LO STRANO SEGRETO DI OLD BRIDGE

( on the air: Negrita – Rotolando verso sud )

Barcollo, dopo una discreta bevuta, però ho deciso di rendervi partecipi di un fatto che mi irrita da tempo ormai immemore. A Roma, in Piazza Risorgimento, ad un passo dal Vaticano e molto vicino a casa mia, esiste una gelateria che si intitola Old Bridge. Voi direte: embè? Bene, io non ho niente contro questa gelateria, però mi piacerebbe sapere perchè è sempre piena di gente. Questo post era stato messo in cantiere da circa un anno e lo tenevo per le situazioni di emergenza. Visto l’alcool che circola liberamente nel mio sangue, il momento è quello giusto. Inverno. Pochi, ma ci sono. La gelateria resta aperta, e qualcuno, anche con venti gradi sotto zero, è lì a mangiarsi il suo fottuto cono fragola pistacchio e panna (sento che sto per vomitare, visto il mio amore per le creme, e basta). Ora è arrivata la bella stagione e la fila per prendere il gelato, comincia da fuori. In estate sembra la coda per visitare i Musei Vaticani, o, per restare nella stretta attualità, quella per visitare la salma del Wojtyla. Ataru si è sempre chiesto perchè. Voi mi direte: ma assaggia il gelato! E credete forse che io non lo abbia assaggiato? Non è niente di che. Anzi, a memoria, potrei citare almeno una decina di gelaterie molto migliori di questa. L’unica spiegazione è l’abbondanza del gelato, che magari a me fa sentire male, ma alle donnine in dieta perenne e ai truzzi palestrati, evidentemente garba. Così, è consuetudine che ogni santissima volta che passo lì davanti, e capita spesso, mi chieda il motivo di tanta foga. Ma il gelato non puoi andartelo a prendere dieci metri più su, che è più buono e al limite puoi anche sederti e soprattutto eviti di stare cinque-sei ore in fila? E’ un fenomeno che sfugge all’umana comprensione, mi sembrano tutti dementi. Eppure il posto ha una bella nomea, non c’è che dire. Peraltro il proprietario, mi sta anche simpatico, ma no, non capisco. Intanto mi è venuta voglia di prendere il primo gelato della stagione. Ovvio, non da Old Bridge.

Ps: l’ho fatto, ma non chiamatemi blogger qualunque e nemmeno blogstar. Ho aperto un Flickr, dove al momento c’è una sola foto. Sto per comprare la digitale però.

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LADIES & GENTLEMEN: MISTEEER THUNDERBLUE!

 ( on the air: Athlete – Wires )

Ore ventidue e quindici circa. Molto circa, nel senso che era più tardi. Parcheggiamo stranamente senza troppa fatica nei pressi del Momart (inutile cliccare, c’è solo una pagina, però il link fa sempre chic), il locale fighetto e da blogstar, in zona piazza Bologna, scelto per l’incontro. Il signor Thunderblue -il blogger senza blog, il commentatore che ogni blogger vorrebbe, perchè è intelligente- puntuale, è lì che ci attende. Ataru  schiera uno stuolo di donne da far invidia al sultano del Brunei; tre vestite di bianco e una vestita di nero. Sono Noeyalin, Papi78, Boc e l’Aliena. Entriamo e la musica è un po’ altina, purtroppo tocca urlare, cosa che non è carina soprattutto quando si conosce una persona nuova, e quella persona, peraltro ne  deve conoscere cinque. Thunder io me l’aspettavo più basso e con i capelli più lunghi. Però il soprannome che gli ho dato su Ualbois!, dove è rimasto l’unico a postare cose belle, oltre che l’unico a postare, è esatto. La banca-dati. Mai soprannome più giusto. Riesce a sapere molte più cose di me, che già ho una cultura da Trivial Pursuit che fa paura. Da bravo fan dei cartoni anni ottanta, ordina un Cybernella, mentre Boc si ubriaca con mezzo bicchiere di brachetto, Papi e Noelìn conversano amabilmente a Chianti, Ataru trangugia una Du Demon media, e all’Aliena portano un Red Lady, quando aveva chiesto una Erdinger, ordine corretto dopo un’oretta e mezza. Si parla di blogger e degli altri preferiti di Thunder, che non vi dico chi sono, ma è tutta gente più o meno linkata qui sopra. La cosa che ci ha spiazzato, è stato lo zaino delle meraviglie, con omaggi personalizzati per ognuno dei blogger presenti (tranne Papi, perchè non era previsto che ci fosse anche lei). Questo, caro Thunder, si dice essere attenti lettori, grazie ancora. Lo stesso zaino utilizzato in seguito dall’Aliena per rubare un bicchiere della Erdinger, che aveva uguale a casa e che gli  avevano rotto. Perchè poi alla fine, ci facciamo sempre riconoscere. Infatti nel frattempo Boc se la ride come una pazza, sempre per colpa del brachetto, chiede le foto dei diti per il suo post del vaffanculo, riesce ad ottenere quello di  Papi, tre dita di Thunder, mentre Noelìn resiste anche stavolta e niente foto. Io direi davvero una bella serata, con una persona piacevole che sicuramente rivedremo volentieri. Eppoi signor Thunder, apra ‘sto blog, suuuu!

Ah! Se poi la prossima volta vuole aggiungersi  qualcun altro, basta un fischio.

NOOO

( on the air: Simone Cristicchi  – Vorrei cantare come Biagio )

No che non lo so. Se davvero lo sapessi,  ve lo direi. Ma perchè continuate a chiedermelo? Davvero, inutile continuare con questa sciocca sequela di domande. Vi ho detto che non lo so e basta. Quando apprenderò tutta la faccenda, ne riparleremo. E invece no, voi insistete, ancora. Ma parlo arabo? Ma davvero devo incazzarmi? Come quello lì, l’altro giorno. Roba da matti. Ma cosa mi vieni a chiedere? Che poi andavo anche di fretta. Fatevene una ragione, non è che posso inventarmi cose così tanto per. Eppoi sapete che vi dico? Che alla fine, se anche lo sapessi, non ve lo direi. Ho forse firmato un contratto per dirvelo? No, e allora? Saranno anche affaracci miei! Sì, vabbè, tutte scuse, voi non c’entrate. Ho detto basta! B-A-S-T-A. Si legge? O devo metterlo in carattere extralarge? Bene, non ho più voglia di portare avanti ‘sta cazzata. A qualcuno è venuta ansia? Curiosità? No? Meglio per voi. Ho inventato tutto.

PRESENTE!

( on the air: Subsonica – Incantevole )

Il passato, si sa, è ingombrante. E’ importante, ma è anche ingombrante. Quante volte al giorno ci capita di star lì a ricordare questa o quella persona con cui si stava bene? E anche quando si comincia a mettere da parte (dimenticarlo è errore blu, come nelle versioni di greco), c’è sempre qualcosa che inevitabilmente riaffiora a mò di cadavere nel fiume. Sciocchezze a volte, per carità, però il defrag mentale è difficile da compiere, a volte ci vorrebbe un bel format: C, dove C sta per cervello. Ma siccome non siamo computer, mica si può fare. Io c’ho messo un antivirus che senza dubbio funziona bene e c’ho messo anche il firewall per evitare gli attacchi altrui. Ma piccole scorie di passato.exe c’erano sempre. Signori miei, oggi però brindo. E voi brindate con me. Perchè stavolta quei piccoli pezzetti, se ne sono andati. Bello quanto volete il passato, ma per una volta, scelgo il presente.exe. L’installazione è perfettamente riuscita. Ripongo tutto il resto nella cartella degli Oldies e non se ne parla più. Adesso si tratta di inserire qualche altro programmino, tanto per mettere apposto gli altri settori del Personal Ataru. Intanto metto via gelosamente alcuni files recenti, e li lascio nella cartella Presente. E ti ringrazio. E stavolta il messaggio doveva essere urbi et orbi, perchè altrimenti avrei dovuto aprire la finestra alle cinque di mattina e mettermi a urlare frasi in apparenza sconnesse, con conseguente suono di allarmi, ululato di cani e, last but not least, vasi di orina in testa. Meglio scrivere. E meglio farlo qui, che non su un marciapiede costellato di grate e bagnato dalla perdita perenne d’acqua di un motorino abbandonato. Che poi dovrei stare pure attento alle roncolate del  portinaio. E meglio di chi cita romanzi cult di tal Federico Moccia (mi sono documentato in tal senso, dopo aver letto su un marciapiede Io e te, tre metri sopra il cielo). Bene, ora pubblico il post. Poi, letto.dll.

SENTIRSI A CASA!

( on the air: The Bravery – Honest Mistake )

Precisazioni. Ogni riferimento a persone, cose o fatti esistenti NON è puramente casuale. PERO’, visto che molti amici del Loran Club sono arrivati fin qui e mi hanno beccato, volevo scusarmi con chi se l’è giustamente un po’ presa. Magari con Emanuele ho un tantinello esagerato, mea culpa. Manco mi ricordavo più cosa avevo scritto. So che le scuse tardive non servono a molto, ma si scherza! Non andrei mai a tagliare la mano che mi nutre (per giunta proprio quella di Emanuele che fa i migliori panini del Loran, cazzarola). Bene, dopo queste doverose scuse e questa discreta leccata di culo, che dire? Viva il Loran e viva tutti coloro che ci stanno dentro, che senza di loro non avrei mai scritto una cosa così poetica. Io penso che se un giorno il Loran chiudesse mi sentirei perso. Dunque rideteci sopra!

Ognuno ha il suo posto. Dove si sente a casa, e non importa quanto sia frequentata e da chi, è casa tua. La nostra casa, il nostro ufficio per dirla alla Fonzie, insomma chiamatelo un po’ come vi pare, è il Loran Club. Pub, sala biliardi, chiusura in orario ancora da capire, non prima delle sei di mattina. I panini che ci mangiamo in nottata, li mangiamo lì. Mica per strada, che ti sbrodoli di salsa sulla felpa, devi bere con la bottiglietta di plastica o di vetro e devi stare in piedi, magari al freddo e al gelo. Tavoli con panche che sembrano divani e quella giusta atmosfera da cazzeggio. Si può anche fumare, ma questo lo scrivo in piccolo e sottovoce, che se poi qualcuno se ne accorge ci arresta a tutti. Questo posto è popolato da tantissimi protagonisti, cui abbiamo assegnato soprannomi. Un posto che ha visto l’avvicendamento di vari regni, con gestori, clienti e cameriere che spesso cambiavano. Una specie di fiction. Provo a riassumere i personaggi per mio esclusivo piacere personale, non credo che a voi possa fregare molto.

I gestori:

Santino è presumibilmente il proprietario. Siciliano, corpulento e probabilmente mafioso. Difficilmente fa sconti e quando te li fa, di un euro, te lo fa notare. Però ci riverisce e ci rispetta (te credo, con tutti i soldi che gli abbiamo lasciato). Accanto a lui c’è la Polacca, la moglie, in realtà albanese. Strabica da un occhio, però ha un fisichetto niente male, tantopiù che ha sfornato due marmocchi. Anche lei di solito avida di denaro, ultimamente ha concesso qualche sconto in più.

Mama insegname a bailar. O più comunemente Mama. Il soprannome nasce dalla presunta somiglianza con il cantante Tribà. Lui è andato via, non c’è più da un annetto ormai. Campione di biliardo, giocava i tornei con un solo braccio, perchè quello buono era infortunato. Quando il locale era popolato da gnocche, lo si doveva a lui. Carismatico e rimorchione (Vanilla e la Dark Lady, tra le sue vittime), si dice anche un po’ troppo generoso. Pare infatti che Santino gli abbia tagliato la testa per i suoi troppi gesti munifici con i clienti.

Marietto: era l’altro gestore dell’era di Mama.  Più sfigato perchè pelatino e un po’ bruttino, si faceva amare anche lui. Era simpatico Marietto, poi anche lui scomparso per probabili dissidi con Santino, che pensavamo avesse murato lui e Mama nelle colonne del locale. In realtà poi li abbiamo visti vivi e vegeti.

Il Supergiovane: un signore pienotto e calvo sui settant’anni. Ha gestito l’era di transizione. Agli inizi si metteva il suo gileino verde da bisca e il locale aveva assunto un’aria squallida, da bisca appunto. Non c’era più nessuno. Poi all’improvviso, la trasformazione. Maglioni con i numeri, balli sulle canzoni irradiate da Deejay Tv, sigarette, chiacchiere con fanciulle, un’altra persona. Supponiamo che a un certo punto sia ringiovanito troppo e sia tornato nella culla. Infatti è scomparso. Lui è il papà di Sega ( ne parlo dopo) e il marito di una signora che una volta, mentre portava la carta igienica al cesso, fece l’occhiolino a Dio.

Neri: veniamo ai giorni nostri. Ora c’è lui. Personaggio ingenuo, supposto nipote di Santino, che per pietà lo ha fatto lavorare lì, portandolo via da una vita di stenti in Sicilia. Gioviale, una specie di Forrest Gump etneo, è detto Neri per via della sua vaga somiglianza con l’attore Neri Marcorè. La domenica ha il suo giorno di riposo e va a giocare al bingo. Secondo noi non ha ancora capito che l’ambo non paga. Però fa parecchi sconti, anche perchè a volte sbaglia a fare i calcoli. E noi lo amiamo, sempre con la sua camicia, sempre la stessa ogni giorno. La sua trasmissione preferita è Hot, programma di video zozzi su Match Music, condotto da Selen.

Le cameriere:

Vanilla: è quella storica. Cosiddetta per via del suo profumo alla vaniglia. La fidanzatina ideale. Molto carina, brava a fare i cocktail e i panini, faceva anche le raccomandazioni di non mangiare, bere e fumare troppo. Fu anche co-protagonista di un mio semiracconto erotico pubblicato molto tempo fa su questo blog.  Nell’ultimo periodo beveva troppo, la sua cera era peggiorata, fin quando il Pelato, giocatore di biliardo abituale, non si è messo con lei e l’ha portata via da lì. Forse una fortuna per lei, ma non per noi. Quando si mise con Mama, erano la coppia perfetta.

Morticia: mora, bellissima. Santino amava dire di lei che fosse una sanguigna. Ossessionata dall’ avere un culo non troppo bello, visto che portava spesso felpe in vita. In realtà era bellissima e punto. Ricordo che una volta, tornato da Frascati completamente ciucco, ci feci una bella chiacchierata, facendo pure lo sciolto. Ancora oggi non mi spiego come ci sia riuscito. Era inarrivabile, almeno per noi. Se ne andò via gradualmente.

La Sconcia: non troppo bella, mingherlina, ma incredibilmente provocante. Il suo abbigliamento succinto ha fatto storia. Scollature azzardate, spacchi indicibili e minigonne a giro di gola. Scomparsa all’improvviso.

La Calabra: calabrese, molto ma molto carina e sensuale. Non si poteva molto sentire l’accento. Attualmente si vede ogni tanto come cliente ed ha avuto un calo.

La Lunga: lei è una che vedresti molto bene in un locale dark. Capelli lunghi neri, bianca in faccia, bracciali borchiati. Qualcuno sostiene sia acida, a me sembra soltanto timida e un po’ svogliata. Se n’è andata via a più riprese, ma è sempre tornata. Inoltre l’estate scorsa è stata avvistata a vendere le grattachecche all’isola Tiberina, nel chiosco della Sora Mirella.

La Cilena: è cilena. Ovvio. E’ una delle più bruttine. Cerca spesso di indovinare cosa prendono i clienti. Ha i peli folti sulle braccia e sembra scema. Forse un po’ lo è. Però è efficiente.

Sega: figlia del Supergiovane, l’unica che può essere annoverata in tre categorie. Gestori, cameriere e avventori. Miss Sega alla Stecca, questo il suo nome originale, poi abbreviato per comodità. Non è di primo pelo, ma le piace fare la ragazzina. Ha avuto il suo periodo J.Lo., quando voleva assomigliare alla nota cantante e attrice. Ora si lampada spesso. E fa panini ottimi.

Completano il quadro meteore tipo: l’Armadio, efficiente, ma troppo brutta per restare, La Uoma che voleva fare un golpe e trasformare il locale in un bordello lesbo, la Tatu, che c’è attualmente e che è la brutta copia della roscetta-biondina delle T.A.T.U., la Zingara con i suoi scialli e la Rozza, tatuata e con una voce insentibile.

Gli avventori:

Categoria che sarebbe infinita, parlerò solo di quelli principali.

Il Lungone: per un breve periodo ha fatto parte della Triade che teneva in gestione il locale, insieme a Quello con l’apparecchio e Woofer. Alto quasi due metri, fatto a stampella, arrivò nel locale da solo. Si insinuò ovunque fin quando non cominciò a diventare amico della gente che prima lo escludeva. Ora viene finalmente considerato.

Quello con l’apparecchio: una volta sfoggiava la donna rumena, detta la Panterona. Poi lei lo ha mollato. Ha fatto parte della Triade

Woofer: è sparito purtroppo. Era un personaggio, ricordava un incrocio tra Masini e Giuliano Ferrara. Ha fatto parte della Triade.

Tana: quest’uomo è un mito. Sui cinquant’anni, pugliese, sembra uscito da un film trash anni settanta. Passa la serata e la nottata a giocare ai videopoker, e per la legge dei grandi numeri, vince. Il nome per esteso è Tana delle Tigri. Costringeva infatti dei ragazzini che lo accompagnavano, a durissimi allenamenti sul tavolo da biliardo, allenamenti per l’appunto simili a quelli della Tana delle Tigri, che tutti ricorderanno ne L’uomo tigre.

GenniGattuso: sosia del calciatore del Milan. Si accompagna a un gruppo di hip hoppari piuttosto orrendi.

Sheva: sosia del calciatore del Milan, Shevchenko. E anche un po’ di Justin Timberlake. Una volta venne accompagnato dalla Bambolina, bellissima come il nome stesso dice. Scomparso con la cricca di Mama.

La Dark Lady, la Nana e Cecca: la Dark Lady si vestiva spesso di nero, poi diventò la fidanzata di Mama e scomparve con lui, la Nana era amica della Dark Lady. Piccola di statura, a caccia di uomini, Santino amava definirla così: quella prende tutto. Cecca era butterata, un omologo al femminile del panettiere Cecco (Abatantuono) di Fantozzi. In seguito, palestra e lampade la hanno magicamente trasformata e ora si può dire che non sia malaccio.

Jeff: il belloccio del biliardo. Si faceva chiamare appunto Jeff. Anche lui della cricca di Mama, giocava bene a biliardo, si metteva le cinte e gli stivali pitonati e spesso si chiacchierava sulla sua presunta omosessualità. Sparito con Mama.

C’era anche Cecco, versione maschile. Anche lui scomparso. Eppoi Cassel, orrida copia di Vincent Cassel, andato via dopo la nascita di un bimbo; il Profugo, novità degli ultimi tempi, da quando è morto il papa più o meno. Il Cittì, un vecchio che faceva molto commissario tecnico della nazionale di biliardo, passava per tutti i tavoli e guardava qualche colpo. Presumo sia morto. I Sars, cinesi usciti dai ristoranti nei dintorni, che giocano alle macchinette. Comandati dal Boss Tanaka, che ha ormai stretto un’alleanza malavitosa con Tana e Santino. Il Sorcone, la Puffa e Manuelona, altre tre bellezze transitate di qui. E il Grande Attore, vecchio tifoso della Roma che non si perde una sola partita, con il suo foulard al collo. La Bomba uno e la Bomba due, due ciccioni enormi.

Di sicuro dimentico qualcuno, ma non posso dimenticare che ieri sera è nato un nuovo personaggio: il Fiasco. Un tipo grassoccio senza spalle, butterato sul collo che indossava una canotta nera. Bellissimo.

Post lunghissimo e magari ostico, ma io amo questo luogo ed era giusto così.

Ps: la prossima settimana questo blog cambierà pelle, non vi spaventate.

LE LISTE FANNO TENDENZA

( on the air: Fred Buscaglione – Una sigaretta )

D’accordo, maledetti. Mi adeguerò anch’io all’intorpidimento intellettuale perpetrato da Gianluca Neri di Macchianera. E gli ho regalato anche il permalink pur non sopportandolo, sono troppo munifico. Però visto che tutti fanno il listone delle 31 canzoni italiane preferite inconfessabili e poi anche quelle confessabili, Ataru doveva distinguersi, fanculo. Ed ecco a voi le 14 cose inconfessabili che si trovano custodite in casa di Ataru.

1) inguardabile pupazzo Ciao dei mondiali di Italia 90, in due differenti misure.

2) musicassetta di Alan Sorrenti, contenente la nota hit Tu sei l’unica donna per me.

3) cartina geografica da muro dell’Italia, con tanto di monti in rilievo, risalente al 1984. Quindi senza le nuove provincie.

4) agghiacciante pulcino di lana, lavoretto di scuola della prima elementare. Per giunta fatto da mia madre perchè io non ero capace.

5) campioncino di profumo Bambola, gadget dell’omonimo film di Bigas Luna con Valeria Marini, regolarmente visto al cinema.

6) cartellino da tavola Riservato, rubato in un ristorante cinese, zona Torrevecchia.

7) vinile di Jose Luis Moreno e del corvo Rockfeller.

8) libro di Nino Frassica, Il manovale del bravo presentatore.

9) penna di Pippo (l’ho trovata ora, non scrive).

10) portachiavi a cordicella giallorosso con su scritto Forza Roma, regalato da un ristoratore cinese, zona Quadraro.

11) collezione kitsch di gufi di resina, ceramica e alabastro di Volterra.

12) scatola del Monopoli da mettere a posto da circa un annetto.

13) intoccabile poltroncina in vimini.

14) impolverata agenda – regalo della Cassa di Risparmio di Roma (che per la cronaca non esiste più da diversi anni).

E non mi sono neanche sbizzarrito. Poi se vi avanza tempo, compratemi qualcosa al supermarket, ecco la lista:

6 uova, 1 pacco di farina, 1 pacco di fusilli Barilla, Sofficini al gusto supplì e Togo Cream al cioccolato fondente. E non scordate il caffè, cazzo.

Il prossimo post casomai lo faccio sulla vecchia letterina di Babbo Natale, se la trovo.

VIVIAMO STRANI GIORNI

( on the air: Negramaro – Mentre tutto scorre )

Bene, liquidata con il post sottostante e con questa simpatica immagine che campeggia in internet, la faccenda papa, andiamo avanti. Certo ha sconfitto gente come il cardinale Goldrake e il cardinale Jeeg robot d’acciaio, gira anche la canzoncina, che per pietà vi risparmio. Tra l’altro mi sono reso conto che questo è il quarto papa da quando sono nato. Comincio a sentirmi anzianotto. Se poi conto i mondiali di calcio, mi sento decrepito. Ma insomma cosa volevo dire? Ah, sì. E’ un periodo che scrivo poco e ho poca ispirazione. Va bene, l’ho detto un milione di euro di volte (il che equivale a due miliardi di volte del vecchio conio). Però cari amici lettori et scrittori, ho guardato un po’ di blog qua e là. Non so se sia la stagione pesante, oppure il fatto che non frequento le celebrate blogstar, ma ho visto ben poco di interessante in giro. In realtà, le blogstar, campano di rendita. Non faccio nomi, ma smentisco la riga sopra, ho letto anche loro. E ho letto cosettine da blog di un tredicenne, politicamente e socialmente impegnato (‘zzo vuol dire?), ma pur sempre tredicenne. Concetti triti e ritriti. Il fatto è che a loro si perdona tutto. E a quanto pare, pure agli altri, me compreso. E’ un periodo di flessione generale del mondo blog? Non saprei, però l’impressione è tale. Possibile che l’unico a sbancare sia stato lui? Centocinquemila visite in meno di un mese e citazione al Tg2 delle 20. Io, dal canto mio, non ho voglia di recensire La Febbre e Crimen Perfecto, meglio comunque il secondo del primo. Volevo fare un post musicale, magari con le cinquantuno canzoni che fischietto sotto la doccia, ma non mi va. Il fatto è che non so fischiare bene, nè tantomeno lo faccio sotto la doccia, dove poi ingoio acqua e mi strozzo. Allora cari bloggher, vi esorto a ridarmi l’ispirazione, magari poi ve la ridò io. Perchè secondo me siamo tutti un po’ in crisi, il che non fa che confermare la mia teoria che un blog dovrebbe morire dopo un anno esatto di vita. Vabbè forse sono stato troppo negativo, forse non colgo gli spunti, di certo non siete tutti d’accordo con me. Forse ora, con la mia nuova, fiammante MozBlogBar che raduna tutti i bloggher supervip, riuscirò a leggere qualcosa di decente. Uhm, temo ora di essere stato troppo positivo, forse è meglio che mi soffermi soltanto sui miei umili link. Che prima o poi qualcosa salta fuori. E sarà fumata bianca.