale in crociera, e vi dirò, pur essendo un maxispot della Costa crociere mi è piaciucchiato. Niente donne nude se non la Yespica un po’ discinta, e niente particolari grevaggini, ma udite udite, fa ridere. Tornando all’appena visto Paranoid Park, bè, Van Sant sarà un genio del cinema, ma se questo è il genio, per me resta incompreso e non è la prima volta. Il film, seppur tecnicamente e stilisticamente girato benissimo, si sforza di essere scioccante ma è troppo asettico e statico per essere qualcosa di senso compiuto. Se fossi un critico ne osannerei l’ottima e manierata regìa, ma io non sono un critico. E allora: comunque bravo il ragazzetto protagonista, volutamente inespressivo davanti a qualsiasi cosa gli capiti. Però poi. Vabbè l’omicidio sullo sfondo, vabbè il disagio giovanile a far da protagonista, ma azione zero, suspence poca, ragionamenti scarni, noia un pochettino troppa. Oggi o domani mi rifarò con il piatto forte della mia scorpacciata cinematografica: La promessa dell’assassino (titolo del cacchio..chiamarlo Eastern Promises no?) del maestro David Cronenberg non mi deluderà, ne sono matematicamente certo. Dopodichè, pausa fino all’atteso ritorno del mitico Oronzo Canà. Anche se già so che il paragone con il primo sarà  impietoso. E intanto ho ingurgitato con piacere una valanga di film dal 24 in poi. In tv mi sono cibato di: Un povero ricco con Pozzetto e la Muti, che è sempre validissimo da rivedere, È arrivato mio fratello con Pozzetto, un po’ meno valido, ma è la prima volta che lo seguo con più attenzione, Mars Attacks! ovvero il peggior film di Tim Burton, anche questo però, seguìto per la prima volta con attenzione superiore al solito. Poi finalmente ho visto per intero Willy Wonka e la fabbrica di cioccolato, quello vero. E Gene Wilder in mezzo agli umpalumpa, è più bravo e inquietante di Johnny Depp, diciamolo. Infine mi sono sparato (rinunciando più o meno volentieri a The Blues BrothersMetropolis di Tezuka Osamu, capolavoro fantascientifico animato, liberamente ispirato al geniale omonimo lungometraggio di Fritz Lang di ottant’anni fa. A seguire, verso le tre di notte di ieri, hanno dato anche La Pantera Rosa: il mistero Clouseau. Ovvero la dimostrazione lampante di quanto sia inarrivabile Peter Sellers e di quanto un film orfano di lui sia completamente inutile (ci provò invano naufragando miseramente anche Benigni): ho retto dieci minuti prima di cestinarlo. Ora sto persino dando un’occhiata distratta a Moulin Rouge, ma ahimè ci sono troppe canzoni per i miei gusti anticinemIusicali. La domanda è: mi scapperà financo di rivedere Ladyhawke? Vi ho rotto abbastanza le palle? Visto che sono tipo tigre in gabbia, in mattinata me ne torno al lavoro. Due giornate lavorative soft con entrata più tardi e uscita più presto e domenica sera volo a Vienna per il Capodanno mordi (la sacher) e fuggi. A lavorare ci torno il 4 che è venerdì, fate voi. Comunque prima di partire vi saluto, state tranquilli.

NATALE SENZA FRETTA

(on the air: Neri Per Caso feat. Paola Cortellesi – Sella Le Renne)

Oh ragazzi, il Natale è qui. Lo vedo, manca un’ora. È qui nella mia giornata completamente casalinga davanti al piccì a non fare una mazza. Natale è guardare su LA7 due film di Pozzetto uno di seguito all’altro (e uno lo sto ancora vedendo). Natale è mia madre incazzata da ieri sera per  una discussione su un caricabatterie da batterie ricaricabili. Natale però, è mia madre che le passa l’incazzatura e io che le do una mano a cucinare. Natale è chiacchierare con la Noe al telefono dalla terra toscana, in attesa che arrivi il suo compleanno. Natale è fumare una sigaretta fuori al terrazzo guardando le mie piante e apprezzare l’aria frizzante della tarda mattinata. Natale è mangiare una minestra tonno e pomodoro davvero ottima. Natale non è strafogarsi di cibo e di dolci, cazzo. Natale è non solo aver già comprato, ma aver già dato e ricevuto più o meno tutti i regali. Natale è tentare un minimo di organizzare le mie poche prossime giornate viennesi. Natale è evitare accuratamente di giocare a carte. Natale è sapere che qualche anno fa non avrei detto tutto questo. Natale è scrivere sempre le stesse cose, tipo quella volta nel 2004 che scrivevo di quando, un anno prima, avevo passato il 25 a bere rum, fumare canne e cantare Dio è morto. Natale è ricordare la chiacchierata dell’anno scorso con il tassinaro immaginario. Natale adesso è un giorno tranquillo come tanti. Oddio, io vi ho parlato della vigilia. Domani sarò a pranzo fuori coi parenti a un passo da piazza di Spagna (e quest’anno il ristorante l’ho scelto io). Ma senza fretta, senza rotture di coglioni, senza abbuffate, senza malvolentieri. Natale è qui, manca meno di un’ora. Natale è tranquillo con quel pizzico di noia intermittente come le luci dell’albero. Che ci sta bene perché ogni tanto addirittura manca, lo ammetto.

Buon Natale! E non vi stancate troppo, non ne vale la pena.

IO E IL NAVIGATORE MIO

(on the air: Kate Nash – Mouthwash)

Quello appena passato, è stato il compleanno più tecnologico della mia vita. Sì, più di quella volta che per i diciott’anni mi regalarono il rivoluzionario lettore compact disc, di certo più di quella volta che mi regalarono la radiolina per sentire le partite a undici anni, o il giradischi per i quarantacinque giri quando di anni ne avevo sei. E addirittura più di quando un paio d’anni fa arrivai addirittura a possedere lo stereo da casa con lettore mp3. Questo genetliaco li ha battuti tutti. La Noe mi ha regalato la stampante/scanner/fotocopiatrice che ha sostituito i due dinosauri che avevo ormai esposti tipo polverosi pezzi da museo poco funzionanti. Ho acquistato un maraviglioso gioco a quiz per la Playstation 2, salvo poi accorgermi che è solo ed esclusivamente sul cinema. Maffigo lo stesso. Mi sono comprato l’hard disk esterno con tanto di telecomando e presa scart e cazzi e mazzi. E c’è da dire che appena avrò un po’ di tempo, i miei miseri quaranta giga di hard disk del piccì fisso saranno di nuovo salubri come una piscina termale quando non c’è nessuno dentro. Ma signori miei, l’oggetto culto del Natale duemilaessette è senza dubbio il navigatore satellitare, che ormai è alla portata delle tasche di tutti. In particolare di quelli che ogni anno fanno due coglioni perché spendono meno per il cenone eppoi comprano trenta panettoni e cinquantasei cotechini e creano file ovunque per quindici giorni inquinando la città con le loro facce allucinate perché sono alla ricerca del regalo. Facce da imbecilli, ecco. Comunque, io che del cenone me ne fotto, ho comprato un navigatore rotto, perché Trony non mi aveva avvertito della partita avariata di Packard Bell che stavano rifilando a cani e porci. Non si accendeva proprio. L’ho cambiato. Ho preso il MIO. È una marca, non vi sto coglionando. Ho preso quello europeo per non sentirmi provinciale. Indi per cui sono passato alla fase due: provare il navigatore. Come tutte le mattine sono uscito in ritardo per andare al lavoro, e ho acceso il mio bell’oggettino fescion. Solo che la ventosa non mi si appiccicava al cruscotto, e sul vetro stava un po’ troppo distante da me. Alla fine l’ho messo al vetro e sono partito alla ventura. Ora certo, io mi chiedo cosa dovrebbe portare me, dinamico web-redattore, a fidarmi di un coso equivoco con nome maschile e voce femminile, ma me ne sono fatto una ragione esaurendomi spesso in giro per strade che non conoscevo e Domeneddio solo sa del mio senso dell’orientamento pari a quello di un fungo porcino. Ovviamente la strada dell’ufficio la so, ma volevo provare. Risultato? Mi ha ricalcolato il percorso almeno una cinquantina di volte. Ogni strada che facevo non gli andava bene. A parte il fatto che un par di volte ho sbagliato a impostare l’arrivo e magari l’arrivo era la partenza e questo qua mi diceva di tornare indietro. Dovesse capitarmi sperso per le campagne di notte, non avrei una reazione particolarmente composta nei confronti della signorina metallica che mi indica di svoltare a destra. Proseguire dritto, tra trecento metri. Bè? Tra trecento metri cosa? Vuoi dirmelo prima che mi trovi su una rotatoria che potrebbe mettermi fuori rotta e farmi finire sulla Mantova-Tirana- Melbourne? E intanto quella freccetta verde che sarei io, andava avanti. Ho fumato, anche. E pensavo. Se la signorina non fuma? Le darebbe fastidio se le fumassi una sigaretta in faccia. Ho immaginato che tra un consiglio e l’altro, succedesse più o meno questo: proseguir…coff…proseguire…coff coff…dritto! E se nel frattempo mi ero già perso? Ah quante colpe hanno le multinazionali del tabacco! Poi sono sceso dalla macchina e l’ho messo in tasca. Solo che avevo inavvertitamente tolto il volume. Volevo camminare fino in ufficio seguito dal satellite, avevo anche l’aria imbarazzata per paura che qualche passante sentisse strane voci dalla tasca del mio cappotto. Temevo chessò, una denuncia per sequestro e sevizie alla Puffetta. E invece quello s’era ammutolito. A ritorno dal lavoro non è andata meglio: io e la Mio signorina siamo stati tutto il tempo a polemizzare. Certo se avessi letto le istruzioni, chissà. Ma ho problemi di concentrazione, non arrivo mai alla fine di un libro. Quindi vado a tentativi. E tra un po’, cazzarola, saprò calcolare esattamente e a occhio, quanti sono quattrocentottanta metri. Che nella vita serve sempre. La mia tredicesima immaginaria, ho scelto di spenderla così. Fortuna che ci sono queste ricorrenze e i soldi li incasso lo stesso. E ora scusate, ma sono tre giorni che ho trentatrè anni e sto ancora risentendo dell’ennesima deleteria cena di redazione, svoltasi lunedì tra litri di alcol e chili di cibo presumibilmente assassino. Io nelle trattorie romanacce zozze non ci voglio andare più, sappiatelo. Se mi  invitate non ci vengo, eccheccazzo. Cheppoi detto tra noi, tranne qualche ottima eccezione, a me la cucina romana fa ribrezzo.

E ora…tra due metri svoltare a sinistra. Se non sbaglio dovrebbe esserci il letto.

DICA TRENTATRÈ

…trentatrè trentini, gli anni di Cristo e via dicendo. Sì, bè, lo so, è ora che corregga quella dannata description a sinistra. Qui si invecchia di un anno e sempre deficienti si resta. Suvvia, è una domenica sottozero, ma non siate timidi, fate gli auguri al vostro Ataruccio e aiutatelo a sentirsi un po’ meno decrepito.

QUI SI FANNO MIRACOLI

(on the air: The Hives – Tick Tick Boom)

Sono qui mentre dalla finestra arriva una corrente gelida e bastarda, l’alberello di Natale ha spento la luce e Benigni sfrangia i maroni con Dante, anzi ha finito or ora. È pure finito lo sciopero dei tir. E adesso mi chiedo cosa ne farà la gente delle provviste acquistate per sopravvivere fino al prossimo millennio dentro un bunker antiatomico. E i vecchi rincoglioniti che prendono la macchina una volta al mese? Quel pieno di benzina che hanno fatto, se lo porteranno nella tomba? Qualora fosse stata richiesta la cremazione, bè, si fa prima. Adesso sono tutti più tranquilli, tranne me che devo prenotare il pranzo natalizio coi parenti senza sapere quanti siamo perché c’è sempre mezzo tavolo che non sa se trova qualcosa di meglio da fare; devo prenotare il cenone di Capodanno a Vienna, perchè va bene fare i gggiovani  alternativi che mangiano al chiosco, ma cazzo, a Vienna fa un freddo becco e mangiare per strada non è la mia aspirazione, e diciamolo, talvolta alternativo fa scopa con coglione. Devo altresì, cari lettori, sentire un altro paio di ristoranti: bramo uno sciccoso tavolo da due per festeggiare i miei anni di Cristo, che come quasi tutti voi avrete certamente rimosso, si materializzeranno nella giornata di domenica; poi, uno scrausissimo tavolo da nonsisabenequanti per la cena natalizia di redazione, devastante e ignorante più che mai, in uno dei luoghi più zozzi di Roma. Quando avrò finito di parlare coi ristoranti, inizierò a parlare coi risotti, le cotolette e la sbriciolata con crema chantilly. Altro che San Francesco e le bestie. Eppoi il santo umbro trangugiava rosolio e nocino, io non ho bisogno manco del Tavernello, sono così di mio. Va là, m’è venuta voglia di fumare. Vado a reprimerla con un bicchier d’acqua.

UN TITOLO A CASO DI STAMPO POLEMICO

(on the air: I Cosi – Rosa)

Bene, non avete partecipato poi così numerosi al gioco del menù. Comunque sappiate che i primi non li avreste mai azzeccati, soprattutto i tagliolini con petto d’anatra, asparagi o non so cosa. Tanto il sapore era univocamente di brodo. Oggi mi lamento, rischiando e sapendo di essere noioso. Ho fatto una fila bestiale per mettere venti euri di benzina, mentre in giro chiudevano genialmente le strade per lavori con grande spiegamento di vigili. E Roma, a me Roma fa sempre più schifo per com’è ridotta, era paralizzata almeno quanto i tir in autostrada. Poi mi sono chiesto perché un’enciclica è al primo posto nella hitpareid dei libri. Nel pomeriggio qualche automobilista ha cominciato a rinunciare alla macchina prima di rimanerci per strada, a secco. Alla fine gli scazzi ti passano tutti davanti a un buon aperitivo post lavorativo. Però poi mi sono fermato a pensare in una coltre di sigarillo al caffè. Qui la gente smadonna, stanno finendo i beni di prima necessità e ci sono tanti altri problemi che non sto ad elencare per non passare da massaia al supermarket. Accendo il piccì e cosa si fa sui blog? Si parla della censura a Luttazzi. Orrore orrore, povero Luttazzi censurato! Posso dirlo? A me di Luttazzi e del fatto che l’hanno censurato, non me ne frega un beneamato cazzo. Campo bene/male anche senza Daniele Luttazzi. Daniele Luttazzi campa meglio di me, perché prende soldi (non credo pochi) parlando da anni di liquami, sesso, preti e politici (sempre gli stessi). Guadagna sfruttando la merda di cui parla. Non mi interessa che dica cose giuste, intelligenti, volgari e neanche che il suo evidente livore non mi faccia ridere per niente. A me Luttazzi non serve. Se e quando censureranno me, magari mi incazzerò. Sinceramente auspico che spariscano presto anche la Ventura, Benigni, la De Filippi, Costanzo, Vespa, Mentana e Celentano. Epperò la censura a Luttazzi fa tanto radical chic, è giusto parlarne, è giusto che ogni bravo blogger, nella sua rappresentazione del vuoto, si indigni a modo suo con il culo ben piantato sulla sedia ergonomica.

Ecco, ma io più che altro vorrei sapere se gli autisti, i riottosi autisti dei tir bloccati in autostrada, e in particolare quelli che trasportano le mozzarelle e l’ortofrutta, hanno organizzato un’insalata party al casello di Fiano Romano. Che sennò la roba va a male. E se eventualmente hanno chiamato anche i trasportatori di tonno – che ci sta sempre bene – nonostante lo scatolame abbia un periodo di decadimento più lento di quello del cesio 131. 

Eppoi volevo sapere che cosa vi porta Babbo Natale.