AMARO, MERO MARASMA

(on the air: Frank Zappa – Crew Slut)

Mi scuso se non ho potuto scrivere un post decente, ma ieri serabarranotte sono stato impegnato tra bere una birra, parlare al telefono, mangiare un cheeseburger con cocacola d’accompagnamento, riflettere sul freddo umido e sull’idiozia umana non correlata al freddo umido, documentarmi su una capitale europea mooolto europea che dovrebbe e dico dovrebbe essere la mia prossima mooolto prossima destinazione. E non aggiungo altro finchè non va in porto. Allora s’è fatto tardi e mi sono detto: che cazzarola posto adesso? Facciamo così: per chi non se ne fosse ancora accorto, tra i link c’è una pratica e modaiola novità, scorrete pure col vostro topo su un qualsiasi link e ammirate il prodigio. Ogni tanto qualche accessorio mondano ci vuole, sennò qui mi si taccia di non stare al passo coi tempi, con le blogstar e con i fuffaggregacosi che non uso, sennò altro che centocinquantasettemila lettori! Questo perchè mi ero ripromesso di scrivere che avevo superato i miseri centocinquantamila qualche tempo fa. Non è che ci sia granchè da aggiungere, anzi volendo potrei anche tentare di far sprofondare questo post nel dimenticatoio nel giro di poche ore. Alfine però volevo anche esprimere il mio sdegno vomitevole per la pubblicità delle Daygum Protex col tizio in motorino che finisce col culo del piccione in bocca. Mi chiedevo se potesse esserci in tv qualcosa di più riprovevole del Grande Fratello, di più ripugnante di Amici della De Filippi, di più aberrante di un’intervista a Prodi quando si mangia le parole apposta per non farsi capire. Ebbene ora c’è. Fossi un bravo blogger di quelli di supertendenza ma anche no, adesso sarebbe il momento di mettervi il bravo filmato di Youtube con la pubblicità in questione. Giacchè oltretutto il piccione tuba e con Youtube ci sta anche come il proverbiale cacio sui maccheroni. Ma siccome ho deciso che mai e poi mai qui sopra apparirà un filmato di Youtube, datosi che preferisco le parole alle immagini e siccome so un cazzo se qualcuno lo abbia già messo in circolazione o meno, eppoi, particolare non secondario, fa anche schifo, concludo qui il post odierno. Non prima di avervi deliziato con una parola a caso scelta da me, tanto per chiudere a sensazione questo marasma di pensierini da seconda elementare. La parola in questione è coppàle.

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IL MONDO, STRANO A DIRSI, HA BISOGNO ANCHE DI TE

(on the air: Ganjamama – Nevica)

Molto liberamente ispirato ad un vecchio post di Dio. (link riveduto e corretto, ora va direttamente al post)

Mi trovo in un luogo segreto, invitato ad una conferenza per la sicurezza nel mondo. Il luogo in questione è buio in apparenza, sono in un ascensore di cristallo. Ultimo piano. Stanza. Sulla porta c’è scritto luogo segreto scelto apposta per la conferenza per la sicurezza nel mondo

Entro con circospezione, ho la sedia assegnata con un segnaposto dall’aspetto di un salmone ovoidale. Brillante deduzione la mia? No, c’è scritto sopra. Ora c’è più luce. Siamo attorno ad un lungo tavolo a forma di baffo.

Ti stavamo aspettando! – è un coro di diverse voci già sentite.

Il mio posto è accanto a Hiroshi Shiba, il rappresentante del Giappone. Per chi non lo ricordasse, era quello che si trasformava in Jeeg Robot d’acciaio, tutt’ora vestito con quella tuta bianca con le frange che fece l’invidia di Little Tony. Alla sua sinistra siede Topolino che fuma avidamente una sigaretta. E siccome gli americani sono megalomani, di fronte c’è anche Batman. Più in là altri due posti. Seduti ci sono Joseph Ratzinger in jeans e camicia e Alessandro Cecchi Paone con le bretelle d’ordinanza ed una panza enorme.

Possiamo iniziare! – fa Batman-

Ecco inizia tu che sei pure miliardario, forza! -tuona Topolino con la sua vocetta stridula-

Batman: Oh cazzo ma lo sapete? cioè sapete tutti che io sono Bruce Wayne?

Ratzinger: ezzì, c’hai prezo per totali idioten? gVarda che tutti noi legge fumetti! io li tengo dentro ti mio libro ti teologia, cozì padre Georg non vede me! ci manca zolo che Cecchi Paonen ci fa dokumentario su tua ztoria travaGLiata di ppene contro male. E che manci tu Cecchi Paonen? Tu crasso mancia spaghetti italiano baffineri mandolino!

Hiroshi: però su Batman mi sa che Cecchi Paone almeno c’ha fatto la domanda nel suo nuovo orrido quiz! Anch’io voglio una domanda su di me in un quiz. Tipo chessò, quanti erano i componenti che mi lanciava Miwa dal Big Shooter? Oppure, la regina Himika usava uno shampoo particolare per quei serpenti che aveva in testa? O semplicemente si faceva i cannoni e le piaceva la cultura rastafariana? Oppure, che cazzo ci faceva mio padre morto dentro un computer? O…

Cecchi Paone: oooh basta, cheduepalle! Hiroshi, non sei mica Lady D, ormai non ti conosce più nessuno!

Hiroshi: ma allora tutti quei ritorni degli anni ottanta? dove li mettiamo? ormai mi hanno mitizzato! io sono V-I-N-T-A-G-E, mettetevelo in testa! e la gente non sa che esisto ancora, però se mi hanno invitato a questa conferenza a rappresentare il Giappone un motivo ci sarà! ma…Alessandro, ma che panza hai messo su? sei un bove!

Topolino, avvolto da una coltre di fumo, prende la parola con fare da spaccone: Hiroshi, ti hanno chiamato qui perchè ogni volta voi ciarlatani musi gialli paventavate invasioni aliene che regolarmente avvenivano in Giappone. Voi siete dei fottuti mistificatori, nei cartoni animati avete fatto finta per anni anche di non avere gli occhi a mandorla! Insomma sei qui perchè sei un contapalle. Ma…Cecchi Paone hai una panza che manco quel barile di merda del commissario Basettoni!

Batman: senti qui chi parla, un topo! A Gotham stiamo molto peggio che a Topolinia. Lì avete Gambadilegno e Macchianera e ogni cacchio di volta li rifate uscire di galera invece di condannarli una volta per tutte alla sedia elettrica! Ma che razza di americani siete? Io ho diecimila nemici pericolosissimi e almeno ogni tanto qualcuno lo faccio fuori! Ma che panza ha Cecchi Paone?

Topolino: non accetto lezioni da un topo volante…

Costanzo: bbboni statebboni!

Coro dei presenti: mavaffanculo! Costanzo scompare nella nube di zolfo dalla quale era incautamente apparso.

Ataru: scusate se mi intrometto, ma io che ci sto a fare? non ho neanche un blog tanto influente da potermi permettere di stare qui . Potevate chiamare Beppe Grillo o qualcuno di Macchianera…

Topolino: chi?? quel delinquente?

Ataru: no no questo non c’entra niente, al massimo dice qualche cazzata ogni tanto, ma lo facciamo tutti, chi più chi meno…

Ratzinger: Ataru tu siede qVa in qVanto membro normale di popolazione monTiale. Folefamo chiamare anche GNocca senza testa, qVella muzulmana infedele, ma Zantoro non ci ha dato permezzo, mannaccia i crauti!

Ataru: aaah Rula Jebreal! meglio così…’na rompicoglioni da niente…

Cecchi Paone: se proprio dovevate chiamare una bella comunista meglio Luxuria allora! ma io cosa ci faccio qui? e di chi sono tutte quelle scarpe firmate là in fondo?

Batman: taci panzone, non è il momento per le domanducole da quiz! Anzi ora ti dico una cosa che mi disse una volta Jack Nicholson: hai mai danzato col diavolo nel pallido plenilunio?

Hiroshi: uh? che film era? Il Corvo?

Topolino: sciocco orientale, tu giusto la manovalanza di un robot potevi fare…eppoi invece tu Batman, falla finita con le tue pillole di saggezza, sali su quella cafonata di batmobile e levati dalle palle…

Batman: brutto figlio di puttana, io ti strozz…

Silenzio!

Tutti in coro: chi è?

Sono la voce fuori campo!

Ratzinger: nostro ziGNore!

Hiroshi: Miwa, lancia i componenti!

Batman: Robin!

Topolino: chi cazzo sei?

Cecchi Paone: devo aver lasciato la lavatrice accesa!

Ataru:

Sono il regista dello spot, eccheccazzo!

Entra Ronaldinho, salta palleggiando sul lungo tavolo a forma di baffo, distribuisce un assist sulla testa di ognuno dei presenti, scende dal tavolo, si mette accanto alle scarpe firmate, continua a palleggiare e ci guarda con i suoi dentoni di fuori. Sorride, borbotta qualcosa in portoghese sulla panza di Cecchi Paone, va via.

Nike Just Do It.

PIOGGIAFRITTA

(on the air: Chris Cornell – You Know My Name)

Prima, mentre tornavo a casa, constatavo come da sempre il rumore della pioggia sulla macchina, soprattutto la pioggia veemente ma non troppo fitta, mi ricordasse quando si butta in padella qualcosa da friggere. E’ una sensazione nitida, poi sta a me pensare se sia una patata piuttosto che un calamaro, un fiore di zucca o un supplì. Con l’autoradio spenta certe sere si pensa di più. Perchè se la tieni accesa pensi inevitabilmente o al momento legato alla canzone che ascolti, o al cantante di turno o alle cazzate che sparano i colleghi speakerz. Invece con la radio spenta guardi che quello accanto a te accelera con un’Alfa tamarra, si fa il contropelo in testa e si spilucca le sopracciglia. Non che faccia tutto questo in macchina, però te ne accorgi guardandolo. Avessi ascoltato l’ultimo pezzo del tuo cantante preferito, non avresti notato il truzzo. Nè quello con la Maserati che più di tanto non corre e ti si accoda. Nè avresti fatto parecchio caso al vento che smuoveva i platani buttando giù le ultime foglie gialle che se fosse stato realmente inverno sarebbero sparite da un pezzo. E ti rendi conto che questo gennaio è veramente anomalo. E che fa caldo, io per il caldo non dormo in queste ultime notti. E questo caldo avrebbe anche un po’ rotto il cazzo. Adesso dice che fa due giorni di freddo e poi ritorna il caldo. Sbuffo. Tornando alla radio spenta, spesso alle due, le tre di notte,  vedi parecchie ragazze da sole in macchina e ti fa strano, ci rifletti anche un po’ su che alla fine è strano che ti faccia strano, poi acceleri e ti concentri su quanti semafori verdi e rossi incontri sulla strada. E quando li becchi tutti gialli? Lì ti verrebbe voglia di accendere la radio e ascoltare il primo stronzo che capita. Ma è notte, non c’è traffico e si sta bene, magari con una sigaretta in bocca. Di solito la serata appena trascorsa più che in macchina me la rivedo a casa, perchè in macchina naufrago tra pensieri surreali. Sì, la strada la guardo, tranquilli. Stanotte come detto, il piatto forte era la frittura. E considerando che negli ultimi tempi piove poco, ho ascoltato volentieri quell’olio incandescente sul fornello.

POST NEL FRATTEMPO

(on the air: Beck – Cell Phone’s Dead)

Consideriamolo un post inutile della domenica. Cioè nel senso che di solito le mie stronzate sono di lignaggio più alto. Ma se andate avanti a leggere scoprirete le motivazioni di ciò che c’è e perchè e vabbè.

Ho mal di stomaco perchè ho ingurgitato alcol durante una normale cena di buon vicinato, di quelle che fanno gli studenti universitari fuori sede. Il bello è che nessuno dei commensali era studente, magari fuori  sede sì, ma fa niente. Ora il discorso è che mi sono rifiutato di andare in discoteca (per chi è di Roma, al Qube. Una volta c’andavo, ma anche basta), come detto ho mal di stomaco e sono anche un po’ in apprensione per chi invece è andata a ballare. Allora ho scritto un post tanto per fare outing e sentirmi vagamente vecchio. Proprio mentre stavo per preparare la domanda per entrare all’ospizio, la mia memoria non ha fatto cilecca e mi sono ricordato di aver passato l’intera giornata con gli amichetti a giocare a PES6 sulla Play. Mi sono ricordato che dopo cena, semialcolizzato, ho giocato al giochino vintage da tavolo dei pesci che girano, aprono la bocca e bisogna pescarli (da me e da qualcun’altra acquistato meno di un anno fa) e mi sono ricordato che ho concluso la serata sparando cazzate in due pub, pur bevendo CocaCola. Allora mi rendo conto che devo aver fatto la fine dell’astronauta Dave Bowman, quello di 2001 Odissea nello spazio, che prima invecchia e poi torna bambino. Mi mancano solo una stanza bianca e un monolito nero.

Comunque è bene sapere che quando cito quel film di Kubrick , le mie condizioni sono preoccupanti.

UPDATE OTTICO delle ore 3,14 di lunedì 22 gennaio: vi va di passare una serata diversa e provare il brivido di essere detective per qualche ora? Curva Ottica torna dopo una pausa di riflessione e vi spiega come fare.

CARAMBOLA DI NERVI

(on the air: Thom Yorke – Analyse)

Ma se davvero volessi postare a quest’ora? Per me è un orario insolito, le quattro del pomeriggio, per me sono molto più consone le quattro di mattina. Stanotte mi era venuto in mente che in questo periodo sono piuttosto polemico con un po’ di gente che mi circonda e volevo magari riportare il mio disagio qui. Poi mi sono detto che era meglio lasciar perdere. Ho fatto in ogni caso le cinque antimeridiane, ma ho impiegato il tempo in altri modi piuttosto che postare. Ieri sera, prima che io decidessi di non postare, le carambole  stregate ponevano sempre la palla piazzata perfettamente davanti alla buca al mio avversario e mai a me. Ero polemico con me stesso e con la sfiga, fin quando, almeno a buche larghe ho colto un successo di misura nella specialità palla9 altresì detta pool altresì detta carambola per l’appunto. Polemico con mezzo mondo, sembrerebbe. Ma in realtà non mi gira poi tanto male. Anche se ogni tanto, quando mi rendo conto che vivo in un paese del terzo mondo che si crede civilizzato, dove peraltro tutti sono passeggeri del volo e si credono piloti, mi rimonta il nervoso. Ecco, di nuovo polemico. Vabbè, credo che abbandonerò l’idea di scrivere altro. Anzi no. Sapete che vi dico? Che ce l’ho anche coi padroni che fanno cagare i loro cani per strada, che l’altra sera ne ho presa una fresca fresca. E c’è da dire anche che a me i cani non stanno per niente simpatici, anzi li trovo pure un po’ stupidi, ma questo si sapeva. Però poi ho avuto il piacere di vedere un bel filmetto davvero: The Prestige. Andate e vedetene tutti. Insomma mi incazzo e mi scazzo a intermittenza, sembro un albero di Natale arrivato con un mese di ritardo.

ROCKY BALBOA

(on the air: Jealousy – Lucy)

Domenica sera. Cinema stracolmo di truzzi, qualcuno ha anche la felpa della Everlast rispolverata per l’occasione. Parte la sigla: pappaparapapapappapa, pronti al ritorno sul ring dello stallone italiano? Direi di sì, applausi, fischi da pecoraro e ro-cky ro-cky. Il clima è quello giusto per me che non ho mai visto un film di Rocky al cinema e che dite quello che vi pare ma il quarto capitolo, quello con Ivan Drago resta il mio trash preferito. Rocky è bolso, stanco, imbotulinato e tremendamente depresso. Adriana è morta di tumore nel 2002, il figlio non lo può vedere perchè si sente perseguitato dalla sua ombra ingombrante e lavora incravattato presso un’azienda qualsiasi, il cognato Paulie (l’inossidabile Burt Young) è un macellatore di carni quasi sempre ubriaco e quando è lucido prende l’ex campione a maleparole. Lui, Rocky Balboa, ha aperto un ristorante italiano, Adrian’s, chiaramente dedicato alla moglie (con cuochi messicani, ma del resto qui in Italia i cuochi sono indiani, quindi fa poca differenza) dove, indossando una vecchia giacca bordeaux taglia 72, racconta pateticamente ai suoi avventori di quando buttava giù gli Apollo Creed di turno. Poi va in giro di notte con Paulie mezzo sbronzo e molto annoiato a guardare i vecchi luoghi dove conobbe la mitica Adriaaana. E ricorda i tempi andati con qualche flashback qua e là. Gira sul suo furgone bianco dove carica pesce, caciotte e verdurami per mandare avanti il locale. Va tutto un po’ male, poi conosce una tipa che anni prima, da bambina, aveva riaccompagnato a casa e che tutto sommato gli piaciucchia un po’. Lei ha un figlio un po’ abbandonato a se stesso e lui, con battute orrende, pipponi e un lurido cane di nome Castagna riesce a raddrizzarlo. E’ stanco Rocky, si prende in giro da solo. La vecchiaia si fa sentire non poco e lui che fa? si mette in testa di ricominciare a boxare seppur da amatore. Intanto un giovane pugile che vince sempre per k.o. al primo round, Mason Dixon (nella realtà il mediomassimo trentottenne Antonio Tarver, spodestato recentemente della sua corona mondiale dal quarantunenne Hopkins) non sa più che avversari affrontare. Una simulazione al computer di un incontro tra Balboa e Dixon (con vittoria del vetusto campione) fa venire in mente ai promoter l’idea geniale di un match esibizione, una sorta di farsa, tra il vecchio e il giovane. Come a dire che per risollevare uno sport in crisi ci vuole il fenomeno da baraccone. E tutto ciò, soprattutto nella boxe, è tremendamente realistico. Intanto Rocky fa pipponi alla commissione che deve concedergli la licenza per combattere alla veneranda età di sessant’anni, fa pipponi al figlio e riesce nel suo intento moralizzatore e un po’ retorico di far andare tutte le cose come dice lui, saggio e vecchio, terribilmente vecchio. Fino a che smuove il culo dalla tomba della moglie. Il super-incontro è ovviamente a Las Vegas, in pay tv, con Mike Tyson che animaleggia in prima fila. L’evento prende solo l’ultimo quarto d’ora di film. Gli allenamenti (mitica scalinata compresa) sono liquidati velocemente, ma raccolgono di nuovo l’entusiasmo delirante dei truzzi in sala. Il finale non ve lo dico perchè non sarebbe corretto svelarvi chi vince. Fin qui la trama.

Per il resto cosa dire? Stallone, oltre che attore, è regista e sceneggiatore. Strizza l’occhio (per quanto con tutto quel botulino gli riesca maluccio) a se stesso e agli episodi precedenti, cercando di rinverdire il mito; e per farlo cita addirittura il mitico ti spiezzo in due. Eppure fa impressione vedere Rocky col suo immancabile cappello, che si fa fotografare dal figlio col telefonino, vedere una perfetta simulazione al computer, peraltro in un pub irlandese dove suona Somebody told me dei Killers. Fa impressione vedere il match come lo vedremmo su Sky. E’ che trent’anni dopo il primo Balboa, ma anche diciassette dopo l’ultimo, i tempi sono stracambiati e si vede. Ma il fisico scolpito gli regge ancora, seppur gonfio e svaccato. Il problema è che ogni tanto guardando Rocky e Paulie che scorrazzano per Philadelphia sul furgone, viene in mente Amici Miei, per giunta senza le esilaranti zingarate. Tanta malinconia, buoni sentimenti e poco mordente pugilistico nel calderone di Sly Stallone. Rocky è un vecchietto terribile che non è ancora in pace con la propria anima. Forse stavolta lo sarà davvero, forse stavolta è stato scritto l’ultimo capitolo. E se da una parte viene da sperare che sia così, dall’altra oramai lo stallone italiano è diventato una specie di supereroe dei fumetti e allora una zona recondita del cervello suggerisce che vederne un altro non sarebbe poi così crudele.

Gli incassi vanno bene, anche se negli USA la strana coppia Gabriele Muccino (già  già…) e Will Smith gli sta un po’ rubando la scena. E intanto si prepara un quarto episodio di Rambo, giusto per confermare la tendenza ollivudiana a ritirare fuori i vecchi eroi dalla soffitta per raccattare qualche dollaro in più. Io però pregusto con appetito il  nostrano e ruspante ritorno di Lino Banfi con Gigi e Andrea, per il sequel de L’allenatore nel pallone, il cult dei cult. Per il prossimo Natale sarò accontentato. Per adesso incrocio le dita: spero che Banfi non sia del tutto rincoglionito da anni e anni di fiction melense. E mi auguro di cuore che questo sèguito non abbia nulla a che vedere coi ritorni deludenti e superflui der Monnezza, der Pomata/Mandrakata e di Eccezziunaleveramente. 

DELURKING, MA CHE BELLA PAROLA!

(on the air: Gnarls Barkley – Gone Daddy Gone)

Quattro sono i principali motivi per cui questo post esiste:

1) ho mangiato pesante. Divinamente ma pur sempre pesante. Una cena di anniversario, il mio secondo con la persona che amo, in un ristorante che ci si può andare una volta l’anno.

2) non sapevo che cacchio scrivere. E allora è uscito il post inutile del sabato, considerando che proprio oggi cade questa ricorrenza famosa in internet: il delurking day.

3) l’anno scorso ho dimenticato di postare ‘sta roba (due anni fa invece mi pare che postai). Comunque lo fecero cani e porci e io no. Quest’anno mi unisco ai cani e ai porci, ma me ne strafrego di linkare coloro che hanno aderito all’iniziativa. Blogstar e non.

4) motivo più importante e più vero: sono molto curioso. I livelli sono ultrascimmieschi. Ma questo, cari lettori dichiarati o nascosti, dovreste saperlo.

Dunque il delurking day non è nè il giorno in cui si visitano siti fetish, nè quello dove si disegnano buoi muschiati sul monitor. E’ il giorno di voi guardoni. Di voi che mi leggete nell’ombra, vi fate beatamente i cazzi miei e non commentate mai. Ora lasciate un commento che sia uno e dichiaratevi. Forse vi amerò. Naturalmente il post è aperto anche ai commentatori abituali e a quelli saltuari, ci mancherebbe. Allora, patti chiari amicizia lunga. Questo post vi terrà compagnia fino alla notte tra lunedì e martedì, cosicchè anche chi notoriamente bazzica i blog soltanto dal posto di lavoro non abbia scuse improbabili e possa lasciare traccia di sè qui sopra. Chè si sa che il weekend è la tomba dei blog. Non a caso il post inutile del sabato si chiama così proprio in onore di questa teoria che in effetti più che una teoria è una scienza esatta.