A SPASSO PER ROMA

(on the air: Franz Ferdinand – Eleanor Put Your Boots On)

Dovete sapere che io e la Noe, amiamo pazzamente gironzolare per il centro di Roma. Di solito lo facciamo controcorrente, ovvero quando la gente comincia ad avvertire il languorino della fame e sente già l’odore della cena sul fuoco. Oppure prima, ma rigorosamente in mezzo alla settimana per evitare la sagra del burino altresì detta calata dei barbari (ma quanto sono snob?) che si tiene il sabato e la domenica. Senza contare le manifestazioni che si svolgono nel weekend con una regolarità incredibile nella capitale avranno protestato pure il sindacato delle linci siberiane e quello dei portuovo di rame. Il giro si svolge rigorosamente in autobus e spesso sconfina nelle numerose mostre che la città da qualche tempo offre con una regolarità svizzera. Incredibile ma vero: Ataru di tanto in tanto sale sui mezzi pubblici. Fino a un paio d’anni fa circa, la cosa avrebbe fatto notizia anche al Pentagono. Ma si cambia. Ebbene, era da prima dell’estate che non riproponevamo il buon vecchio itinerario, lo abbiamo fatto ieri finalmente. Partenza alle sette meno cinque di sera da piazza Bologna e il 62 deve deviare perchè c’è la stracazzo di manifestazione. Si vede che oggi le strade saranno occupate dai Cobas del cappuccino con spruzzata di cacao. E quindi ieri c’avrà bloccato il corteo dei serial killer in pensione o quello degli ex rapiti dalla Anonima Sequestri. Scendiamo a piazza Venezia, dopo che su via Nazionale colto da colpo di genio, ho inventato alcuni sketch-imitazione del nostro beneamato, cinefilo, buonista, spendaccione, festaiolo, devasta-architetture, sindaco Walter Veltroni. I negozi sono in fase di chiusura, ma non la Galleria Sordi, che è la nostra tappa di riferimento perchè chiude più tardi. Entriamo da Zara. Dev’essere duro il lavoro degli uomini-Zara, tutto il giorno impalati e incravattati a reggere la porta a vetri. Intanto nel palazzo (Chigi) di fronte, Padoa Schioppa sta elucubrando temibili finanziarie. La Noe gradisce i vestitini anni settanta, io sto decidendo di acquistare una giacca di velluto da indie rocker. Presto lo farò. Siamo trendy, minchia. Ci serve anche il reparto bambini per il regalo del battesimo alla mia pseudonipotina acquisita Giulia. Inquietante, i bambini di sei mesi vestono già come ventenni. Cambio: tappa da Feltrinelli. Io devo comprare Alta Fedeltà di Nick Hornby e La Vita, l’Universo e tutto quanto, terzo capitolo della saga della Guida Galattica per Autostoppisti di Douglas Adams. Non ho preso nessuno dei due, prossima volta. La Noe invece avendo già parecchi libri sul comodino, si rifiuta di acquistare quadernini e blocchetti da venti euro. Anche se sono firmati da Agatha Ruiz de La Prada, cheppoi io non so chi cacchio è, ma mi dice la Noe che in Spagna è famosissima.  In sottofondo va l’ultimo cd di Bruce Springsteen. Posso dirlo? Che due coglioni! Ogni volta che entriamo lì dentro, siamo ossessionati dall’immagine dei nostri best seller che vendono copie su copie. Sogno o possibile realtà? E’ che a volte il sogno può diventare realtà. Ora, passi per Pulsatilla che è una blogger, passi anche per L’elogio del culo di Tinto Brass, passi l’autobiografia di Rocco Siffredi, ma è mai possibile che Er Piotta scriva la biografia di Jovanotti? Che lo stesso Jovanotti venda un libro fotografico a 35 euro per i suoi quarant’anni? Che Checco Zalone, signori, Checco Zalone, quello della squadra fortissimi abbia scritto anche lui un libro? E costoro che ho nominato da Pulsatilla in poi sono più o meno conosciuti, ma pensiamo a quanti cani hanno l’onore di vedere pubblicato un loro scritto? Allora sì che il sogno diventa realtà, i progetti ce li abbiamo e non sono pochi, basta trovare l’editore, no? Del resto Nancy Brilli esponeva i suoi quadri al Vittoriano, che per chi non lo sapesse è l’Altare della Patria o Milite Ignoto. Dove esponevano Manet e Modigliani. Nancy Brilli. Eh. Senza parole. Dopo essermi fomentato davanti ai dvd di Lamù con Ataru Moroboshi in copertina, l’ispirazione mi coglie all’istante: voglio recensire il live in Milano-Alcatraz di Simone, quel cantante (?), quella rockstar (!), quello di quandoseiragazzonontenefregauncazzo, sì, lo conoscete? Regalatemi il dvd e ve lo commento tutto meglio della Gialappa’s. Siccome s’è fatto tardi e dentro la Feltrinelli sento sempre odore di toast, si va da Burger King, terza e ultima consueta tappa. Non smetteremo mai di dire che Burger King è strameglio di McDonald’s. Peccato che a Roma ne esista uno solo. Pensate, c’è un ragazzo che lavora lì da più di un anno e sorride pure, io cose così al Mac non le ho mai viste. E quanto si mangia meglio. Noi che ci concediamo il fast food solo in queste serate. Qualcuno dei cassieri però è sotto un treno, e così dopo il Boss, ci becchiamo Masini: Cenerentola innamorata, Bella stronza, più Renga, Raccontami. Serata endovena, ditelo. In ogni caso meglio dell’ultimo Springsteen, che due palle. Infine fuori programma ma non troppo, Fontana di Trevi. Lì come sempre, la Noe si allontana da me e mi lascia indietro. Così aggiriamo l’assalto dei venditori di rose. Purtroppo però non è ancora passato di moda l’aggeggio più in voga degli ambulanti di Roma centro. Non so come si chiami ma è un disco luminoso e fastidioso lanciato in aria da un bastoncino: lo scopo è riprenderlo al volo infilandolo nel bastoncino istesso. Ogni sampietrino ce n’è uno che ti fa il pelo passandoti in picchiata a due centimetri. Son cose. Corsa a piazza Barberini per non perdere l’autobus, c’è ancora un’ultima cosa da fare. C’è un gatto dietro piazza Bologna che ci aspetta accovacciato su una macchina. Ogni tanto lo andiamo a trovare, era lì anche stavolta. Signori, questa è la nostra Roma.

E a proposito di Roma, ribadisco la pubblicità all’ottimo 06blog.it, il primo nanopublishing tutto sulla capitale, che quest’oggi guardacaso pubblica una piccola intervista al sottoscritto.

DUE STORIE, UNA DOMANDA IN COMUNE: PERCHE’?

(on the air: Scissor Sisters – I Don’t Feel Like Dancing)

Premessa: questo post non piace manco a me, ma ormai avevo deciso di scriverlo. E’ che andava scritto di notte. Eppoi è brutto perchè parla di cose brutte. Doh.

Oggi  ho intenzione di raccontarvi due storie che non hanno niente a che vedere l’una con l’altra, eppure in comune hanno la volontà di capire fino in fondo cosa passa per la testa di una persona. No, non voglio scomodare assassini, guerrafondai, mammekiller, rapinatori o stupratori. Sono due storie di quotidianità più o meno malata, nulla più.

La prima storia inizia con una persona conosciuta in internet. Uno che per il successo avrebbe fatto carte false. Anzi, il condizionale è forse inadatto e non solo perchè la persona in questione ha difficoltà ad usarlo. Questa persona pensò un paio d’anni fa ad un’idea meravigliosa (per lui): un reality applicato ad un blog. Disse di essere il primo ad averla pensata, ma in realtà non lo era. Tralasciamo. Mi offrii di sperimentare salvo ritirarmi dopo una sola prova, divenendo poi opinionista cattivo e infine, l’anno successivo, giurato scomodo. Il sito in questione, di cui sono ormai visibili solo le macerie, si chiamava Vipditurno. Il ragazzo si chiama G.M. Metto solo le iniziali, tanto nome e cognome sta scritto dappertutto. Egli aveva appreso l’arte del reality grazie anche alla tesi che aveva sostenuto all’università di Roma, lui venuto da un paesino della Calabria. E probabilmente aveva studiato delle tipologie da reality: personaggi che potessero andare bene per fare i concorrenti, stereotipi di ogni tipo. Nel mare magnum dei blogger non era difficile trovare gente che rispondesse ai criteri di ciò che fin lì era stato studiato. Ma G. non studiò la parte sui rapporti umani che potevano nascere all’interno di un format. Più che altro quelli che egli stesso intraprese. Anche perchè tutto questo non sta scritto su un libro. Così, pur di mantenere intatta la sua creatura, il gioco della sua vita inalterato, strinse sì rapporti di amicizia profondi con alcuni concorrenti, ma senza raccontare loro retroscena e magheggi piuttosto torbidi del giuoco, facendo passare per ciarlatani quelli che da tempo cercavano di dire le cose come stavano. Fin quando ieri, non è stato sgamato. Lui che criticò maestosamente la blogger sarda che tempo fa si finse morta, le diede della falsa. E lui? Ha mentito agli amici, a persone che gli credevano, ha inventato finti commentatori che aizzassero polemiche e flame contro i suoi stessi amici, ha falsato i voti della giuria del gioco facendo entrare i suoi fake nel voto settimanale. Niente di grave, forse direte voi. Ma ha preso per il culo gente che ci credeva, suoi amici, e non c’ha manco fatto i soldi, almeno credo. Biscardi docet, Ventura docet, anche Moggi docet. Noi continuiamo a ingurgitare merda di nome reality. Ci mancava pure il blog più finto del finto. C’era chi lo aveva capito da prima (anch’io), ma non è certo il momento di salire sul carro dei vincitori, che qui non ci sono nè vincitori nè vinti. Di certo caro G., temo che sul lato umano tu ci abbia rimesso tanto. E allora ti chiedo: perchè?

Trackback semiserio: http://blogkillers.splinder.com/post/9395661/C%27era+un+ragazzo

La seconda storia, più breve, vede il sottoscritto andare al cinema con un amico a vedere il secondo capitolo de I pirati dei Caraibi (caruccio). Ed uscire dal cinema, andare a riprendere la sua auto nuova (vabbè cinque mesi) e trovarla graffiata. Di quei graffi che si fanno con le chiavi. Mi era già successo, è successo a tutti o quasi. E ogni volta mi vengono da pensare le stesse cose. Ora volevo esporle qui. Il ragazzo, l’uomo, la donna, non so chi, si mette a rigare una macchina (se non è una vendetta) è evidentemente un frustrato. Una persona triste, un sottosviluppato mentale. Uno stronzo che invidia la mia macchina perchè non ce l’ha? Uno che non scopa? Un povero imbecille che prova godimento nel rigare una macchina? Uno che probabilmente i genitori quel maledetto giorno dovevano usare tutte le precauzioni possibili. E forse la colpa ricade sui genitori  e sull’educazione che gli hanno dato? perchè in tal caso le precauzioni dovevano usarle i nonni. Ma all’epoca si sa, non ce n’erano molte purtroppo. Allora io per uno scherzo di natura, devo trovare le righe di una chiave sulla macchina? Tu, piccolo verme impotente e vigliacco che righi le macchine, dimmi: perchè lo fai? Perchè?

Trackback reale: nel mio garage.

Post Scriptum: domani mattina andate su 06blog.it. Troverete una piccola intervista che ho rilasciato alla mia vecchia amica Chiara-ex Stregatta.

VIENI CHE TI FACCIAMO LA FESTA!

(on the air: Gemboy – Giambel 5)

Dove: Birreria Lapsutinna, via Giordano Bruno 25 – Roma.

Come: come vi pare. Basta che siate blogger.

Quando: martedì 3 ottobre, ore 20,30.

Perchè: ve lo dico adesso.

Non è che c’abbiamo pensato su chissà quanto: il polo romano dei blogger aveva bisogno di una festa. Allora i Noantri, GiggiMassi e il sottoscritto hanno organizzato qualcosa di inimmaginabile: una festa. Ma non una festa in un locale modaiolo e fighetto di quelli che un aperitivo ti costa una mensilità, o magari conosci il cugino della megablogstar e ti fai dare un freedrink per l’acqua minerale e il buono sconto per la tartina col patè d’orso bruno. Niente di tutto questo. Abbiamo scelto una birreria nel cuore di Roma, a due passi dar Cuppolone, una vera birreria di legno, vecchio stile, se vogliamo pure un po’ anni ottanta, come se ne trovano poche. Ai fornelli, una bravissima signora in grado di cucinare sublimi delizie del palato tipo carbonara, gricia, cacio e pepe, pasta e fagioli, persino il risotto con le fragole se siete sofisticati. E poi carne, fritti, panini, vabbè che ve lo dico a fà. Oltre ad una scelta impressionante di birre. E’ possibile che ci sia un menù fisso a venti euro che sfamerebbe due eserciti, fidatevi. In sostanza una Oktober Fest dei blogger. Ora qual è il problema? Che in comune con le feste fighette c’è il numero chiuso. Mica per altro, il locale è piccolo e coprirebbe sui venticinque posti per noi. Cosa dovete fare? Date l’adesione qui o su uno degli altri due blog citati lassù in rosso entro domenica primo ottobre e siate rapidi perchè chi prima arriva si becca il suo posticino. La lista dei partecipanti sarà sempre aggiornata. Dunque manca ancora un perchè: è presto detto, non ci piace come fanno le cose gli altri. E allora le facciamo noi. Parola d’ordine: opposizione al blog-governo radical chic! E per ora ci fermiamo qui, a bere birra. Un domani conquisteremo il mondo. Questa la tagliamo eh.

:::Lista Provvisoria:::

– Stefano (noantri) +1
– Granduca (
noantri)
– Fede (
noantri)
– Andy Capp (
noantri)
– Valerio (
pennyroyaltea.splinder.com)
– Ataru (
ataru.splinder.com)
– Giggimassi (
parolibero.splinder.com) +1
– Tittyna (
tittyna.splinder.com)
– Alberto (
www.indignato.it)
– Marcus (
noitrentenni.splinder.com)
– Andrea(
www.invernomuto.com

– Boc (buonaocattiva.splinder.com)
– Aliena (unaliena.splinder.com)
– Francesca (semplicemente77.splinder.com)

–   MiticoFISH (vitabellaevariata.splinder.com)

– Marina (www.ineditablog.splinder.com)
– Elisa (
2sister.splinder.com)

Jingle, voce fuoricampo: Ehi tu! Se vuoi partecipare, aggiungiti nei commenti a questo post o a quelli corrispondenti su Noantri e Parolibero. Se vuoi disdire la tua partecipazione faccelo sapere, lascerai il posto a qualcun altro che vuole esserci. Se invece ti vergogni o vuoi sapere qualcos’altro, scrivimi! L’indirizzo è sempre lo stesso.

OSCAR-RAFONE E’ BELLO A MAMMA ATARU

(on the air: Peaches – Fuck The Pain Away)

Amici cari, è tanto che non mi dedico alla blogcirconferenza™ e alle sue splendide dinamiche. Tipo che Gianluchino Neri ha distribuito pani e pesci a se stesso, amici e parenti nei suoi Macchianera Awards. Come (forse non) sapete questo blog non ha preso neanche un voto, e i pochi che volevano darmi la preferenza li ho fermati io. S’è scatenato anche il putiferio dai Noantri, e sinceramente è divertente leggere i pro e i contro. L’amico Stefano Havana ha aizzato un bel vespaio sul rapporto premiazioni-bloggatori. Bene, dopo avervi accalappiato con queste quattro stronzate (no, un momento, il post dai Noantri leggetelo perchè merita), vengo farraginosamente al nocciolo del dunque della questione. Oggi a mezzogiorno parte ufficialmente la prima edizione di OscarBlog. Dopo sudatissime e discusse (e come ti sbagli) selezioni, tra abbandoni scazzi e frizzi, ci siamo. E vi dico la verità, su questo progetto si punta forte. A partire dalla giuria (oltre a me: Akyla, Atomica, Cagnaccio, FulviaLeopardi, Gregorj from Blogkillers, Ian Starkiller, Insanesoul, Licia Troisi, Mascia, Missmidnight, Ninna_r, Noeyalin, Trentamarlboro, Upclose), fino ad arrivare ai diciotto talentuosi concorrenti scelti per dar vita ad una battaglia a colpi di blog-scrittura. Niente plutocrazia, niente numeri da circo equestre, niente link ai giurati in questo post perchè sono troppi; solo un concorso che non si ammanta nè di spocchia, nè di fanfaronaggine, ma soltanto di meritocrazia, termine e modo di agire che in Italia risulta di solito ostico ai più. Al massimo nei commenti ci sarà qualche polemica da bar, che nel nostrobbelpaese è inevitabile. Poichè nessuno è perfetto. Si parte. Se vi va, seguiteci.

LA CURIOSITA’ POTREBBE SALVARTI IN SITUAZIONI BEN PIU’ DRAMMATICHE DI UN TANGO

(on the air: OK Go – Invincible)

L’uomo ha un’insaziabile curiosità di conoscere ogni cosa, eccetto quelle che meritano di essere conosciute.

Oscar Wilde

Io sono curioso. Dicono che la curiosità sia sintomo di intelligenza: francamente non mi interessa se sia vero, ma sono curioso per natura. Fin da quando a sei anni mi interessavo di marche e modelli delle macchine che giravano per strada e non mi limitavo a saperli; ne inventavo di nuovi e li testavo sulla pelle dei miei genitori. O quando alle elementari memorizzai tutta la geografia per non dimenticarmela più e assorbivo sul giornale persino le temperature massime e minime di tutto il mondo. Sull’album Panini leggevo perfino i paeselli dove erano nati i calciatori, tanto che Pruzzo Roberto è nato a Crocefieschi (Ge), Baresi Franco a Travagliato (Bs), Altobelli Alessandro detto Spillo a Sonnino (Lt), Graziani Francesco detto Ciccio a Subiaco (Rm), il povero Scirea Gaetano era nato a Cernusco sul Naviglio (Mi). E potrei senza dubbio andare avanti tediandovi con un elenco da cèlo-manca che farebbe invidia anche al più accanito degli statistici. I miei mi portavano in giro con la macchina perchè fisso a casa al mare non ci stavo volentieri. Così lei, la curiosità, organizzava la gita sulla guida del Touring Club del Lazio. O magari di Umbria o Toscana o Campania. La curiosità è fine a se stessa, non si può ingabbiare in un’interrogazione o in un esame. Perde drasticamente fascino. Ed io, che al liceo stentavo nelle interrogazioni e all’università rifiutavo lo studio mnemonico anche dove era necessario, ne ero al corrente. E’ curiosità anche quella di aprire un blog, leggerne altri, aspettare le reazioni alla lettura del tuo post. Va ad immischiarsi con l’egocentrismo in un centrifugato di sensazioni, una rissa di neuroni, un’onda anomala di vocine nella mia zucca. La curiosità è viaggiare per vedere quanto più puoi, imparare ad articolare lingue diverse anche con un viaggio last minute di tre giorni, è incontrare gente uguale a te e gente che con te non c’entra una mazza. Per poi scoprire che se inverti l’ordine dei fattori il prodotto potrebbe anche cambiare. E levarsi di dosso un’altra benedetta curiosità. Se non ci fosse lei, non penserei di essere un figo mentre ascolto i Pixies ad alto volume con in faccia i diciotto gradi dell’una e mezzo di una notte di inizio autunno. Forse non sarebbe un gran danno, ma se non fossi stato curioso, invece dei Pixies mi sarei trovato ancora ad ascoltare Ligabue, e sinceramente non mi sarei neanche sentito così figo. E non vedrei tanti film, avrei perso di certo la possibilità di vedere Pulp Fiction un giorno di dodici anni fa al cinema Adriano. Non assaggerei alcuni cibi per poter poi dire che no, proprio non mi piacciono, non era un pregiudizio. E non leggerei attentamente quello che la gente ha scritto sulla carta, su uno schermo o su un muro. Il muro che prendo ogni giorno a craniate perchè voglio fare quello che dico io, perchè io sono giornalista e curioso e non si discute. Poi non avrei neanche fumato la mia prima sigaretta, cui ne sono seguite millemila. Di qui: non sempre la curiosità fa bene. Il vizio è suo figlio, ma alla fine il vizio è piacevole e buonanotte. Se non fossi stato curioso, non avrei conosciuto te. Che ieri mi hai portato a vedere il tango anche se non mi fa saltare di gioia. Ma siccome sono curioso non c’è problema, l’ho sfangata anche stavolta. In fondo il tango mi incuriosiva. E la noia l’ho spazzata in circostanze molto ma molto peggiori, tutto merito della curiosità, sempre lei e quante cacchio di volte l’ho nominata qui. E dopo la sbornia di ballo argentino, magari non mi viene la curiosità di imparare, ma vengo da te e ti parlo di lei e di come, se la chiamo, corre in mio soccorso: la curiosità potrebbe salvarti in situazioni ben più drammatiche di un tango. E tu: questo è un bel titolo, sègnatelo. Il risultato è in queste righe, sempre che abbiate avuto la curiosità di arrivare fin qui.

Curiosità: in questo post, il sostantivo curiosità è stato utilizzato quindici volte, incluse le due in questa appendice.

QUESITI A RISPOSTA MULTIPLA: I GIOVANI

(on the air: The Killers – When You Were Young)

Stanotte prendo spunto dal titolo dell’on the air, che peraltro segna il ritorno dei Killers. Signori, ho un problema. Magari qualcuno di voi saprà rispondermi, qualcuno di voi si sentirà anche toccato in prima persona da quello che sto per rivelare. Il discorso è siffatto e anche piuttosto semplice: ho un problema di gap generazionale, o una buona metà dei teen-agers e anche qualche anno in più sono dei coglioni? Il dubbio mi viene e francamente sono più portato verso l’ipotesi che io non sia un vecchio che brontola tanto così per farlo. Ora, non è che dall’alto dei miei sedici o anche diciannove, ma facciamo anche ventun anni, potessi definirmi un brillante ragazzetto di successo. Adesso che ho trentun anni suonati da un pezzo sì, ma non divaghiamo. E’ che semplicemente mi reputavo un po’ sfigato rispetto a qualcuno che faceva un po’ più il figo, niente di così ghettizzante, apparte non beccare una donna, neanche un cesso di donna. Però c’è un però, come sempre c’è un però. Anche quelli che non digerivo proprio, a scuola o anche semplicemente in giro per la città, non erano così coglioni come quelli che vanno in giro oggi. Mi spiego: anche quando avevo ventisette-ventotto anni, i diciottenni non erano egualmente così coglioni come quelli di adesso. Che cosa è successo? Ditemelo! Perchè? Vi pongo domande random con risposte multiple.

1) Perchè il giovane d’oggi usa tutti i decibel possibili anche quando intraprende un normale (‘nsomma) discorso (‘nsomma) di senso compiuto (ahimè)?

a) vuole far sentire che lui c’è, è presente nel sociale, in questo mondo di disagio giovanile, in questa fottuta giungla d’asfalto…

b) ha capito di essere l’erede designato di Mondo Marcio e Fabri Fibra. (e se io mai lo capissi, non esiterei a piazzarmi una pallottola in testa).

c) è un coglione, per giunta tamarro.

2) Perchè il giovane d’oggi passa il sabato sera a correre con la sua macchinetta modificata? o se è povero con il motorino modificato? Ma non a correre come si faceva una volta tipo gare che avevano anche un che di Happy Days, ti taglia solo la strada per ridere un po’.

a) per raccontarlo alla tipa dodicenne, che affascinata dal racconto, gliela dà. (e tralascio un’indagine demoscopica sulle minorenni lombarde che vanno in discoteca, che è meglio)

b) ha bevuto mezza Corona, magari accompagnata da un settimo di canna e gli ha fatto un effetto devastante. (tale dosaggio al sottoscritto farebbe l’effetto di un succo di pesca Yogamassalombarda, ma visto che non lo bevo non saprei dirvi in effetti se è la stessa cosa, magari è allucinogeno).

c) è un coglione che non sa guidare perchè tra le altre cose ha il patentino preso con i famosi punti-formaggino.

3) Perchè il giovane d’oggi è impegnato politicamente?

a) ‘sto Ce-ghevara è popo un mito!

b) viva er Duce.

c) è un coglione che si professa di destra o di sinistra e non ha neanche studiato il trasformismo di Depretis. E magari, compiuti i fatidici diciotto, vota Prodi. O anche Berlusconi, via, par condicio dei cosiddetti "moderati".

4) Il giovane d’oggi guarda la tivvù, vede i realitisciò e vuole diventare come quelli del realitisciò. Perchè?

a) ama troppo Simonaaaaa!

b) i tronisti della De Filippi sono un esempio di vita, di chi era uno come noi (come noi? ma parla per te…) e ce l’ha fatta.

c) è un koglione. Con la kappa degli sms.

E potrei continuare.

Conclusione. Se avessi avuto la loro età sarei stato un marziano, un emarginato, lo ammetto. Ma secondo me non è gap generazionale, io non mi sento vecchio, mi sento scemo come a diciott’anni, ma i MIEI diciotto, non i loro. Io sono certo che un trentenne dei primi anni novanta non avrebbe avuto questo giudizio così severo su di noi. Ne sono straconvinto, eravamo coglioni ma in senso buono. Spero di trovare appoggio in voi lettori di ogni fascia d’età, anche diciottenni ma responsabili. Per ridarmi speranza nel futuro. Mi rincuorerebbe davvero tanto.

QUANDO PIOVE SIAMO TUTTI PIU’ TRISTI?

(on the air: Marc Almond – Tears Run Rings)

In questi giorni piove, piove anche tanto, però forse è finita dice il meteo. Quando piove scattano nell’immaginario umano almeno un centinaio di luoghi comuni del tutto fatui. Prendiamo il più stupido: quando piove siamo tutti più tristi. A parte che bisognava spiegarlo cinquant’anni fa a Gene Kelly che sotto la pioggia canticchiava e ballava felice come un bimbo. A parte. Ma poi, mettiamo un qualsivoglia scenario, immaginiamo un bar:

Avventore: ha visto che tempaccio oggi? sa, quando il tempo è così mi sento proprio triste, mi butta giù…mi fa un caffè?

Barista: già, ma pensi che mia moglie partorirà a momenti, ho vinto la lotteria, domani mi licenzio e…

Avventore: ah…mi dà il dolcificante? guardi quanta ne tira giù, è proprio triste questa pioggia…

Barista: …

La gente è convinta di quello che dice perchè glielo ha insegnato la tv che pioggia uguale tristezza. Fine settimana. Macchine affiancate, incontro casuale tra due amici:

Amico A: ma tu guarda che cazzo de tempo…oggi volevo portà ‘a pischella ar mare…

Amico B: bè io resto in casa, tanto al mare ci sarebbe stato da fare a botte. Mi guardo un bel film sul lettone con lei, poi con questo temporale è anche intrigante…sai com’è…ci siamo capiti no? e per finire in bellezza la porto a cena fuori in un bel ristorantino che…

Amico A: mo come cazzo faccio co sta pioggia?

Amico B: TI STAVO APPUNTO DICENDO CHE MAGARI ANCHE TU POTRESTI…

Amico A: speramo che ‘a prossima settimana er tempo è bbello, così vado ar mare.

Macchina dell’Amico B: vrrooom!

Oppure al supermercato.

Signora Marisa: signora mia sono traumatizzata con questa pioggia, io l’ho sempre detto, sono metereopatica, sa? Pensi che con questo dolorino al mignolo destro non mi va neanche di cucinare le zucchine lesse, si rende conto?

Signora Giggetta: scusi, mi  sono dimenticata di prendere la canfora spray.

Quando piove si paralizza il traffico, vero. Eppure si paralizza perchè il primo della fila pensa alla pioggia come una catastrofe, questa non è prudenza, signori.

Secondo della fila (suonando il clacson all’impazzata): ma-tte-voi-moveeee!

Primo della fila: eh ma non lo vedi che piove? il mondo è grigio e pericoloso oggi!

Secondo della fila: ma vattenaffancu…

Quando piove si può essere scocciati perchè c’è qualche disagio in più. D’accordo, ci si bagna, d’accordo c’è anche altro. Ma è lampante che almeno la metà dei disagi sono creati dal luogo comune che la pioggia porta tristezza. A me piace quando piove, mi stuzzica persino aprire l’ombrello, ma ammettiamo che dal vostro punto di vista i miei siano soltanto gusti strambi. Però io quando piove sono come quando c’è il sole. Se mi girano i coglioni non me lo dice mica Giuliacci.

Tv di Ataru: domani ancora molto nuvoloso purtroppo. Ma nel weekend potrete sorridere di nuovo perchè uscirà il sole!

Ataru: allora è deciso, per sabato mi lavo i denti.

*In copertina: Brent Heighton – After The Rain