VIVERE NUOCE GRAVEMENTE ALLA SALUTE

( on the air: Terrestre – Fiebre )

 

Mi stavo preoccupando. E sapete perchè? Perchè ultimamente ogni volta che andavo al cinema, mi trovavo d’accordo con la critica. E mi sono detto: non starò mica diventando un barbogio anch’io? Poi vedo questo film, Nicotina, e scopro che la critica non ha gradito granchè. Ecco. Siamo tornati alla normalità. Di questi tempi girano gli aviatori per i cinema, Scorsese e Di Caprio possono allegramente planare alla larga dal mio portafoglio. Andateci voi a triturarvi le palle per due ore e mezza. L’opera seconda o prima, non ho ancora capito, su internet non sono concordi, del 23enne Hugo Rodriguez, coproduzione Spagna-Messico-Argentina, è veramente godibile. Il film si svolge all’incirca in tempo reale. Novantadue minuti veri e propri. Qualcuno rivendica la poca originalità della trama. C’è certamente qualcosa della violenza e dei dialoghi del Tarantino di Pulp Fiction, c’è un mix di inquadrature, colori e personaggi degni del Guy Ritchie di The Snatch. Il filo conduttore è però la sigaretta. Il tempo è scandito dalle sigarette accese e spente, da chi discute sul fumo che fa male e chi dice che è una delle poche cose belle della vita. Chi ha smesso, chi fuma di nascosto, chi è diventato isterico perchè non fuma più. Chi, come l’irresistibile moglie del barbiere, fuma anche mentre squarta la pancia del cadavere di un mafioso russo, alla ricerca dei fantomatici diamanti. E, chi tenta di fumare per tutta la durata del film e quando ci riesce…. In certi punti il film è poco realistico, ma il ritmo rutilante e incalzante, le risate provocate da situazioni portate all’esasperazione, il montaggio un po’ strano, il tutto condìto da morti ammazzati in  quantità, ripagano chi cerca un bel pulp noir d’azione. Il protagonista è il bel bimbetto messicano Diego Luna, che mi dicono sia diventato una star hollywoodiana. Il film risale al 2003. Furbescamente in Italia è stato distribuito subito dopo la legge del nostro caro ministro Sirchia: infatti una volta usciti dal cinema, viene voglia di fumare anche ai non fumatori. In culo a te, oh ministro. Ricomponendomi, faccio i complimenti alla colonna sonora di tale Terrestre ( tra cui l’introvabile on the air di oggi, che è on the air solo mentale, in quanto al momento non riesco a reperirlo ), e al regista. Che si chiama Rodriguez come Robert, quello di El Mariachi e Dal tramonto all’alba eche gli è superiore almeno per quel che riguarda l’ultima inguardabile fatica del più famoso, C’era una volta in Messico, con tanto di spreco di Banderas e Johnny Depp. In definitiva, andate a vederlo. Se ci riuscite, ovvio. Pensate che a Roma, nonostante i numerosi cartelloni pubblicitari in giro e con tutte gli odiosissimi multisala che hanno tirato su, lo danno solo in due cinema. Salvo, che poi, se prenderà qualche premio dei tanti cui è candidato, diventerà un film di culto e cominceranno a darlo qua e là. Intanto, vanno tutti a vedere Alexander e The Aviator. Buon per me che non faccio la fila  per prendere il biglietto. E che ricevo i complimenti per la scelta del film dalla mia dolce metà.

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GENNAIO MI STAI SORPRENDENDO, LO SAI?

( on the air: Crash Test Dummies – Mmm mmm mmm mmm)

Fu così che l’odiato gennaio si prese la sua rivincita. Un mese di trentuno lunedì. Così l’ho sempre definito. Qui, potete capirne alcuni motivi. Giusto un anno fa, quel post. Stavolta gennaio mi ha regalato un bel viaggio, situazioni ai confini della realtà che terrò per me, fino a trovare la cosa giusta, stavolta mi auguro al momento giusto e mi ha fatto scoprire che potrei innamorarmi di finestre alte causa soffitti alti. E gennaio mi sorprende, mentre fa freddo, infatti apro le porte che danno all’esterno e mi sembra di aprire il frigorifero, mentre cerco ancora di smaltire piacevoli notti insonni da capodanno in poi, mentre preparo il revolver per chi non si comporta bene con me. Gennaio non è ancora finito, se si conclude con la realizzazione di un obiettivo professionale, facciamo l’en plein. O magari torna di colpo ad essere il solito infido e bastardo gennaio di ogni anno. A tutto questo pensavo poco fa, mentre mi lavavo i denti e osservavo la schiuma del dentifricio che lentamente precipitava nel buco del lavandino. Ho usato l’acqua tiepida, che di solito non uso. Sì, infatti fa troppo freddo. E intanto guardavo me stesso allo specchio. Ormai è più di un anno che non mi taglio i capelli, ho raggiunto la lunghezza massima della mia vita e l’ho fatto a trent’anni. Quando di solito, molti, contano i cinque peli che gli sono rimasti in testa. Il viso è più pieno di quello di un anno fa, conseguenza di una dieta fatta di panini con l’hamburger alle 2,30 di notte. Ma che importa? Smetto quando voglio. In fondo sto anche fumando di meno. Sta a vedere che devo pure ringraziare Sirchia, anche se in realtà non è solo merito suo, anzi. Notare bene che questo post me lo sono autorichiesto, volevo che Ataru scrivesse un post così, sul modello di vecchi scritti appartenenti a tempi apparentemente andati in Patagonia e ora residenti lì; e neanche mandano una cartolina, che tempi cafoni. E ora voglio scrivere la parola ventaglio, così perchè mi va. Vorrei anche elencare motivazioni non so bene di cosa, aprire un dibattito, vorrei che qualcuno mi chiedesse lumi su qualcosa dicendo esattamente che mi chiede lumi e vorrei logorare un foglio a forza di spirali fatte con la penna blu. Ma c’è un ma. L’ennesimo sbadiglio contrae la mia mascella, anche la rotellina del mouse sembra stanca, ci sono tutti gli indizi per scoprire che l’assassino di questo post sarà il sonno. Bang. Trovato il colpevole? Sigla, due colpi di Vicks Sinex per narice e buio pesto fino a mattina.

 

NONA PROVA CONCORSO MISTER BLOG

( on the air: Marilyn Manson – I don’t like the drugs but the drugs like me )

 "Hai davanti a te cinque fotografie (di seguito linkate), impersonando un attento critico d’arte, trai tutte le considerazioni possibili per ognuna di esse, esprimi anche le sensazioni che singolarmente capti, infine assegna a ciascuna foto un titolo"

Per questa prova devi linkare o direttamente riportare sul tuo blog ciascuna fotografia con il proprio titolo e critica/recensione (di max 300 parole ciascuna) rispettando l’ordine di gradimento (crescente).

LE FOTO:

foto n. 1: http://mrblog.altervista.org/foto1_nona_prova.jpg
foto n. 2: http://mrblog.altervista.org/foto2_nona_prova.jpg
foto n. 3: http://mrblog.altervista.org/foto3_nona_prova.jpg
foto n. 4: http://mrblog.altervista.org/foto4_nona_prova.jpg
foto n. 5: http://mrblog.altervista.org/foto5_nona_prova.jpg

AMORE E VIZIO. L’IRREALIZZABILITA’.

Nell’opera che osserviamo possiamo notare molti particolari. L’autrice pone in primo piano il cocco, che rappresenta l’amore tra i due possessori delle cannucce, che bevono in comunione di beni. Sulla sinistra si nota un bicchiere con una caipirinha, sulla destra invece, un posacenere. Opera realizzata prima della legge Sirchia, sta ad indicare che i due innamorati sono viziosi. Nonchè sullo sfondo, il pacco dell’uomo seduto, che sta a rappresentare il sesso, altro elemento di vizio. Ma il vero tocco di genio sta nella ciotolina di Yonkers. I deliziosi snack alla pizza sono praticamente introvabili nei pub. Qui l’artista, dunque, esprime il sogno di un amore vizioso, ma che resta irrealizzabile, come prendere dei gustosi anellini aroma pizza o formaggio in un pub. Assolutamente geniale.

RIGATONI PER FORZA

L’artista è in un chiarissimo momento di dolore. La sua dieta a base di minestrone, sedani e insalata verrà infranta. Infatti la frutteria verdureria macrobiotica del signor Manda Rino, è chiusa per lutto perchè è Morta Della. Davanti ad un piatto di rigatoni alla zozzona, l’autrice del capolavoro si commuove. Pensa così alla sua dieta, ed immortala insalata e minestrone. Anche se molti di voi penseranno che siano semplici alberi, non fatevi ingannare. Chiunque conosca la biografia dell’autrice, sa il perchè di quest’opera così sofferta. Interiore.

IL MALRIUSCITO MARE DI NOTTE

Quello che a voi comuni mortali può sembrare un semplice e banale tramonto sul mare, con tanto di romantici passeggiatori, è in realtà qualcosa di molto più intenso. Bisogna calarsi nel work in progress dell’opera. L’autrice ha appena dipinto un quadro del mare notturno con persone che si accingono ad accendere un falò con piante di rosmarino e non le piace per niente. E’ talmente nervosa, che accende non una, ma due sigarette. Fissa ancora l’opera, è indecisa se cestinarla, fin quando decide di bruciarla con  le due sigarette, una all’altezza dell’orizzonte, l’altra del bagnasciuga. L’opera ultima e finita, quella che vedete qui, si ispira a cotale drammatico episodio. La furia espressa e trasformata in arte.

L’ATTESA DI MARIA

In questo splendido spaccato di vita, l’autrice esprime al massimo l’attesa. Le persone guardano verso la chiesa, il Natale è alle porte, come si nota anche dalla luminaria. Ovviamente non è così. E’, ma guarda un po’, una metafora. L’artista attende in realtà, la nascita delle sue piantine di marijuana. E si rivede nella folla che aspetta il Natale perchè non fuma erba da un anno. La luminaria rappresenta certamente il sole, che con il suo calore, fa sì che i semini diventino una gran bella realtà, che in seguito si sacrificherà per il bene dell’artista/folla. In un primo tempo, l’opera era stata progettata anche con pioggia copiosa, a rappresentare l’acqua per annaffiare. I troppi simbolismi e la prematura scomparsa delle prime due piantine, la convinsero a desistere. Quasi un atto d’amore e di fede.

L’ESTREMO IMPOVERIRSI DEL PRAGMATISMO UMANISTICO

Quello che sembra un banalissimo panorama di città, è in realtà un banalissimo panorama di città. L’artista ci sorprende ancora una volta. Nella sua ultima opera ci spiazza. Dopo i simbolismi, le parafrasi, le perifrasi e le metafore, abbandona tutto per tornare alla semplicità, subito dopo aver dato il titolo all’opera. Tutto questo è strabiliante. Il ritorno ad una tranquillità interiore, seppur disturbata dagli strani cilindri che si intravvedono prima della città. E che rappresentano sciocche preoccupazioni che generano soltanto il titolo dell’opera. Che infatti ha il sottotitolo di "Panorama". L’artista ha già annunciato il titolo della prossima opera: "L’espresso", che con "Panorama" va sempre bene.

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Volete almeno mantenermi al quarto posto? Sapete che vincerà un tizio che si chiama Rigagnolo ? Inquietante davvero, ma è così. Però mantenetemi quarto, che voglio la medaglia di legno. Quindi votatemi pure quanto volete, anche più volte, così fate incazzare le giurate che devono ricontare, che poi che cacchio ricontano a fare che hanno già deciso? Macheccefrega, io ho sparato la minchiata numero 9. Ne manca una e poi ho finito.

copia incolla da qui:

Rigagnolo non è il mio mister blog, voto Ataru, numero 12.

ATTENZIONE!

Cliccare sul banner.

I COLLOQUI DI ATARU 

( on the air: Travis – Why does it always rain on me )

Dottor XXX ( accento insulare o di appena più sopra, magari il solito stivale che ha colonizzato Roma ): vediamoci questo pomeriggio alle 5, un abbraccio.

Ataru si reca fiducioso in sede. Aspetta notizie positive per frequentare un corso gratuito della regione, graduatoria ovviamente inventata. Per ragioni di privacy, non vi dirò quanti posti erano disponibili, diciamo sopra i venti, sotto i trenta. Ataru potrebbe avere una spintarella, ma a quanto pare la hanno in molti.

Dottor XXX: caro Ataru, sei cinquantacinquesimo. Niente corso. Però ti ho convocato e scomodato, perchè voglio che tu prenda visione del nostro progetto…bla bla bla….i ragazzi di oggi hanno bisogno di un orientamento…bla bla bla….meglio venire qui, nella nostra redazione che andarsi ad alcolizzare nei pub…bla bla bla…apperò…vedo che hai tre anni di esperienza radiofonica, scritto su giornali e siti web….sfruttiamole queste doti…

( fa una telefonata )

Dottor XXX: senti, chi cazzo m’ha fregato le sigarette? ah, mi sa che l’ho finite io….sì….ok portamele…Marlboro Lights…grazie caro.

Ataru ridacchia.

Dottor XXX: insomma ti dicevo, le dicevo, ti dicevo che questo tesserino da pubblicista che stai prendendo non serve poi a molto, mentre qui diamo una formazione che bla bla bla…qui vedi come funziona una redazione…bla bla bla…

Ataru: bè certo…

Dottor XXX: guardi, guardi pure su quel foglio. Noi siamo pronti a partire! Organizzeremo convegni e bla bla bla…insomma da qui è partita gente che ormai è famosa. Noi vogliamo i vincenti! Se non hai voglia di far niente cosa ti iscrivi a fare?

Ataru: iscrivo?

Dottor XXX: sì, una cifra irrisoria, cento euro l’anno. Ma una volta fuori di qui…bla bla bla…l’esperienza…bla bla bla…il carisma…il nostro giornale…la gente va all’estero per cercare di fare i manager e noi qui forniamo una preparazione…bla.

Ataru: ah. Tipo master.

Dottor XXX: dippiù! Questo è un super master!

Entra lo schiavo con le sigarette. Il dottore me ne offre una. La prendo.

Ataru: ma qui dentro si può?

Dottor XXX: certo siamo imboscati qui, chi ci vede? Il fatto è che abbiamo un ministro di merda. Ha fatto questa stronzata…bla bla…sul treno lasciami una carrozza fumatori, cazzo!…bla bla…noi qui abbiamo un’areazione che è come se stessimo fuori, però questo è proprio uno stronzo, la salute è mia, basta che sto lontano dai non fumatori…cazzo, siamo come i carbonari…

Ataru (mentre fuma): già già…sono d’accordo….

Dottor XXX: bene…credo di averle (torna a dare del lei) detto tutto! Adesso decida lei. Tu ti concentri troppo sui dettagli, tipo questi bollini per prendere il tesserino da pubblicista….

Ataru riflette […bollini? sarebbero ricevute, contributi…mica siamo al supermercato..]

Ataru: quindi niente retribuzione, ovvio.

Dottor XXX: noooo. Dovreste anche pagare di più per una cosa del genere, bisogna fare la gavetta…

Ataru comincia a riapprezzare l’odiato boss della sua radio e i suoi tre anni di gavetta…

Dottor XXX: ora sa tutto, informi i suoi amici di questa possibilità che c’è qui, li informi mi raccomando! E soprattutto non si perdi quest’occasione! Non se la perdi!

Ataru trattiene a stento le risate e pensa ai congiuntivi di Fantozzi. Poi ricorda che teoricamente, quello è il direttore di una rivista.

Ataru: va bene ci penso e le faccio sapere eh…’rivederci e grazie.

[ Addio ]

IL VERO SIGNIFICATO DI "STARE BENE"

FEATURING IO NUMERO 1 E IO NUMERO 2

( on the air: Muse – Feelin’ good )

Alla larga invidiosi e menagrami. I melograni li ho in terrazzo, ma hanno troppi semi.

Voglia di urlare al mondo che sto bene. Che quando stai bene è più facile pensare a quello che hai da fare. Che quando stai bene, gli arzigogoli che ti crei nella testa, li disfi, li disfai, li disficci, come cacchio si dice, in un secondo. Che quando stai bene, ti prende pure il fatto di vedere tre film orientali in pochi giorni ( Ferro 3, La foresta dei pugnali volanti e Zatoichi ). Che quando stai molto bene, scrivi addirittura sul blog, mentre di solito se stavi solo bene, ti ci voleva una flotta di carrattrezzi per farti incrocificare dueparoledue. Che quando stai bene abbandoni l’idea di andartene in giro di notte senza fissa dimora. Che quando stai bene, riesci a cantare Strade dei Subsonica dall’inizio alla fine, arrivando fin lassù al pezzo dove di solito perdi la voce e azzecchi perfino quando dice drizzare e quando dice tremare. Che quando stai bene, non senti neanche la pioggia, anzi inizi ad amarla del tutto. Che quando stai bene ridi  e sai perchè, anche se non lo sai. Che quando stai bene, ti viene da pensare a quando stavi bene qualche tempo fa e dici che ora stai meglio. Che quando capisci che le cose stanno così, vorresti bloccare gli attimi-calamita, conservarli e rivederli col repeat, la slow motion e il guanto virtuale e tutte queste diavolerie moderne. Che quando stai bene ti perdi in uno sguardo felino. Che quando stai bene, stai bene. E io volevo dirlo, urlarlo e fermarmi qui a contemplarti.

Io numero 1: sì, sto bene. Quella nausea dopo mangiato mi è passata, credo sia un buon sintomo, senza contare il risparmio netto in scatole di Plasil…

Io numero 2: va là, siam contenti tutti e due, ormai facciamo la figura di quelli che vanno a braccetto e la colpa è tua, che mi pubblichi sul blog solo quando sono d’accordo con te. E mi fai passare per la tua coscienza poco coscienziosa.

Io numero 1: su, non rompere le palle!

Io numero 2: così va meglio, sì.

INUTILE RESISTERE

( on the air: Coldplay – Clocks )

Gira  che ti rigira, finisco qui. E leggo, leggo come non ho mai letto in vita mia. Che per aprire un libro mi ci vuole il pungolo. Dovrei essere a letto, avevo detto ad una testimone che non avrei postato, ho cose importanti da fare, però tante volte, leggendo gli altri blog, non posso non postare. Il blog, per quanto possa essere frivolo o passatempo, è una spirale. E ti porta via, nel vortice. Leggo uno, due post, recensioni di film, musicali, cuori infranti, semplici constatazioni, cazzate. Tutto concorre a farmi scrivere, tutto è lì per spingermi ad accarezzare la tastiera alle cinque di mattina. Scrivi due righe, ma scrivile. E quando riaccendi il pc, controlla quanti commenti hai, controlla se il post è andato bene. E intanto Roma stanotte mi è amica, con i suoi semafori verdi, il suo freddo secco che non appanna i vetri, le sue luci, ma sotto casa mia sono spente. Un berretto di lana in testa, una sciarpa per darmi un tono, una sigaretta che tanto ne fumo di meno e una fuga dal paradiso. Per fortuna che tanto ci torno. Ma ora scrivo, scrivo perchè ho una fottuta voglia di farlo. E se c’è la voglia, la tua testa diventa un’ingorda spugna asciutta. Assorbe tutti i pensieri fino allo scantinato e li assembla sullo schermo o perchè no, su un foglio di carta. Il timer è fissato sulle cinque, non voglio assolutamente spingermi oltre, quindi pubblico post, consapevole che, conoscendo l’irrefrenabile istinto scrittorio, potrei allungare il brodo all’infinito. Ma poi non so se basterebbe la pastina.

 

OTTAVA PROVA CONCORSO MISTER BLOG

Riscrivi una scena di un film scegliendola tra quelle sottoelencate.

Puoi reinterpretare i dialoghi a tuo piacimento, mantenendo fede all’ambientazione e alla "linea guida" della scena.

Gli unici limiti sono:
1) utilizzare non più di 2500 caratteri (inclusi gli spazi);
2) indicare una colonna sonora che ispiri il tuo genio;
3) inserirti in un cameo come un novello Hitchcock nella sceneggiatura che vai scrivendo.
n.d.r.
Il ruolo cameo è una piccola parte in cui il regista (in questo caso te stesso) impersona passanti o personaggi di sfondo. Per meglio comprendere andare qui.

Scegli tra le scene di questi film:

a) "Ma… ma…. maradò… maradò… maradonna dell’ incoroneta!" [L’allenatore nel pallone]
b) "Ti-spiezzo-in-due" [
Rocky 4]
c) Scena dei due sulla prua della nave Titanic [
Titanic]
d) "Ho visto cose che voi umani non potreste immaginarvi" [
Blade Runner]
e) "Noio volevam savoir" o "Veniamo noi con questa mia a dirvi, addirvi una parola…" [
Totò, Peppino e la malafemmina]
f) "E’ il Signore che vi manda!!" "No, passavamo di qui per caso." [
Lo chiamavano trinità]
g) "Quanti siete? Cosa portate? Un fiorino…" [
Non ci resta che piangere]
h) "Ahò ! Maccarone, m’hai provocato e io te distruggo!… Adesso maccarone, io me te magno, ahamm !..Sò amerecano io…" [
Un Americano a Roma]
i) "Wendy, tesoro, luce della mia vita! Non ti faro’ niente." [
Shining]
l) Marty:"hey Doc dove siamo?" Doc:"ragazzo la domanda esatta è: quando siamo!" [
Ritorno al futuro]
m) Mandrake: "A Poma’, c’hai ‘na faccia…!" Pomata: "Sì, se ce n’avevo due già stavo all’università… sotto spirito!" [
Febbre da cavallo]
n) "La vita è come una scatola di cioccolatini, non sai mai quello che ti capita!" [
Forrest Gump]
o) "Non me ne frega un beneamato ca**o di quello che sai o non sai. Tanto ti torturo ugualmente e non per vere informazioni. E’ che mi diverto a torturare uno sbirro" [
Le iene]

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Piccola intro prima di tuffarmi in prova otto. Il casino sollevatosi sulle votazioni mi trova più che mai solidale. Difficilmente riuscirò a salire più su della quarta posizione, salvo ritiri eccellenti, però continuo, anche perchè questa prova mi piace. E per il momento basta polemiche, mi sono già espresso abbastanza. Alla fine è un gioco, anche se i meccanismi hanno inevitabilmente lasciato un po’ a desiderare. Ok, basta pipponi, in anticipo sul previsto sequel, Ataru riscrive per voi:

L’ALLENATORE NEL PALLONE 

( colonna sonora: Herb Alpert – A taste of honey…meglio conosciuta come sigla di Tutto il calcio minuto per minuto)

Gennaio 2005. La Longobarda FC dopo anni di anonimato, è tornata in serie A, di nuovo condotta dal presidentissimo Borlotti, che, dopo aver passato qualche anno in galera per via del calcio scommesse, è tornato in sella ( e Cavallo – citazione ndr -), grazie a Silvio (Berlusconi, ovvio) che gli ha dato una mano. Però, dopo qualche mese di sofferenza e un conclamato ultimo posto, l’allenatore Crisantemi (ex bandiera portasfiga degli anni ruggenti della squadra) è stato esonerato. Al suo posto, a condurre il mercato di riparazione, è stato richiamato Oronzo Canà, artefice imprevisto della clamorosa salvezza di vent’anni prima. Con lui il suo vice allenatore brasiliano, ex campioncino dei bei tempi, Aristoteles. In tre settimane, Canà ha ridato mordente alla Longobarda con la sua bi-zona, modulo cinque-cinque-cinque, non più ispirata al vecchio barone Liedholm, bensì al nuovo idolo Zdenek Zeman, il cui santino troneggia nel salotto buono di sua moglie Mara, Mara Canà. Dopo tre vittorie di fila, l’inevitabile stop. Spogliatoi del Delle Alpi di Torino, dopopartita Juventus – Longobarda, terminata 2-1 per i padroni di casa, con rete irregolare di Ibrahimovic al novantottesimo, ma guarda un po’. Canà è infuriato con Luciano Moggi (direttore generale della Juve, per chi lo ignorasse), che intanto parla di mercato con Borlotti: " Caro Borlotti mi piace quel suo centrocampista, Falchetti si chiama, me lo dà? Le offro due gianduiotti, la comproprietà degli scarpini di Nedved e al limite quel bidone di Del Piero ". Canà,  già nervoso per il furto subìto in campo, ascolta Moggi e sbotta: " Moggi, ma tu proprio ammè vuoi prendere per il culo? Io ti ho visto nascere, ti ho visto che facevi il casellante a Civitavecchia e adesso mi vuoi rifilère Del Piero, ma io ti spezzo la noce del capocollo! " Moggi, laconico: " Io con nonno Libero non ci parlo, non ho niente da dichiarare ". Nel mentre, Ataru, travestito da magazziniere della Roma, riaccende i monitor dello stadio. Sullo schermo, l’arrivo a Cuba di Maradona, ormai pesante 200 chili. Canà: " Ma… ma…. maradò… maradò… maradonna benedetta dell’ incoroneta, come chezzo s’è ridotto! "

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Quando Lino Banfi era Lino Banfi. Questa prova è più un omaggio a uno dei cult più cult della storia del cinema comico italiano degli anni ’80, che non una vera prova di mister blog. Chi non ha visto il film non coglierà di certo tutte le citazioni. In realtà ho puntato su FranFiorini, giurata ideatrice del cimento, che poi è pure gobba ( leggasi juventina ), e non la prenderà tanto bene. Se vi è piaciuta, votate pure: Ataru, numero 12. Che poi era inevitabile che avessi il dodici, questo numero non mi è nuovo, è incredibilmente ricorrente nella mia vita. Vabbè, semplicemente, andate qui sotto e fate il vostro dovere.