LA TEORIA DELLA BOTTA DI OTTIMISMO FULMINANTE

(on the air: The Kooks – She Moves In Her Own Way)

La teoria della botta di ottimismo fulminante si basa fondamentalmente su cose ovvie.

Non c’è assolutamente niente di nuovo nella vostra vita. Ci sono alcune certezze ed altre incertezze. Le incertezze a loro volta si dividono in incertezze positive e incertezze negative. Talvolta in questa sorta di scatola cinese, noi non ci accorgiamo nemmeno del fatto che questi due tipi di incertezze sono pressochè identici.

Esempio:

A) sto per trovare lavoro, ma ancora non so niente di sicuro. Non è detto che mi paghino e non si sa ancora che cacchio dovrò fare perchè mi hanno cambiato la proposta dodici volte in tre giorni. (incertezza negativa)

B) sto per trovare lavoro e ci sono delle ottime premesse per un vecchio progetto, anche se modificato dodici volte dal mio editore. Non c’è niente di sicuro come al solito, ma sto già preparando la scaletta e persino il mio portafoglio è preso da insolita euforia. Vado a cena per festeggiare la mezza buona notizia. (incertezza positiva)

L’essere umano è animale tendenzialmente umorale e sa bene che in queste due frasi non c’è alcuna differenza (cena a parte). Non c’è neanche bisogno delle famose due vignette enigmistiche per notare eventuale discordanza, perchè non c’è. Qui subentra la botta di ottimismo fulminante. Che non è, e qui vi chiedo attenzione massima, la teoria del bicchiere mezzo pieno e mezzo vuoto. Io il bicchiere lo vedo sempre mezzo. E’ uno stato (di grazia) mentale destinato a dissolversi entro poche ore, massimo un giorno. Se proprio vi va bene, anche due. Le sue origini si perdono ormai nella notte dei tempi, quando con un vecchio amico si pregustavano serate ed uscite coi fiocchi e successive giornate davanti al computer a giocare senza pensare a niente. Tale fenomeno non capita poi così spesso come si potrebbe pensare.

Altro esempio:

A) Stanotte devo lasciare il cellulare acceso perchè aspetto due telefonate in mattinata. Devo sapere se concluderò un affare che mi sta molto a cuore e se vincerò un ricorso contro quegli stronzi del comune. Mi viene il magone solo a pensare che oltre ai possibili esiti negativi dovrò anche svegliarmi di soprassalto con la vibrazione Mercalli tendente a Richter del telefono. (incertezza molto negativa)

B) Lascio il cellulare acceso. Ho buone speranze di concludere quell’affare e di chiudere finalmente sto maledetto ricorso in un modo o nell’altro. La vibrazione? E che sarà mai? (incertezza positiva)

Questi esempi fanno cagare, me ne rendo conto. Ma non è facile esprimere la botta di ottimismo fulminante. La botta di ottimismo fulminante la trovo nel pollo fritto thai più buono di sempre (ma probabile che non sia vero, anche il pollo fritto thai è uno stato mentale), nel rivedere La Febbre di D’Alatri con Fabio Volo e trovarlo ancora migliore di quando l’avevo visto al cinema, nel santificare il momento finale di una gran bella serata con un sorriso largo fino all’autogrill di Feronia Est, nel salire in macchina, spruzzare il parabrezza d’acqua saponata ad alta velocità ed ascoltare a volume elevato ciò che il random dell’autoradio lettore mp3 propone senza neanche aver voglia di skippare una canzone: Subsonica – Le Serpi, Quintorigo – Heroes (cover geniale del già geniale pezzo di Bowie) fino ai Readymade Fc e la loro visionaria Cirkus.  E su quest’ultima entrare in garage dopo aver spento un’ottima Marlboro medium sulla rampa del garage stesso. A completare l’opera: assenza totale di macchine e di idioti sulle strade, che è vero che si concentrano tutti il sabato, ma di notte non sai mai chi trovi, e persino assenza di quei dannati uccelli migratori in questo periodo appostati a milioni sugli alberi di Roma apposta per devastarti la macchina a secchiate di guano. Non ci sono neanche i giovinastri lobotomizzati sul muretto della scuola, quelli che pensano che farsi due canne li renda più fighi. Non che io sia contro le canne, per carità. Sono contro di loro che strepitano e strillano e si sentono eccessivamente Fonzie soltanto per un misero tocco di roba marrone sintetica, è diverso. Poi detto tra noi, se già il tuo quoziente intellettivo è pari a quello di una pigna acerba e ti fotti anche quel mezzo neurone che circola solitario nel cranio, la faccenda si fa complicata. Ma non volevo divagare. La botta di ottimismo fulminante ti fa tutto questo, ti fa sentire più Fonzie di Fonzie, senza bisogno del giubbotto di pelle nero, del pollice alzato con la paresi, del cesso come ufficio e della brillantina Linetti sul ciuffo. E di una canna o due, anche se Fonzie non fumava, ma quelli di prima avevo detto che si sentivano Fonzie, no?

La botta di ottimismo fulminante serve infine a farmi prendere la ferma ed importantissima decisione che il vecchietto dei Muppets, Statler (in alto, in copertina), a furor di popolo tornerà ad essere il mio avatar splinderiano. 

E soprattutto è servita a farmi scrivere questo post che certamente – che in questo stato mentale è avverbio sinonimo di ottimisticamente – verrà apprezzato da tutti voi che lo leggete. Mica poco.

CHIACCHIERE DOMENICALI

(on the air: The Cure – The Last Day of Summer)

Bergonzoni non solo è un genio, ma è anche mostruosamente bravo a tenere il pubblico in sala. Scandisce le parole con quella voce da caverna e con quella dizione perfetta, zeta emiliana a parte. Due ore filate a parlare, senza neanche bere un bicchiere d’acqua. Ciò accresce soltanto la mia stima. E quelli che temevano di non capirlo sono stati piacevolmente smentiti, perchè lui ribadisce la battuta e il nonsenso, ci torna sopra, va piano, viene incotro al pubblico. Non c’è pericolo insomma. Anche se capisco che la sua arte sia per molti ma non per tutti. Alcuni stavano lì perchè magari gli avevano regalato il biglietto e storcevano il naso. Casomai la prossima volta vadano a vedere quelli di Zelig o Antonio Giuliani che fa le battute in romanaccio e che va tanto di moda qui a Roma. O al limite uno di quelli citati nel post sotto, quelli che fanno la originalissima satira politica. Del resto ognuno spende i soldi per ciò che preferisce. E ride come preferisce, ci mancherebbe. Io ho riso per centoventi minuti ininterrotti e in più ho messo in moto il cervello. La Noe sorprendentemente affascinata non ha avuto problemi a capire Predisporsi al Micidiale, semmai abbiamo faticato solo a stare accesi senza mai spegnere l’interruttore dell’intelletto, l’intelluttore insomma. E ha dichiarato alla fine che questo spettacolo è un inno alla lingua italiana.

Dato a Bergonzoni quel che è di Bergonzoni (non volevo fare una recensione, anche perchè sarebbe difficile), passiamo alla marchetta settimanale. Vi consiglio vivamente di leggere perchè è davvero un bel post, il racconto nostalgico di un Ataru appena maggiorenne e se non leggete mi offendo.

PREDISPOSTO AL MICIDIALE

(on the air: The Killers – Bones)

Non ho mai letto un suo libro, non ho mai visto per intero un suo spettacolo eppure è uno dei pochi personaggi italiani in ogni campo che davvero stimo. Sarà per affinità di mente malata anche se lui mi batte di gran lunga, sarà perchè rispetto ai cialtroni televisivi e teatrali che spacciano quattro cazzate per satira politica ironizzando ancora (cheppalle) su Berlusconi e su Prodi mi fa molto più ridere, sarà perchè non fa il santone come certi che adesso si atteggiano a tali anche aprendo degli pseudoblog (Grillo? Luttazzi? massì!), sarà perchè chi è sveglio capisce cosa dice, io lo capisco, mentre quel vecchio cui hanno dato addirittura un Nobel io non lo capisco, forse lo capivano gli svedesi perchè si esprime in qualche lingua ugrofinnica; sarà perchè non si è svenduto, sarà che i paragoni che ho fatto non c’entrano una mazza, sarà perchè lo amo e basta e non rompetemi i coglioni. Fatto sta che ogni tanto su questo blog compaiono dei post chiamati Esercizi di Scrittura o Sillogismi (qui il post  più recente) e ogni volta mi chiedete cosa ho fumato prima di scriverli. In realtà sono solo omaggi a costui. Che tempo fa diede un incipit nell’ambito del concorso di scrittura Sedani ed io provai indegnamente a completarlo, solo che si parlava di giochi di carte e a me i giochi di carte non piacciono. Peccato, l’unica volta che ha letto qualcosa di mio non era granchè.  

Tutto questo per dire che mi sono accaparrato il biglietto per questa sera ore 21, teatro Ambra Jovinelli e finalmente lo vedrò straripare sul palco. Predisporsi al micidiale. Lui è Alessandro Bergonzoni.

Stavolta vi lascio qui qualcosa di suo, anzi prima qualcosa di suo in verde, poi qualcosa di mio al verde. Dall’autointervista di Predisporsi al micidiale:

Ho un momento particolarmente amato nel nuovo lavoro che mi ha aperto nuovi spazi, nuovi orizzonti tra la amigdala e l’ippotalamo?

Bella domanda! Mi coglie un po’ alla sprovvista…
Un momento particolarmente amato è forse quando analizzo la nascita del concetto della manutenzione dell’odio, dell’oceano in pillole e della ghigliottina che vuol far di testa sua; il tutto nato dall’estremo possibilismo infinito delle combinazioni immaginifiche (e so di aver detto roba grossa).

Mi dite come si fa a non amare quest’uomo?

Ho citato lui, mi sono citato io, chi cita, chi Tarzan, chi Jane, chi mi ferma se mi faccio prendere la mano e devo andare a cercarla e forse avrò bisogno che qualcuno mi dia una mano ovviamente di seconda mano per tornare ad averne due o tre non ho capito, rischio di perdere il conto e quindi non pagare e scroccare avendo ordinato crocchette. E se è vero come è vero che c’è da osservare un protocollo mi metterò lì a fissare un foglio e speriamo che stasera in galleria non ci sia troppo buio e sia proibito il sorpasso. Perchè se la platea ride, la galleria non piange. Stop.

STELLE CADENTI A NOVEMBRE

(on the air: Nine Black Alps – Unsatisfied)

Oh salute. Innanzitutto ditemi come fare a mantenere sveglia l’attenzione di chi legge se faccio fatica a mantenere sveglio me stesso. Oltre naturalmente a non avere film da recensire nè sillogismi da somministrarvi, chè ho il cervello in panne. Sarà il tempo da lupi, sarà lo stomaco appesantito, sarà che siamo fuggiti da un locale perchè c’era il rischio che fosse investito da uno tsunami, non lo so, ma sto sbadigliando in modo truce. Poi la parola sbadiglio è sociale almeno quanto lo sbadiglio stesso. Perchè se ci pensate leggendola cominciate a sbadigliare ed è la fine. Magari siete al lavoro e attaccate la sbadigliarella a tutti i presenti. Ed essi usciranno per la pausa pranzo contagiando il bar e i suoi avventori fino ad arrivare al mondo intero. A quel punto sarò diventato padrone di un mondo che sbadiglia. Ma non perchè si annoia, bensì perchè io ho scritto dello sbadiglio truce di questa notte. Del resto se Prodi è capo del governo, la Pausini vende dischi in tutto il mondo, Luxuria è una donna e la Franzoni è innocente, perchè mai dovrei pormi limiti proprio io che sto qui a sbadigliare? Persino Giucas Casella riuscì anni e anni orsono a far incastrare le mani a milioni di pirla, dunque ce la posso fare. Bene, ora che sono il nuovo capo del mondo, espanderò il mio impero all’universo tutto. Non dico per dire, vorrei proprio sapere a chi è capitato di 21 novembre con tempo prettamente nuvoloso, di vedere una stella cadente. Sono le leonidi, le stelle cadenti di novembre; io ci sono riuscito e non era facile. Non c’è mica la folla notturna del dieci agosto, satura di bambocci sabbiosi col naso all’insù ad esprimere desideri irrealizzabili. Questo dimostra che sono indiscutibilmente l’eletto. Mentre preparo tali programmi da megalomane, gioisco per essermi accaparrato il biglietto per il concerto dei Guillemots, bizzarra band emergente inglese di cui sentirete presto parlare. Già nominati per il Mercury Music Prize vinto dagli Arctic Monkeys. E tra i nominati c’era gente tipo i Muse, Thom Yorke, Mark Lanegan o gli Editors, mica i Gemelli DiVersi e Fabri Fibra. E a dimostrare quanto costoro siano famosi in Italia, ci ha pensato la ragazza della biglietteria dell’Auditorium.

Ataru: volevamo due biglietti per il concerto dei Guillemots (pronuncia: ghillemots)..

Cassiera: per quando?

Ataru: nove dicembre, sì…

Cassiera: ah ecco, sì Gu…Gu-ielle-mentos?

Ataru: ehm sì Ghillemots

Cassiera: ah scusa è che io con la pronuncia…poi questo non lo conosco proprio…

Ataru: eh eh

Il pensare a tutto ciò mi ha risvegliato persino i sensi di ragno che non ho e non sbadiglio più. Non posso più contagiarvi e sono fottutamente scomparsi i miei propositi megalomani. Un momento! Forse vi ho già inoculato il germe sbadiglifero e posso comandarvi. Se così fosse, cominciate col commentare questo vacuo post, ve lo ordino. E il primo che si azzarda a sbadigliare nei commenti verrà crocifisso in sala mensa e successivamente posto in ginocchio sui ceci a guardare un’intera rassegna di cinema russo, muto e drammatico ascoltando appalla e in loop il nuovo singolo di Tiziano Ferro. (dite la verità, che oggi a mezzogiorno andate tutti a Ponte Milvio in coppia a girare il suo video…)

L’IMPREVISTO POST INUTILE DEL SABATO

(on the air: Stellastarr – Sweet Troubled Soul)

Ancora un post per ingannare la noia intanto che mi prendo una pausa a sprazzi (cos’è una pausa a sprazzi?) dal blog. Posto poco, ma ci sono. Forse è questa la pausa a sprazzi. Pensate che oggi si sposano quel rincoglionito di Tom Cruise e la sua Joey Potter (o se preferite, Katie Holmes), quella che era incerta tra Dawson Leary e Pacey Witter. Si sposano qua vicino Roma, in un posto che a mio avviso, non me ne vogliano i braccianesi, non è neanche granchè. Ma tant’è, agli americani se gli dai un pezzo malconcio di gateau di patate tiepido, scondito e floscio e glielo chiami tortino o sformatino di patate non gli fa granchè differenza, sono di palato grosso, loro. Un po’ cafoni, via. Anche Ramazzotti lo è, che s’è sposato lì in frac tanto per mascherare la sua presunta omosessualità. Poi la Hunziker l’ha mollato e s’è messa con uno di quella setta degli adoratori della Hunziker, che lo scopo principale era farsela a turno. Tutto torna. Infatti il bel Tom è di Scientology, sempre di setta parliamo. Ma davvero la gente fa le poste sotto l’albergo a Trinità dei Monti? Perchè? Siamo seri, io mi chiedo perchè. Come quei napoletani  che piangevano (famiglia e amici esclusi, ovvio) al funerale di Mario Merola a Napoli. Perchè? E qua intanto c’è una parata di divi, da Jim Carrey con i capelli da paggiofernando trasformato in metallaro al balsamo, a Jennifer Lopez che diva non è, anzi è proprio sprofondata, fino al pilota d’aerei John Travolta, che quel megalomane di Cruise voleva chiudere lo spazio aereo su Bracciano e lui come faceva? E ancora Pitt-Jolie, detti Brangelina e pure Bocelli che a ben vedere…no, ho sbagliato. Non c’è Nicole, ma la ex al matrimonio è sconveniente. Tanto lei a cena con Veltroni c’è già stata un mese fa, cazzo gliene frega? Minchia se siamo mondani noi romani. Se siete putacaso tra quelli che in questa settimana hanno cercato in ogni modo di spiare Tom e Katie mentre ingurgitavano un raviolo tartufato, spupazzavano la figlia Suri, con quel nome a metà tra una canzone popolare sicula e la polpa di granchio surrogata o semplicemente passeggiavano magari facendo il verso a papa Ratzinger e il suo fido portapapalina (che di questi tempi va di moda far incazzare il Vaticano, ci provo anch’io), se davvero siete tra costoro, fans scatenati del giornale di gossip di media e sottolineo media tacca – stiamo pur sempre parlando di Ollivud, mica di Zequila o la Lecciso – ecco, ditemi perchè lo fate. Perchè state lì fuori ad aspettare se non siete reporter d’assalto o paparazzi(ngher)? Spero che mi illuminiate, perchè io pur non avendo un cazzo da fare, trovo di molto meglio da fare. Intanto ho deciso unanimemente con i vari me stesso ora in questa riga che questo post, nato per intrattenervi al fine di marchettare altro, diventa a tutti gli effetti un post inutile del sabato. Ne ha i sommi requisiti e non era neanche programmato. E’ una ghiotta soddisfazione e lo dico in diretta che è più bello, anche se per voi dormiglioni delle quattro e mezzo di mattina è già differita.

E ora marchette e ringraziamenti (clikkate sui tre numeri in rosso, su su che ce la fate).

Uno: il ritorno dell’Ataru Greatest Hits con una lucida, utile ed eloquente lezione sulla versatilità blogghica con annessa foto botanica e foto di gnocca galattica che forse interessa dippiù.

Due: il mio post in omaggio al libro di Trentamarlboro, in attesa (non appena l’avrò letto) di sostanziosa recensione ed altre foto artistiche con il libro istesso.

Tre: la locandina di Jimmy Goniometer, uno dei film random del post sottostante (che l’ho linkato a fare se è sottostante?), nella versione italiana, Giovanni Goniometro. E questa la dobbiamo al genio incontrastato del maestro Poompah (inchino di grande rispetto) splinderianamente conosciuto come PonteMammolo sul suo blog QuartiereCommercialeAbenobashi. Che anche se non li pubblicizzo mai, PonteMammolo e Il Purista della Patata sono due grandi blogger. Ecco.

IDEE RANDOM PER UN FILM DI SUCCESSO #6

(on the air: Subsonica – Coriandoli a Natale)

Torna dopo quasi un anno questa famosa rubrica di cui certamente non sentivate la mancanza. Eccovi cinque idee pronte per l’uso.

The Ming 2: è il sequel dell’horror orientale che raccontai nel precedente post. Il vaso Ming posseduto dallo spirito del serial killer Kim-Tae-Song,  che significa Kim lo squartatore di fanciulle che vestono alla marinara, si trova in casa del collezionista Puk Pak Pok, che significa imbalsamatore di involtini in acqua ragia. L’uomo viene misteriosamente ucciso. L’ispettore Cha Bum Bum, che significa casuale incontro sotto un ramo di ciliegio, contatta così Lin Lin, la sopravvissuta del primo film e si fa raccontare la storia per filo e per segno. Intanto il vaso continua ad uccidere e finisce in America. L’agente speciale Klatterback (che non significa un cacchio) indaga, incontra poi Lin Lin e se ne innamora perdutamente. Lei però muore uccisa dal vaso; lui, accecato dalla rabbia, spara sei colpi di pistola sul vaso, lo riduce in frantumi, ma essendo americano e stupido, non capisce che lo spirito fugge dal vaso e va a rintanarsi in un cheeseburger. Sequel assicurato, ma anche basta.

Ninja Bugs – Scarafaggi Ninja: sulla falsariga del successo anni ottanta delle tartarughe ninja, ci viene riproposto in salsa insettosa un capolavoro computerizzato di animazione. Quattro grossi bacarozzi neri e lucidi devono salvare l’umanità dal perfido Mister Calabrone che solo ronzando demolisce tutte le città del Nebraska. I nomi dei quattro sono: Dante, Petrarca, Boccaccio e Umberto Tozzi. Pur disprezzati inizialmente dalla popolazione, restìa ad accettare dei supereroi dall’aspetto repellente, essi diverranno i paladini di grandi e piccini fino ad intrappolare l’enorme ronzone. Eroico film per famiglie.

Le Bollette: da leggersi con accento francese (le bollètt). Infatti il film è francese e vede la consueta partecipazione almeno in un piccolo ruolo, dell’onnipresente (nei film transalpini) Gerard Depardieu. E’ una storia introspettiva e di denuncia: Clemèntine, una ragazza che gira sempre nuda per casa, riceve delle bollette della luce falsate e gonfiate. Decide di rivolgersi al giudice Jeandepeux che è un uomo più vecchio di lei di quarantatrè anni. I due iniziano una torbida relazione sullo sfondo grigio della provincia parigina tra uffici, carte bollate e centrali elettriche. Senza molto ritmo il film si trascinerà stancamente per circa due ore e mezzo per culminare nella scena clou: un errore dell’ufficio postale. I due si lasceranno e lei verrà sfrattata da lui per vendetta. Il colpo di genio del regista è nel finale, quando la ragazza cammina completamente nuda per strada con uno zaino in spalla. Solo per chi ama il cinema francese e ne sa cogliere l’intrinseco messaggio sociale.

Traffico Internazionale: eccovi un fantathriller con ambizioni da gangster movie e tonalità da genere catastrofico. Alcuni trafficanti di droga collusi con il mafioso italo-americano Nick Schillaci, concludono un grosso affare per conto del padrino stesso. Cocaina colombiana pura comprata direttamente dal coltivatore Isidro de Mantequilla Mendez Garcia Rodriguez. Più che comprata, estorta con l’omicidio del coltivatore, crivellato con una settantina di colpi di arma da fuoco. Il poliziotto di turno, Mark Mandolone, anch’egli di origine italiana, segue le mosse dei malviventi, quando improvvisamente un tamponamento a catena nel nord del Canada paralizza l’intera America del Nord fino al new Mexico. Milioni di chilometri di tamponamenti, è l’incidente più grande mai avvenuto. Nel traffico si trovano coinvolti il padrino, il poliziotto, i narcotrafficanti, la cantante disco anni settanta Donna Summer, una squadra di football, una ragazza acqua e sapone, un pugile suonato e due extraterrestri in borghese. Il film si basa sulle varie storie che si intrecciano in mezzo alla strada paralizzata fino all’epilogo per certi versi spiazzante e tragico, che non sveleremo per non rovinarvi la sorpresa.

Jimmy Goniometer: è la storia politicamente scorretta di Jimmy, un ragazzo handicappato che colleziona goniometri e poi li rompe in preda a raptus violenti. La madre è costretta a ricomprarglieli ogni volta tanto da ridursi sul lastrico. Colpita dentro l’occhio sinistro da un pezzo di goniometro lanciato da Jimmy, la madre dimentica di essere tale e decide di sbarazzarsi del figlio abbandonandolo sulla statale di montagna con tanto di goniometri avanzati. Il ragazzo viene ivi raccolto da un vecchio boscaiolo che gli fabbrica goniometri di legno cosicchè Jimmy non riesce più a spezzarli e guarisce perlomeno dai raptus. I due decidono di trovare la madre, intraprendono un viaggio on the road su un camioncino carico di goniometri e giungono in città. Quando la madre vede Jimmy sul furgone, si commuove e lo riprende con sè. Il boscaiolo si spara un colpo in testa perchè aveva deciso di farla finita da prima che incontrasse Jimmy. Che porterà sulla sua tomba un goniometro di legno, il più bello di tutti. E sarà lì che la madre lo abbandonerà di nuovo, stavolta per non vederlo mai più. Storia toccante, drammatica e direi anche fastidiosa. Chi ve lo fa fare di vederlo?

INFORMATIVA

(on the air: Nada Surf – Concrete Bed)

Questo è un post davvero inutile, talmente inutile che non posso neanche inserirlo nella categoria del post inutile del sabato, altrimenti si offende la categoria. Però volevo dire che: in queste ultime due settimane ho visto al cinema in sala parrocchiale per tre euro The Queen e The Black Dahlia e sono decisamente soddisfatto perchè da Blockbuster li avrei pagati il doppio e non mi andava neanche di scaricarli. The Queen è bello, ben fatto e mi ha sorpreso, Black Dahlia non è la schifezza che in molti avevano paventato, è pur sempre De Palma. Che ogni tanto fa casino e si perde un po’. Però resta un bel thriller. Ho visto anche (scaricato perchè altrimenti introvabile) Curioso come George, cartone che fa rimpiangere quando non c’erano la Pixar e la Dreamworks. Per una volta gli animali non parlano, i disegni non sono computerizzati e non c’è il solito fottìo di animaletti e oggetti spinti da buoni sentimenti, rutti e intenti moraleggianti. Non è neanche politicamente scorretto, è solo un cartone animato con una bella storiella e una scimmietta che non parla, che diventa amica di un umano imbranato. Uscito e maldistribuito a giugno di quest’anno, Curious George al cinema è durato una settimana e non c’è traccia di dvd in uscita. Eppure in America è famoso. Mah. Detto questo, ieri ho acquistato il libro del caro Trentuccio da Feltrinelli in Galleria Sordi. Lo scaffale era lo stesso del libro del cantante (?) trash Checco Zalone, fosse stato il mio libro avrei fatto causa agli scaffalisti o come cazzo si chiamano. Ora che vi ho sollazzato, ecco il vero motivo per cui ho postato: nuovo post su Greatest Hits. Stavolta si parla di fantastiche categorie di gggiovani suddivise politicamente e non. C’è da divertirsi, giurin giurello!