I VIAGGI, IL VENTO E QUEST’ANNO

( on the air: Johnny Cash – One [U2 cover] )

A nordovest di Roma, fa freddo. La bussola digitale della Chrysler Voyager del fratello di Alberto, megamonovolume a bordo della quale mi sto arrostendo le chiappe causa sedili troppo riscaldati, segna un grado a nordovest. Qui a nordovest. Il fratello di Alberto è in volo per Rio de Janeiro. Lo conosco appena. Alberto invece lo conosco bene: spegne la sigaretta, va via laconico, guidando quella specie di pullman, mi lascia sotto casa. Io fisso il ghiaccio sulla mia vecchia, piccola Mini. Stacco i tergicristallo dal vetro ghiacciato, e sparisco dietro il cancello. Penso che dovrei postare, del resto finisce un anno, tocca fare i bilanci, come il più banale dei blogger, come il più originale. Ma tutto sommato, se ci pensate, il bilancio lo facciamo sempre. A fine giugno si fa il bilancio, a fine agosto si fa il bilancio e se volete si può fare anche ogni giorno. In fondo nessuno sta lì con la frusta ad imporci limiti temporali, non sappiamo neanche se il calendario su cui ci basiamo è corretto, figurarsi. Allora mi viene in mente che qualcosa potrei scriverlo su quest’anno, ma non è un inventario con conclusioni finali. Preferisco semplicemente ripercorrere dei luoghi, dei viaggi.

Il duemilaecinque comincia tra le incertezze di un neotrentenne che stappa una bottiglia di spumante secco tra le nevi abruzzesi, tra fuochi d’artificio e ghiaccio scivoloso. Il vento gelido mi guida fino a Berlino, tutto ha un filo logico, quel vento gelido che lascia ricordi scritti in testa, che spazza via qualche incertezza, forse tutti i dubbi in un sol colpo finiscono nel corridoio di Danzica per non fare più ritorno. E proprio al mio ritorno, sempre in quella macchina che forse nel duemilasei non sarà più mia fedele scudiera, inizia qualcosa di bello, destinato a durare. Il freddo non è più tagliente, io mi scopro meno arido. Passano i mesi e mentre un immaginario cappello da laureata viene lanciato laggiù, aldilà dei sogni, quello che ti sembra lontano perchè te lo dicono con abbondante anticipo, diventa realtà. E’ maggio inoltrato quando, svanito il freddo, il caldo già umido mi accompagna a Cagliari ad assistere a uno dei due matrimoni dell’anno, che in rapida successione si sposano gli amici di una vita. Scendo dall’aereo e quasi non ho tempo per rifiatare, mi aspetta un treno per Perugia, poi anche una corriera per Gubbio. L’aria calda di giorno e fredda di notte, mista ad atroci saliscendi, nuoce alle tonsille. Cazzo se nuoce. Parentesi quadra. Sono come sempre egocentrico e come non mai riservato, e parlo solo di me, non di chi mi è accanto, che tanto legge e sa. Chiusa parentesi quadra. Mi curo. Via i mesi sulla pellicola. Veloci come le nuvole rapide che scorrono sul Ferragosto in terra Toscana, assolato, caldo, poi d’improvviso carico d’acqua e di elettricità. Poi c’è Lisbona. Il sole che affonda nell’Atlantico, l’aria limpida soltanto un po’ sporcata da tutte quelle goccioline che l’oceano affida al vento. Sempre il vento. Che spinge ancora verso il freddo tutto autunnale di Verona. Volano le foglie secche, piove, chiudersi dentro le locande per un pasto caldo è assai piacevole e gradevole. Un altro rientro a casa, un’altra distanza coperta, l’ultima di questo cinque dopo il duemila, ormai da consumarsi preferibilmente entro qualche migliaio di minuti. E ora, è ora di fermarmi a godere la mia città, magari dall’alto, dal mio posto. Scorre ancora il tempo, viene giù acqua a scatafascio, le folate sono veementi pure da queste parti. E infatti.

Sono qui, a nordovest, fuori fa un grado. Roma mi guarda infreddolita e coperta di brina. Stacco i tergicristallo dal vetro ghiacciato del mio Ronzinante meccanico e sparisco dietro il cancello. Anche per quest’anno ho domato i mulini a vento.

Buon 2006.

SILLOGISMI* VOLUME NOVE O GIU’ DI LI’

*uso improprio del termine, se preferite si può usare il sostantivo ESERCIZI

SPECIALE NATALE!

( on the air: Giuliano Palma and the Bluebeaters – The Persuaders )

Natale è alle porte. Le porte a Natale sono addobbate. Palle sugli alberi che si sentono più maschi, neve in testa alle statuine del presepe, indignate da tale mancanza di rispetto. Chi le osserva potrebbe pensare che hanno la forfora. Anche il cammello ha la neve sulla gobba, è aggobbato. Natale è nei regali. Regali intenti quelli di fare un regalo regale, ma non sempre riesce. A volte ri-esce da casa, nel senso che si ricicla. Tipo quelle grandi cornici d’argento. Cornicioni pregiati certo, ma allora perchè non un balcone d’oro? e un davanzale di platino? A Natale siamo tutti più buoni, pensiamo ai bimbi che soffrono, ma soprattutto ai sughetti che soffriggono. Soffrire, soffriggere, il prefisso è lo stesso, però c’è chi mangia e chi no. Panettone, torrone, cenone, indigestione, tutti accrescitivi. Natale megalomane. C’è chi mangia addirittura i ricciarelli, i dolci a forma di soprano. Poi c’è la tombola che ogni anno a forza di perdere mi costa una tombola. Chi me lo fa fare a giocare, poi spendo il doppio e non so perché. Natale è anche la renna di BabboNatale, certo un po’ leggerina, ci vorrebbe un piumino imbottito per uno che viene dal polo. Dunque in precedenza ha fatto sport d’elite, con cavalli e mazze, magari portava il gilè. Appurato che BabboNatale era uno snob, dobbiamo poi supporre che per trasportare i regali avesse una sacca di coccodrillo. Il coccodrillo però stona decisamente nel paesaggio natalizio, una volta provarono anche a fargli cantare Astro del ciel, ma fu un disastro del ciel. Natale cade una volta l’anno, una buona media, soprattutto in area di  rigore, vuol dire che non simula. Natale spesso è uNatale rottura di palle, che anche gli abeti addobbati, perdendo le sfere, diventano femmine. Un abete femmina è un’abeta. Fosse stata un’Alfa, saremmo andati via in macchina e non se ne parlava più. Natale quest’anno per me non sarà poi così male. Male, Natale, finale. Finito.

 

aehm sì, buon Natale…

(anche da Curva Ottica e su Flickr)

SIGNORA MAESTRA, HO LA GIUSTIFICAZIONE

( on the air: Audio Bullys – I’m in Love )

ORE 2:38 CIRCA.
Qualcuno pensa che Ataru sia già spaparanzato tra tombole e panettoni, non considerando che: a) ad Ataru non piace granchè il panettone, b) ad Ataru, fortunatamente non è stato ancora fatto un solo formale invito per cartate o tombolate varie. E Ataru ringrazia, visti la sfiga incipiente e lo scarso affetto verso la tradizione popolare.  Dunque che fa Ataru? Non gli va di postare? Potrei dirvi che è così. Ma potrei trovare anche innumerevoli giustificazioni.
Esempio numero uno: impossibilità tecnologica manifesta. In questo momento (ore 2:41 della notte) Splinder non fa loggare nessuno. In queste condizioni mi sembra difficile postare.
Esempio numero due: grave intolleranza verso il meccanico di (s)fiducia. "Guarda che la macchina ha seri problemi con il cambio e la frizione!"
"Nun te preoccupà, mo famo tutto…"
E cambia l’olio. Due giorni e la macchina peggiora. "Guarda che la macchina ha DI NUOVO seri problemi con cambio e frizione!". "E tocca cambià la pompa della frizione…". Fatto. Il tempo di festeggiare il compleanno in intimità in una rinomata osteria romana e…"Guarda che la macchina ha SERISSIMI problemi con cambio e frizione!" "E le pompe della frizione so due! La Mini è vecchia, ce n’ha due, se vede che la pompa nuova litiga co’ la vecchia". Cambiata anche l’altra, qualche ora fa. Ora la macchina funziona, vediamo fino a quando. Proseguono intanto le trattative per il nuovo acquisto a quattro ruote.
Esempio numero tre: l’acquisto dei regali. Assolutamente non valido. Devo ancora acquistarli.
Esempio numero quattro: montaggio del nuovo fiammante stereo modello anni settanta, regalatomi per il compleanno dalla dolce metà. Non me lo posso ancora godere, dannazione. Di per sè, l’operazione non comporterebbe alcun casino, se non fosse che c’è da spostare settanta chilogrammi di ciarpame, per ascoltare un bel cd mp3. E decidere se tenere il rottame dello  stereo storico, che ha il giradischi. Ed essendo io un collezionista di vinili, tenderei a lasciarlo dov’è e fare una megapostazione musicale.
Esempio numero cinque: sensazione piuttosto pressante di avere miriadi di cose da fare. Magari non è vero, ma in questo periodo sembra sempre che il mondo intero ti chieda qualcosa che nei prossimi giorni dovrai necessariamente fare. E purtroppo devi anche sopprimere la pigrizia, perchè il tutto dovrà svolgersi in un lasso di tempo massimo che arriva al primo di gennaio. Non puoi permetterti insomma di rimandare al prossimo anno, per quanto vicino sia.
Esempio numero sei: la temperatura è sotto zero. E quindi? Niente.
La prossima volta giuro che faccio i compiti e non porto nessuna giustificazione. Intanto però Splinder non mi fa entrare, quindi posterò in mattinata. E potrò dire che non è stata colpa mia.

TRENTUNO VOLTE SEDICI DICEMBRE

( on the air: me stesso che canto una canzone qualsiasi )

Se dico sedici dicembre, cosa mi viene in mente?

Brainstorming di un giorno qualunque, che ti porterai dietro per tutta la vita.

La torta con crema e fragole fatta da mia madre, mio padre con i Ray Ban anni settanta, il tavolo di cristallo, le nonne, la bottiglia della Fanta di vetro in rilievo, il castello di Greyskull, le macchinine giù per la pista del garage Hot Wheels, i 45 giri di Sandy Marton, i Propaganda, Samantha Fox e i Thompson Twins, le gomme da cancellare profumate, i premi del gioco della memoria, il mio ex amico Stefano, a Parigi minorenne per pochi giorni, quella che le andavo dietro dalle elementari a casa mia per i diciotto, la cravatta di Eurodisney, il lettore cd, i cugini, la birra a fiumi, lo Swatch gigante, i negozi sotto Natale, le buste, la carta, i nastri colorati, la birra, la cena cinese, la cena non cinese, la mazzata sul conto, i negozi prima di Natale, l’open bar a ballare fino alle cinque, il letto disfatto, le telefonate e i messaggi dopo mezzanotte, il mega albero di Natale, gli incontri fortuiti, il vino a fiumi, quelli che si dimenticano, quelli che ti fanno sentire questo giorno anche se te ne frega poco, i brindisi, lei al telefono qualche ora fa. E chissà quali e quante altre cose. In fondo sono soltanto trentuno sedici di dicembre. Posso quindi evincere che il mio compleanno compie un mese.

Auguri Simò, anche da parte del tuo blog e di Ataru Moroboshi.

Come se la gente non sapesse che sei schizofrenico.

MAKE IT A BLOCKBUSTER AFTERNOON!

( on the air: Dick Dale & His Del-Tones – Misirlou )

Allora, io non me ne sono propriamente accorto, ma tra poco è Natale. Di post sul Natale, immagino ne sia piena la blogcirconferenza ™. Ne è pieno anche questo blog, che festeggerà il suo terzo 25 dicembre, pensate. Dunque credo sia sostanzialmente inutile parlare del Natale. Infatti parlerò di tutt’altro. Torniamo indietro di qualche giorno. La scena si apre con Ataru e la nota blogger che lo accompagna, che entrano nel Blockbuster nei pressi della città universitaria. Per comodità si va al Blockbuster, non siamo no-global. Sono più o meno le sette di sera, piove una pioggerellina fina, quella che quando provi a far partire i tergicristallo, essi cominciano ad uggiolare. Però se non li azioni ti schianti contro un palo e lo tieni attaccato alla parte anteriore della macchina per il resto della vita, sì come un’usucapione asburgica. La suddetta fanciulla deve noleggiare un film per una serata solinga, Ataru invece necessita di espletare bisogni fisiologici dovuti al freddo, alla pioggia, alla prostata, non si sa bene. Si sa bene però che al Blockbuster, la toilette non è accessibile ai comuni mortali. Probabilmente si cela dietro ad una di quelle anguste porticine con su scritto privato. Ataru dunque rinuncia all’incipiente pipì da campione e osserva le novità in homevideo e i biscotti maialosi. A scegliere un bel film da vedere in famiglia, anche un papà con bambino di cinque o sei anni. Due voci arcinote si diffondono dai televisori:

Ti ricordi di Antoine Rockamora? Mezzo nero, mezzo samoano, lo chiamavano Tony Rocky Horror?

Si, mi pare, quello grasso,no?

Io non me la sentirei di chiamarlo grasso, ha problemi di peso, poveraccio che deve fare…

Il bimbetto, incuriosito, ascolta.

Credo di sapere di chi parli. e allora?
Beh, Marcellus gli ha dato una bella ripassata. Corre voce che e’ successo per colpa della moglie di Marcellus Wallace
Che cosa ha fatto, se l’e’ scopata?

Il papà ha una faccia poco ortodossa.

No, no, niente di cosi’ grave. Le ha fatto un massaggio ai piedi.
Un massaggio ai piedi… tutto qui…e allora Marcellus che ha fatto?
Ha mandato a casa sua un paio di scagnozzi, lo hanno portato sulla veranda e l’hanno buttato di peso fuori dal balcone.. un volo di 4 piani..di sotto c’era un giardinetto ben curato, con tetto di vetro, come quello delle serre.. il negro c’e’ passato attraverso. Da allora non e’ capace di esprimersi chiaramente.
Cazzo un vero peccato.. pero’ bisogna ammetterlo quando uno gioca col fuoco prima o poi si brucia…
Che vuoi dire
Ma che non si va a fare un massaggio ai piedi alla nuova moglie di Marcellus Wallace
Secondo te non ha esagerato..
Beh, Antoine probabilmente non si aspettava che lui reagisse come ha fatto, ma doveva pur aspettarsi una reazione
un massaggio ai piedi, non e’ niente, io lo faccio sempre a mia madre
 no, e’ mettere le mani in modo intimo sulla nuova moglie di Marcellus Wallace. Voglio dire, e’ cosi’ grave come se gliela avesse leccata no, ma e’ lo stesso fottuto campo da gioco
 ohh, aspetta fermo li’, leccargliela a una troia o farle un massaggio ai piedi non e’ esattamente la stessa cosa
 non lo e’ ma e’ lo stesso campo da gioco
non e’ neanche lo stesso campo da gioco, cazzo. Ora senti, forse il tuo metodo di massaggi e’ diverso dal mio, ma sai, toccare i piedi di sua moglie e infilare la lingua nel piu’ sacro dei suoi buchi non e’ lo stesso fottuto campo da gioco, non e’ lo stesso campionato e non e’ nemmeno lo stesso sport. Guarda, il massaggio ai piedi non significa un cazzo. 

Il bambino se la ride, il papà finge di interessarsi all’ultimo film di Yorgo Voyagis. Ataru si trattiene a stento mentre recita mentalmente le battute a memoria.

ma tu l’hai mai fatto un massaggio ai piedi?
non venirmi a parlare di massaggi ai piedi perche’ io sono un maestro di piedi massaggiati
e ne hai fatti molti?
cazzo, ho una tecnica che, levati, niente solletico, niente di niente
a un uomo glielo faresti un massaggio ai piedi?
vaffanculo…
 l’hai fatto a molti?
 vaffanculo
 mi sento un po’ stanco mi farebbe bene un massaggino ai piedi
basta eh, hai capito,cominciano a girarmi le palle

Silenzio. La mia complice continua a spulciare tra gli scaffali. Evvìa di nuovo a volume altissimo. Samuel L. Jackson molla John Travolta e se la prende con il comprimario Brett.

descrivimi perciò Marcellus Wallace, che aspetto ha 
cosa? 
dì cosa un’altra volta, di cosa un’altra volta, ti sfido, 2 volte, ti sfido, figlio di puttana, dì cosa un’altra maledettissima volta 
e’ nero…
vai avanti
e’ senza capelli..
secondo te sembra una puttana?
cosa?
Secondo te…lui…ha l’aspetto d’una puttana?
nooooo 
perché allora hai cercato di fotterlo come una puttana
non l’ho fatto.. 
si tu l’hai fatto…si tu l’hai fatto, Brett, hai cercato di fotterlo, ma a Marcellus Wallace non piace farsi fottere da anima viva tranne che dalla signora Wallace… leggi la Bibbia Brett?
si

Il papà guarda il bimbetto, lo prende per mano, abbozza una risata tipo paresi facciale. Ataru intanto ridacchia soddisfatto: eccolo, adesso parte con Ezechiele…

e allora ascolta questo passo che conosco a memoria, e’ perfetto per l’occasione: Ezechiele 25:17… Il cammino dell’uomo timorato e’ minacciato da ogni parte dalle iniquità degli esseri egoisti e dalla tirannia degli uomini malvagi. Benedetto sia colui che nel nome della carità e della buona volontà conduce i deboli attraverso la valle delle tenebre perché egli e’ in verità il pastore di suo fratello e il ricercatore dei figli smarriti. E la mia giustizia calerà sopra di loro con grandissima vendetta e furiosissimo sdegno, su coloro che proveranno ad ammorbare ed infine a distruggere i miei fratelli. E tu saprai che il mio nome e’ quello del Signore quando farò calare la mia vendetta sopra di te…

Seguono gli spari abbondanti a volume così alto, che quelli del piano di sopra avranno temuto ci fosse una rapina e chiamato il 113. Conclusioni: il papà sceglie un thriller, la mia complice sceglie una commedia rosa, il bimbo prende un cartoon. Ataru deve ancora scovare un gabinetto. Da Blockbuster non c’è la fascia protetta. Dall’espressione gaudente del bimbo, tiriamo le ulteriori e parallele conclusioni: Quentin Tarantino ha un nuovo piccolo fan che ha imparato anche un sacco di parolacce, ammesso che non le sapesse già tutte. E la prossima volta, chiederà al papà di affittare Pulp Fiction perchè vuole sapere come cazzo va a finire quel fottuto film dove quel negro spara a tutti! Sono felice, commosso e approvo e strabenedico la fascia non protetta. Pensate se al posto di Jules Winnfield e Vincent Vega aka Jackson/Travolta, ci fossero stati Costantino Vitagliano e Daniele Interrante in Troppo Belli. Pensate.

ps: per i cinefili e gli ammiratori di Peter Sellers. Nelle edicole già da tre settimane sono in vendita, un ‘uscita a settimana, sponsorizzati da Panorama, i dvd della serie della Pantera Rosa. Purtroppo di uno dei sei film prodotti non è prevista l’uscita. Comunque è una ghiotta occasione per chi come me, adora l’ispettore Clouseau. Dodici euro e novanta l’uno, non è poco, ma neanche tanto.

IL MORBO DEL DICIASSETTENNE CHE SI IMPOSSESSA DELLA MENTE DEL TRENTENNE

SOTTOTITOLO:

stavolta mi chiamo fuori

( on the air: Sikitikis – L’Importante è Finire )

Ci sono periodi  dell’anno per ogni cosa. Ad esempio, in questo periodo dell’anno, maschietti e femminucce ( ho volontariamente omesso i termini uomini e donne, per distanziarmi ideologicamente dalla De Filippi, ma guarda che tocca fà…) scelgono di mettersi insieme, di lasciarsi, di cornificarsi. Succede sempre così, ogni anno. Succede anche in altri mesi, per carità, ma la densità di novità sentimentali è terribilmente concentrata nel periodo che va da novembre a gennaio. Ci pensavo giusto oggi, che ogni anno è così. Per anni ne sono stato protagonista, di solito positivo, nel senso che appena scattava la mensilità, mi succedeva sempre qualcosa di bello. Quest’anno, alla mia stabilità sentimentale, creatasi giusto undici mesi fa, tondi tondi più o meno a quest’ora – e la parola stabilità è di per sè un fatto nuovo e lieto nel mio telefilm personale –  dicevo, alla mia stabilità sentimentale, si è contrapposta l’apocalisse dell’ammmore. Tanto che mi chiedo: sarà colpa della mia anomala stabilità che crea pericolosi vortici elettromagnetici? E molto egoisticamente, crogiuolandomi nella mia insopportabile felicità da coniglio pasquale, mi rispondo: ma chi se ne fotte! Coppie che si mollano, coppie che si ricompongono, tradimenti malcelati e svelati, persino, questa però esula dal resto, bimbi in arrivo ad una coppia sposata. Ce n’è per tutti i gusti, tranne il fetish, ma magari domani mi informano di qualcosa inerente a tali neanche troppo originali preferenze. Questo è il periodo dell’anno in cui i diciassettenni si impossessano delle menti dei trentenni, vai a capire il perchè. Credo si tratti di voglia inappagata di novità da fine anno, o di indigestione da panettone. Non lo so. So che per una volta, a cinque giorni dai trentuno, l’instabile Ataru, sta bene come sta(bile). Ed è stato vaccinato dal morbo del diciassettenne che si impossessa della mente del trentenne, Playstation a parte, ovvio. Comunque non è poco. Pertanto Ataru si erge a navigato esperto di fregature, stavolta, la prima volta, col piglio del vincente che ha puntato la fiche sul numero giusto al tavolo della roulette; e con abilità quasi sopraffina, acquisita, per dirla con modi gentili, dopo anni di inculate, gioca a fare il consigliere, il paciere, una specie di diplomatico degli umani casini. Tu sei stato un bastardo, quell’altra è una stronza, quelli si erano proprio rotti le palle. Nel frattempo quella maledetta e ormai piuttosto sputtanata aria da trentenne insoddisfatto è quasi crollata, merito di quel numero giusto alla roulette. Manca ancora qualcosa in altro campo, qualcosa che fa ancora parte del lato oscuro, ma di solito non è questo il periodo delle novità professionali, poi arriverà anche quello e magari ci sarà tutto. Ma tanto anche quando tutti i quattro argomenti principali dell’oroscopo sono al top, riusciamo/riuscite sempre a creare un pot pourri di complicazioni. Signori (volevo usare amici, ma di nuovo sarei incappato nell’odiosa concomitanza defilippiana), questo è un signor telefilm. Per giunta molto più americano che italiano. Voglio andare a Ollivud. Fine della puntata.

in copertina: Marco “About” Bevivino – Samumiao

ATTENZIONE!

ARGOMENTO BANALE

GIORNI CONTATI

( on the air: Acid House Kings – Yes! You Love Me )

Partiamo dalla notizia. Niente trackback o cazzate simili, questo non è un blog serioso e non vuol dare l’impressione di essere una testata giornalistica, la notizia la si spiattella qui, non ci sono problemi di spazio, se la volete leggere la leggete, sennò non ci capite una fava, o forse sì.

Niente modelle e attrici, piu’ o meno svestite, e niente squadre di calcio: quando devono scegliere il calendario da appendere in casa o in ufficio, gli italiani scelgono soggetti religiosi. Al punto che quello di Frate Indovino distribuisce in tutta Italia 6 milioni di copie, dieci volte di piu’ del piu’ venduto tra quelli sexy. E’ una delle conclusioni, davvero sorprendenti, cui arriva l’indagine condotta dalla Klaus Davi & Co. (su un campione di 1200 tra uomini e donne) in occasione della presentazione del calendario 2006 della Polizia di Stato.
   Un’indagine che, nata dalla voglia di scoprire "abitudini, percezioni, passioni che gravitano attorno a un protagonista indiscusso del costume italico", disegna un identikit inedito del consumatore medio e fa giustizia di non pochi luoghi comuni.
   Subito un dato: tra case, uffici e mezzi di locomozione si stima che in Italia circolino 35 milioni calendari, per un giro d’affari prossimo agli 80 milioni di euro.
   Da qui alla fine dell’anno, i nuovi acquirenti saranno almeno 15 milioni: il 25%, scegliera’ quelli religiosi, il 18% quelli sexy, il 16% quelli delle forze dell’ordine, Carabinieri e Polizia in testa. Nella top ten di quelli piu’ amati, seguono i calendari sportivi (12%) e quelli dedicati ad animali domestici (9%), soggetti d’arte (6%), prodotti aziendali (4%), vip (4%), beneficenza (3%) e prodotti alimentari (2%). Il 35%, soprattutto sexy e aziendali, tappezzeranno uffici e negozi, il 29% saranno appesi nelle case, il 21% trovera’ spazio nelle classiche cabine dei camion e nelle auto.
   Con una tiratura di 6 milioni di copie, come detto, il calendario di Frate Indovino stacca tutti gli altri, da quello di Famiglia cristiana (1 milione e 300 mila copie) a quello dei carabinieri (1 milione e 200mila): a seguire For Men (600mila), Max (500mila), Men’s Health (300 mila), Polizia di Stato (250mila), Maxim (100 mila) Lavazza (50mila), Pirelli (30mila), Legambiente (25mila) ed Emergency (23mila). A comprare i calendari sono piu’ uomini (56%) che donne (46%): il 58% ha tra i 23 e i 40 anni, il 42% un buon grado di istruzione, il 39% un reddito medio alto. Il 48% degli "aficionados" vive nei piccoli centri, il 32% nelle grandi citta’, ma un po’ per tutti il calendario ha perso quasi del tutto la sua funzione originaria per diventare un oggetto di culto: il 31% ammette di comprarlo per collezionismo, il 24% per devozione, il 18% per moda, il 15% per utilita’ e l’11% per solidarieta’.
   Una curiosita’: il 58% degli italiani sarebbe disposto a posare per un calendario, se gli venisse proposto: il 32% lo farebbe per vanita’, il 27% per denaro, il 20% per beneficenza. (Fonte: Agi)

Letta? Bravi, piccoli miei. Ora tocca a me. Dunque il massmediologo…uhm ma che lavoro è? Ricominciamo. Dunque, il guru dell’inutile, Klaus Davi, commissiona ai suoi fidi un sondaggio dal quale emerge che quest’anno il buon vecchio Frate Indovino sbaraglia la concorrenza dei calendari sexy. Da -anta anni, anche nella mia famiglia, esiste solo lui, vestito del suo saio marrone. E’ morto da qualche anno, ma continua a dispensare saggi consigli, poesiole, vaticini e ricette e soprattutto azzecca le previsioni del tempo meglio di Giuliacci. Ma qualche anno fa, il boom dei calendari sexy fece dimenticare il povero frate infallibile. Ora, voi maschietti dovete spiegarmi il perché. Perchè appendere al muro le foto del silicone? Perché non appendere la foto di un canotto, anziché le labbra della Parietti? E perché non un paio di antipioggia Michelin piuttosto che le tette di Bombola Rumena, Bambola Ramona o come cacchio si chiama? Ricordo scene indicibili di ragazze che si incazzavano perché il fidanzatino appendeva Anna Falchi sull’armadio, ricordo isterìe collettive per raccattare il calendario della Marini e quello della Ferilli. In tutta sincerità non capivo neanche le ragazze che si incazzavano, ma questo è un altro discorso. Quest’anno, anche i camionisti, noti consumatori di calendari osè, hanno confermato l’inversione di tendenza. Eppoi diciamocelo, il calendario del camionista, come quello del meccanico, era molto più truce e meno patinato rispetto a quelli delle sciacquette odierne. Trasudava Sint Duemila dalle pagine, era pieno di ditate di Castrol e raffigurava qualche strappona americana, rigorosamente bionda finta, cotonata, in pose altamente ginecologiche realizzate chissà quanti anni prima. Quello era il vero calendario sexy.  Oppure, chi era fortunato e molto Very Important Person riceveva e riceve tuttora nel suo salotto buono il calendario Pirelli, nudo in forma d’arte. Certo c’era Kate Moss immersa nella sabbia e ora è immersa in altre polveri più bianche, ma va bene così. Adesso, prendiamo ad esempio l’anno che verrà, le dive sono Francesca Lodo, Alessia Fabiani, Elena Santarelli, Giorgia Palmas. Ovvero ex veline, ex letterine, ex partecipanti ai reality-trash tipo l’isola delle talpe, con l’hobby della collezione di figurine Calciatori Panini. Il chirurgo plastico che gli ha fatto il tagliando, a giudicare dalle immagini, è lo stesso per tutte, chissà se prende la percentuale sulle vendite in edicola. In buona sostanza è come se acquistassimo il calendario dei luoghi comuni. Ah sì, c’è anche Eva Henger che fa sempre brodo e naturalmente Bambola Ramona con i suoi quindici chilogrammi di latteria, che poveraccia c’avrà la gobba. Ma poi qualcuno, in mezzo alle carni, si accorgerà di che giorno viene, chessò, il 24 maggio o gli salterà il colloquio di lavoro perchè proprio il 24 era posizionato sull’ombelico, che è nero e faceva troppo tono su tono? Comunque, vecchi maiali, volete proprio vederle tutte? E non vi bastano e ne volete di ancora più sconosciute? Qui c’è la rassegna completa, al limite stampatevele tutte e fate un mix cercando di non farvi scoprire da mammà. Il dato che fa riflettere è l’aumento dei calendari personalizzati. Conosco gente che fa le foto col bambino neonato, il cane zoppo e la prozia morente, va dal fotografo e realizza il sogno di una vita: il calendario personalizzato. Oppure basta rivolgervi a un qualsiasi fotografo dei divi, cacciare i soldi e avere il vostro book lungo dodici mesi, con faccia, pancia, glutei e pezzi vari rigorosamente ritoccati con Photoshop, che insomma sennò proprio quel giorno che avevate il brufolo sul naso, le labbra secche e avevate ingurgitato la pizza con salamino piccante, olive ripiene e calcestruzzo, vi toccava passare per brutti natural durante fino all’anno dopo. Poi adesso è invalsa la mania dei calendari dell’arma. Esercito, polizia, spero che almeno in quello dei carabinieri ci mettano le barzellette. E ci sarà anche il calendario degli artificieri che fanno brillare gli ordigni residuati bellici del quarantacinque, ne sono certo. Del resto quest’anno lo hanno fatto anche i gondolieri ignudi e muscolosi. E se proprio non ne avete abbastanza, c’è l’ormai noto calendario dei beccamorti, per grattarvi scaramanticamente in allegria ogni giorno dell’anno. L’immagine in copertina è tratta appunto da cofanifunebri.com. L’anno scorso mio zio pensò bene di regalarmi il calendario di Alena Seredova. Sacrilegio! Non so, nè mi interessa quale fine abbia fatto, temo lo abbia rubato mio padre. Sempre l’anno scorso, che culo, qualcuno inventò anche il calendario dei blogger, credo, come può non essere lui? – infatti è lui – fosse l’ineffabile Neri (sì, sono sempre loro, quelli dei blog seri con i trackback, le top 100 blog e i Technocaz..ehm…rati). Insomma mi dichiaro contento che Frate Indovino  sia tornato a comandare, forse il rincoglionimento è in fase di bassa marea. Si diceva, tornando alla notizia, che il giro d’affari è di ottanta milioni di euro: mi metto fin da adesso a lavorare per il calendario 2007, che avrà come tema l’essiccamento delle sardine, o meglio ancora la colite spastica, o perché no, farò il calendario dell’arrotino. Un qualcosa per sbaragliare quel peccaminoso di Frate Indovino, me lo inventerò, statene certi. Intanto chi vuol farmi regalo impossibile e gradito, potrebbe reperirmi l’edizione italiana di questo intelligente calendario ( il calendario una parola al giorno, con definizione annessa), che da quando ho visto Alfie (recente e gradevole film con Jude Law) è diventato il mio oggetto del desiderio e che ci metterebbe poco a diventare anche oggetto di culto. Nonostante l’assenza di chiappe pressurizzate.