STAND-BY MODE: ON

(on the air: The Infadels – Can’t Get Enough)

C’è un abete di fronte a casa mia, una sorta di abete, è una conifera, mi  intendo più di piante grasse, fatevi andare bene l’abete. Insomma questo abete o chi per lui, sta lì da prima che gli costruissero i palazzi intorno, immobile. Cresce in mezzo a un prato ed è alto più di un palazzo di sei piani. Ha visto nascere e morire persone, ha visto ladri che tentavano il colpaccio, ha visto traslochi, macchine che andavano in pensione, ha visto alberi più giovani di lui morire perché seccati dal vento dal sole e dal freddo oppure tagliati da una motosega, ha visto gente che falciava l’erba, gente che la fumava, storie d’amore finite in un amen. Lui però sta lì, popolato da passeri, cornacchie, piccioni, miriadi di insetti e chissà quali altri animali che neanche so che esistono. Quell’albero è casa. Ho una Polaroid scattata nell’ottantacinque che si vedono i rami piegati sotto il peso della neve. Dalla parte del balcone della cucina, io e mia cugina più di vent’anni fa ci raccontavamo le storie da brivido nei pomeriggi estivi, lui ne è testimone e potrebbe raccontarlo, lui si ricorda di quelle storie, io no. Come quando chiamavo i miei amici che abitano di fronte, che ho perso di vista forse perché lui è cresciuto e copre un po’ l’orizzonte corto che divide i due edifici. E tutte le sigarette accese fuori per non far sentire la puzza di fumo, che me la facevo sotto quando le tiravo giù dal quarto piano non ancora spente, c’era l’afa, cantavano quelle stramaledette cicale e avevo paura di provocare un incendio di cui sarei stato accusato dopo un attento esame del DNA sul mozzicone. Uno psicodramma: sarei finito in galera e per di più i miei avrebbero scoperto che fumavo. Cheppoi ai miei non glien’è mai fregato un cazzo. Lui, quel conifero, si è accorto che ero un imbranato. Lui è immobile, ogni tanto lo scuote il vento, ogni tanto caccia fuori un ramo nuovo e invecchia un altro po’, ma si mantiene sempre bene. Ecco, io oggi, in questo periodo, mi sento così: lascio che intorno succeda di tutto e resto fermo a guardare. Spero che almeno i cani, quando gli scappa la pipì, vadano da un’altra parte. Puah.

Doveroso PS: ciao Guido!

LO SQUALO DELLA FINANZA

(on the air: Stars – Take Me To The Riot)

Vi ringrazio davvero tanto per essere accorsi numerosi alla festicciola per i quattro anni del blog e prometto che integrerò, commosso, il post con i commenti che ancora non ho inserito. Se qualcuno vuole ancora farmi gli auguri o guadagnarsi un link per salire nella classifica più farlocca dell’universo (quella di babele), scenda pure di un piano.

Ma veniamo a robe moderne. Il periodo non è propizio per attività che richiedano un uso più o meno normale di massa cerebrale, di conseguenza mi pesa fare qualsiasi cosa. C’è stato il freddo, si sono tutti impauriti e io fischiettavo allegro nel vento gelido. Ero di buon umore, sì. Adesso fa meno freddo e l’unico lato positivo è che non trovo i vestiti così antartici quando vado a indossarli. Vabbè. Quindi poi oggi mi sono riscoperto un consumato squalo della finanza. Era tanto che non mi capitava. Ma voi pensate che prenotare un viaggio su internet sia facile? Ho ricaricato la PostePay e fin qui tutto bene, anche se contare un migliaio di euro dentro un ufficio postale, capite bene che è quantomeno azzardato. Poi, come sempre succede, le azioni dei voli e degli hotel salgono e scendono di minuto in minuto. E se per un attimo ti sembra di poter risparmiare, l’attimo dopo sei fuori budget. Ci dev’essere un grande vecchio che manovra i prezzi di continuo con sadismo e maestrìa. Ma lì è il colpo di genio. Aggiornando per la terza volta la pagina, ecco che magicamente rientri nel budget. Le azioni del Miramare di Riccione sono in picchiata! Compro compro compro. Subito dopo vanno alle stelle e sono cazzi. Mi sono mosso meglio di uno squalo, diciamo come un salmone biturbo del Volga. E la Noe con me. Per farla breve, alla fine il mio capodanno sarà viennese. Quando finisci una prenotazione on line, stremato, non puoi  nascondere dietro le occhiaie, un sorriso di estrema soddisfazione. Il bel Danubio blu, Mozart, le sue palle, Prima dell’alba*, gli Ultravox* mi attendono.

* citazioni motivate e facili da capire.

QUATTRO ANNI A FREGARCENE

(on the air: She Wants Revenge – Out of Control)

Questo blog ha quattro anni. Ormai parla e cammina e tra un po’ lo mando all’asilo. Se passa un altro po’ di tempo finisce che anche lui apre un blog. Sentite, facciamo una cosa, cari lettori. Che siate in pochi ma buoni o tanti ma cattivi, lasciate quello che vi pare nello spazio dei commenti. A cosa vi è servito il mio blog, vi fa schifo, un parere su di me, la lista della spesa, donazioni monetarie. Al limite facciamo così: voi scrivete che poi io con un po’ di buona volontà vi pubblico in questo spazio e così allunghiamo ‘sto brodo, dai dai. Del resto io un altro post autocelebrativo non lo reggo e ho anche un certo sonno e questo e quell’altro. Questi dodici mesi ricchi di succosi cambiamenti mi hanno portato a scrivere meno di sempre, eggià. Ma comunque. Quattro anni a scrivere minchiate. In fondo c’è gente miliardaria che le scrive da molto più tempo. Tanti auguri ammè.

UPDATE

Eccovi un’infornata di commenti…grazie a tutti! e continuate, mi raccomando.

a me mi piacciono questi quattro anni che ho conosciuto atarumoroboscio e la noè.
sì.
ecco.

Rael

io, ti leggo, poi la mattina è tutto più facile 😛

Bloggointestinale

Io credevo che questo blog mi avrebbe portato un tipetto biondino, magretto, con la coda di cavallo e gli occhi acquosi. Invece mi ha portato il tizio con gli occhiali, i riccioli bruni e una certa predilezione per il cibo. Dai, alla fine ci avrò anche guadagnato, ma se speri che ti paghi per questo te lo scordi. Non mi ricordo neanche quale è stato il primo post che ho letto qui. Però mi ricordo un miliardo di altre cose, che a leggere la vita di un altro, tutta la vita di un altro, sullo schermo del pc, fa sempre un certo effetto. Per non parlare dell’effetto che fa rileggere tutto quel miliardo di cose, tutta quella vita, direttamente negli occhi di quella persona. A me questo blog m’ha portato tante risate, qualche brividino, malinconia, amore per la notte e per i discorsi fatti tanto per. Tanto, chissenefrega. Solo che a forza di discorrere, ben si sa che n’è venuto fuori…ma comunque chissenefrega. Buon compleblog e anche per quest’anno l’abbiamo sfangata.

Noeyalin

quattro anni scivolati in fretta e tu
mi piaci come sempre
forse anche di piu’
m’hai detto
so che e’ un contosenso ma
l’amore non e’ razionalita’
non lo si può capire
ed ore a parlare
poi abbiamo fatto l’amore
e’ stato come morire
prima di partire potro’ mai
dimenticare dimenticare
l’infinito sai cos’e’
l’irraggiungibile fine o meta che
rincorrerai per tutta la tua vita
ma adesso che farai
adesso che io mi so
infiniti noi
so solo che non porta’ mai finire
mai ovunque tu sarai
ovunque io saro’
non smetteremo mai
se questo e’ amore
amore infinito
ovunque tu sarai
ovunque io saro’
non smetteremo mai
se questo e’ amore
amore infinito
Mahh, in realtà non c’entra un cazzo però si diceva dei 4 anni… vabbè auguri anche per il tuo compleanno vero che… ehm… ecco… non ricordo bene la data…. vabbè dai tanto tu non sai quand’è il mio. Pari e patta.
io non mi sforzo più di tanto, come del resto hai fatto tu…
mi limito agli auguri!

La Ste

TANTI AUGURI!!!
Io ti leggo da tre e passa…pensa tu…

Ninna_r

Questo è uno dei primissimi blog che ho letto. Non mi ricordo come ci sono arrivata, ma so che è diventato immancabile l’appuntamento con L’Atà, che Tu e Bergonzoni insieme una sera a cena fareste impazzire, che il taxista mi manca, e anche l’indiano dal nemo impronunciabile aveva il suo perchè.
Il post inutile del sabato poi si commenta da solo.
Buon compleblog Atà!

LeMieMari

sono un utente anonimo… ti leggo da circa un anno… di blog ne ho visti e stravisti e, credimi, il tuo merita, cazzo se merita… ha tutti gli attributi giusti…
e non fa niente se ultimamente posti di meno… l’importante è che continui a farlo…

Utente Anonimo

Io ne ho appena fatti tre e di questa cosa, del fatto che ne ho appena fatti tre, di anni, ecco, me ne sono ricordato giusto in questo istante, leggendo il post. Quindi: non so bene a cosa mi sia servito il tuo blog, ma so con certezza a cosa mi sia servito questo post. E se non è qualcosa, buona camicia a tutti.
[Ste]

Noantri

Moroboshi, che le posso dire?Sono ormai alcuni anni che lei mi intrattiene piacevolmente e sapientemente, mi vien dietro in oscure elucubrazioni verbali e rimane fedele a sé stesso. Soprattutto fedele a sé stesso. È una delle cose che apprezzo di più, sa? E di cui la ringrazio. E se proprio debbo riassumere, allora mi associo a Rael. Ecco.

Thunderblue
io sono una orrida lurkatrice.
Ma “a me me piasci un fottìo, Loran boy!”
Pillow

dunque. riepilogando. tu, i quattro anni, li hai appena compiuti, io, ataruccio, li compio il 1° gennaio. bene. benissimo. questo, però, cosa deve farci pensare? no, non che siamo due blog-reliquie ambulanti, ma che forse è giunto il momento di berci quella cazzo di birra assieme!!![èppi bèrdei + commozione + ammmore]
passo poco da qui ma ogni tanto mi fermo e spesso sorrido.
perché il blog di ataru è uno spaccato preciso della romanità più radicale.
pregi e difetti, tutto incluso.
Ge
Già 4 anni? beh… che dire, se non c’era l’Ataru blogger, non c’era manco la Boc blogger… sicchè… prosit!

Boc

Quattro anni, a stento hai imparato a parlare, e già spari tutte queste cazzate? Auguri.

I due geni

benvenuto nel club dei quattro anni.

Ari

Arrivo da Rossomoleskine (adesso si chiama così), auguri per i quattro anni.

io ti leggo da un paio di anni, ma tanto l archivio me lo sono spulciato uguale e allora non fa differenza.4 anni portati benissimo direi, ora metti lo zainetto che si va all’asilo ataru 🙂

Sciroccata

A parte Akamota, mio amico blogger di lunga data ormai, che i c*** suoi non se li sa fare per nulla e se gli dici una cosa il giorno dopo lo sa il mondo intero e forse anche gli e.t. vari nell’universo (ed io non imparo mai le leizoni …) … va bene. Lascio il mio commentino ad Ataru e al suo bloggheanno.Non ti leggo se non da due mesi circa, ma a primo impatto mi è piaciuta la tua schiettezza, e forse anche un velo di malinconia nella cose che a volte scrivi, o almeno in quelle che ho letto io inizialmente. Concedimi di leggerti per i prossimi .. quattro anni ed anche di più, sempre che non vada via io prima 😉

Buona serata Sig. Ataru, e soffi sulle candeline virtuali, che noi stiamo tutti quà “apparati” con le macchine fotografiche !

Beh beh… un viaggio… iniziato con uno scambio di preziose mail, una serata iniziata con una passeggiata, perdendoci per le vie di Bruxelles, trovare finalemente il ristorante, mangiare relativamente bene, a parlare di tutto e di niente, come se ci conoscessimo già da tempo, ricamminare sotto la pioggia io tu la Noe e il suo meraviglioso cappellino (mò mi uccide) ed infine le risate che non sono mancate… credo che sto blog merita di essere festeggiato… a me grazie a lui ha regalato tutto questo!Per quanto possa essere assente nei commenti, leggo spesso, ognuno di voi!

Auguri!

io, lo sai, arrivai qui via noantri. Ovviamente sono amaramente pentito di aver conosciuto sia loro, che te 🙂[ah, viva la topa]
[godo, nell’andare off topic]

Ci conosciamo solo da 4 anni? Sembran molti di più! :-**

Ieri cercavo di spiegare ad una persona che cos’è un Blog…e perchè avessi deciso di aprirne uno…colpa tua e di queste Ataru.Splinder………..e questi 4 anni sai mi son passati velocemente davanti. Kiss

Anonima (forse A.liena?)

4 anni di minchiate impagabili.
Arrivo in ritardo, infreddolita, spaesata e pure un pò svogliata.
Se questo blog è riuscito a farmi scrivere un pensiero…
ha sicuramente la sua utilità sociale 😉
E poi, qui giace un post dedicato a skorie.
Anche solo per questo, i miei auguri sono sentiti e sinceri!
Smack!

Siskatank

toh.. buon compleblog..
buon’annata quella del 2003! ^_^

IRI

Oh….sono arrivata in ritardissimo, ma porto una crostata di marmellata di pesche fatta con le mie mani!!!AUGURISSIMI per questi quattro anni di creatività!!!
:)Giorgia

Fairygirl79
………………………………………to be continued?

LE PAROLE CHE NON VI HO DETTO

(on the air: Rooney – When Did Your Heart Go Missing?)

Ecco, vi chiederete che fine ha fatto in questi giorni quel briccone di Ataru. Sappiate che ho prima di tutto contratto una strana malattia per cui vengo colpito da sonno fulminante quando meno me lo aspetto, che sto tentando di vedere Planet Terror di Robert Rodriguez e non ci sono ancora riuscito e in compenso ho visto Il buio nell’anima di Neil Jordan con Jodie Foster e non mi ha convinto. Ho acquistato il cofanetto della Universal con quattro film di Dracula a cavallo degli anni trenta-quaranta con tra gli altri il grande Bela Lugosi, cinque euro al mercatino sotto l’ufficio e sono veramente soddisfatto. Mi manca la giacca di velluto fricchettona che la cerco da un paio d’anni senza successo. Ho cucinato penne alla vodka per cinque persone e ho posto le basi per il mio Capodanno a Vienna mentre gli amici Mr. Lance e Mr. Wolf hanno prenotato per Cuba. Quando si dice diversità di vedute. Sto anche per comprare il navigatore satellitare, consigliatemi  un po’, che non ne capisco  (quasi) un cazzo.

Ma questo gingillamento finisce qui, ho soddisfatto le vostre curiosità, veniamo al post vero e proprio. Pensateci, non è difficile. Basta fare la ricerca giusta su Google per accorgervi che nel vostro blog non avete usato alcune parole. Mai usate. Potrebbero essere parole complicate ma anche no. Cosa ne potete sapere se non controllate? Io l’ho fatto, m’è venuta la curiosità di sapere. Potrebbe diventare una catena, io non la passerò a nessuno, ma se volete divertirvi sul vostro diariuccio telematico, il gioco non l’ho ancora portato a brevettare. Cosa ho fatto? Ho pensato di trovare tre parole e tre personaggi che non avevo mai nominato prima, eccoveli:

Parole.

Schiaccianoci: evidentemente non sono un fan delle noci e neanche di Ciaicoschi (lo scrivo così per comodità), eppure l’arnese per stritolare la frutta secca non mi è mai servito a una mazza qui sopra.

Sambuca: sarà che il sapore dell’anice non mi manda in sollucchero, sarà che il caffè mi piace liscio, ma la sambuca finora era rimasta in cantina.

Lampadina: giuro, questa è una sorpresa anche per me. Lampada c’era, ma lampadina no. Ecco perché avevo così poche idee per il blogghe, non mi si è mai accesa la lampadina. Ma dico io, la lampadina! Non ho mai scritto che cambiavo una lampadina, niente di niente.

Personaggi.

Diocleziano: imperatore romano piuttosto stronzo. M’è sempre piaciuto il nome, mi sembra assurdo che io non lo avessi finora mai citato. Lo faccio adesso. Pure un altro paio di volte per recuperare: Diocleziano e Diocleziano.

Fabrizio De Andrè: il grande cantautore genovese non era mai comparso su queste pagine. Me ne dispiaccio. Credo però che il motivo sia da ricercarsi nel fatto che io non ascolto De Andrè. E adesso via con gli ortaggi e le uova marce contro Ataru. Grandi testi, per carità. Però io di solito ascolto anche la musica, altrimenti leggo un libro e ciccia. Ecco spiegato perché il Faber non c’è.

Mario Adinolfi: l’autore di questo blog ha sempre sostenuto che gli orsacchiotti fossero gente bella e simpatica e che non fossero palloni gonfiati. Siccome il blogger Adinolfi è un peluche che non rispetta gli assunti di cui sopra, non era mai stato nominato. Lo nomino oggi per ricordarvi di non regalare un euro al Partito Democratico, tanto se proprio volete spararvi sui genitali avete tempo, basta che andiate a votare (destra o sinistra, non fa differenza) alle prossime elezioni politiche.

Ora vi dico che: briccone, fricchettona, gingillamento, arnese, Jodie Foster, Neil Jordan e Tchaikovsky, non erano mai stati nominati prima, per questo a fine post ho aggiunto i corsivi. E giuro che non lo sapevo, mi sono solo messo ad analizzare semanticamente tutto il post. E ho scoperto che anche "semanticamente", non l’avevo mai scritto qui.

Preparate gli auguri e i bicchieri per lo spumante: il prossimo post, quello del diciotto ottobre, sarà in concomitanza con il quarto compleanno di Machissenefrega. E non ho ancora uno straccio di idea su come festeggiare. Bof!

METEREOPATIA TRIBALE

(on the air: David Bowie – New Killer Star)

PROLOGO: ho acceso su ItaliaUno e mi sono sconfortato: c’è il gioco-truffa (telefonate a cento euro al secondo) delle sillabe che di solito danno sui canali scrausi, condotto dalle ammiccanti (chi ha detto zoccole? vi ho sentito, voi, là in fondo!) Alessia Fabiani e Melita Toniolo. L’incapacità di quest’ultima è disarmante. Lo so, non è il suo mestiere, lo so.

Questo post è dedicato allo stimato dottor Raniero P. che ha capito il mio talento nell’accostare il rhum all’occhio di bue gusto marmellata e cioccolato. E in preda al rhum mi ha chiesto di citarlo. Lui è miocuggino (uno dei).

L’Ataru ministeriale è ormai ai suoi culmini. Intendiamoci, non sono un ministeriale, ma ne mutuo le abbondanti pause pranzo, caffè, merenda dolce, merenda salata, sigaretta, doppio caffè, doppia sigaretta, quarta colazione, mercatino nella strada attigua al fatiscente inquietante palazzo d’epoca che ora ospita la redazione, negozio di numismatica e negozio di modellismo, ma-cosa-volete-di-più. Devo dire che il rincoglionimento negli ultimi giorni è aumentato notevolmente, io non vorrei insistere sull’argomento meteo, ma questo tempo caldo umido mi sta sfinendo le sinapsi. E infatti, concentrato sulla tesserina fedeltà del bar, ogni dieci caffè uno in omaggio, lascio il pacchetto di Marlboro Medium sul tavolino all’aperto; pacchetto contenente numero due sigarette e un accendino zoppicante fin dal suo acquisto. Acquisto avvenuto a Berlino, come dire reliquia santa e sacra, feticcio delle mie recenti scorribande in terra crucca. Dopo circa due ore, i colleghi bamboccioni (aaah Padoa Schioppa, se non ci fosse lei!) fanno notare all’altro bamboccione, che sarei io, l’increscioso episodio. L’accendino Ampelmann, quello con l’omino del semaforo, cazzo! Il mio oggettino trendy svanisce, ritrovo solo il pacchetto con dentro una sigaretta, i baristi si sono dati il cambio, non ne sanno niente. In mattinata odierna saprò, e vi saprò dire se qualcuno di buon cuore me lo renderà.

Bando ai sentimentalismi, scena seconda atto primo.

Dal tabaccaio.

Ataru: volevo un pacchetto di Marlboro Medium e…ehm…accendini ne avete?

Tabaccaio: non li vede? li ha proprio qui davanti.

A: ah sì..ecco…bè sono solo questi, no?

T: …….sì…..

Ataru scarta velocemente dei piccoli accendini con disegnate scene della natura e animali e cose così. Dirotta lo sguardo su un accendino semitrasparente e seminò, il meno peggio.

A: eh…prendo questo…

T: questo si illumina!

A: ah sì? allora no, non lo voglio.

T: mh..

Non resta che l’accendino con rettile tribale. Ataru lo sceglie a malincuore, bianco con disegno rosso.

A: allora va bene questo, quanto viene?

T: un euro e cinquanta

A: occhei..

Ataru paga.

T: comunque questo se le interessa fa anche l’ologramma, guardi!

A: ihihih…aehm…aaah…ma un Bic normale no eh?

T: no.

A: ‘rivederci!

Ora detengo un accendino estremamente truzzo. Però è così bello giocare con il mio ologramma tribale. Vado stampigliando un serpente rosso in giro per le pareti e penso ai tamarri che in discoteca con questa roba ci rimorchiano puntandolo addosso alle succinte cubiste. Dannato tempo caldo-umido.

Update: l’accendino berlinese è stato restituito dal barista. Gioisco con voi.

NAINTINEITIFAIV

(on the air: Kula Shaker – Second Sight)

Inflazionati. Cotonati. Osannati. Criticati. Cantati. Sono i primi cinque aggettivi o se preferite participi passati che sul momento mi sono venuti in mente. Dovevano essere di più, ma m’è passata la voglia. Sono gli anni Ottanta. Nel 1985 nevica abbestia, i Ricchi e Poveri vincono a Sanremo con la melensa Se m’innamoro, Gorbaciov diventa presidente sovietico, c’è Drive In, il Verona di Bagnoli, Tricella, Di Gennaro, Elkjaer e Briegel vince lo scudetto, 39 persone rimangono schiacciate a Bruxelles allo stadio Heysel per la finale di Coppa Campioni tra Juve e Liverpool mentre io provo dei vestiti al Papero Giallo, Cossiga sostituisce Pertini, Amadeus di Milos Forman sbanca gli Oscar, Scorsese gira Fuori Orario, Stallone si spiezza in due, Michael J. Fox ritorna al futuro, poi Ladyhawke, Ghostbusters e Amici Miei atto terzo, Bob Geldof organizza il Live Aid, Madonna è Into the groove, i Duran sono ualbois, George Michael e i Righeira spaccano, ascolto anche Falco, i Propaganda  e Michael  Cretu, nasce Lewis Hamilton, muoiono Chagall, Calvino e Orson Welles, il mostro di Firenze uccide ancora, sequestrano l’Achille Lauro, ammazzano Cassarà, condannano Tortora e trapiantano il primo cuore in Italia. E la Groenlandia esce dalla Comunità Europea. Cazzo, questa proprio non la sapevo.

Ma soprattutto ventidue anni fa, a quasi undici anni di età, Ataru viene immortalato in una foto che allo stato attuale è stata paparazzata dai Corona’s e che compare anche su Tantottanta accanto nientepopodimenochè ad un giovine sor Labranca. Chiunque voglia sputtanarsi alla stregua del sottoscritto e di tanti altri bloggherz, rivolgasi a quei nostalgici vecchi fanciulli di Trenta, Loma e Dree.

Niente foto in copertina, andatevela a vedere.

RITROVARE SE STESSI IN UN LUNEDì QUALSIASI

(on the air: The Editors – An End Has a Start)

Riscoprire una mattinata a casa è qualcosa di commovente. Intendo una di quelle mattinate a casa dove non c’è niente di comandato. Voglio dire, non sono in ferie. Stavo un po’ acciaccato e ho deciso di riposarmi. Sabato ho bevuto alcol a sfascio durante la deleteria cena di redazione, ma non è stato certo il ridurmi come un allegro zombie a costringermi a casa. Però questa giornata la considero preziosa. Mi rendo conto che il periodo del lassismo non mi faceva capire quanto fosse bello un lunedì senza fare una mazza. Sono stato senza lavoro per più di un anno e adesso capisco. Mi mancava alzarmi tranquillo in un giorno che non fosse festivo nè di ferie, mi mancava fare colazione senza essere in coma, mi mancava l’ordinarietà di una giornata a casa senza fare niente, la serenità di far dormire sonni tranquilli anche alla macchina giù in garage. Spulciare i blog, spizzicare cibo, leggere, cazzeggiare, farmi venire in mente attività vacue che di solito rimando, fare telefonate senza andare di corsa, organizzarmi la serata senza bisogno di starci a pensare troppo. Ogni tanto serve ritrovare se stessi in un lunedì qualsiasi. Iniziare ottobre e l’autunno così. E ora se permettete, ho altre cose da non fare.