Il naturale habitat dell’autunno, riporta in auge il dinamico duo, che si propone prepotentemente per far sognare i teenager con il loro diariuccio bello. Clicca sul banner e scopri perchè. Bentornata Curva!

THE DEPARTED

(on the air: The Format – The First Single)

Il nuovo film di Scorsese è a mio avviso un capolavoro. Non mi lancio quasi mai in un giudizio del genere se non ne sono davvero convinto. L’ultima volta che ho pronunciato questa parola è stato per Eternal Sunshine of the Spotless Mind (volgarmente detto Se mi lasci ti cancello). Oltretutto non posso proprio dire che Martin Scorsese sia tra i miei registi preferiti,  avendo visto soltanto il palloso Gangs of New York, Taxi Driver, forse Cape Fear e certamente Fuori Orario che è di gran lunga il mio preferito. The Departed (letteralmente il defunto) ha un sottotitolo italiano inutile quanto scontato: il bene e il male. Ma ormai siamo abituati alle imprese dei nostri titolisti geniali. Frank Costello è un malavitoso di origine irlandese, un boss che si è conquistato il rispetto di tutti nella sua Boston. Una Boston mai vista al cinema così cruda, cupa e sanguinosa. Frank Costello ha il volto e il ghigno di Jack Nicholson. E questo già basterebbe per correre immediatamente al cinema. Il vecchio Jack interpreta il mafioso più originale che mi sia mai capitato di vedere sullo schermo, gli dà le sue sembianze, ne reinventa la parte, è talmente cattivo, dissoluto, immorale, mefistofelico che domina completamente la scena. I due protagonisti sono altri due irlandesi. Un poliziotto nevrotico cresciuto in ambiente mafioso e bocciato all’accademia di polizia per i suoi trascorsi non proprio limpidi, che per riscattarsi dovrà infiltrarsi nella banda di Costello/Nicholson. Interpretato magistralmente da un Leonardo Di Caprio in forma smagliante. L’altro irlandese è infiltrato nella polizia speciale con il massimo dei voti, è apparentemente sicuro di sè e spietato. E soprattutto è stato cresciuto da Costello. Matt Damon è legnoso come al solito, non ha le stimmate del grande attore, ma se la cava perchè tutto il film lo sorregge. Su queste basi e su altri mille intrecci, il film scorre veloce per ben due ore e venti. Non c’è un solo momento di stanca, Scorsese dirige con ritmo infernale senza mai darci respiro, aiutato da una colonna sonora di prima scelta, tutta ossessivamente rock, dai Rolling Stones ai Pink Floyd, passando per un motivo martellante fatto di musica irish mista a rapcore, che simboleggia un po’ la fusione tra gli spietati irlandesi e la Boston cruda e cupa di cui sopra. I comprimari sono tutte prime scelte: Martin Sheen è il capo della polizia, una specie di padre per Di Caprio, Mark Wahlberg è uno schietto assistente di Sheen, uno che non esita a dare pugni anche in centrale. Ha dei capelli improbabili e dialoga amabilmente a suon di parolacce con Alec Baldwin, rude ispettore sudaticcio, grasso e un po’ ottuso. Completano il cast l’ottimo Ray Winstone, nella parte del violentissimo e desperado viceboss di Costello, e Vera Farmiga, una psichiatra della polizia, carina e solo in apparenza fragile, che si troverà a gestire una relazione con Damon e un flirt con il suo paziente Di Caprio. Il film si basa forse anche troppo sui cellulari, utilizzati di continuo dai protagonisti. E i due infiltrati si incontreranno soltanto nei venti minuti finali. Jack Nicholson è il fil rouge che lega i due protagonisti, è un mito, una leggenda in ghigno, ossa e capelli come capitano. Lo senti citare John Lennon mentre tiene tra le sue mani una mano umana staccata, per giunta a tavola; un duetto con Di Caprio è semplicemente spettacolare, e lui, Jack, lo chiude con la bocca sbavata ed ingurgitando una mosca che aveva appena schiacciato. C’è da scommettere che Scorsese da solo non  sarebbe mai arrivato a tanto. E se la prende con i preti, fa riferimenti espliciti alla pedofilia con una spietatezza che fa diventare il concetto di una normalità inquietante, va in giro con la camicia sporca di sangue dondolandosi con la sua andatura, sempre quella da ormai quasi quarant’anni. E’ un mostro il vecchio Jack, di bravura; e nel film, di cattiveria. E’ un istrione, un folle. Il film si regge tutto sull’angoscia dei protagonisti, la paura stressante di essere sempre pedinati, le certezze di Matt Damon che crollano esattamente come già erano crollate quelle di un Di Caprio fragile ma molto violento quando deve farsi rispettare. Non vi dico di più, il resto guardatelo. A meno che non siate impressionabili e non vi piacciano le scene crude. Perchè di morti ce ne sono veramente tanti. Il finale è ricco di colpi di scena.

Un po ‘di curiosità: il film è il remake della trilogia hongkonghese Infernal Affairs, ma Scorsese lo ha saputo dopo aver letto la sceneggiatura e ha visto l’altro film solo dopo aver diretto il suo. Al posto di Matt Damon doveva esserci Brad Pitt, che tra l’altro è presente nelle vesti di produttore. Forse avrà rifiutato perchè il personaggio era deboluccio rispetto a Di Caprio. O forse è colpa di Damon che lo rende deboluccio, chissà. Jack Nicholson ha riscritto molte sue scene e non ha voluto sul set sciarpe e cappellini dei Boston Celtics, nonostante la troupe fosse di Boston. Il motivo? Lui è notoriamente uno sfegatato tifoso dei Los Angeles Lakers, rivali storici dei Celtics. Caro vecchio pazzo Jack.

Altri due film visti ultimamente:

Il Diavolo veste Prada, molto carino, ben fatto, ti prende anche se un po’ favoletta.

Ti odio ti lascio ti… commedia brillante senza troppe pretese, ma si ride.

LE NOTIZIE ARRIVANO COME FULMINI A CIEL SERENO

(on the air: Sunshine Underground – Panic Attack)

Le notizie arrivano come fulmini a ciel sereno. E se è vero come è vero che qualcosa bolle in pentola per quanto riguarda il mio lavoro, ma non dico niente per non dare scoop ai colleghi impiccioni che potrebbero addirittura interrompere lo sciopero per edizioni straordinarie, dicevo se è vero come è vero, non mi ricordo più come dovevo finire il periodo di questa frase. Però ecco, le notizie arrivano come fulmini a ciel sereno. E così anche i post dei vostri blog, che mettete sul vostro bravo aggregatore per farvi conoscere: è per questo che si fa, nevvero? E magari  un giorno (che culo!) finite pure su LiberoBlog. Così poi arrivano tutti a prendervi  a maleparole, ma in cinque minuti avete guadagnato gli accessi che io faccio in una settimana. Ma non è di questo che volevo parlare, no. E’ che le notizie arrivano come fulmini a ciel sereno. E così, capita che arrivi un esseemmeesse sul cellulare, mentre sei impegnato con le grandi manovre telefoniche e devi prenotare anche l’albergo per partire la prossima settimana (oh sì, più in là vi racconterò anche questa). L’esseemmeesse è di quelli sconvolgenti. La notizia corre sul filo e arriva in anticipo di due giorni rispetto al previsto. Entro le 15,30 Mr. Wolf mi aspetta sotto casa per far quadrare i conti. La notizia è collegata a questo avvenimento. Così prendo la macchina e mi incammino inveendo contro tutta la gente impedita che circola liberamente per Roma. Se penso che si potrebbe eliminare il traffico soltanto ritirando la patente alla metà della gente rincoglionita e incapace che (parola grossa) "guida", spero che presto mi eleggano ministro dei trasporti. Allora vedrete che saranno cazzi. Certo avrei anche la scorta pagata da voi poveri morti di fame, ma questi non sarebbero problemi miei. Esco spesso fuori dal seminato. Prelevato Mr. Wolf, destinazione Ponte Milvio. Lì la notizia prende corpo. Un capannello di persone è proprio davanti al luogo dello scoop. Sono ragazzi, tutti maschi, dai tredici ai trentacinque anni. C’è un’attesa spasmodica ormai. C’è una serranda ancora un po’ abbassata, il sole picchia ancora duro, che ti chiedi quando questo cazzo di autunno spazzerà via definitivamente il caldo delle ottobrate romane. Presto, spero molto presto, che mi sono anche stancato di vestirmi come a luglio, avendo oltretutto cominciato ad aprile, manco stessimo in un fottuto tropico tra umidità e zanzare. Allora la serranda si alza. E un bimbo entra nel locale, un negozio, ed esclama:"è uscito! devo chiamare subito mamma per farmi dare i soldi!". La notizia si sta spandendo a macchia d’olio, ma noi avevamo avuto la soffiata, sapevamo già tutto. Una strisciata di bancomat a testa, euro 64,90, sempre a testa, e via, anche noi ne siamo in possesso. Non restava che sperimentare, e abbiamo fatto anche quello, per circa tre o quattro ore. Fluido, spettacolare, ancora più realistico, sempre più ricco. Ecco la notizia: con due giorni di anticipo, è uscito Pro Evolution Soccer 6.

ps: la copertina nella foto non è quella italiana su cui sono presenti  altresì Adriano e Luca Toni. Solo che non mi andava di fare foto. Preferisco giocare.

MARCHETTA SETTIMANALE A ME STESSO

Oggi mi gioco il jolly (uno solo come deciso da voi tramite sondaggio) della settimana. Sul Greatest Hits c’è il mio primo racconto pubblicato su questo blog in data 11 febbraio 2004. Niente di che, ma ci sono affezionato. Visto che siete dei brutti lazzaroni e se vi lascio da leggere due post poi leggete solo quello che sta qui, vi mando lì. In effetti avrei voluto riproporre Frodo Baggins mi sta sulle palle, ma era troppo lungo. Che altro ho da dirvi? Ma proprio un cazzo di niente. Cambiate canale, suvvia, ricomincia l’operazione nostalgia! Prometto che domani vi butto giù un nuovo post: l’argomento già c’è, tranquilli.

Ataru presenta:

LIVE!

speciale #2: GIOVANNI ALLEVI

(on the air: Giovanni Allevi – L’Orologio degli Dei)

La location è l’Auditorium Parco della Musica in Roma. Ci si chiedeva come in un solo giorno potessero smontare tutto l’ambaradam della Festa del Cinema, e infatti non l’avevano smontato. Tanto è vero che abbiamo trovato chiusa una strada fondamentale e anche il comodo parcheggio interno a pagamento. Alla fine si parcheggia, lontano ma si parcheggia. L’evento è il concerto gratuito di Giovanni Allevi. Ormai universalmente riconosciuto come genio del pianoforte, Allevi era sfuggito dalle grinfie mie e della Noe in una calda e piovosa serata di fine luglio, causa nostro imprevisto ritardo. Soldi largamente buttati, quella volta. Stavolta è gratis, e noi due giornalisti senza accredito facciamo la fila in mezzo ai comuni mortali. Non c’era prenotazione. La fila è come quelle fuori dalle discoteche dei dodicenni: lunga e sostanzialmente creata ad arte. Solo più tardi scopriremo che la sala adibita al concerto era stata cambiata all’ultimo minuto causa larga affluenza di pubblico. La fila è un bijoux, un palese invito ad alimentare la mia già grassa misantropia. Per esempio dietro di noi: gruppetto di più o meno trentenni sostanzialmente leccati. Uno stritola la Noe in sandwich nella fila, arrivo io e delicatamente lo ricaccio indietro con la schiena, solo che mi si appiccica alla schiena stessa. Già fa caldino, poi questo porta pure il maglione di lana. Intanto una sua amica, accento calabro, starnazza a voce piuttosto alta. Parla di E-bay, non sa che ci si deve iscrivere per partecipare alle aste. Mister Maglioncino invece, parla di un locale di Ponte Milvio che conosco. Dice che lì si mangia svedese, vero. Esemplifica tale concetto dicendo che lì si mangiano salmone, patate…ah. Più ascolto i discorsi, più mi sale il vomito. Giuro, non sono io anormale. Erano fastidiosi, sommamente fastidiosi  nel loro tono di ciarla inutile. Quando parlo con i miei amici non sono così, non siamo così tremendamente vacui, pur parlando di stronzate anche peggiori. Attaccata sedutastante la misantropia anche alla Noe, la fila magicamente procede e siamo tutti dentro. Giovanni Allevi non tarda. In platea, prima fila, dall’alto della nostra piccionaia, riconosco Remo Girone e signora, già incontrati al concerto di Pacifico al Piccolo Eliseo. Presenza piacevole, il vecchio Remo. Quella sera di qualche mese fa ce l’avevo seduto dietro e mi ha ispirato una simpatia contagiosa. Dicevamo che il Mozart del duemila, come lo definiscono in molti, non tarda ad arrivare sul palco. Correndo con la sua chioma a cespuglio, occhiali, camicia nera, jeans di tendenza e All Star d’ordinanza ai piedi. Un pianista che si presenta così è di per sè un piccolo evento. Questo qui ha suonato in tutti i templi mondiali della musica e ti accoglie sempre vestito da birretta al pub. E’ una cosa che mi piace. Sembra un nerd. Il pubblico è sostanzialmente giovane, anche questo è strano per uno che non è propriamente Justin Timberlake (per fortuna). Buio in sala, solite tossi nervose del pubblico da musica classica che davvero non capirò mai. Il folletto-nerd inizia il suo show con la sua ironia sussurrata e imparata a memoria. Fa ridere per come introduce a parole i suoi pezzi, sia per le battute simpatiche, sia perchè è oltremodo timido. Presenta Joy, il nuovo album. E racconta di come ha partorito ogni singolo brano, tra attacchi di panico (è un classico soggetto ansiogeno, si vede) e viaggi in tutto il mondo. E lo fa ogni volta come se il professore lo stesse interrogando e lui stesse ripetendo la lezioncina a pappagallo. Ti racconta che un viaggio in Cina, una passeggiata a Budapest, un aereo guidato chissà come nel New Jersey, un quadro di Klimt a Vienna, i suddetti attacchi di panico o la filosofia di Heidegger lo hanno ispirato. Tanto che ti chiedi se un giorno è andato dal salumiere, ha chiesto un etto di bresaola e nel frattempo gli è uscito un inedito dal titolo inequivocabile: Bresaola. Inizia con pezzi normali, lineari, che però se pensiamo che scrive tutto lui, gridiamo al genio. Genio che si manifesta nella traccia otto, L’orologio degli Dei. Io non sono un appassionato del genere e mi sono venuti i brividi, fate voi. Chiude con una miscela tra musica rinascimentale e prog rock tra applausi da mani doloranti e standing ovations prolungate. Concede due extra e un bis, tra cui la celeberrima Come Sei Veramente che tutti conosciamo magari senza sapere che è sua. E’ infatti la colonna sonora dello spot della BMW serie 3 touring per la regia di mr. Spike Lee, che lo ha scelto personalmente. Spike Lee, mica Pizza&Fichi. Quello che colpisce di Allevi rispetto ad altri mostri sacri della classica sia conservatrice che sperimentale -io personalmente, avvicinandomi al genere, ho visto Claudio Abbado dirigere e Ludovico Einaudi suonare insieme a Paolo Fresu- è che la distanza tra il palco e il pubblico è ridottissima, non c’è quella tradizionale aura austera e distaccata, quasi snob nei confronti dei paganti. Per capirci: Allevi è semplice, sta lì, vestito come me e fa sembrare facile un capolavoro, lo rende accessibile anche ad un pubblico che non ne capisce una mazza (mi ci metto dentro anch’io, ma c’era gente che non sapeva manco chi fosse, però era gratis). Al momento di Come Sei Veramente, sembrava di stare ad un concerto rock. L’abbiamo riconosciuta tutti dalle prime note, ed io ho esultato manco fosse la mia canzoncina rocchettara preferita. Buon segno, amici. Anche perchè questo adorabile Muppet del pianoforte, come lo abbiamo dolcemente ribattezzato io e la Noe, subisce la solita sindrome del nemo profeta in patria: famosissimo in tutto il mondo, in Italia lo calcoliamo appena. E allora gli regalo questa lunga marchetta perchè se la merita a pieno titolo. Sono le ventidue e trenta, e mentre ci domandiamo quasi emozionati se questo ragazzino di 37 anni un giorno finirà accanto agli immortali della musica, la fame incombe. Chiudiamo con una lauta cena su un divanetto qualche isolato più in là. E un buon sapore in bocca e nelle orecchie.

PS: avete votato per avere un post a settimana sul Greatest Hits, sarete accontentati. Ovviamente senza giorno prestabilito. Au-revoir.

UN GIORNO ACCARTOCCIATO

(on the air: Planet Funk – It’s Your Time)

Fuori piove, ha piovuto, non lo so. Non lo so perchè mi sono serrato in casa da ieri notte. Non è una mia legittima scelta, è dettata da fattori esterni. Quantomeno ridicolo che fattori esterni ti costringano all’interno, oppure tutto sommato ferreamente logico. Mi è costato rintanarmi in questo modo, io che non reggo a marcire qui tutto il giorno. Ma tutto cambia, sta per cambiare mi dico, mi dicono. Intanto apro il giornale, lo chiudo, accendo la Playstation, lascio il pc sempre sempre acceso e collegato. Mi rendo conto che mi è rimasto un solo libro da finire, ma è quello che non mi va di leggere. Un po’ di tv, Scrubs nuova serie, persino J.D. ha le crisi da trentenne. Pensate che è l’unico telefilm che ogni tanto seguo, dovrebbero esserne onorati. Sono frenetico, riesco a combinare zero e far passare il tempo velocemente. Fumo, esco sul terrazzo, guardo le mie piante, che per fortuna stanno bene, almeno loro. Consumo il telefono col mio orecchio sinistro, ma sono spento, la batteria è scarica. La mia; invece quella del cordless resiste ancora. E’ tutto sconclusionato, non so quanto tempo era che non stavo a casa di sera e in più tutto il giorno. So che non è questa la normalità di tutti voi, è solo la mia, mi rendo conto. Ma se fossi stato più sereno mi sarei goduto la pioggia, il freddo, solo sbirciando fuori dalla finestra. In realtà, con questo stato d’animo, ho bisogno dell’ora d’aria. Avrei anche bisogno di una birra, ma non ce l’ho. Sarei potuto uscire da solo, almeno per prendermi la birra, ma questa giornata era balorda sin dal buongiorno del mattino e allora meglio seguire il copione e postare sul blog all’una di notte che manca una birra, manca un amico, manca anche lei. Io ci sono, devo soltanto trovarmi.

Post Scriptum: è online il secondo post del Greatest Hits. Voglio fare l’interattivo e chiedervi ogni quanto vi andrebbe di leggere un post vecchio. Considerando anche che qui aggiorno in maniera sconclusionata e non potrei sempre avvertirvi che posto di là. Mi serve la vostra opinione, sul serio! Non è detto che vi dia retta, ma voi ditemi…

…scegliete pure:

A) ogni giorno;

B) un giorno sì e un giorno no;

C) una-due volte a settimana:

D) mai più e già che ci sei vai a cagare.

*in copertina George Melies – Voyage dans la lune.

TRE ANNI A FREGARCENE

(on the air: Bluvertigo – I Still Love You)

Ci siamo, lo spumante si può stappare: dopo 572 post, 22675 commenti, 144506 fancazzisti (seppur farlocchi secondo tradizione del contatore Splinder), e tanti link che neanche li conto, questo blog, il mio blog, compie tre anni. Tre lunghi anni in cui è successo veramente di tutto, eppure Machissenefrega è rimasto qui a farmi e a farvi compagnia. Se me lo avessero detto, quell’ormai lontano diciotto ottobre 2003, non ci avrei mai creduto di essere ancora qui oggi. Perchè il blog era un giochino, una cosa per passare il tempo e raccontare a quattro amici reali e virtuali, come trascorrevo le mie giornate. Magari colorando un po’ il racconto per farsi una risata in più. Pensate che adesso ho più o meno il trecentesimo blog italiano in graduatoria, senza quasi uno straccio di promozione, di iscrizione ad aggregatori, di prostituzione o di nome illustre e stimato dai capoccioni. Grazie soltanto a voi che mi avete dato fiducia anche solo per cercare il culo di una donna o i rimedi empirici per le malattie. Ecco, vi ho raccontato il solito cumulo di stronzate autocelebrative, più o meno come feci un anno fa. Due anni fa invece raccolsi tutti i vostri commenti più rappresentativi e mi feci un culo come una capanna concludendo con la mia foto da piccolo che spegnevo una candelina. Insomma tutto già visto, no? Eppure se ci penso, tre anni, questo blog è un pezzo di storia. Da quasi due è anche un importante pezzo di vita reale, il più importante che ci sia. Non potevo chiedere davvero di più al mio piccolo blog. Che ormai cammina e articola suoni di senso compiuto e tra un po’ andrà all’asilo. Per un blogger malato di questa roba, c’è di che essere sommamente satolli di soddisfazione. Talmente satolli che Ataru ha deciso di farvi un bel regalo. Avevo detto che avrei fatto una graduatoria dei miei post migliori, ma ho fatto di più: ho creato Ataru Greatest Hits-Del meglio del mio meglio. Un blog che verrà aggiornato di tanto in tanto con tutti i vecchi post che magari voi neofiti non avete letto. E per chi l’ha già letti, se vorrà, sarà un piacere rifarsi un po’ di risate con me. Io, colto da nostalgia, ho riletto  e ancora riletto e ho deciso di autocelebrarmi così. Nel modo più presuntuoso ed egocentrico che esista. Da blogger, insomma. Anche perchè, parliamoci chiaro, non dovessi avere un cazzo da scrivere qui, vi direi comunque che ho aggiornato l’altro blog. Strategia di marketing degna di un vecchio squalo della finanza. Allora fatevi un giro, è già online il primo post scelto. Il tutto con uno sfondo vintage (prodotto perlopiù dal sottoscritto con sistemazione finale di Ninna) che dà quel tocco di nostalgia in più. Tanti auguri vecchio blog. E silenzio in sala, che qui si legge e si continua a scrivere. Degnamente o indegnamente per gli anni a venire.