MA SIAMO SICURI CHE…?


( on the air: Bugo – Che diritti ho su di te )


E alla fine ci siamo arrivati. E’ capodanno, lo sarà tra poche ore, e siccome devo partire per i monti, ospite di Boc, non posso proprio dilungarmi. Non voglio fare bilanci, non ho tempo. E’ stato un anno intenso, prima piatto, poi no. Chiedi una scarica di adrenalina e te ne arriva troppa e tutta insieme. Non dimentico niente. Lo stare appiattito a gennaio, il surreale di Firenze a febbraio, gli imprevisti di marzo, la pioggia e la Rimini di aprile, le assurdità e le vecchie novità di maggio, la gioia di giugno, l’amore di luglio, la Sardegna e il dramma e la tristezza di agosto, il settembre più nero della mia vita, la finta serenità di ottobre, il freddo dentro e fuori di novembre, la follia, la gioia, lo squilibrio, i ricordi da archiviare, i trenta e le sorprese di dicembre. Finito anche questo. Ringrazio il blog, perchè senza, non avrei ricordato tutto, non avrei dato queste definizioni. Ringrazio il blog perchè mi ha regalato anche bei momenti, più che altro per le persone che si celano dietro un nick. Tutto sta ad uscire dal guscio e chiedere di incontrarle. Io sono così nel bene e nel male. Quest’anno resta a colori per poche ore, poi diventerà in bianco e nero, e così sarà per le persone, finchè non le rivedrò nel duemilaeccinque. Mi porto dietro questa cosa dei colori da quando ero piccolo e non l’ho mai abbandonata. Peccato ci sia qualcuno che per vari motivi non rivedrò a colori. La vita è questa, è anche questo cumulo di banalità che sto estrapolando mentre dovrei già essere nel letto. E ora, per la prima volta a capodanno, mi aspetta la neve. Obbligo di catene. Mi scappa da dire che la neve è un po’ metallara. Stronzata, l’ultima del 2004. Buon anno.

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NIGHT & DAY


( on the air: The Notwist – Consequence )


Notte è notte, non c’è che dire. Si dice che il blogger posti meglio di notte. Volevo provare un esperimento: postare di giorno lo stesso post della notte prima, per vedere come cambia lo stile. Il problema è uno solo: se postassi di notte sarei influenzato leggendo il precedente diurno e mi lascerei traviare, dunque sono impossibilitato, a meno di una perdita temporanea di memoria. Davvero frustrante tutto questo. Di notte un bacio può diventare una sensazione eterea descritta da parole che non capireste si riferiscono ad un bacio, di giorno magari è più terra terra, è un bacio. Un’uscita notturna, se raccontata subito dopo, diventa il pezzo comico dell’anno, se la racconto di giorno perde fascino ed è una cronaca. Il sapore della notte rende tutto speciale, anche la persona che scrive, anche se magari non vale un cazzo. Cambia tutto, com’è che si dice? Un po’ come dal giorno alla notte. Ah già, infatti. Anche l’ispirazione cambia. Io questa notte ne sono privo. Sarà che quando sto bene, e ammetto che oggi sto bene, l’ispirazione fugge via tipo un Concorde giapponese. Sarà che questa cosa dell’ispirazione quando sto bene, l’ho già detta venti volte e alla ventunesima comincio a fracassare i maroni, però almeno quando mi studieranno come fenomeno da baraccone, diranno che la poetica di Moroboshi dipendeva dalla felicità o meno della sua vita, delle sue serate mondane e non. Che poi parliamoci chiaro, vista la mancanza di ispirazione, se oggi avessi postato di giorno, non avrei postato.

TORNA A SCRIVERE UMILMENTE PER VOI

SIGNOR HRUNDI V. BAKSHI

( canzone scelta da umile amico Ataru Morobosci: Liquido – Narcotic )

Mio umile amico Ataru Morobosci e bellissima signorina Noelìn, hanno detto me di uscire di locale caldaia per fare auguri di buone feste occidentali. Natale passato, grande festa in locale caldaia con umile amico Kelso. Lui ha fisico di cowboy, lui tira lazzo e prende vacche, ma lui non uccide vacche. Lui ottimo giocatore di biliardo, lui prende biglia, due biglia e se sono tre, triglia, con stecca. Lui campione! Lui toccato me di dietro con sua stecca di triliardo o biliardo, ora io non ricorda e io detto “mio dio ci siamo”. Io non sa perchè detto questo. Ora Capodanno di polpette di ceci con sorriso in mezzo. Andare a festa di capodanno è come vedere monoscopio in tv: molto noioso. Noi in India abbiamo un detto, solo che io non ricorda quale è. Detto indiano è come storia di funghi primaticci: funghi primaticci…

Ehi indiano, non ti starai prendendo troppo spazio? Niente funghi primaticci, t’ho detto solo di fare gli auguri!

Mio umile amico Ataru Morobosci, io chiede scuse a te! Io fa auguri a tutti amici di bloghi, in modo particolare a signorina Noelìn, che invito su mia triruote per fare giro panoramico. Auguri da signor Hrundi V. Bakshi.

IL POST BARZOTTO


( on the air: Green Day – Boulevard of broken dreams )


Ho un nuovo blocco dello scrittore. Chiamiamolo bloggo, che è meglio. Abortiti due post, uno sulla praivasi dei blogger ( è da eoni* che faccio due palle così con questa storia ), un altro sull’incontro di due notti fa con una fanciulla che avrei dovuto conoscere già da un paio d’anni. Persino un terzo sull’ottimo profumo al gusto di zucchero filato alla fragola. C’è una sottile linea di confine* che mi separa dal letto, credo che presto questa linea verrà superata. Anche perchè non è che nel frattempo mi sia venuto in mente chissà cosa da scrivere. Fate presto voi. Parlate della Lecciso, dello tsunami, di Berlusconi e delle vincite al torneo di zecchinetta a casa di zia Zoroastra*. O al limite parlate dell’ultimo libro di Genesio Cianciconi, che ben descrive le vostre sensazioni mentre sbattete le uova per fare la frittata. Allora cerco il sorriso della mia gigantografia da piccolo, quello lì ride, giustamente. Aveva due occhioni giganti, non era miope, non era in sovrappeso, era pure biondo, no-dico-biondo, non pensava alle gonnelle e non aveva neanche tutti i denti. A me adesso comunque ne manca uno, ma questo è un altro discorso. Onestamente siamo in un periodo di transizione. E’ presto per parlare di cosa non farò a Capodanno, è presto per fare bilanci dell’anno, visto che può succedere ancora di tutto, è presto per lamentarmi di gennaio, è presto per esaltarmi con la mia partenza per Berlino. E’ un periodo barzotto. E ne viene fuori un post barzotto.


Ora vi farò delle rivelazioni: le parole o modi di dire segnati con l’asterisco, avevo deciso di inserirli prima di sapere di cosa avrei parlato. Non è la prima volta che succede, solo che stavolta l’ho reso pubblico. In questo post vi sono due link. Uno è falso, l’altro no. Quello vero parla bene di me. All’altro ho chiuso il sito perchè ne parlava male. Voi mi credete? Sono in fase cazzeggio-unplugged, cosa volete che vi dica? Yawn.

IMPOSTARE, IMPASTARE, POSTARE


( on the air: Interpol – Narc )


Ho voglia di scrivere di tutto. Fuori piove that God sends it, per poco non annego con tutta la mia piccola Mini. Lo stress del Natale è finito, stiamo apposto fino al duemilaecinque. Mangiare si è mangiato, bere si è bevuto, il papa ha pontificato, al cinema è andata bene: Tu, la conosci Claudia? è davvero piacevole e tutto sommato non me lo aspettavo così carino. Prima correvo sotto la pioggia con l’ombrello spazzato via dal vento e i miei pantaloni da supergiovane completamente inzuppati (che tocca fà peccampà, i pantaloni che arrivano sotto le scarpe, si dovevano inventare…). Insomma correvo e pensavo che Natale me l’ero lasciato alle spalle. Con tutti i regali attesi e inattesi del caso. Blogstar mode: On. Ora, grazie all’Aliena, ho anche la penna personalizzata per scrivere autografi. Sopra c’è scritto: Il Maestro. Niente male davvero, anche se lei, i blog, non li sopporta più. Ora, grazie alla sapiente mail di convincimento di Maxime, ho anche i feed RSS. Stanno negli antipixel in basso a sinistra. Non mi chiedete cosa ci devo fare, non mi frega niente, però rendono più comoda la lettura e di certo porteranno qualche accesso in più. Vi dirò anche che ho ancora da smazzare un po’ di G-Mail, dunque non siate timidi, fatevi avanti e guadagnatevi il vostro regalo di Santo Stefano da parte di Ataru in versione Babbo Santo Stefano. Blogstar mode: Off. Ora gli sforzi si concentrano su un’altra festività inutile ( se la gioca con Ferragosto e il venticinque aprile ): Capodanno. Incredibile quante volte si cambi idea per trovare un modo di accogliere un nuovo anno di merda. Tutti a dire che non gliene frega niente e tutti a pretendere quello che non c’è. E’ che io non ho il coraggio di chiudermi a casa, sennò lo farei. Questione di abitudine di uno scapestrato che esce ogni sera eppoi si chiede: non vorrai mica stare a casa a Capodanno mentre gli altri brindano, emettono saliva nelle trombette, copulano e agitano i culi. E così via a sbattersi su decisioni noiose, anche perché quest’anno pensavo di aver già deciso cosa fare da circa un mese. Proprio per non arrivare all’ultimo minuto come sempre. Anche stavolta ci siamo arrivati: è una specie di umiliante rituale. Ti sembra che persino i pensionati siano più organizzati, scopone e briscola, dentiera nello champagne, e tanti saluti a quello sfigato di Ataru Moroboshi. Intanto piove, il terreno assorbe la pioggia, domani ci saranno nuove voragini nelle strade che andranno ad aggiungersi a quelle che saluto affettuosamente ogni volta che ci passo, possibilmente non dentro. Il mio sguardo a punto interrogativo davanti allo schermo agevola la fine di un post assolutamente inorganico, post di qualcuno che vuole scrivere, ma non ha le idee chiare, però scrive ugualmente. Ok, chiudo chiudo. Voi pensate a citare i vostri scrittorucoli da quattro soldi, da Baricco a Nove, da Palahniuk ad Ammaniti, da Tabucchi a Benni. Non ho nulla contro questi qua, non li ho mai letti, era tanto per fare nomi frequenti e modaioli sui blog altrui e per farmi trovare da qualche intellettuale con una chiave di ricerca diversa da adoro clisteri o cazzo di palestrato foto o al limite come far ingelosire una ragazza. Comunque voi siete trendy, io sono nostalgico e terra terra. E cito Vanzina nelle parole di Riccardo Garrone in Vacanze di Natale dell’ottantatrè.


Silenzio…ragazzi! Papà ci vuole dire qualchecosa…


bè…eh…..e anche questo Natale……..se lo semo levato dalle palle!

TANTI AUGURI !

( on the air: solo la ventola del pc )

Qui, un anno fa, un blogger acerbo con il pc rotto, parlava del suo Natale disilluso. Per poi finire la notte del venticinque a bere gin, fumare canne e cantare Dio è morto. Meglio di così, a quel blogger acerbo, non poteva proprio andare. Un anno dopo, quello stesso blogger è un po’ meno acerbo, ha il pc nuovo da poco meno di un anno ed è disilluso più di prima. Un anno dopo, una vita fa. Sadico gioco del c’era una volta, riassunto di anni e anni trascorsi nello stesso identico e rassicurante modo. C’era una volta una poesia sulla sedia, c’era una volta un pranzo enorme intorno a un tavolo, c’era una volta un pandoro intinto nel cioccolato caldo, c’era una volta un casino assurdo in quella stanza, c’era una volta le macchinette sulle montagne del presepe, c’era una volta i regali sotto l’albero, c’era una volta il cinema il pomeriggio, c’era una volta la tombola che perdi ma tanto i soldi te li dà nonna, c’era una volta una casa che ora è in vendita, c’era una volta Natale.

Ora è natale. Minuscolo.

PASSAGGIO A NORD OVEST E ALTRE ELUCUBRAZIONI


( on the air: Fat Boy Slim – The Joker )


Freddo bestiale, inutile dire che mi piace. E’ noto. Certo se avessi il riscaldamento autonomo sarebbe meglio. L’evento del giorno era il passante a Nordovest, chi bazzica Roma Nord, sa che parlo di un megatunnel inaugurato da Veltroni e compagnia bella proprio ieri. Stanotte l’ho percorso tutto, tunnel infinito e luminoso che probabilmente risolverà zero problemi di traffico. Però dovevo farlo, di notte rigorosamente. Bello inaugurare un’opera urbana di così larga portata, ricordiamo che ci hanno messo cinque, mi pare cinque anni, a farlo. Natale è lì che fa capolino nelle luci, nei colori, nel freddo (meno male), nelle canzoni, nella mia idiozia di mettere Last Christmas come suoneria, nei cinema, nei negozi e nei cervelli scemi, ma anche no. E’ un freddo secco che non appanna i vetri per fortuna, però una volta che mi ero salvato dall’appannamento dei vetri, mi si è appannato il cervello. Peccato perchè finchè sui vetri della macchina potevo disegnarci la storia d’Italia a fumetti, ero lucido. E’ proprio vero, i momenti giusti non coincidono mai.