DISCO PINCIO

( on the air: Rammstein – Halleluiah )

 

Bene. Non è che abbia molta voglia di scrivere. Per i seguenti motivi: ho sonno, ho un fine settimana molto impegnativo, sono l'unico che lavora solo la domenica, sto per andare a pranzo, dovrei andare al cesso ma ormai ho deciso di mangiare prima e poi produrre, devo fare dei cd, sono arrivati a Roma i miei amici di Torino, incombono Halloween e il compleanno dell'Aliena (che a dir la verità è oggi) e soprattutto tra poco c'è il consueto torneo del sabato a Pro Evolution Soccer 4 su Playstation2. Per tutti questi motivi non mi va di postare. Però, c'è un però. Mi riprometto sempre di non parlare troppo delle tipologie di esseri primitivi che girano a Roma, ma davvero, sento che non posso farne a meno. In realtà, già in passato avevo scritto dei post sui truzzi, sugli alternativi e sui fighetti (e qui normalmente ci dovrebbe stare il link, un bravo blogger, sa come farsi pubblicità. Capita però che oggi non mi vada manco per il cazzo). Dunque ieri, a fine serata, sarebbe più corretto dire questa mattina presto, mi sono recato in quel del Pincio, per completare il giro del post precedente. E brindare ai ventottoanniventotto dell'Aliena con una lattina di birra e due bicchieri di carta (perchè a noi ce piace la semplicità, come dice la Ferilli…però se vai a vedere, io avevo bevuto mezzo litro di Pinot Grigio Santa Margherita e mezzo litro di Tennent's Super e l'Aliena cantava Praidindeneimovlov degli uddue fuori dal finestrino…). Insomma eravamo lì con la nostra birra Spoken, quella del discount, che poi non è neanche così mortale, quando finalmente siamo arrivati al Pincio. Credo fosse una buona decina d'anni che non ci andavo. Perchè noi romani siamo da sempre i peggiori conoscitori di Roma. No, non voglio fare un altro post su Roma, anche perchè lo so, poi rompo i coglioni; il segreto del mio successo sta nell'essere eterogeneo, già già, me l'hanno detta un sacco di volte, questa. Veniamo al punto. Piazzetta del Pincio. Mentre arriviamo, cominciamo a sentire musica martellante a volume martellante. Ed è lì che capiamo la tragica verità: è pieno di truzzi, tamarri, coatti, chiamateli come volete, tanto il senso non cambia. Vi assicuro che il sottoscritto non ha la puzza sotto al naso, però quando vede gli eccessi, non li capisce. L'ho detto dei fighetti e dei loro atteggiamenti con il palo dentro il culo, l'ho detto degli alternativi con la canna perenne in bocca e l'atteggiamento più classista di un pariolino perchè loro soli sono di sinistra e sti cazzi non ce lo vogliamo aggiungere? e lo dico dei truzzi. Descrizione: macchina piccola modificata. Avevano tutti la Peugeot 206, la Bravo, la Punto. Però il rombo sembrava quello di una Minardi formulauno (perchè non ho detto Ferrari? perchè era più originale dire Minardi e la Ferrari mi sta pure sul culo). La musica: non ben identificata. Una serie di suoni messi lì a cazzo. Nei prossimi giorni, se deciderò di spostare dei mobili trascinandoli sul pavimento, prenderò un amplificatore, un registratore e inciderò il mio nuovo disco. Che diventerà il prossimo discoPincio by diggeiAtaru fituring missClorofilla vs lamadonna e tutti gli angeli in colonna. Quelle povere, piccole macchine violentate da luci blu in prestito dal dottor Spock, cerchi in lega della Nasa persino il tappo della benzina cromato e placcato argento. Abbigliàti con le solite cose della Diesel e con i capelli tipo scultura del tardo cubismo ( lo so che erano pittori, ma era meglio dire scultura). Ci allontaniamo da tale cacofonico frastuono, che poi insomma, non è che io sia uno che si delizia il palato o anche le orecchie con le sinfonie di Mozart, mi basta una voce roca e una chitarra ignorante, ma tant'è. E mentre si rimira il panorama con la birra Spoken e non si riesce a capire se in lontananza si veda o no San Giovanni, del resto io già mi ci perdo ogni volta, non potevo non perdermelo anche nel panorama….insomma mentre accade tutto questo: stradina di sotto, una Panda. Canzone un po' Gigi D'Agostino (che, confesso, a me quando faceva pezzi un po' più raffinati piaceva), un uomo solo al volante. Che fa il giro della scultura e torna indietro. La radio ovviamente è a volume spaccacasse. Tempo dueminuti e il nostro truzzo ritorna sul luogo del delitto, stavolta con il sound di una canzone italiana di quelle che ogni tanto capita il video sulle tivvù locali e lo guardi perchè è kitsch. Altro giro del monumento e via indietro. Ritorna di nuovo dopo altri due minuti. Stavolta ha i Blue. Sempre più agghiacciante. Passa una Panda quattroperquattro e sgomma per le curve del discesone. Cazzo, ma siamo capitati a un pandino-raduno? Si fa tardi e ce ne andiamo. Quello con la Panda e la radio truzza continua a macinare cerchi concentrici con le ruote, cosa volesse dalla vita, è un mistero. Del resto non sapremo mai neanche se quella era piazza San Giovanni.

Domani è Allouin, vi mascherate? Purtroppo il post su Halloween l'avevo già fatto l'anno scorso, ora rischio di ripetermi e no, non mi ripeto. Forse con l'occasione andrò anche in discoteca. Spero di incontrare una bella truzza vestita da mignottone gotico.

Nb: nel frattempo ho anche pranzato, tanto per mantenere un minimo di consecutio temporum.

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CERTE NOTTI


( on the air: The Cure – Friday i’m love )


“Certe notti la macchina è calda,


dove ti porta lo decide lei.”


Caro Ligabue, quando ancora ti uscivano canzoni decenti, avevi sacrosanta ragione, ragione da vendere all’autogrill. Eccosì scorrendo con tasto fast forward, la cena all’ora della merenda, la sconfitta contro la Juve, le discussioni dell’Aliena con una juventina piazzata proprio al nostro tavolo, le bimbette romaniste infoiate che volevano distruggere tutto, la mia vittoria al Paroliere contro Dio e l’Aliena, scopri che la serata è già bollita. Ma stasera di andare sotto le pezze non se ne parla. Solo Dio, costretto da un colloquio di lavoro (imboccallupo), ci abbandona. Chesifà, si va al Gianicolo. On the air: Fugees – Ready or not. Un po’ di pioggia bagna il panorama, troppa gente, fa freddo, andiamo via. Via, nel senso di giro a Trastevere. On the air: Gianluca Grignani – Solo cielo, canzone da riscoprire e riscoperta. Prendo la strada di casa? Sì, no, non lo so, birra in circolo, via, altro giro altra corsa. On the air : Kim Carnes – Bette Davis’ eyes. Lungotevere come l’autostrada, i semafori sono verdi e salutano con deferenza al nostro passaggio. Massì, Colosseo. Vicino alla Bocca della verità c’è l’allestimento per la firma della Costituzione Europea, un bel baraccone, adatto a tutti i fenomeni che conterrà nelle prossime ore. Colosseo illuminato, stralci di rione Monti, Circo Massimo, qui sembro Venditti, on the air: The Braids – Bohemian Rhapsody, torniamo. Serata finita. No, forse no. Verso casa mia, fermata d’obbligo a pisciare tra le macchine di quelli che trombano. Dove si va? Un giro per gli X-files della Balduina e si ricomincia. On the air: 4 Non Blondes – What’s Up. Perseguitati ovunque dai camion della nettezza urbana e da quelli che lavano le strade, così tanti forse per fare bella figura coi capoccioni europei, raggiungiamo piazza del Popolo, via del Corso e si vorrebbe andare al Pincio, ma si finisce a Via del Tritone. Niente Pincio. On the air: The Doors – Roadhouse Blues. Una sigaretta tira l’altra, l’aria è ancora caldo-umida. L’aliena canta e se la ride, io scarico la tensione guidando, che Roma di notte è tutta un’altra città. On the air: Doctor and the medics – Spirit in the sky. Via Nazionale, la stazione Termini, malinconia e gioia di ricordi appannati dal tempo e di ricche figure di merda. L’università, piazza Fiume, on the air: The Clash – Should i stay or should i go?, io esorcizzo il passato recente, i Parioli, on the air: Rolling Stones – Satisfaction. La mia macchina decide di allungare ancora e imbocca Corso Francia. Ormai fa tutto lei. E’ iperattiva. Vigna Stelluti, Piazza Giochi Delfici, nuova deviazione, la macchina decide che deve portarmi a scuola. Via Cortina D’Ampezzo, la mia vecchia scuola, on the air: Guns ‘n Roses -Knockin on heaven’s doors. Viaggio infinito, passiamo davanti alla nostra radio, stavolta si va a casa. Ma anche no. On the air: Brasileira. La macchina chiede da bere e io glielo do. Ripiove. San Pietro, er Cuppolone. Un bel cane caldo, o hot dog, per dirla come voi giovinastri moderni, non ce lo leva nessuno. On the air: Bob Marley – Could you be loved. Certo magari evitare di metterci un secchio di maionese e una bacinella di ketchup, caro il mio Manolo re del paninazzo, sarebbe stata cosa buona e giusta. E invece no, quel povero wurstel, oltre che cotto, finisce affogato. Però si lascia trangugiare. Ormai ho percorso un centinaio di chilometri dentro Roma, per oggi basta così. Sigaretta, peso sullo stomaco di quelli reali, insomma non è depressione è proprio il capolavoro del prode Manolo, che risale la corrente come i salmoni del bel Danubio blu. O come il caviale del Volga. O come quando ti viene da vomitare. Siamo ai saluti, ci rendiamo conto che la nostra città è più nostra di prima. L’abbiamo conquistata o lei ha conquistato noi. Full immersion on the road e buona musica sui sampietrini con la macchina senza ammortizzatori che ti tiene sveglio, meglio di un caffè espresso quando non ne hai bisogno. Stavolta è vero, saluto l’aliena, prendo la strada di casa con un sorriso di quelli che se ti fanno la foto all’autovelox ci si fanno quattro risate giù in centrale. On the air: Rino Gaetano – Gianna.


“Ma la notte la festa è finita,


evviva la vita…”


O forse era quell’altra cosa triangolare che faceva assonanza ma non rima? Scusate, devo digerire un cane caldo. Vado a provarci.

ATARU ‘S GOSSIP:


I FALSI VIPS


( on the air: Tiromancino – Amore impossibile )


Lavorando nel mondo dello spettacolo a livelli di povertà disarmante, capita che ti arrivi un invito a una festa dei vips. Di quei vips che tutti abitualmente ci strapperemmo i capelli per andarci, ma si sa, o sei addentro, come me e l’Aliena, oppure t’attacchi al cosiddetto. Così capita che un tuo vecchio amico dal nome cazzuto, ex fonico, ex cantante, ex diggei, ora conduttore televisivo locale, ti inviti al suo (presunto) compleanno. Un adorabile cinquantenne afflitto dalla sindrome di Peter Pan a livelli piuttosto allarmanti. E che casualmente si festeggi anche il compleanno di quest’uomo. Che poi è destino che io lo incontri spesso in giro. Massì, è proprio lui, Enio Drovandi, il barista Totip dei ragazzi della terza C, il fotografo scemo di Sapore di mare. In questa vippissima festa, io e l’Aliena, noti come conduttori radiofonici e come bloggers, cerchiamo di confonderci tra la folla, nel vippaio, per passare inosservati. Il bello di queste feste è che l’umanità, il sottobosco televisivo di bassa lega, ti fa sempre divertire. A partire dall’alta percentuale di finte bionde e di languidi vecchi presenti. Per continuare con l’impero degli stereotipi. La modella che parla con un tipo e gli dice che è troppo cicciotta per riuscire a sfondare, e lui che candidamente le risponde che se va a caccia, sai quanti ne trova. Intanto lei si esalta dicendo banalità sulla frutta, mentre addenta felice uno spiedino di frutta, appunto. C’è poi la starlette tracagnotta che chiede a una specie di impresario con il fisico aitante di Danny De Vito, di farla entrare nel mondo dello spettacolo, perchè lei sa cantare, recitare ed esprimersi artisticamente (chissà cosa mai intendeva dire). Un anziano signore cieco che mostra in tv una targa di non so che. Due baldi giovani, probabilmente usciti da un programma della De Filippi (così mi ha detto l’Aliena…dice che facevano i pretendenti, io ‘ste porcherie non le vedo neanche dipinte), che quando gli viene offerta la torta, la rifiutano cordialmente così: eh sa…gli addominali. Per un pezzetto di torta semifredda più fredda che semi? Manco fossi Claudia Schiffer! Ma vaffanculo te e il mascarpone della torta! C’è anche un conduttore biondastro con i baffi, noto a Roma, sconosciuto nel resto d’Italia, simile a Schulz, l’ex microfonista di Costanzo, che tenta di rimorchiarsi una sosia di Moana Pozzi in versione canotto. C’è la miss, che più che una miss sembra un trans per quanto è rifatta, c’è una protagonista di un vecchio spot Martini, ci sono due truzzi che tentano di abbordare l’aliena, appena mi giro per prendere un bicchiere d’acqua. Poco dopo, i due truzzi verranno colti in dolce compagnia di due fanciulle somiglianti allo scaldabagno che ho sopra il lavandino del mio piccolo cesso. Poi c’è anche miss Sexy Fruscìo Chic, insomma sulla sua maglietta c’è quel corsivo agghiacciante che state leggendo. C’è anche il diggei delle grandi occasioni, con cotonatura in testa, degna di Toto Cutugno. Il vip-Totip festeggiato sproloquia al microfono, e dice della festa di cui inspiegabilmente ogni anno tutta Roma parla. Inspiegabilmente è testuale. E, a occhio e croce, anche ragionevole. Fa discorsi seri, mentre io e l’aliena ridacchiamo e collezioniamo figure di merda dalla numero uno alla cinquecentotrentadue e completiamo l’album. C’è spazio anche per un rastone pistoiese, che la mia collega scambia per un cameriere che versa lo spumante. Ne nasce un idillio, stroncato sul nascere dal sottoscritto, sia per dichiarata gelosia, che soprattutto per il caldo da serra di echinocactus, che si era diffuso per il locale. Si aprono le danze e noi che facciamo? Andiamo via. Perchè io il vip, l’ho già fatto abbastanza. Perchè vedere le cavallette che si buttavano a capofitto sul buffet, ci faceva un po’ tristezza. Però il riso con carne al curry era strepitoso, ne ho mangiati due-tre piatti, nulla da dire. Quanti vips che c’erano! E che vips! Io questi vips li adoro. Confesso che aldilà di salutare il vecchio amico dal nome cazzuto, che mi sta troppo simpatico e che non vedevo da tanto, il mio intento era di andare lì per scrivere un post. E questo ho fatto. Mentre andiamo via, all’altezza del famoso Goa, incrociamo Federico Zampaglione dei Tiromancino. Noi lo guardiamo, lui ci guarda. Credo che ci abbia riconosciuti. Quanto è difficile essere vip. Ah!


..e oggi è il mio onomastico, che cade sempre insieme a quello di Giuda, va a sapè il perchè…

LETTERA AD UN TRENTACINQUENNE (FORSE) REALIZZATO

( on the air: Patti Smith – Land )

Caro S.

Ci risiamo. Se tutto funzionasse alla perfezione, probabilmente mi annoierei. Invece fuori ci sono i fulmini che fanno tremare i vetri, funeste vibrazioni, piove cheddiolamanda e io, poco fa, tentando di accendermi una sigaretta mentre correvo verso il garage di casa, tempo diecisecondi, mi sono giocato il mio piccolo accendino arancione. O meglio, si è bagnato e non ho potuto accenderla, quella maledetta sigaretta. Che poi si è bagnata, si è piegata, l’ho rotta e l’ho buttata nella tromba dell’ascensore. Poco male, era la prima del pacchetto. Tu ormai compi trentacinque anni, io sto per compierne trenta, penso che tu lo sappia. Immagino che tu abbia altri problemi. Tu, se non sbaglio, convivi con quella ragazza, che dio la benedica quant’è bella, hai un lavoro che rende bene e sei felice. Però sono sicuro che non fai una vita morta. Ti conosco troppo bene. Io faccio solo casino. Non mi sbrigo a trovare un lavoro, rimando e rimando ancora, mi si rompe la macchina, mi si rompe la radio della macchina, mi va in palla il cellulare, mi deprimo perchè ho impegni per così dire mondani fino a fine settimana e vorrei solo stare in pace, anche se non vorrei stare chiuso in casa. Persino il template del blog -te lo ricordi il blog?- fa i capricci e mi ha rotto le palle. Avevo una ragazza bellissima e l’ho scacciata con i miei modi di fare del cazzo. Sempre gli stessi. Insomma io ho questi problemi. Che non saranno grossi problemi, ma ti assicuro che sono problemi da trentenne depresso, potrebbero farci tranquillamente uno di quei film del cazzo che vanno per la maggiore adesso. Vedo gente intorno che se la passa molto peggio di me, ma alla fine vince l’egoismo. I miei problemi vengono prima di quelli degli altri. Non sono mica comunista, io. Che poi chissà che cazzo vuol dire. Qualche ora fa ho visto un film, Lavorare con lentezza, che racchiude tutti gli stereotipi del perfetto compagno anni settanta, riadattato in salsa ansiogena per renderlo digeribile a noi ragazzi di oggi. Massì, decente con qualche zeccaggine di troppo. Scusami, lo vedi? Io mi perdo, mi perdo negli incisi, nelle parentesi, nelle cose inutili. Secondo me, invece, tu sei diventato un bravo scrittore. Ma quand’è che mi mandi un libro? Quand’è che mi dai la soluzione della sciarada? Perchè io così non riesco a uscirne, ma l’aiuto posso chiederlo solo a te, perchè tu mi conosci bene e non mi vergogno di chiedertelo. L’altro giorno constatavo che quando sei in questo stato, ti escono male anche i sogni. Non hai gli incubi, è peggio. Vengono fuori dei sogni bastardi, tipo che la tua ultima ex ragazza si mette col tuo ex migliore amico, sempre quello che era diventato ex amico perchè si era messo con la tua ex di anni prima. Poi sogni gente che non vedi da una vita. Poi ti svegli e ti fanno male le ossa perchè hai dormito di merda, forse anche perchè la sera prima hai ingurgitato mezzo litro di miscela alcolica e ci hai messo sopra un bel cannone e poi hai sparato a salve, oppure perchè hai dormito scoperto, e quando ti sei coperto avevi caldo. Insomma, non mi va bene niente. O forse tutto. Perchè se io dicessi che non mi va bene niente, avrei già affermato che questa cosa mi va bene così com’è. Invece no. Ci vuole un contrasto netto. Quando leggerai questa lettera, so già cosa penserai: “ il solito minchione, si atteggia a vittima, quando sa benissimo di essere il protagonista del film ed è anche un pallone gonfiato in senso buono “. Lo so, lo penserai. E con ciò? Caos, caos, caos. Ma davvero tu mi pensi capace di condurre un’esistenza tranquilla chiusa tra quattro mura? Davvero pensi che uno che non sopporta i cani e i bambini possa un giorno diventare normale come gli altri? Davvero pensi che smetta di farmi le seghe? Davvero? Non ti credo. Ti conosco troppo bene. Ma se fosse questo tipo di società del cazzo a rovinarci tutti? Io non faccio il bastian contrario, io sono il bastian contrario. Quando poi qualcuno mi spiegherà chi cazzo era questo bastian contrario, sarò un po’ più illuminato. Magari era come me, che preferiva un piatto di pasta burro e parmigiano a un piatto di lasagne al sugo, che preferiva un cinema scantinato tipo quello di ieri sera a una multisala, che non si sbatteva per farsi la macchina fica, che non si basava sul lavoro per la sua soddisfazione personale, che mandava in culo la madre avendo un rapporto molto più schietto di chi non si permetterebbe mai di farlo. Che alla fine voleva solo le donne. Ma questo è già un po’ più banale. Anche se adesso, caro mio, se qualcuna non mi fa davvero tornare la voglia, mi sono scocciato anche di loro. Almeno per un po’. Tanto lo sai che non divento frocio, anche se mi piacerebbe perchè forse darebbe meno problemi, gli uomini di certo li capirei meglio. Ma anche no, perchè alla fine se sei gay, hai gli stessi problemi che avresti essendo etero, insomma la rovina non è l’orientamento sessuale, è l’amore. Fanculo. Sì.

Senti, ho deciso di scriverti perchè so che tra cinque anni (ri)leggerai questa lettera, caro Simone. E magari ci riderai, ci piangerai sopra. O magari tra cinque anni neanche ci sarai più, quindi meglio scriverla ora. Scrivere a me stesso, costa meno fatica. A me stesso tra cinque anni, potrebbe risolvermi pure dei problemi. Vabbè, la seduta è tolta.

Simone

Questo post è liberamente ispirato a “Esco a fare due passi” di Fabio Volo ed è dedicato ad Anna, che me lo aveva chiesto non appena avessi finito di leggere il libro. Missione compiuta.

L’ATARU RADUNO


( on the air: Faithless – I want more )


Cari amici bloggers, ho scoperto qualcosa di nuovo. In questo periodo ci sono i blog-raduni. Tutta Italia si mobilita o si è già mobilitata per le riunioni più o meno trendy di noi animali da tastiera. Questo è senza dubbio il più vippaiolo di tutti. Il Neri ha fatto le cose in grande, con tanto di invito da ritagliare e conservare e tanto di badge da appuntarsi nel taschino e tanto di presentazione del libro della ormai famosissima Lipperini. Ma non si vive di solo Neri. E così, quelli di Iobloggo, di Bloggers.it, o semplicemente altri raduni splinderiani sparpagliati tra Milano, Lucca, Bologna e varie città venete, la fanno da padroni. Io personalmente sono stato di passaggio ad un blog-raduno romano qualche mese fa. Esperienza breve, più che altro curiosa. Ma era lontano da certi clamori. Ricordo anche che proprio di questi tempi, l’anno scorso, Selvaggia organizzava una magnata de pizza con i blogghers di Roma in quel di piazza Navona o giù di lì. Ma erano altri tempi. Il fenomeno mediatico non aveva ancora raggiunto la sua espansione attuale. E Selvaggia non era ancora stata del tutto contagiata dai mondi dorati. Almeno apparentemente. Del resto nessuno si sarebbe aspettato che un anno dopo, sarebbe stata in procinto di regalare un nipote nientepopodimenochè ad Adriano Pappalardo. Ma il punto non è questo. Il punto è che essendo io personaggio schivo (e su questo chiunque mi conosca potrebbe confermare che le cose stanno esattamente all’opposto, quindi non credete a tutto quello che vi si dice), non parteciperò ad alcun blog raduno. Perchè lo organizzerò io.


Il primo Ataru-raduno si svolgerà in data non rivelabile, in un luogo segreto e inaccessibile che certo non verrò a scrivere qui sopra. Sennò non sarebbe esclusivo. E Gianluca Neri è un dilettante. Se lui fa il raduno da vip, io lo faccio da massone. All’Ataru-raduno, parteciperanno parecchi personaggi più o meno immaginari che hanno affollato in tempi passati questo blog e, che se siete fedelissimi, ricorderete certamente. Vediamoli.


Io numero 1: ho organizzato una bella cosa eh?


Io numero 2: non avrei davvero mai pensato che io, la tua coscienza, potessi farti i complimenti per questa idea geniale. Ci vengo volentieri!


Hrundi V.Bakshi: io molto contento di partecipare umilmente a umile blog raduno di mio umile amico Ataru Morobosci, io esce di locale caldaia e partecipa a tutte iniziative, sì. Io porta anche polpetta di ceci con sorriso che c’è in lei.


Il tassinaro immaginario: aò, so proprio contento! Er bloggher Ataru m’ha invitato, hai visto mai che co’ quelle du’ corse gratis che j’ho fatto fà se sia ricordato de me? Quanno lo dico a mi moje schiatta de ‘nvidia! Pensà che erano anni che volevo fà na cosa del genere. Arivato a settant’anni me sembra pure er giusto premio pe’ un onesto lavoratore come me!


Queste saranno le guest star, le uniche, della serata. Tutti indosseranno almeno un gadget di Ataru (spero riusciate a vedere le immagini. Mentre scrivo, il server che contiene le mie immagini, quindi anche il template, è a puttane. ndr ). Se ci saranno altri inviti, saranno in forma strettamente privata. E saranno riservati a persone di sesso femminile. Per tutte coloro che fossero interessate: scrivete alla solita mail: gsimone@gmail.com. Il sottoscritto distribuirà dei badge con i nomi delle bloggers invitate, che verranno però sottoposte a una dura selezione all’ingresso, in quanto dovranno presentarsi in versione lolita. La pena per il mancato adempimento, nel peggiore dei casi, sarà l’esclusione dalla festa e nel migliore, l’esclusione dal tavolo delle pizzette. Prima della festa vera e propria, Ataru terrà una conferenza stampa su  “Quanto ce sta bbene il parmigiano col vino rosso, è la morte sua!”, non potendo per ragioni di copirait, parlare dei libri che Moroboshi sta preparando; sia quello da solista, che quello a più tastiere. Le fanciulle che vorranno prendere parte all’evento, invece del solito bannerino che non mi andava assolutamente di creare, potranno semplicemente esporre sul loro blog la frase: io vado all’Ataru-raduno e voi no, poveri stronzi! o in alternativa pubblicare una foto di loro stesse, nude, con didascalia sottostante: “sua per una notte”, linkando il mio blog sul pronome possessivo, esattamente come vedete nell’esempio. La serata sarà free drink, almeno finchè non finisce l’alcool, poi chi vorrà, potrà passare alle droghe leggere, non si pagherà nessuna quota associativa o merdate varie e sarà all’insegna della simpatia, del divertimento e del lusso sfrenato. Non esiste un numero limite d’ingresso per le donne, basta solo rispettare questi piccoli accorgimenti. Dunque  ragazze, ma davvero state ancora aspettando? Scrivetemi prima che sia troppo tardi! Altro che blog raduni e blog feste e sagre della fuffa! Venite all’Ataru-raduno. L’unico e il solo. Il definitivo.

STORIE URBANE


( on the air: Pizzicato Five – The girl from Ipanema, però poi volevo mettere anche Niccolò Fabi – Dica )


Mi scuso per la defezione, in realtà volevo postare ieri notte, ma un’assenza di segnale me lo ha impedito.


Lo ammetto. Anni fa, se mi dicevano di andare a Trastevere, mi prendeva male, ma di un male assurdo. Come al solito andavo controcorrente – a tutti piace Trastevere, a me fa cagare – però, c’era anche un sottofondo di imbranataggine. Non mi sapevo muovere lì. Mi perdevo. Poi non potevo mica girare ubriaco a cercare la macchina circolando per i vicoli. Ricordo una volta che con il mio amico secchione ci siamo persi la macchina e siamo stati un paio d’ore a cercarla. Ma un giorno, un bel giorno, grazie ad una mia amica, con la quale ogni tanto ci prendevamo degli eccessi di confidenza, amica e basta per me non esiste, insomma, lei mi insegnò Trastevere. Da allora cominciai a muovermi in scioltezza o quasi. Più che altro avevo dei tapis roulant sui quali muovermi, sia per parcheggiare che per andare a piedi. Allora venne il tempo dei cocktail pesanti del Roma Caput Mundi, dei primi piatti a go-go del Trilussa, del rimorchio seduti sulla fontana a Santa Maria in Trastevere, delle cenette e dei gelati in giro, delle bancarelle a piazza Sant’Egidio, delle notti al Transilvania, dei cannoni dove capitava, del bivacco a piazza Trilussa, facendo lo slalom tra i vetri delle bottiglie di birra frantumate. E del mago Guarda. Perchè chiunque sia un minimo di casa a Trastevere, non può non conoscere il mago Guarda. Età indefinita, potrebbe avere dai trentacinque ai sessant’anni, origine indiana, pakistana o giù di lì, questo personaggio si aggira in tutte le piazzette e in qualche locale di Trastevere. E ogni volta i suoi numeri sono gli stessi. I fiori che escono dal cappello, la spada giù fino in gola, il fuoco, le carte, la carota ghigliottinata e il dito no, un totale di circa dieci minuti di spettacolo. La gente si riunisce in circolo e lo guarda. E lui urla continuamente con il suo accento: guarda mago guarda!! Da qui il soprannome, forse, perchè nessuno gli ha mai chiesto come si chiama realmente, o almeno, io non gliel’ho chiesto. Lo spettacolo si chiude con finale a sorpresa, o meglio, per chi lo vede la prima volta è a sorpresa, per gli altri no. Si toglie il parrucchino, rivela la pelata e passa davanti a tutto il capannello di gente, a chiedere soldi tendendo il parrucchino stesso, che usa come fosse un cappello o un cestino per le offerte. Il Mago Guarda è un’istituzione. Sembra che rida sempre. Così quando l’altra sera, passeggiando sonnacchiosamente per piazza Santa Maria in Trastevere (sonno dovuto ai cocktail del Caput Mundi e al doping che ci avevano offerto amici di amici di amici), insomma, quando l’altra sera passeggiavamo per quei pizzi, abbiamo sentito il suo urlo inconfondibile: guarda guarda! Cazzo, è proprio lui! Ci fermiamo come sempre. Uno dei ragazzi che stavano lì, teneva, come molti altri, il suo cane sciolto. Un bulldog, che a me fanno schifo, peraltro. Sembrava Ringhio. Il mago Guarda, insidiato dall’aborto canino, non riusciva a stare tranquillo. Era la prima volta che lo vedevo così serio, non gridava più. Prendeva la roba dalla sua valigetta, ma dopo un po’ la rimetteva dentro. E il cane era lì che gli saltava sulla gamba. Sulle prime mi sono sbellicato dalle risate, ma quando ho visto che se ne stava andando a testa bassa, lo ammetto, mi è dispiaciuto. E il mago Guarda scompariva tra la folla di piazza San Callisto senza lasciare traccia di sè. La serata volgeva al termine, tra un tassista fortunato che, chiamato da tre straniere, appena arrivato veniva abbracciato e baciato dalle tre, verosimilmente ubriache come cucuzze e me che, dopo aver deciso di fare il tassista, volevo anche sollevare un enorme palazzo barocco, anzi dicevo che non era il momento giusto perchè non mi andava. Tra la cameriera del Caput che ci provava con un inglese o americano, parlando una lingua a dir poco maccheronica con punte di calabrese e uozzamerican e la gente che barcollava un po’ ovunque, facendoci quasi sentire sobri, quando sobri non eravamo. Questo è Trastevere. Queste sono le sue storie. Tanto per informarvi, ci sono stato sia venerdì che sabato. E ormai mi sento a casa. Non come quella volta che cercammo la macchina per due ore.


Un grazie particolare a Salvoteam, fotografo di assoluto talento, che dopo quasi tre anni passati su Audiogalaxy, sono riuscito a conoscere con la mia vicina Kri, insieme alla quale ci siamo improvvisati modelli per ottomilaquattrocento scatti allo Zodiaco, con alle spalle un panorama di una Roma stranamente nebbiosa anche alle due del pomeriggio.


Sogni strani si affollano nella testa e dopo quasi due mesi di silenzio, non riesco a capire se mi manchi tu, se mi manca qualcosa di te, se mi manca solo una figura, se non credo più ai miei occhi e il passato recente mi sembra cartonato. E non ho voglia di conoscere nessuna e non so perchè, mi sento al sicuro solo se faccio le solite cose, se esco con le solite persone. Ci vuole il mago Guarda per capirmi. Come vuoi che vada?