ATARU DAL TRAMONTO ALL’ALBA

(on the air: Hard-Fi – Suburban Knights)

Io ho un problema: dopo le undici di sera in questo periodo mi spengo. Mi addormento in giro, cose così. Poi torno a casa e dopo l’una mi sveglio, finisco per dormire intorno alle tre per svegliarmi necessariamente e faticosamente alle otto della mattina successiva. Di fatti volevo andare a dormire poco fa mentre guidavo in coma e finalmente, vivaddìo, un po’ di pioggia freddina bagnava Roma. Una volta a casa ho deciso di postare, ho riaperto gli occhi e si è in parte riattivata la materia grigia. Di mattina ho cominciato a prendere le vitamine per questa stanchezza cronica, vedremo cosa succederà. Le prendo col naso tappato perché l’odore del Supradyn è nauseabondo e perché vedi sotto. Per fortuna che non ho bisogno di svegliarmi ore e ore prima di uscire: mi bastano quaranta minuti scarni chè non sono nè femminuccia nè femminiello, mi faccio la barba (o meglio, una parte di essa) una o due volte a settimana col rasoio elettrico e vaffanculo al rituale della lametta e la schiuma da barba. Rarissimamente metto profumi perché al mattino qualsiasi odore che non sia quello del caffè o del tè (che è quasi inodore) mi fa vomitare. E non è un modo di dire. Anche per questo non prendo i mezzi pubblici (oltre alla mia idiosincrasia per le masse che muovono verso il loro compitino giornaliero qualunque esso sia). Gli odori: tra chi suda e chi si inonda di profumi dolciastri da uomobarradonna potrei morire, che schifo. Mi lavo però, tranquilli. Non mi pettino, vado fiero del segno del cuscino. Magari prendo la seconda cosa che trovo nell’armadio, se dicessi la prima mentirei. Una sigaretta -come Buscaglione- e sono del tutto sveglio. Ecco io non è che volessi proprio postare, infatti si vede. Ma già che internet permette a tutti di dire stronzate, ci appongo volentieri la mia con tanto di nipponica firma. Io ci provo a non fare le tre, voi siete testimoni, almeno fino alle due meno cinque.

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LA CADUCITÁ DELLA BENZINA AL SALTO

(on the air: Turin Brakes – Stalker)

Ci sono cose che si fanno solo a diciotto anni. Ieri sera guardavo due bimbetti che mettevano la benzina al salto. E qui mi è venuto in mente di quando per un anno, quel primo anno di patente, lo facevo anche io. Saltare sopra al tubo per far uscire tutte quelle cazzo di diecimilalire e farle entrare paripari fino all’ultima goccia dentro il serbatoio. Vedo che almeno in qualcosa, io diciottenne di allora, sono uguale ai diciottenni di oggi. Anche se temo che la coglionaggine alla guida sia nettamente superiore da parte di quelli di adesso. Solo un anno, certe cose come la benzina al salto non possono durare di più. Poi ti accorgi che se anche ce ne va una goccia in meno non succede niente, benzina devi rifarla dopo due giorni, salto o non salto. Ci sono cose che si fanno solo per un anno nella vita, mica solo la benzina al salto. Prendete il fumare da buffoni, per chi fuma. Si fa finta di aspirare per qualche mese o qualche giorno, comunque non si fuma da subito seriamente. Ma più di un anno no. O smetti o diventi fumatore. Ci sono storie d’amore che non possono durare più di un anno o di qualche mese perché i soggetti con cui state sono quello che sono. Mi è capitato anche questo, spesso e volentieri. Ci sono lavori a scadenza annuale e yogurt abbandonati nel frigorifero. C’è anche una sede lavorativa in un open space moderno seppur figlio degli anni ottanta e dei film di Scorsese, che non dura un anno ma sei mesi, perché poi decidono di sbatterti in un vecchio palazzo con le scale sdrucciolevoli che ci caschi e ti fai tre gradini di culo, l’ascensore che è un loculo e le fondamenta che tremano appena passa un autobus. Questo forse durerà meno di un anno, perché in fondo sono un precario. Però il centrale antico quartiere Macao è bello, pieno di storie che magari un giorno vi racconterò qui sopra ma anche no. Per un  anno soltanto si fanno uscite oceaniche di trenta persone, poi la gente scazza, si accoppia, sparisce. Per un anno scrivi cose nuove sul blog, poi non sai più che cazzo scrivere: questo post ne è un esempio lampante, ma basta spulciare qualsiasi blog aperto da un tot. Ecco come va a finire: c’è un anno che dura un anno, e cazzo questa è scontata, ma non è che dico cose false. Del resto quando si dice che l’anno vola magari è effettivamente durato meno di un anno e quando non passa mai, ovviamente sconfina oltre la durata di un anno. Sono anche un po’ stanco, scusatemi. In fondo tutto questo è colpa della benzina al salto.

NON PIOVE

(on the air: The Tuss – Rushup I Bank 12)

Vi illustrerò ora una giornata come un’altra, un martedì, oggi, in macchina, andata e ritorno dall’ufficio. Succede più o meno sempre così, che parlo da solo come da corsivi. Il resto lo penso.

ANDATA

Mattina, garage: è tardi – occhio alla colonna- vabbè è tardi ma chi se ne fotte, non ho pubblicazioni mattiniere, oddio devo "strillare" i focus entro le dieci, ma insomma si fa in tempo. Per l’esattezza dovrei essere in ufficio alle nove e sono le nove meno quattro. Considerando che in media ci metto venti minuti, fate i conti voi, io non sono bravo.

Mente locale: ho tredici sigarette, direi che bastano, nonostante i colleghi cazzeggioni mi abbiano contagiato la mania della doppietta, ovvero due sigarette di fila. Ho i soldi, niente passaggio al bancomat. Mm oggi pausa pranzo in trattoria, che prendo? Bo! E le sigarette? No ci ho già pensato, che rincoglionito. Dunque…soldi…sigarette…ah…benzina! Ce n’è poca ma mi basta anche per il ritorno ed eventuale uscita serale. Ma stasera che faccio? Uhm..c’è la Lazio, sento che Mr Wolf mi darà buca, al massimo birretta dopo la Lazio appunto, ma sarà dura. Mh.

(passa una macchina tendente al taglio della strada). Te guarda sto coglione!

Accendo la radio? No quel cd m’ha stancato, ci sono canzoni che entrano pericolosamente in testa e non vanno più via tutto il giorno. Ma che caldo fa? 26 gradi e non riesce a scappargli di piovere, mortacci sua. Si soffoca di umidità.

Traffico traffico traffico, ma non potevano restare tutti al mare e annegarci? (ma ti muovi, S-T-R-O-N-Z-A?)

SMS dell’ANSA-sport a quest’ora? Subito dopo sms della Noe, e subito dopo doppietta dell’ANSA, anzi della TIM. Vuoi la suoneria più cool del momento? invia maiale al 12345 oppure corona al 6789 o anche cane ruttone al 31885 o gatto spaccamaroni al 383910 o donna nuda direttamente a casa tua. Eliminare messaggio? Sì. Al semaforo che si fa verde solo quando hai qualcosa da armeggiare dentro la macchina. Altro semaforo. Macchina a due all’ora, passa col giallo, io resto lì. Mavaff*%&$, sempre così!

Chissà se oggi il caporedattore (cognome, ndA) arriverà in ritardo normale, in superritardo, o non verrà proprio. L’impatto col suo sorriso può avere due effetti: o ti schifi per la falsità o la prendi a ridere a crepapelle cogli altri. Toh guarda il cielo, forse pioverà, mah ci credo poco, magari mi si lava la macchina. Macchè, tempo bastardo, non piove!

Questa potrebbe essere una giornata di merda. L’ipotesi può tramutarsi in realtà, ma anche no. È singolare come svegliandoci presto la mattina, noi tutti possiamo – testa di minchiaaaa!- avere un grafico della giornata, di come essa prenda pieghe prevedibili più che imprevedibili. Difficile risollevare l’umore, difficile a volte anche farlo crollare. Ognuno ha il suo personale colonnello dell’aeronautica che sta lì con la bacchetta a indicare se è una giornataccia. Vediamo un po’…"sì, oggi per te sarà una giornata di merda, non leggere gli oroscopi, sono tutte baggianate. La vedi questa perturbazione? È solo la sfiga che avrai oggi. Non ho detto variabile, è stazionaria come un encefalogramma piatto. E tranquillo, la tua macchina resterà sporca perché non piove." Uh l’ennesimo camion delle lavanderie d’albergo! E giù a pensare agli asciugamani bianchi degli alberghi, che passano da quei camion e arrivano a destinazione in camera dove qualche tedesco imbolsito nel migliore dei casi si asciugherà le mani in un hotel di Castro Pretorio. Ma quant’è brutto Castro Pretorio? Eccomi, c’ho messo più di venti minuti. Ma anche sticazzi, basta che non siano già andati a fare la megapausa colazione.

RITORNO

Toh, la macchina non s’è lavata per niente, nonostante abbia piovuto un po’. Tempo brutto ancora. Pioverà? Sono ancora sti maledetti 27 gradi di umidità. Mi rendo conto di essere noioso quanto un vecchio sull’autobus, me ne compiaccio, pago il parcheggio, vado via. Plic. Una goccia sul vetro. Dieci minuti dopo, ploc. Altra goccia sul vetro! Accidenti, il diluvio universale mi coglierà che non avrò neanche il tempo di spegnere la sigaretta e chiudere il finestrino! Adesso arriva l’uragano Gavino direttamente dalla Sardegna. Rido. Adoro narcisisticamente il mio sarcasmo demenziale arricchito da otto ore davanti a un piccì, accanto a colleghi burloni, e la trattoria a pranzo, bruschetta appena pescata (è salata come un litro d’acqua del Mar Caspio nelle sue zone di massima salinità, visto che qualcuno potrebbe obiettare che esso è un lago salato e dunque meno salato di altri mari), pasta e fagioli piccantina anzichenò, vino bianco ignorante, vino rosso che fa acidità e amaro che stura. Cosette leggère, non da tutti i giorni. Infatti dopo un po’ l’umorismo è quello di Alvaro Vitali, altro che punta di fioretto. Traffico, cheppalle, un condensato di imbecilli. Statevene a casa…ve devono levà la patente! Pluc. Vicino casa. Terza goccia sul vetro! cazzo, adesso davvero si rischia l’alluvione. Compro le sigarette, che le doppiette costano care, e me ne vado a casa. Alla fine stasera mi attende un ricco zapping da Mr.Lance: per il martedì di coppa val bene anche rinunciare a Ugly Betty.

E forse ma forse si può sperare anche che la Lazio perda, anche se io mi giocherei il due fisso. Non piove.

MACHISSENEFRiGA!

(on the air: Robyn – Konichiwa Bitches)

Esterno, notte. Non so sinceramente se preoccuparmi del giradischi contenuto nella mia scatola cranica. Esso infatti alterna cose orripilanti, ovvero le suonerie dei colleghi di lavoro frammischiate con i frighissimi Finley della pubblicità del nuovo Kinder FettaCartonata. Ecco, son tornato a vivere in maniera vagamente più presente i miei giorni e mi devo subito pentire. Voglio tornare nell’oblìo, giuro che non berrò mai più cinque caffè di cui tre concentrati nel giro di un’ora e mezzo. Troppo sveglio, troppo vigile eppoi arrivo alla sera che dopo un piatto ben digerito di patate fritte cacio e pepe, mi becco i Finley che mi trapanano le cervella. Eccheccazzo, ma si può? Accendo l’ennesima sigaretta, mi concentro sulla cartina che arde, salgo in macchina, simulo un gran premio, accuso quello che mi supera di aver spiato l’esatta regolazione dello schienale del mio sedile, controllo la temperatura e penso che sì, fa più fresco di ieri, ma è umido e appiccicoso. Vedo gli alberi in giro eppoi però c’era quello del tiggì che ha detto che tra un po’ saremo nel deserto e allora potrò vedere un vero miraggio senza doverlo immaginare. Ma c’è qualcosa che non quadra in quest’ultima frase. Oh se non capite non importa. Osservo tutto, non ho acceso neanche lo stereo. C’è uno in motorino che si vede proprio che ha dei brutti calzini. Insomma mentre arrivo a casa che è quasi l’una di notte, mi sovviene anche che oggi bisognerebbe fare lo sciopero della pastasciutta, dei panini, delle colazioni al bar. Quasi quasi con la scusa dello sciopero stacco la spina della macchinetta in ufficio, tanto il caffè fa cagare e il rilasciatore del Kit Kat fondente s’è rotto prima che potessi mangiarne almeno uno, costringendomi a prendere una merendina spugnata della Bauli. Mai più mai più, nevvero. Ho dimenticato i Finley grazie a complesse elucubrazioni della mente. Interno, notte. Vai che accendo la tivì per vedere Donadoni ringalluzzito dal grigiore di una vittoria per l’appunto grigia. Ma prima c’è la centesima replica di Heroes, che tra un po’ mi aspetto di vederlo financo nello specchio del mio cesso, quando di solito il palinsesto prevede me stesso che mi guardo le occhiaie. Finisce Heroes, aspetto Studio Sport e cosa ti becco? La pubblicità del FettaCartonata e i Finley che si lagnano del diventare star. È tutto molto frigo, però anche basta, chedduecoglioni. Ora andrò a letto col tarlo. Per fortuna che è piccolo e in due ci si sta comunque comodi.

Questo post fa da contraltare (ho sempre sognato di usare questo modo di dire, ci fosse stato mai qualcuno in un dialogo che mi avesse stimolato a farlo), dicevo fa da contraltare (massì cazzo, lo ripeto pure) a quello sottostante. Tanto per farvi capire l’instabilità perturbata di memmedesimo. Eppoi l’ultimo pezzo, quello in cui millanto di aver ribeccato la pubblicità, per fortuna non è vero. Ma serviva per il finale e il finale giustifica i mezzi. È la prima balla che racconto in quasi quattro anni di blog, ma questa davanti alla virgola potrebbe essere la seconda. E dopo ciò, io andrò pure a letto col tarlo, ma voi, avidi usufruttuari di questo sitarello, forse col tarlo passerete il resto della giornata.

ASSENTE SENZA VOLER ESSERE GIUSTIFICATO

(on the air: Super Furry Animals – Show Your Hand)

No, ecco volevo prendere la parola. Tutto sommato qui sopra non è poi così difficile farlo, non devo mica fregà la tastiera a nessuno. E volevo cercare di capire se avete capito cosa sto comunicando. Non so se sia una questione di insicurezza, di machecazzonesò, non so neanche che atrocità sto scrivendo (sì, lo so, e allora?). Allora, questo blog è fuori dal mondo, mette in evidenza esclusivamente gli affari miei, non decide necessariamente di far ridere se non ce n’è bisogno, fa quello che deve fare, segue il padrone come un fedele barboncino. Barboncino? Naaa, è da ricchione (ricchione si può dire o si offende qualcuno?). E non solo: i cani non mi piacciono granchè. Vabbè lasciamo perdere le perifrasi bestiali e le bestialità perifrastiche senza impelagarci nell’arcipelago dell’impelago. Insomma quello che scrivo qui in questo momento mi rispecchia appieno. Sono distratto dalle mie vicende. Non ho tempo nè voglia di parlare di niente che non siano cose astratte. Nel senso che magari nel privato un discorso sensato ci può anche scappare, sul lavoro mi riesce bene di far finta di essere efficiente pur rivelando il mio vero aspetto di pigro cronico. Era così anche a scuola finchè non mi scoprirono. Assente. Domenica scorsa ho passato qualche ora in totale alienazione tra tv e pc e ho mandato in stand-by il resto, compreso il cervello. Poi l’ho riattivato giusto in tempo per l’ora dell’aperitivo senza però prendere l’aperitivo. Quindi  se muore Pavarotti (r.i.p.), se fischiano l’inno francese (ma quale sdegno? loro dicono quello che gli pare su di noi e poi ci scandalizziamo per quattro fischi alla marsigliese? ipocriti noi e loro…), se Grillo Beppe (chi??!) si sveglia una mattina e trascina in piazza gli stessi che poi vanno alle urne a fare le pecore dieci minuti dopo, diciamo che non me ne frega proprio un cazzo. E ho usato termini leggeri. La dimensione è quella dell’assenza, ero assente anche alla notte bianca di Roma e se c’ero, alle undici dormivo, che non lo faccio manco quando sono stanco e non ho dormito e ho corso la maratona (ma quando mai?). Lo so, ora penserete che io voglia ostentare un presunto controcorrentismo, che suvvia diciamolo, fa tanto tendenza anche nel mondo blogghe. Potrebbe essere, perché se davvero me ne fregassi non esprimerei neanche ‘ste quattro righe. Ma il narcisismo, quello non l’ho mai scrostato dal mio essere. E attenzione, il narcisismo è diverso dall’essere controcorrente per forza. Non mi interessa andare controcorrente sempre e comunque, anche perché per un pigro, andarci è doppiamente faticoso. Sto addirittura andando fuori dal seminato. Alla fine volevo solo dire che sono parzialmente, che è un momento più che mai mio e di (forse pochi) altri che ho invitato. Ora, per uno strano caso del destino, tra gli invitati ci siete anche voi che mi leggete, che grazie al cielo non siete quelli che aspettano famelici qualche merda webduepuntozerista o perlomeno un post-spazzatura o due al giorno in cui vi racconto frottole su episodi di mia vita non vissuta. Vi bastano due o tre cazzate a settimana e ne sono lieto e vi ringrazio. Assecondatemi, mica mi gira male, sarà il cambio di stagione, sarà l’ennesima ri-proiezione di SantaMaradona, il mio film feticcio. Partecipate dunque al mio stato mentale concordando o discordando o firmando una petizione o tacendo anche, che è un buon modo di leggere e di ascoltare.

IDEE RANDOM PER UN FILM DI SUCCESSO #8

(on the air: nulla, su questo pc al massimo ci sono canzoni italiane anni sessanta scaricate da una mia collega molto più giovane di me)

Sono in ufficio e potrete ben capire che di venerdì a quest’ora il lavoro scarseggia, oppure si decide arbitrariamente di farlo scarseggiare senza alcuna pietà. Visto che è in corso il Festival del Cinema di Venezia, non potevano che tornare le mie Idee random per un film di successo. Attenzione, questa volta per tre quinti sono ambientate a Berlino, in omaggio al mio recente soggiorno nella capitale crucca. E via con i prossimi sold out al box office.

Il ragno sopra Berlino. Una mattina come tante, gli abitanti di Berlino si svegliano senza sole. Ciò accade molto spesso, ma stavolta è diverso: è buio. E quella che sembra normalissima nebbia, è in realtà una gigantesca ragnatela. Ma il panico vero scoppia quando i cittadini guardano in alto: un enorme ragno piuttosto orrido campeggia nel cielo di Berlino. È una mutazione genetica, un ragno alimentatosi con carnosi insetti del fiume Sprea. Il professor Zueberbuhler, convinto assertore della teoria della metempsicosi enfatica, si interessa del caso assieme alla sua assistente bionda, Helga Von Pfinferli. Il ragno semina terrore divorando in particolar modo bambini e ciclisti. Intanto, all’interno di una bottega del kebab, un uomo, per metà turco e metà italiano, Mehmet Prampolini, decide che è il momento di fare qualcosa di più costruttivo. Chiusa la bottega, ammucchia tutta la carne che trova nel suo frigo, con tanto di eventuali utili mosche, fino a creare un monte di agnello, manzo, pollo e perfino del prezioso maiale proibito dal Corano. Il ragno, nel frattempo ribattezzato dalla stampa con il nome di Helmuth, è attratto dall’odore della carne e scende quasi fino a terra provocando incidenti automobilistici. In quel momento il professor Zueberbuhler, sempre coadiuvato da Helga Von Pfinferli schiaccia il bottone rosso: niente spoiler, il finale, ricco di colpi di scena, lo vedrete al cinema.

Morte a Fehrbelliner Platz. Nello squallore di una piazza di Berlino, una delle più brutte, un uomo si suicida gettandosi sopra la metropolitana per sentirsi unico almeno nella morte. Dopo il ritrovamento del suo cadavere, parte un viaggio a ritroso nella sua vita, fatto di continui flashback dalla culla fino al giorno del suicidio, avvenuto nella data dell’anniversario della morte del suo cane Willi Friedrich Ernst e di Karl Marx. Un’esistenza piatta, grigia, nella Berlino Est della guerra fredda, del muro, una vita da controllore dei biglietti sul treno Berlino Est-Lipsia, senza amore, senza sprazzi di fantasia. Premio della critica al Festival del Grigiore Cinematografico di Lubecca, il film non ha alcuno sbalzo nel suo essere monocorde. A mio modesto avviso, un consiglio: munitevi di cuscino.

Rote Bete&Rotessa. Questo è in realtà un cortometraggio animato in 3D sulla vita di due barattoli in un centro commerciale. Rote Bete è un barattolo maschio di peperoni e cetrioli sottaceto, Rotessa è un barattolo femmina di marmellata di ciliegie sottaceto. Essi si conoscono e si amano su uno scaffale e costringeranno una pingue signora a farsi comprare e consumare insieme. Premio Effetti Speciali al Gastronomic Animation FilmFest di Wurstelburgo.

Fine della rassegna berlinese, ora due film, uno italiano e uno coprodotto da Stati Uniti, Francia, Gran Bretagna, Pakistan e Bulgaria.

InContinente. Un pastore sardo, Gavino Putzurru, ha un sogno: andar via dalla Sardegna e continuare la sua attività pastorizia in continente (espressione usata spesso da alcuni sardi per indicare l’Italia peninsulare), nel modenese. Purtroppo, gli eventi della vita lo costringono a restare ancorato al suo mondo. Dapprima la moglie incinta, poi alcune pecore balorde, indi i figli ribelli. Giunto alla soglia dei sessantasette anni, il Putzurru molla tutto, si impossessa di uno scafo e trasporta le sue pecore dal porto di Olbia fino a Livorno, per poi rubare un furgone caricando tutti i suoi ovini. La polizia lo bracca, la moglie è disperata, lui improvvisamente deve fermare la sua folle corsa verso la città emiliana. Viene colto da incontinenza e non riesce nemmeno a fermarsi al bagno dell’autogrill. Il suo sogno si infrange in una piazzola di sosta tra Barberino del Mugello e Ronco Bilaccio, dove viene catturato con le braghe calate e portato via dalle forze dell’ordine.  Le pecore arriveranno comunque a Modena per essere poi triturate e insinuate all’interno di un nuovo formato di agnolotti ripieni: gli Agnellotti Fini.  Toccante anelito di libertà senza lieto fine.

Il Segreto del Sacro Vassoio della Terra di Orzoglatt. Borlottildur re della Terra di Orzoglatt incarica il cavaliere TorciKoll di andare a cercare il Sacro Vassoio. Appartenuto in epoche remote a Pergameno di Pergamo, in seguito al re Armangildo II e infine all’affascinante regina Stalatthyte, aveva donato ai tre sovrani il potere di rendere suddito chiunque si servisse anche solo una briciola di pane dall’argento magico del Vassoio. Borlottildur, che come re era piuttosto pavido malvagio e meschino, decise che era il momento di sottomettere l’intera popolazione ai suoi voleri. Il cavaliere TorciKoll fu inviato nelle paludi di Zuppandia, dove la leggenda narrava che la regina Stalatthyte e il suo fedele servo e amante Trirecchione, avessero nascosto il Vassoio, che alla lunga logorava chi ce l’aveva.  Dalla Terra di Risottayfungh, venuto a sapere dei perfidi progetti del collega dal Mago Syphonius e dalla sua sfera di plexiglas, il buon re Interstizius decise di inviare il valoroso eroe Skifildur a cavallo del suo drago-cicogna. Seguirà uno scontro durissimo attraverso boschi, paludi e campi di patate fatate. La battaglia del Bene contro il Male si estenderà agli eserciti delle due terre, ma il Vassoio in realtà giace tra le bramose mani dello Gnomo Palomo. La ricerca continua nel prossimo fanta-kolossal? Certo che sì.

SONNO

(on the air: Roisin Murphy – Overpowered )

Non mi spreco manco a cercare un titolo originale. Tra una nota degli Interpol (Pioneer to the falls è una signora canzone), uno spruzzo di vento fresco e una stanchezza devastante, scorre via anche questa settimanella. Quindi invoco la pazienza dei lettori se non riesco ancora a riprendermi e scrivere qualcosa che possa soddisfare gli altrui palati. Il sonno mi ottenebra ovunque, ma torno, giuro che torno.