LO SO E’ VENERDì, MA NON MI SONO TRATTENUTO!

 

 ( on the air: Chemical Brothers – Galvanize ) 

 In questi giorni di dolce far niente a Verona, oltre ad essere uscito, sono stato costretto a riempire il tempo in altri modi. Il modo più letale, è stato senza dubbio vedere la televisione. Non mi accadeva da tempo di fare un’overdose simile. Io che accendo la tv al massimo per un’ora scarsa al giorno. Sapevo che eravamo arrivati in basso, ma non avevo ancora capito la portata di questo basso. E così, pur essendomi salvato dalla politica e da Cucuzza, sono stato fagocitato dai programmi di Maria De Filippi. Temibilissimo è Uomini e donne, in cui diverse sgallettate vanno all’assalto del muscoloso imbecille di turno. Ma ancor peggio è Amici. Sceneggiate napoletane con tanto di nonna e pastarelle, pianti dirotti e cazzate assortite. Sapevo che eravamo ridotti male, ma non pensavo fino a questo punto. E stando davanti alla tv, ho fatto alcune interessantissime scoperte. La prima è che dalla De Filippi vanno di moda gli albanesi. Dopo Kledi, c’è Klajdi e Tilli e non so chi altro. In effetti sono anni che rincoglioniamo gli albanesi con la nostra tv, doveva succedere che venissero a toccare con mano. La seconda scoperta è notturna e un po’ più spinta. Mascia Ferri e Alessia Fabiani hanno istituito un telefono hot. Un 899, per intenderci. La pubblicità vede ovviamente le due zocc..ehm signorine in reggiseno e mutande (ormai credo sia diventato il loro abbigliamento invernale, cambiano solo i colori), che ancheggiano maliziosamente e ci illustrano la voglia di svelare i loro piccanti segreti ai loro fans. Ora mi chiedo se davvero racconteranno di essersi fatte tutto l’album dei Calciatori Panini, più tutto il cosiddetto bel mondo. Se così fosse potrei anche chiamare, per addossare a loro le colpe della stagione un po’ disgraziata della mia squadra del cuore. Ma poi penso che ovviamente, qualsiasi squadra girerà a vuoto nel corso del campionato, beccandosi la penalizzazione (per modo di dire) AlessiaMascia. Infine. Qualche giorno fa, guardando distrattamente un telegiornale, ho incredibilmente verificato che gli italiani spendono sei milioni, dicoseimilionidieuro al giorno per inviarsi sul cellulare i loghi e le suonerie, più gli altri servizi. In questi giorni di tivvù pomeridiana sfrenata, ho capito che il fenomeno è in espansione. E va soppresso. Ogni due pubblicità, una riguarda questi servizi. Giovinastri ammiccanti fischiettano l’ultimo motivo di Zarrillo (ahimè, anche dei Killers) e ti invitano a mandare sms al 48blabla con la parola trippa, o giù di lì. Sarebbe bello se finisse qui. Invece no. Ti senti solo? C’è la chat di Tim e quella del caffè delle zoccole. Conosci nuovi amici e nuove amiche! Invia un sms al 48xxxx. Poi c’è il pulcino che fa i rutti polifonici, conosci i segreti delle tue rockstar preferite (dove le rockstar sono Britney Spears e i Blue), scarica i giochini in Java, prendi  il logo più unico che raro, con la scritta della CocaCola. Eppoi le frasette. Manda una presa per il culo a un amico, manda frasi d’amore alla ragazza che ami, le barzellette zozze, le boccacce, le ricette di cucina, le palle del flipper e l’oroscopo. Senza contare naturalmente tutti i gli sms-48, istituiti dai vari reality e compagnia bella. De Filippi compresa. Indovina se quattro anni fa in Albania, il gemello di Klajdi si è rotto la mano in un tritacarne o scendendo da un gommone a Brindisi. Indovina se Ciccetta ha mangiato l’uovo sodo e ha trasgredito la sua dieta.Tutto questo è vietato ai minorenni, ma volete dirmi come fanno a capire che non sono i minorenni a mandare l’sms?  E soprattutto, perché le pubblicità hanno il loro massimo splendore durante i cartoni animati in fascia pomeridiana? E perché non si lamentano neanche le associazioni dei consumatori? Quelle che rompono le palle anche per i colori della scatoletta del tonno, o magari il Moige, il ku-klux klan dei genitori imbecilli. Ah! E ho visto anche Ritorno al Presente, e ho avuto modo di scaldarmi con le immagini di Sandra Milo nuda. Ora c’è anche Sanremo….

 

 

Prima di chiudere, volevo dirvi di inviare un sms al numero 484848484848!!! Da oggi il nuovo servizio tutto per voi!! Un post di Ataru al giorno sul vostro cellulare. Utile con le donne, con il vostro panettiere, al funerale e in merceria! E ovunque.*

*è un servizio Atarutel, vietato ai minori di anni 18, potete aggiungere nell’sms che siete maggiorenni e noi saremo certi di questo. Il servizio ha un costo di 5,89 euro ad sms, più lo scatto alla risposta. Quale risposta?

 

DAI, FERMATI ALL’AUTOGRILL 

( on the air: The Killers – On Top )

Premessa: Hot Fuss dei Killers è il miglior disco che abbia ascoltato nell’ultimo anno solare. L’ ho decretato dopo molti ascolti, cosa che di solito non faccio con i dischi interi perchè dopo un po’ mi rompono le palle.

Ma veniamo a noi. Da piccolo adoravo gli autogrill. Voi direte: e bè? Bè, appena con i miei si sfiorava anche un solo lembo di autostrada, bisognava fermarsi all’autogrill, Pavesi, Motta e pure Alemagna. E via con i ciucci caramella, le patatine, i biscotti. Insomma qualsiasi concentrato di conservanti e coloranti doveva essere mio. A costo di sentirmi male. Voi penserete che con il tempo io sia rinsavito. Assolutamente no. Sono peggiorato. Perchè ora posso davvero fare come voglio senza che nessuno mi controlli. L’autogrill, essendo un rituale, va scelto: evitate quelli piccoli e squallidi (tipo Big Bon dell’Agip) a meno di fermate impellenti per andare in bagno. Il miglior tipo di autogrill è senz’altro quello sul ponte. Che di solito ci passi sotto perchè ti sei appena fermato alla stazione di servizio precedente, magari pure brutta. Perchè nel raggio di settantacinquemila kilometri c’era solo quello, e va a sapere che dopo dieci metri trovavi quello col ponte. Invidia, forte invidia per coloro che consumano il menù del giorno dentro quell’atmosfera di ovatta. Fossero anche i tortellini in brodo di crauto e i fegatelli di suino farciti al dattero algerino. Invidia, ecco. Ottimi sono anche quelli con il tetto con le tegole. Ma attenzione, quelli piccoli con le tegole non valgono molto. Devono essere grandi. A quel punto non potrete rinunciare a el ritual: Camogli e Coca (o birra, ma fa troppo 883). Il camogli, per chi non lo sapesse, è un panino con formaggio e prosciutto. Una volta vi rinunciai, optando per il panino con cotoletta ( non ricordo il suo nome di battesimo e di battaglia), il risultato fu la mia lingua completamente gialla. Credo fosse colpa dell’uovo della panatura. Almeno così ho voluto sperare. Del resto sono ancora in vita, seppur con qualche problema. Mai tradire il camogli, che lui poi si vendica. Il reparto schifezze è più vasto di quello di un supermarket all’ingrosso, anche se i prezzi sono quelli di una gioielleria di via Condotti. Ma è zona franca. Cose mai viste. Può succedere di acquistare un pacco di Grisbì, che incredibilmente ti verranno poi divorati in macchina da compagnie femminili che generalmente usano adottare diete ferree. Attenzione se comprate le Pringles. Sapete bene che finirete l’intero tubo, del resto l’ingrediente-droga ivi contenuto è ormai noto ai più. Ma le vostre patatine infiammabili preferite (sì, se provate a dargli fuoco, si accendono più di un bel tizzone), fannno venire sete. Non dimenticate mai dunque, di comprare anche una bottiglia di acqua naturale, pena la fine degli  assetati nel deserto, e miraggi, con la particella di sodio dell’acqua Lete che vi fa il poco elegante gesto dell’ombrello e con la sua vocetta odiosa vi dice: hai seeteeeeeeee? vattela a pijà in der cu… Fondamentale il giro per il reparto musicale. Oltre alle ultime novità, troverete il cestone con cassette e cd di Pappalardo, Little Tony e Mino Reitano, proprio quelle lì, quelle fatte per gli emigrati nelle miniere belghe. Magari se vi va di culo potete trovare anche i Pooh. Il tutto a prezzi formidabili.

Tutto questo per dire che tra poche ore sarò in viaggio per Verona, ma col treno. Però a ritorno saremo in macchina, sfideremo le perturbazioni nevose e la città fantasma di Ronco Bilaccio. E ci fermeremo all’autogrill. Una volta all’altezza di Arezzo rimanemmo bloccati da una grandinata a pallettoni durata circa mezz’ora. E io, guarda un po’, godevo.

ATARU STRIKES AGAIN

( on the air: Kate Bush – Running up that hill )

Giusto per portarmi sfiga, vi ridico che sono tornato. E stavolta guai a me. Cosa dire di più? Posso giusto avvertirvi che questo blog chiuderà di nuovo i battenti per assenza del proprietario, da lunedì a mercoledì. Chè me ne vado da Giulietta e Romeo e all’Arena. Chiaro che parlo di Palermo, no? Ignoranti. Nel mio soggiorno paler…ehm veronese, saluterò il celibato di uno dei miei più grandi amici, anche se poi l’evento sarà a maggio. Di certo però un’occhiata al blog la darò anche in quei giorni. Al momento non ho niente da aggiungere, se non che ho un torneo di Pro Evolution Soccer 4 su Playstation  in stand-by, quindi devo lasciarvi. Mica vado alle manifestazioni. Sono una persona seria, io.

 INTERNET FOR DUMMIES? NO GRAZIE! O FORSE SI’?

( on the air: The Caesars – I’m gonna kick you out )

La verità vera è che solo un idiota poteva beccare un virus una settimana fa, farsi rimettere a nuovo il pc salvando i dati e beccare uno spyware noiosissimo una settimana dopo. La verità vera è che l’idiota si picca anche di sapere come fare a risolvere tutto in un click. La verità vera è che l’idiota istesso fredda senza pietà alcuni file di sistema, di registro o souncazzodichè. La verità vera è dunque che l’idiota dovrà formattare, ma per farlo dovrà di nuovo ricoverare il pc. Presumibilmente l’idiota ricomparirà domani notte. E’ quello che l’idiota Moroboshi si augura. C’è anche un’altra verità. Su internet esiste gente di tutti i tipi. E questi qui, che mettono in giro questa roba, sono evidentemente aborti mancati. Che lo spyware gli venga alle coronarie, che il trojan gli si infili nel cervello e che crepino, tanto per dirla in modo gentile rispetto a ciò che ho pensato. Sarò pure un idiota, ma di solito quando tiro la sfiga, poi arriva. Siete avvertiti, parassiti. Passo e chiudo. A presto, spero.

 

IL PERICOLOSO FUORILEGGE

 

( on the air: Meganoidi – Supereroi )

Cari valentiniani di ferro, buongiorno. E buon San Valentino. Non crediate che io voglia scrivere di nuovo su questa sciocca festa. Vi lascerò in eredità il post dell’anno scorso, che secondo me è bellissimo e che molti non hanno letto.

 

Ciò di cui volevo parlare è invece il fatto che da ieri sono un pericoloso fuorilegge. Devo confessare che ho violato il blocco del traffico. E l’ho fatto per ben cinquecento metri. E ho inquinato, mamma mia se ho inquinato. Ho aggirato vetture colme di pizzardoni in agguato. Poi ho superato la cosiddetta fascia verde e secondo loro, non ho inquinato più. E se prima ero un fuorilegge, poi ero diventato un normale cittadino in giro per lo squallore domenicale. Come quelli che andavano a comprare le pastarelle, come quelli che andavano al parco e come quelli che andavano in bici, perchè ieri, sì certo credeteci, c’era meno concentrazione di monossido di staceppa. Il sindaco chiede i soldi al governo e il governo non glieli dà, ci rimettono i cittadini. Bravi il sindaco e il governo, ma perchè ci rimetto io? Io non ci voglio rimettere e il mio compito ieri era quello sacro di andare a giocare alla playstation. E il giovedì se hai la targa dispari non circoli. Questi provvedimenti vengono sempre presi nello stesso periodo dell’anno, davvero sorprendente che l’inquinamento sia più regolare delle feste comandate. La verità è che a Roma, prendere il mezzo pubblico, è un’impresa titanica. Quindi signor sindaco V., lei non pensi a farsi il viaggetto in autobus in tv fino al centro, perchè esistono altri quartieri, oltre al centro e oltre alle periferie degradate di cui amate riempirvi la boccuccia. Come ormai è consuetudine, il giorno che si voterà per le regionali, sarò casualmente impossibilitato a farlo. Magari c’è il blocco della circolazione, il seggio è di fronte a casa mia e io vorrei attraversare la strada con la macchina.

 

E ora per chi se lo fosse perso un anno fa:

 

SAN VALENTINO: perchè?

( inevitabilmente Vicolo Corto e Vicolo Stretto)

aggiornamento del post: 14 febbraio, ore 5 e qualcosa, ma splinder è in pausa-coma.

just one loop in my mind: Otto Ohm – Fumo Denso

PROLOGO: vorrei ringraziare sentitamente il signor Manuel Agnelli, voce degli Afterhours, per avermi fatto aspettare la bellezza di 4 ore in piedi, prima di fare capolino sul palco…va bene che costava 6 euro, però insomma la mia schiena e le mie gambe ringraziano davvero di cuore. Se ci sarà una prossima volta so già che dovrò portarmi una sdraio da casa.

Espletata la formalità dei ringraziamenti, passiamo all’amato santo. Dunque la festa più stupida dell’anno ( non me ne vogliano i due amanti diabolici che stanno infestando vari blog in questi giorni.) si celebra il 14 febbraio…anzi no, se la batte con quella dell’8 marzo. Dai dite la verità, avete comprato tutte le minchiate coi cuoricini? e i baciperugina con le frasette di Hitler e Ceausescu?Avete prenotato il ristorantino vista marimontilagoagriturismo col menù fisso di san Valentino? E il leccalecca a forma di citrullo? E come sarebbe questo? No davvero, poniamo fine una volta per sempre a questo scempio. I più informati sulla biografia di Ataru, sapranno che 9 anni fa, proprio il 14 febbraio, egli fu mollato da una ragazza a cui teneva molto. Pensate che ciò abbia influito sul mio giudizio? Assolutamente no! Magari lo ha peggiorato, questo sì. Del resto quell’ape col cuore in mano io l’avevo comprata, poi un mese dopo, per sbolognarla, gliel’ho anche data. Inesperto e sciocco, il giovane Ataru sviluppò oltre l’indifferenza, anche l’odio nei confronti della festa dei rincoglioniti..pardon, innamorati. Oggi come oggi, l’Ataru disincantato si diletta sì come saggio ariostesco ben al di sopra di tali facezie, a vedere la gente che si ammazza per comprare un cioccolatino o un cuore gonfiabile con scritto TVUMDB ( ma cristo, ma come si fa?). Oggi ho visto un gruppo di bimbette sui trediciquattordicianni che cercavano le fregnacce per il fidanzatino di turno. La cosa più bella è stata quando una bimbetta si è rivolta a un’altra consigliandole un qualcosa di abbastanza costoso e l’altra ha risposto: “E MICA M’OO DEVO SPOSà!” Ciò mi fa pensare con nostalgia lacrimevole a quando le ragazze mie coetanee, nel fiore dei tredici anni, arrossivano per un bacio sulla guancia al gioco della bottiglia. E penso: questi ggiovini d’oggi si bruciano subito tutto il divertimento? Passano subito a sesso droga e rocchenrol? Potevo forse nascere dieci anni dopo? Occhei, ma non divaghiamo. San Valentino mi fa comodo perchè mi faccio la ricarica della TIM con i messaggi aggratis, ho trovato qualcosa di utile, sono lieto. Inutile dire che non ho comprato nessun regalo, anche perchè, fatto rilevante, sono single. Se non lo fossi stato, magari avrei fatto regali per 364 giorni l’anno ( anzi quest’anno 365 perchè bisesto), ma avrei evitato accuratamente l’alimentazione di cotanta tristezza. Propongo dunque di formare una sorta di club contro la banalità insita nella nefasta giornata. Con questo regolamento.

Prima regola: non compriamo i tubi Perugina, o meglio compriamoli, perchè i Baci sono fottutamente buoni, ma non compriamoli per San Valentino.

Seconda regola: muniamoci di spilli e sigarette ben accese e buchiamo questi stramaledetti cuori kitsch con scritto TVNCDBA (TeVojoNacifraDeBbbeneAmò)

Terza regola: rechiamoci nei ristoranti eleganti e in quelli da morto di fame e uriniamo sui raviolini delicatosi, le insalatine raffinate e le carbonare ignoranti. Ovviamente facciamolo davanti alle coppiette. A urinare in cucina già ci pensano i camerieri sfortunati in amore.

Quarta regola: vietiamo l’ingresso in qualunque locale, alle coppiette che vanno in giro con mazzi di rose in mano ( comprati dal cingalese di passaggio, con in omaggio una copia del dvd di Eva Henger per lui e di Via col Vento per lei), che si sbaciucchiano oltre il consentito e che sorridono come se fosse la festa loro.

Quinta regola: distruggiamo tutti i leccalecca a forma di citrullo. E prima troviamoli.

Come se non bastasse esiste anche San Faustino, la festa dei singles, il 15 febbraio. Bella cazzata, sì, altra bella cazzata.

Concludendo ragazzi, fate sesso! Come dite? Lo fate anche gli altri giorni? Beati voi! Ma oggi è SAN VALENTINO, farlo è più bello! Avete detto qualcos’altro? Ah vi riferite alla boccia di Sauvignon al metanolo che avevo in mano mentre aspettavo il signor Agnelli Manuel? O all’altra mano con le droghe leggere? No nulla di tutto questo, dolori e deliri sparsi apparte, godo di ottima salute. Solo semplicemente, per dirla alla Fantozzi: sanvalentinoèunacagatapazzesca!

92 MINUTI DI APPLAUSI

UN MESE IN UNA NUVOLA (DI FUMO)

( on the air: The Killers – Jenny was a friend of mine ) 

E’ passato un mese. Un mese in cui mi è successo di tutto. Uno di quei mesi intensi, che a tutti piacerebbe vivere. Un mese che ha sputtanato le mie convinzioni negative sul gennaio bestia nera. Un mese che ha visto crollare convinzioni come fossero castelli di carte di Topolino. Un mese che ne ha consolidate altre col cemento a presa rapida di qualità suprema. Un mese da quando dentro i pub, i ristoranti o qualsiasi tipo di locale pubblico, non si fuma più. Voglio tracciare, e non ve lo aspettavate a questo punto, un bilancio di questo primo mese di un fumatore privato del suo vizio ove ne godeva dippiù. Le sigarette che mi mancano di più sono: quella dopo gli antipasti del ristorante cinese. I cinesi sono fulminei nel portarti l’intera cena, si sa. Eppure, visto che i primi piatti di solito scottano quanto la lava dell’Etna, dopo l’antipasto, la sigaretta è inevitabile. Dio, e anche Buddha, solo sanno, quanto è buona la sigaretta dopo un raviolo al vapore e un involtino primavera. Mi manca. Quell’almeno un paio di sigarette al pub o al winebar. Un bicchiere di ottimo Morellino di Scansano, o di Falanghina del Taburno, una chiacchiera sugli ultimi accadimenti, un accendino in mano evvia con la nicotina nei polmoni. No. Non più. E cosa dire di una birra chiara doppio malto? O di un bel superalcolico, tipo un long island fatto come Cristo lo beveva dopo l’ultima cena? Una bella ics rossa sulla sigaretta, posaceneri riposti negli appositi scaffali e tanti saluti. E non servono le olive o i pistacchi che ti offrono o paghi. Non leniscono la voglia. E senza il posacenere, dove butto i noccioli delle olive e le bucce dei pistacchi? Mi dite dove cazzo li butto? Sotto al tavolo? La sigaretta dopo il caffè. Il più classico dei classici, quella sacra. Quella che anche il fumatore moderato, deve fumare. Il cameriere arriva con il caffè, la bustina di zucchero e il cucchiaino. Tutto bene, se ti va di culo, il caffè è anche buono. Ma poi? Il dramma. La sigaretta devi fumarla quando esci. E allora o rinunci alle chiacchiere del dopo caffè e amaro e chiedi immediatamente il conto, o aspetti. Ma il sapore del caffè sarà alle spalle. Vuoi per il limoncello fatto in casa, vuoi per il sorsetto d’acqua che ci sta tutto, ormai la sigaretta non è più quella con il sapore di caffè in bocca. A tutto questo si può ovviare uscendo fuori. I locali si sono organizzati nei modi più svariati, soprattutto adesso che fa freddo (secondo me quest’estate, si moltiplicheranno i locali all’aperto, fossero pure su un muretto di cartapesta). Esempio lampante di questo nuovo tipo di socializzazione criogenica: sedie e caldaie sui marciapiedi, punto di incontro, che se ti dice bene puoi anche rimorchiare una tua simile, e accorgerti che fuma le tue stesse bionde. O semplicemente scambiare due parole sulla legge iniqua quanto giusta. A seconda dei punti di vista. O puoi constatare che effettivamente, alcuni locali, prima immersi nella nebbia che neanche Scotland Yard ti avrebbe ritrovato, sono miracolosamente tersi. Oppure che i tuoi vestiti, i tuoi capelli, all’uscita dal locale, non sanno più di ciminiera.  E anche il tuo cuscino ringrazierà sentitamente di non rischiare il cancro alle sue piume. Insomma caro ministro Sirchia, io devo dirle la verità,  ‘sta legge non l’ho digerita, lei mi sta ampiamente sulle palle, però mi sto tragicamente abituando. Soffro, ma soffro sempre di meno. E anche se i pro di questa legge, ancora non superano i contro, scopro di non essere un fumatore incallito.

IL PEGGIO è ALLE SPALLE 

( on the air: White Stripes – Seven nation army )

Con mia somma gioia e grazie al mio genio informatico di fiducia, ho di nuovo il pc e ho recuperato praticamente tutto il materiale dell’hard disk. Somma gioia e sommo gaudio. Ringrazio chi si era offerto di aiutarmi, chi voleva rimandarmi le foto e chi ha lasciato anche solo un messaggio di solidarietà. Perchè quando perdi i dati e non hai fatto il becàp, è come se dessero fuoco alla tua stanza. E tutti i tuoi gingillini terreni andassero a farsi fottere tra le fiamme. E’ pur vero che non era la prima volta che mi succedeva una cosa simile. E proprio come quando vieni mollato da una donna, la prima volta ci stai malissimo, la seconda ti fa meno male, la terza cominci a soffrire in maniera misurata. L’esperienza insegna che tutto è caduco. Ma stavolta m’è andata di lusso e meglio così. Mi mancava però il blog, cacchio. Torno a postare, mi va di scrivere, contenti? Forse qualcuno resterà anche deluso, perchè secondo me di gente che gufa e rosica, qua sopra ce n’è tanta, soprattutto tra chi non commenta. Poi non si capisce perchè. Mah. E torno pure nel mio orario dei bei tempi. Ché sono le cinque di mattina, e l’Ataru imborghesito da tempo non si spingeva a queste latitudini orarie. C’è serenità nell’aria, stanotte. La sentivi anche nei baci guardando il buio. Meglio così.

Ataru is back.