THUNDERBLUE*

 VI RACCONTA STAR WARS – EPISODIO TRE

LA VENDETTA DEI SITH

* affezionato lettore di questo blog, nonchè blogger senza blog.

( on the air: James – Hello )

Doverosa intro a questo post, scritto egregiamente da Thunder, che mi ruberà presto il posto. Sono ancora in condizioni fisiche precarie, postumi del caldo, del matrimonio, dell’aria condizionata, delle notti insonni e degli spostamenti-lampo da capo dello stato. Dunque per oggi niente post mio e vi va bene, chè sarei stato lagnoso. Premetto che io, avendo visto solo l’orribile Episodio Uno, non conosco la saga-pippa di George Lucas, non ho visto neanche i tre filmoni storici. Quindi mi limito a segnalarvi due titoli: White Noise con Michael Keaton, sempre uguale, che sembra che ha fatto un patto col diavolo. Film sulle voci dei morti – gli EVP –  da sei in pagella, bello pieno. E Il mio nuovo strano fidanzato, altra commedia con Guillermo Toledo, dopo quella noir Crimen Ferpecto (ferpecto, è giusto, cari titolisti italiani…). E credo che aprirò una petizione per far lavorare quest’uomo a Hollywood, perchè lo merita davvero, altro che certi legni secchi. Da vedere.

E ora prego, signor Thunder, ci illustri st’americanata. (Avvertenza: non fatevi spaventare dalla lunghezza, si legge e si ride tutto d’un fiato, parola di Ataru Moroboshi, noto blogger prolisso).

La mia scarsa frequentazione delle sale cinematografiche è una scelta oculata. Sono poche le volte che non rimpiango i 5 euri che la signora dentro l’acquario ha di solito l’ardire di chiedermi. Quando decido di tirarli fuori è perché veramente spero ne valga la pena. Ecco: Episode III NON è stata una di quelle volte. Il fatto è che quando hai una certa età sei ormai attaccato a determinati caposaldi. Che ne so: Ken il guerriero, il Buondì Motta, il Super Almanacco Paperino e, ovviamente, Star Wars. Voglio dire: come è possibile per un bambino resistere ad un anziano signore asmatico con un secchio in testa che se ne va in giro brandendo un tubo al neon?? E che, oltretutto, pretende anche di essere quello che “se la comanna” dalle parti buie dello sforzo?? E infatti non si può. Eccomi perciò lì, venti anni dopo. Mi hanno promesso che mi raccontano come ha fatto il vecchietto ad incastrarsi nel secchio tanti anni prima. E già che ci sono mi hanno anche assicurato che ci si sarebbe capito qualcosa di più sull’altro vegliardo che se ne andava in giro con un plaid in testa con l’evidente necessità di una robusta razione di suffumigi. Bene. Mi avete chiamato. Sono qui. Ovviamente, il film inizia subito in medias res: il senatore Palpatine è stato fatto prigioniero dai separatisti! Legnate indecorose, raggi laser, ditate negli occhi e decapitazione del Conte Dooku da parte del prode Skywalker, coadiuvato dal maestro Kenobi. E già da qui si inizia a masticare male. Sì, perché non si fa. Non si uccide il nemico sconfitto ed ormai reso inoffensivo mediante amputazione delle manine. E infatti “non è da jedi” chiosa il Nostro subito dopo l’affettata.  Ma ci si ferma lì! Non sarà da jedi, però chissenefrega? Il giovane Anakin no di certo: ci pensa su circa un paio di secondi, poi decide che è troppo difficile per lui e torna a randellare i nemici della Repubblica, un po’come Bluto di Braccio di Ferro. E il maestro Kenobi? Che dice? Ah, già…lui è svenuto, per cui che vuoi che dica? Vabbè. Cambio di scena, giro di camera ed eccoci al cospetto della giovane Padmè, novella sposa del nostro e già ingravidata (per ovvie esigenze di copione). E vai: finalmente un minimo di sentimento, introspezione . Ecco, sì: l’introspezione che di solito mostra il mio scaldabagno quando la mattina ci parlo per sapere se mi fa fare la doccia o se è entrato in sindrome calcarea. Anakin dice qualcosa tipo http://www.mipiacitu e, alla notizia della sua prossima paternità, mostra l’entusiasmo di un vulcaniano ad una dimostrazione gratuita di mobilia in quel di Biella (dove Aiazzone ci tiene a farti vedere il lato scuro della porta). E andiamo avanti. Il Consiglio Jedi sospetta che il senatore Palpatine stia tramando per conservare il potere. In realtà sarebbe Darth Sidious in persona, signore dei Sith, e come tale dovrebbe trasudare oscurità da tutti i lati, e i vari jedi, compreso il maestro Yoda, lo dovrebbero avvertire come un ciliaco quando manda giù mezza lasagna. Figurarsi. L’uomo del secchio in testa, intanto, è preda di orrendi sogni, in cui la sua giovane ed amata moglie muore durante il parto. Lui si strugge nell’intimo suo, finché non si confida con Yoda. “Devi esercitarti nel distacco da chi ami” è la risposta del venerabile nano.Ah però!! E poi ci si stupisce che uno si butta a sinistra. “Intanto però, già che il senatore Palpatine ti ha preso in simpatia e ti ha fatto suo rappresentante nel consiglio Jedi, facci un favore: appizza le orecchie e viecce a ridì quello che je passa pe’ la testa” (parola del maestro Obi Wan). A questo punto, fossi nei panni di Anakin, mi inquieterei un attimo anche io. Ma grande è la saggezza jedi, per cui si va avanti. E che si fa?? Ma due belle chiacchierone col senatore in persona!! Che inizia a ciarlare senza ritegno alcuno di: lati oscuri, poteri Sith, incubi notturni. E  in più ci mette anche una supposta cospirazione jedi a suo danno, onde prendere il potere. A questo punto anche mia nonna avrebbe mangiato la foglia. Ed infatti il giovane Skywalker se ne va dritto filato dal sempre valido maestro Mace Windu e più o meno gli dice “mi sa che il senatore è uno dei Sith…mi sa”. Ma va?? E giù, tortorate tra Mace Windu e il senatore, che oltretutto si fa vedere per quello che è, straccio in testa compreso. Peccato che il giovanotto rimanga preda della supercazzola e quando l’asmatico, in piena lotta con Mace Windu, gli dice “lo vedi?? Mi sta randellando perché il cattivo è lui” non può fare altro che caderci. E salvare il famigerato imperatore. E via: la conversione al lato oscuro si è compiuta. Da qui in poi è una escalation: il secchio si avvicina, Anakin è ormai ribattezato Darth Fener e viene mandato al tempio jedi a far fuori tutti i cavalieri presenti. Già che c’è affetta pure una decina di ragazzini jedi, tanto per ricordarci della strage degli innocenti. Oramai siamo nel cuore dell’azione: il senatore dà l’ordine ai suoi vari cloni di fare fuori tutti gli jedi. Intanto se ne va in senato e davanti a tutti dice: “Siccome gli Jedi cospirano, io faccio l’imperatore”. Volasse una mosca. Qualcuno dicesse qualcosa. Peggio dei telespettatori di Vanna Marchi e del suo maestro di vita. L’ormai Darth Fener è stato spedito su un pianeta lontano lontano a finire la sua missione: sbudellare un po’ di gente. Obi Uan, scampato ai servi dell’asmatico, lo raggiunge: “Sei sicuro della scelta che hai fatto??”. E l’altro “Uaz!!”. “Allora io devo fare quello che devo fare”. E basta chiacchiere. Botte! Potente è il giovane Skywalker, ma piuttosto inesperto: duello in mezzo a lava e lapilli vari (carina, come ambientazione) e sorpresona finale: Obi Wan gli amputa un braccio, le gambe e lo lascia a mollo nel calderone. Risultato: l’imperatore Palpatine, che intanto ha avuto una discussioncella con Yoda ma niente di che, se lo va a riprendere e, vista la situazione, gli infila il famoso secchio in testa. Ecco. Ora è tutto chiaro. Ci sarebbe da raccontare di Padmé e di come partorisca alla velocità della luce dopo un paio di settimane di gestazione, ma lasciamo perdere. Ci sarebbe ancora da chiedersi per quale assurdo motivo il novello Sith non faccia domanda alcuna sulla salute della sua prole, visto che Padmè gli viene rivenduta come morta, ma nulla viene accennato sui pargoli. Ma lasciamo perdere. Credo che il succo sia questo, in effetti: lasciamo perdere. Nulla da dire: gli effetti speciali sono vicini allo stato dell’arte, il giocattolone è bello, grosso e rumoroso. Ma sembra sia stato concepito per altri…forse i bambini di oggi, non per quelli come me. Venti anni ho aspettato di sapere sta storia del secchio e del plaid. Nel frattempo sono invecchiato, per cui non posso mandare giù personaggi con la personalità di Pingù e la capacità dialettica di Provolino. Consiglio finale??? Aspettate che il DVD venga regalato assieme a TV SORRISI E CANZONI, non rimarrete delusi. Ah, per un attimo, durante la scaramuccia in senato con l’imperatore, ho veramente temuto che il venerabile Yoda rimanesse in mutande. Lì sì che la tensione si tagliava a fette. Per fortuna almeno questo ci è stato risparmiato.
elucubrato da Thunderblue per Machissenefrega!
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BUONGIORNO

( on the air: Garbage – Why do you love me )

Buongiorno a tutti. Fa un caldo che oserei definire torrido, sto finendo di smaltire la stanchezza del matrimonio del secolo, praticamente ogni muscolo del mio corpo ha dichiarato in conferenza stampa di essere dolorante. Questi viaggi-lampo sono assassini. Non esiste nulla di più fastidioso di questo caldo di schifo, eppure in questo momento un camion con dentro un escavatore si agita rumorosamente nel giardino di fronte e in più non so perchè, ma mi è rimasta in testa la canzone di Jovanotti, quella nuova, Tanto. Tutto ciò fa scopa con il caldo, anzi forse è pure peggio. Non riesco a scrivere più di questo, di mattina, come sapete, non sono io. Quindi ora sistemerò il template con quegli antipixel che erano pronti da un mese,  perchè finalmente Altervista mi rifunziona.

NOZZE

volume uno

( on the air: Da Blitz – Movin’ On )

Primo dei due matrimoni dei miei migliori amici. Siamo pressochè arrivati. Manca un giorno e sabato sarà materializzato. Questo post avrei dovuto scriverlo domani, ma visto che poi dovrò alzarmi alle cinque di sabato mattina, anticipo a oggi. Dunque colui che si fa chiamare Il Chirurgo nei commenti di questo blog, si sposa. Costui, oltre ad essere fratello di Dio e di Mr Lance, è appunto uno dei miei migliori amici. Di quelle amicizie che scoppiano clamorosamente proprio all’ultimo anno di liceo, dopo che per quattro anni hai scambiato sì e no due chiacchiere tra due calci al pallone e una pizzetta rossa. Ed è così, che nel 1993 ha inizio il tutto. Un cambio di compagnie, gli altri suoi amici  diffidenti per il mio ingresso nel piccolo gruppetto, poi la passione comune di tre persone per la stessa ragazza e lui che lavora sotto traccia e frega gli altri due – e uno ero io – (al riguardo, vedi qui), non prima di avermi visto sfiorare la morte a pelo d’acqua.  La prima vacanza dopo la maturità, comunque tutti insieme. Poi lui di nuovo single, il periodo dei Fattoni, a bere ogni sabato in discoteca con gli amici che cambiavano e noi rimanevamo lì costanti. La prima canna offertaci da Micòl e fumata insieme, che mi ricordo che non ci ha fatto niente. E la scuola guida con Micòl che le davamo le nostre macchine e le si spegnevano regolarmente in mezzo all’incrocio. Cosa non si farebbe per una donna, eh? E tutte le vacanze in Sardegna, con quel gruppo che poi sarebbe diventato non solo il suo gruppo, ma anche il mio ( e al riguardo, se ti va, vedi qui). Gli scazzi pesanti, dovuti a due caratteri agli opposti, lui, il papà della situazione, quello che fa i pipponi sacrosanti. Io, l’irresponsabile immaturo che combinava casini e faceva cazzate. Lui che sputava sangue sui libri di medicina per diventare un chirurgo vascolare e farmi vomitare parlando di vene varicose, e io che vivacchiavo tra un complementare di giurisprudenza e l’altro. Noi che si studiava insieme in biblioteca della Cattolica e che alla fine si guardavano quelle che passavano di lì. Che se avevi culo, una su quindici non era un cesso. E di solito erano studentesse di facoltà esterne al Gemelli. La mia epica litigata con il mio ex amico S. e il suo appoggio in quella situazione che non aveva niente di allegro. Io quello me lo ricorderò sempre. E poi, in Sardegna, conobbe lei, quella che sta per diventare la sua consorte. Mi ricorderò quella volta, che dopo averla lasciata, lei, la sposa, dovette riconquistarlo al chiaro di luna durante un falò in terra sarda. E ancora ne doveva passare di acqua (salata) sotto i ponti. Che si rilasciarono un’altra volta, ma alla fine, spesso, l’happy end prende il sopravvento, e la storia che ogni estate tremava all’idea dell’inverno, divenne solida. La laurea e tutti ubriachi e prossimi a vomitare, vomitare l’incoscienza che stava andando via, almeno per lui. Poi la specializzazione a Verona, e ormai siamo ai giorni nostri. Lontano da qui, ma sempre vigile su quello che accadeva qui. I casini, i pettegolezzi, le donne, i lavori, le tragedie, tutto. Dodici anni fa, non lo avrei immaginato. Vederti all’altare, non sei il primo del gruppo, ma sarà strano. E come ad ogni stazione in cui ci fermiamo, si passa in rassegna tutto il resto. Chè di gente sparire ne abbiamo vista tanta e noi siamo ancora qui. Cristosanto, questa sembra una canzone degli 883, che dodici anni fa, tra l’altro, spaccavano. Adesso Max Pezzali pesa una piotta e fa canzoni oscene. Forse lo erano anche allora, ma che ne so, perlomeno erano nuove, c’era il biondino inutile che ci faceva ridere e mi vengono in mente i viaggi on the road con le cassette preparate da me per l’occasione. Che al limite ci bastava una melodia gradevole, un tizio che reppava e una donna che faceva il ritornello ed era il trionfo della nostra amata commerciale. E la mitica cassetta della classifica da discoteca (da cui è tratto l’on the air di oggi), estate novantacinque, reperto storico delle prime cazzate dette davanti a un microfono, che tengo in macchina e che per non perderla l’ho fatta doppiare pure su cd. Non lo sapevo mica, che poi, dire cazzate davanti a un microfono sarebbe anche diventato il mio lavoro. Mi perdo, questo post è frammentario, lo scrivo man mano che tutto mi viene in mente. Ma adesso, ricordati che le tue foto orrende con la mia macchinetta non potrai più farle, perchè ho comprato la digitale e le cancellerò senza pietà. Ma adesso che squarti la gente da bravo chirurgo, siamo arrivati. Basta va, sennò gli aneddoti non finiscono più. Domani prendo il volo per Cagliari, dribblo lo sciopero e mi godo il sì. Cheppoi, lo so, dodici anni fa, non lo avresti mai detto che al tuo matrimonio sarei arrivato felicemente accoppiato.

IL KAMIKAZE PIGRO

( on the air: Muse – Butterflies and hurricanes )

Buttarsi, scegliere il rischio di lasciarci le penne. Coraggio ci vuole, una bella dose. Dire quello che pensi a chi pensa che quello che dici non sia quello che pensi, capire che un amico (si badi bene, non quello del post del prossimo sabato) si allontana per colpa della sua futura moglie e spiattellare tutto in faccia a lei, ma non a tal punto da proclamare il vaffanculo reale. Gettarsi dal settimo piano, basta che colpisci qualcuno e la tua morte non sarà indifferente, qualcuno ti odierà. Contare qualcosa, colpire, lasciare il segno. Che qualcuno si ricordi. Gettarmi contro l’ostacolo, non aldilà. E amare come non hai mai amato prima, che è di suo, la cosa più rischiosa che c’è. Perchè lo faccio? Non so. Magari però prima ci penso, mi faccio un giro eppoi mi butto. La storia può attendere. E la birra è troppo buona per schiantarmi proprio adesso.

QUALCOSA AL VOLO

( on the air: Thievery Corporation – Until The Morning )

Lo sapete che sto combattendo una personale battaglia per farmi riabilitare l’ip (a quanto pare bannato per chissà quale arcano) di Fastweb su Altervista? Sennò qua mi perdo tutte le immagini del blog, template nuovo compreso. E’ tardi e sinceramente non saprei cos’altro scrivere. Mica per niente, lo sapete e l’ho scritto, i progetti li ho tutti in testa, ma è tardi. Solo che non mi andava di lasciare lì la catena trendy, dunque dovevo scrivere qualcosa al volo.

Qualcosa al volo.

A domani, che forse è meglio.

REAZIONE A CATENA

Non amo particolarmente le cosiddette catene di Sant’Antonio, e mi auguro che non comincino a girare troppo spesso sui blog, nel qual caso, non importa che mi venga la peste bubbonica o mi fidanzi immantinente con un trans o peggio ancora che mi recapitino a casa una bara in mogano, io non risponderò. Ma questa mi piace. Perchè è la prima e perchè è musicale. Una roba del genere l’avevo già fatta, comunque, si va. E non mi ammazzate voi cinque fortunati cui scaricherò il testimone, passatomi da Rosa.

1. volume totale dei file musicali nel mio hd
Circa 14 giga, ma non ditelo in giro.
 
 2. l’ultimo cd che ho comprato
Comprato? Non ricordo, credo risalga ai primi anni novanta. Poi ho noleggiato e scaricato. Però posso dirvi gli ultimi 45 giri che ho comprato a Berlino (gennaio 2005):
 
Queen – Bohemian Rhapsody
The Clash – London Calling
The Cure – Lullaby
Modern Talking – Let’s talk about love
Madonna – Into the groove 
 
3. canzone che sta suonando ora
The Caesars – Jerk it out
 
 4. cinque canzoni che ascolto spesso (ultimamente) (ma anche da anni!)
Subsonica – Strade
Gazebo – I like Chopin
The Cure – Love song
A Toys Orchestra – Peter Pan syndrome
The Dresden Dolls – Coin-operated Boy
 
 
5. cinque blogger a cui passo il testimone
Noeyalin  perchè tanto so che le piace, eppoi ora che è laureata ha tempo per le frivolezze.
Pisella anche se magari deve trovare i cinque blogger a cui rifilarla.
Insanesoul  perchè ha buoni gusti e perchè così torna a postare.
Cristina perchè così si becca addirittura un altro link da me.
Kappa perchè con lui lo scambio musicale funziona più che con chiunque altro.

RITORNO A SCUOLA

( on the air: Nick Kamen – Loving you is sweeter than ever )

1980- 1993. I quindici giorni più belli dell’anno scolastico, iniziavano ai primi di maggio. Che strana scuola, la nostra. Ogni anno per due settimane, lo sport prendeva il sopravvento sullo studio. Fu così che i Giochi Calasanziani entrarono nelle nostre vite. Inutile dire che iscriversi alle gare comportava saltare le lezioni. Poi che io perdessi, era del tutto irrilevante. Tennis, salto in lungo, velocità, calcetto. Mi iscrivevo e gareggiavo. A calcetto, non per mio merito, una volta arrivammo in finale. Fu medaglia d’argento, ma che soddisfazione, per una volta, salire su un podio vero. Eppoi  ci regalavano le borse, che ancora oggi porto per andare in vacanza, e le magliette,  una ce l’ho ancora e ogni tanto la metto in giro per casa. I due momenti clou erano le cerimonie di apertura e chiusura. L’apertura, di pomeriggio, comportava addirittura che i tedofori portassero la fiaccola in giro per Roma, fino ad arrivare a scuola e accendere la sacra fiamma dei Giochi. Preti megalomani. Però suggestivo. Sì, portai anche la fiaccola, un paio d’anni di fila, mi pare. Sorvoliamo però. I Giochi, per me, sono sinonimo di anni ’80. Arrivavo all’apertura vestito perfettino. Il perfettino dell’epoca, oggi risulterebbe un look da pappone filippino. Occhiali Bollè da cieco e camicia jeans e pantaloni jeans di Armani celeste chiaro, il tutto corredato da blazer blu. Intervenivano in quegli anni, numerosi vips. Ricordo un anno in cui presentò il mitico Nando Martellini, quello di campionidelmondocampionidelmondocampionidelmondo. La chiusura però era più bella. Di sera, con le premiazioni. Ospiti illustri: ricordo un Carlo Verdone con Natasha Hovey ai tempi di Acqua e Sapone, un Antonello Venditti che non cantò, un Giulio Andreotti più gobbo che mai, alcuni dei Ragazzi della terza C, tra cui il grande Bruno Sacchi (al secolo Fabrizio Bracconeri) e i Future, un gruppo che vinse Sanremo Giovani e poi fece una meritata fine da meteora. Ricordo in tempi più recenti, eravamo in odore di maturità, un riciclato di nome Adriano Pappalardo, che cantò Ricominciamo prima che la Gialappa’s lo facesse uscire dalla tristezza e molto prima che diventasse famoso sull’isola. E chissà quanti altri. La chiusura era bella perchè noi cantavamo e facevamo anche le coreografie. C’era il famoso coreografo Paolo Gozlino, poi passato a miglior vita, che ci faceva cantare e muovere su We are the world, successone mondiale, prima che Michael Jackson diventasse bianco e pedofilo. La chiusura era bella perchè c’erano le vestali; ragazze della scuola vestite da ancelle come voleva il rituale antico romano. Roba che da altre parti te la sogni. Soprattutto perchè i vestiti erano adorabilmente trasparenti. Eppoi ronde tutto intorno al giardino della scuola, per vedere se quella che ti piaceva, magari riuscivi ad abbordarla, sfoggiando l’ultimo successo di Nick Kamen. Ma non la abbordavi, questo era sicuro. Eppure l’atmosfera di quei giorni era assolutamente magica. I fuochi d’artificio finali, completavano la magia. E tanti personaggi, come il rettore della scuola, prete, ma noto playboy, sempre attorniato da gnocche. Il segretario, calabrese, con la sigaretta perenne in bocca,ma sempre con il bocchino per filtrare il catrame. E il signor Bossi (omonimo prima, molto prima del senatùr) con le sue parolacce e bestemmie, a dirigere il servizio d’ordine con i walkie talkie. E la professoressa di greco, sempre affacciata alla stessa finestra, in disparte dal pubblico numeroso.

Ieri, dopo dodici anni,  Ataru è tornato sul luogo del delitto. E ha fatto anche un paio di foto davvero orride, magari poi le vedrete su Flickr.

2005. La chiusura dei Giochi. Presenta: Flavia Fortunato, direttamente scongelata dai suddetti anni ottanta. I tempi cambiano, ora c’è anche il waltzer della scuola, roba mutuata dagli americani, mica pizza e fichi. Se il ballo fosse esistito in quegli anni, considerando che ero uno sfigato, credo che nessuna mi avrebbe mai invitato. I tempi cambiano, e appena ci avviciniamo, passa un gruppo di maschietti quindicenni che chiacchierano così: fregna è fregna…I tempi cambiano, quei ragazzini, forse qualcuno più grande, ci scroccano una sigaretta. Io intanto fumo, per provare un’ebbrezza quasi mai provata all’interno dell’istituto. I tempi cambiano, e se una volta vedevi una, al massimo due ragazze carine, oggi vedi le ragazzine in tenuta da stupro e pensi che se fossi nato dieci anni prima, ci sarebbe stato da divertirsi. I tempi cambiano, e gli scalini, i cancelli, ti sembrano più piccoli. I tempi però, non cambiano. Le vestali sono ancora lì, con i loro vestiti trasparenti. I tempi non cambiano, e incrociamo il segretario, sigaretta e bocchino tra le labbra, il padre rettore un po’ più vecchio, ma sempre piacione e attorniato da mamme e figlie gnocche, la professoressa di greco affacciata a quella stessa finestra e il signor Bossi, che ci passa accanto e dice una parola sola: CAZZO! I fuochi d’artificio sono belli come non mai, noi ci sentiamo un po’ più vecchi e forse, tutto sommato, ci andrebbe di tornare tra i banchi e ricominciare da capo. Moroboshi Ataru…presente!

Le righe piccole sono per te, che le adori e che oggi ti laurei. Ce l’abbiamo fatta, tu, e anche io che con te l’ho vissuta. E ora, che tu ci creda o no, viene il bello…