FORSE SBAGLIAMO DOPOBARBA


 


( on the air: Duran Duran – Sunrise )


 


Un mercoledì qualsiasi. Una città qualsiasi. Un quartiere mediamente malfamato. E due personaggi mediamente loschi, sulla trentina, che entrano nello stesso bar…


Il primo (sedendosi): “Ciao, Trenta”.


Il secondo (appoggiandosi sul bordo del tavolo): “Ciao, Ataru”.


Sono i due leggendari blogger Trentamarlboro e Ataru Moroboshi, amici personali di Madonna e Ciampi, travestiti da cospiratori polacchi per evitare il consueto bagno di folla…


I due non perdono tempo e si accendono una sigaretta.


 


Ataru (con il volto pallido): “Sono disperato… Forse sbagliamo dopobarba, forse è colpa del buco nell’ozono, forse la nostra favella non è compresa, ma sto male… Sifossifoco non mi ha lasciato neanche una faccina tra i commenti e so che lo stesso dramma attanaglia anche te. L’ha lasciata a tutti, cazzo, a tutti! Blogstar e segaioli sconosciuti. Ma a noi no!”.


 


Trenta (con una smorfia di dolore): “Io, ormai, non ci dormo più… Faccio almeno diecimila refresh al giorno per controllare, ma niente… Un cazzo di niente… Ci schifa proprio!”.


Ataru (increspando le rughe della fronte): “Questa storia deve finire! Dobbiamo trovare il modo di farci lasciare quelle fottute faccine, costi quel che costi! Hai un piano?”.


 


Trenta (avvilito): “Anche no… È da giorni che mi arrovello e l’unica cosa che mi è venuta in mente ci porterebbe dritti in galera…”.


Ataru: “Cioè?”.


 


Trenta: “Ho modificato la sua jpg, quella che ha inserito nel facerolling… Pensavo di ricattarlo: o ci lasci una cazzo di faccina entro 24 ore o mettiamo in rete questa foto, in cui si vede chiaramente che sei solito accoppiarti con degli alani!”.  


Ataru: “ Accidenti, qua si rischia brutto! In effetti anch’io avevo pensato a qualcosa di rischioso”.


 


Trenta: “Sentiamo”.


Ataru: “ Ha a che fare con il paranormale”.


 


Trenta: “Flavia Vento?!?”.


Ataru: “Peggio: vorrei chiamare il tizio che ha il Blogmorto, quello con le bare, e chiedergli se può mettersi in contatto con l’Aldilà. Più precisamente con Cecco Angiolieri, visto che il copyright di Sifossifoco è suo”.


 


Trenta: “Supponiamo che l’Angiolieri accetti di parlare con noi…”.


Ataru: “Se accetta, gli chiediamo di comparire in sogno allo spacciatore di emoticons”.


 


Trenta: “E…?”.


Ataru: “E a questo punto, deve dirgli più o meno così…”.


 


Il celeberrimo blogger romano si alza in piedi e, sotto lo sguardo attonito dei presenti, scandisce queste poche frasi:


 


Icchè cazzo tettufai, grullo?


Tettummandi tutte ‘este faccine attutti eppoi nun le mandi ammiei preferiti?


Si fossi Trenta t’arderei con una sigaretta.


Si fossi Ataru t’affogherei neippiscio.


Si fossi Cecco, come sono e fui, ti manderei a cahà!


 


Trenta: “Eccezionale!”.


Ataru: “Ma… Amico mio… La cosa è complessa”.


 


Trenta: “Abbiamo qualcosa da perdere? No, dico, preferisci restare tutta la vita senza faccine?!?”.


Ataru: “No, cazzo! No!”.


Trenta: “Allora vediamo di muovere il culo…”.


 


I due si guardano, sorridono, poi sfogliano le pagine gialle alla lettera “i”.


“I” come “il tizio che ha il Blogmorto”.  


 


Ataru: 🙂


Trenta: 🙂

HATSUMOMO INTERVIEWS HRUNDI V. BAKSHI

( on the air: Fat Boy Slim – Slash Dot Dash )

Qualche giorno fa, la blogger Hatsumomo, mia lettrice da quando avevo un commento a post e dieci visitatori ogni due giorni, ha deciso di iniziare una rubrica di interviste ai suoi amici bloggers. L'onore del primo doveva toccare a me. E invece, il signor Hrundi V. Bakshi, che ha supplito alla mia pur breve pausa di riflessione, mi ha soppiantato. Alla faccia dell'umile amico! Però, visto che la signorina Hatsu è una aficionada, visto che Bakshi è un personaggio simpatico e da molti definito geniale, visto che non mi andava di scrivere altro, ho deciso di pubblicare anche qui l'intervista pubblicata da lei. A voi.

Napoli, ore 17.35

Hatsumomo: "Atà! Vedi che arrivo domani per fare l'intervista a Hrundi! Me lo fai uscire dal locale caldaia per favore? Anzi, no…
Facciamo una cosa! La si fa lì…così magari gli scatto anche qualche foto in loco! Posso vero? Dai dimmi di sì…così fotografo anche la mitica vacca di Brahmaputra sul comodino!!!"


Ataru: "aehm, c'è un po' di umidità, qualche scarafaggio, spero che non ti formalizzi, per le foto credo non sia possibile, se ti accontenti di roba vecchia, ora lui è molto contrario alle foto…"


H.: "Ok…allora ci vediamo domattina a Roma Termini così dopo mi porti nel locale caldaia….niente azzanni, eh!….dicevo, andiamo nel locale caldaia e vedo un po' se riesco a fare my first interview (uah! e comm so' poliglotta!). Bacioniiii!"

Roma: The Day After


Dopo il viaggetto in treno, Napoli-Roma, durante il quale mi sono "inticchiata" un certo tipo, che si è visto falciare il piede peloso da un trolley di passaggio, arrivo a Roma.
Incontro il mitico Ataru Moroboshi, che ho visto quasi nascere…
e via al locale caldaia.
Scale. Ancora scale. Di nuovo altre scale. Quattro scalini. Una porta di ferro.

Hrundi-V. -Bakshi: buonasera signorina Hatsumomo, tu di persona bella come quando scrive.

Hatsu: Grazie mille Signor Bakshi. Lei è davvero un uomo galante!

L'umile Hrundi-V.-Bakshi, amico di Moroboshi, è finalmente davanti a me, proprio con quel bell'abitino giallo canarino con cui è ritratto nel blog di Ataru. Ed è così umilmente umile amico di Moroboshi che ha preparato anche un bel vassoietto ricolmo di IndianFood (c'è anche la mitica polpetta di ceci con sorriso in mezzo)…sì, sì! davvero un umile amico…così umile che inizio anche a pensare come poterlo strappare dalle grinfie dello sfruttatore Moroboshi, e renderlo solo umile amico mio! e diciamocelo…ha anche un certo fascino! Altro che Kabir Bedi! Megghiuuu iddu!

Sotto l'attento occhio vigile di Ataru Moroboshi, prendo il registratorino che mi era avanzato dal primo anno universitario, quando facevo la secchiona registrando tutte le lezioni, e lo piazzo sul comodino affianco alla vacca di Brahmaputra. Rec.

H.: Prima di tutto Le faccio i complimenti per come sta imparando bene la nostra lingua. Suppongo quindi che Lei viva qui già da tempo, oppure è proprio l'amico Ataru che Le sta dando lezioni?

H.-V.-B.: io imparato italiano vedendo programmi di Maria De Filippa, mio umile amico Ataru Morobosci dice che meglio non vedere questo, ma in India noi non abbiamo nulla di questo.
Poi lui insegnato me parolacce come cazzo, stronzo e culo.
Ah…scusa signorina, io non reso conto, scusa…

H.: Non si preoccupi Sig. Bakshi…qui non siamo su Splinder. Mi può dire invece come ha conosciuto il nostro caro blogger Ataru Moroboshi?

H.-V.-B.: mio umile amico era a festa di gente famosa dove io era stato invitato casualmente, anche lui casualmente, conosciuti casualmente.

H.: E mi dica…è contento di essere umile amico di Ataru, nonostante La faccia dormire in locale caldaia? Ed è realmente sicuro che l'assenza di finestre in tale luogo non Le crei problemi? Spero almeno ci sia una toilet…

H.-V.-B.: clima di questo locale fantastico ricorda me Bombay, tutto fantastico qui, anche fantastico bagno, lì dietro carrello di supermarket.

H.: Ho potuto finalmente ammirare sul suo comodino la bellezza della vacca di Brahmaputra. Ha avuto problemi con la sua vacca alla dogana?

H.-V.-B.: mia vacca è come altre vacche, passa sempre alla dogana, solo questione di soldi.

H.: Ho letto che domenica scorsa il nostro Moroboshi è andato ad una sagra. Lei sa cosa sono le sagre? Vi è mai andato? Avete qualcosa di simile anche voi in India?

H.-V.-B.: esiste sagra di cobra nel cestino. Bella sagra, sì, io non ha mai andato però.

H.: Potrei farLe una domanda tipo cosa Lei possa aver trovato di simile tra l'Italia e l'India, ma preferisco parlare di cibo, visto che quelle polpette di ceci con sorriso in mezzo sembrano molto invitanti…
Tra l'altro, leggendo i commenti ai post che ha scritto durante l'assenza del nostro amico, ho notato che sta prendendo una certa dimistichezza con la nostra dieta mediterranea. C'è quindi un piatto della nostra cucina tipica che Le è particolarmente gradito?

H.-V.-B.: molto piaciuto me hamburger. Oh scusa di nuovo, non doveva dire, ma questa intervista arriva in India?

H.: Non si preoccupi…non corre problemi, l'intervista resterà solo sul mio umile blog. Ora però, mi può raccontare storia di funghi primaticci? Sono molto curiosa…e come me, anche i nostri cari amici blogger. Prego, ce la racconti…

H.-V.-B.: storia di funghi primaticci è…scusa io va in bagno, torna tra poco

….

Hrundi- V. -Bakshi dopo una ventina di minuti fa ritorno con una faccia un po' sbiancata…e mi dico che forse sia meglio evitare la domanda sui funghi primaticci e passo avanti.

….

H.: Avrà notato che il caro Ataru ci delizia in ogni post con i suoi "On Air"…Le volevo chiedere che ne pensa della musica italiana. Predilige qualche cantante in particolare?

H.-V.-B.: piace me molto quel cantante con nome di frutta. Mango sì Mango. Lui fa cose belle. Mio umile amico Ataru Morobosci dice che lui non piace Mango.

H.: Che opinione ha di Punjabi Mc?

H.-V.-B.: mia opinione è che lui inglese più che indiano.

H.: Ataru è molto bravo con i sillogismi…Lei sarebbe capace di farmi dei sillogismi nella sua lingua natìa?

H.-V.-B.: sillogismo indiano è come usare pennarello secco: non si scrive.

H.: Abbiamo quasi finito…visto che non è notte, e che io non sono Marzullo, evito di dire "Si faccia una domanda da solo a cui dare una risposta", e La spiazzo invece chidendoLe di fare Lei una domanda a me. Vuole?

H.-V.-B.: io umilmente chiedo se un giorno va di uscire a fare un giro su mia triruote

H.: Eheheh! Sarei onoratissima di fare giro su suo triruote Signor Bakshi. Magari la prossima volta che torno a Roma…
Bene. Direi che può bastare così. E' stato un piacere intervistarLa e aspetto il giorno in cui Ataru magari Le dia la possibilità di scrivere un "Post Inutile del Sabato".

H.-V.-B.: io non sa, post inutile di sabato è troppo italiano per un indiano.

Spengo il registratorino…e con fare vago mi avvicino un attimo al signor Hrundi V. Bakshi, che devo ammettere ha un profumo speziato al sandalo a dir poco sconvolgente, e gli domando: "Posso farLe una richiesta un po' compromettente?"


H.-V.-B.: aiuto, sì.


H.: Beh…sà com'è! Sono una piccola orfana degli anni '80 e mi domandavo se Lei potesse fare una cosa per me…


H.-V.-B.: io pensa che sì, posso fare.


H.: Allora…nella stanzetta di Ataru ci sono delle mensolette. Su una di queste mensolette ci sono i Barbapapà di Ataru. Me ne può fregare una?"


H.-V.-B. (avvicinandosi all'orecchio di Hatsu): io non può fare questo a mio umile amico Ataru Morobosci, però magari chiama mio umile amico Phantom, lui già rubato diamante di Pantera Rosa in Lugash.
 

per gentile concessione della signorina Hatsumomo.

LA RESA DEI CONTI


( on the air: Henry Mancini and Fischerspooner – Pink Panther Theme Mix )


Non so se sono io ad essere malato di mente o c’è anche qualcun altro. Mi hanno rovinato i telefilm adolescenziali. Sì perchè ogni tanto cambiavano sigla. Quando questo o quel personaggio usciva di scena, le immagini della sigla e la presentazione degli attori starring in alphabetical order, cambiavano inevitabilmente. Qualcuno usciva di scena, qualcun altro entrava. Ecco, anch’io periodicamente cambio sigla. Ogni tanto qualcuno va via e qualcuno entra. Nel mio telefilm non c’è mai spazio per una donna fissa. Io sono un personaggio nato per essere single. E così, chi aspira ad entrare nel cast, riesce a entrarci solo se è amico o è donna che non è ancora stata con me. Eppure con tutte rimango in ottimi rapporti. Ma non restano nel cast. A volte mi chiedo se il non avere voglia di far niente, stimoli la mente. E penso tanto: cose idiote, cose irrealizzabili, cose parzialmente realizzabili, scopate, utopie per il mondo intero, che la popolazione mondiale è per i suoi buoni tre quarti drammaticamente stupida e robe da premio Nobel per la tuttologia inapplicata. Poi mi dico: hai ragione, vedi i filosofi? Non facevano un cazzo dalla mattina alla sera, pensavano e basta. Però riuscivano a teorizzare persino che vivere avesse un senso. Persino un senso profondo, ma dai. La mia mente riesce a cazzeggiare in modo talmente ampio, da farmi trascorrere una giornata al di fuori di ogni schema precostituito. Magari ci sono giornate in cui vorresti fare, non fai, però il tempo ti vola. Io sarei in grado di cazzeggiare con la mente produttiva ma improduttiva, anche passando l’intera giornata legato a un palo della luce. E se mi metto una maglietta lo faccio con cognizione di causa. Pensando che l’altra volta mi ha portato fortuna, oppure le ho dato in pagella un sei stiracchiato perchè la giornata è scivolata via piatta e senza colpi di scena. Tipo quelli da telefilm. E ci risiamo. E poi un’altra cosa che apparentemente c’entra solo di striscio con ciò che c’è scritto su. Le donne che cercano di cambiarti. Sei pigro, non fai un cazzo, sei un immaturo, egoista, piantala di dire cazzate e via così. Me le immagino, loro, tutte sedute a un tavolo, che conversano amabilmente su come in periodi diversi della mia vita, io mi sia comportato sempre allo stesso modo: con la testardaggine di un gruppo elettrogeno che non ne vuole sapere di piantarla con l’intermittenza. Magari userebbero un’altra metafora, ma le immagino così, con l’adorabile ditino inquisitorio (quello che se stessi ancora con loro, continuerei voluttuosamente a succhiare) puntato verso quel pirla lì a capotavola. Che poi sono io. Mi immagino che la mia vena polemica e il mio rigoroso professionismo nel rigirare la frittata, potrebbero avere la meglio su tutte loro. Che hanno ragione, ma tanto ormai hanno deciso di non proseguire la loro gita di piacere con me e io non ho più neanche diecimila lire fuori corso da puntare su di loro. A loro, cui voglio bene, cui sono grato, cui, quando penso mi sciolgo quasi in lacrime per i bei ricordi passati, devo molto. Hanno reso più divertente e profondo il mio telefilm, altrimenti basato solo sugli amori dei miei amici. E’ in quel momento che anche nella mia immaginazione mi impigrisco, abbandono i propositi di discussione, mi alzo dalla sedia di legno e paglia, di quelle da trattoria con la tovaglia a quadretti bianchi e rossi, e dico: grazie ragazze, vi vorrò sempre bene. Ma ora è il momento che andiate tutte a fare in culo.


Fu così, che scelsi di perdere un altro treno, forse l’ultimo. Che poi alla fine magari deragliava.

???????

NO!

IL POST INUTILE DEL UICHEND…

( on the air: The 5.6.7.8's – Woo Hoo)

Comincio dalla fine: il mio spirito trash mi porta ad accendere la tv e vedere la replica de L'isola dei Famosi, lascio RaiDue, parte Appuntamento al cinema, eppoi il famigerato palinsesto notturno di Rai 2. Gabriele La Porta, uno dei più barbosi e terrificanti uomini del pianeta, illustra, con enfasi napoletana, teatrale e di 'sta cippa, l'Iliade, la figura di Achille e quella di Ettore, fino ad arrivare a Ulisse e alla canzoncina finale del cantante sfigato: Itacaaaaaaaaaa. Meglio di Valium, Tavor e Serenase sparati tutti in una volta. Se siete arrivati a leggere fin qui, avete una bella resistenza. Io stesso mi sono accasciato prima di continuare a scrivere (cara Stormeyes, non mi sono dimenticato di te, presto avrai la spiegazione de La Vasca di Alex Britti).

Prologo del sabato:

Al Loran Club per Bologna – Roma

Ataru: carina quella lì…gnamme…

Aliena: Ata! ma è piccola! senti, io voglio tornare a vedere la Roma qui con te, sì sì vediamo anche il Real!

Ataru: piccola un cavolo…ehm…ma noi due, qui insieme, dopo le sospensioni del derby e della Dinamo Kiev, e dopo sta batosta che anche il tedesco non vola più, non porteremo un po' sfiga?

Aliena: eheheh vediamo che succede la prossima volta!

Ataru: …..mpfff…ah…ahahah

Dialoghi del sabato /1

Davanti al Sgt Pepper

Monte: sì sì, questo è il pub dedicato ai Beatles…

Ataru: sìssì. qua se magna bene, ci sono stato a pranzo!

Alberto: mi sono scordato le sigarette in macchina, non torno indietro, me le darete voi.

Dio: ma che schifo è sto posto?

Tutti: andiamo via.

Dialoghi del sabato /2

Al Papeth

Monte e Ataru rivolti a Dio: tu sei egoista e rompicoglioni…

Alberto beve.

Dio, dispiaciuto (rubando una tartina dal piatto di Ataru): nooo!

Dialoghi del sabato /3

Al Papeth/2

Signorina F.: al Nord hanno tutti la fabbrichètta di papà, sono tutti ricchi, però cominciano a lavorare dopo la licenza media.

Ataru: sì papà ha le elementari invece…

Signorina F: sì, ignorantissimi. Se gli chiedi dove sta Taranto ti rispondono che sta in Venezuela.

Mr Wolf: ahahah

Dio: ma perchè, ma Taranto dove sta? non sta in Calabria?

Alberto: ohohoh

Dio: ah vabbè, Puglia, no, Basilicata…

Alberto: coglione!

Ataru: andava bene Puglia…

Monte: la Basilicata ha sbocchi al mare.

Dialoghi del sabato /4

Giardino condominiale di Mr Wolf, vicino casa del mitologico Nicolò

Monte: stavolta non ho la scusa pronta per chiedervi una sigaretta, mi date una sigaretta?

intanto Dio, detto per l'occasione Madre Superiora, in macchina: questa roba è buona…mm che ansia…'tacci vostri!

Alberto: assìììì?????

Dio: sìssì!

Ataru: che?

Mr Wolf: chi?

Ataru: aaaah…hoccapito! comunque sì, è roba buona, senti che odorino…Dio, tu proprio più niente?

Dio: ma chesseimatto? Nonnò…

Qualche minuto dopo…….

Mr Wolf, con il fiatone, dietro una pallina da tennis che schizza via: dobbiamo organizzare una partita di calcetto finchè siamo in tempo.

Dio, anche lui con il fiatone: sì, come ai vecchi tempi

Ataru: secondo me ormai il fisico non ci regge più, i polmoni poi…

Alberto: assìììì??? (coff coff) coglione! (coff coff)

Dialoghi del sabato /5

In macchina. La fame tossica e omicida.

Mr Wolf e Ataru: bè, panino!

Monte: ci ho ripensato…

Dio: portatemi a casa!

Alberto: noooo, paninooo! o tutti o nessuno!

Dio: e che me ne fotte, allora nessuno!

Ataru: sei il solito rompicoglioni, prenditi sto panino che è pure presto per tornare a casa.

Alberto: sticazzi, io vado. Panino.

Monte: allora io mangio.

Dialoghi del sabato /6

Di nuovo al Loran Club.

Santino (in dialetto catanese): fateme alzarsge persg l'occasione particolarsge che c'è Albetto. Come stai Albetto? So che ogni tanto vieni asgrrrroma e non te fai vedersge. Fatte darsge un bacetto!

Mr Wolf, rivolto ad Alberto: a te Santino vuole bene eh…

Alberto: perchè sono dell'Inter come lui.

Cameriera: aò, che prendete?

Monte: panino hamburger sottiletta maionese

Alberto: due

Dio: tre

Mr Wolf: quattro

Ataru: panino con cotoletta, insalata, sottiletta, ketch…

Cameriera: aspè, cotoletta, poi?

Ataru: bla bla bla, da bere una coca…

Gli altri , in rapida successione, ma mai sovrapposti: due, tre, quattro, cinque!

Dialoghi del sabato /7

Di nuovo al Loran Club/2.

Mr Wolf: mamma mia sta cameriera!

Ataru: è la rozza…

Dio: ma che denti ha?

Cameriera: mò arrivano i panini…

Alberto: assììì???

Dio: piantala…

Alberto: verrò a casa tua a vedere l'Inter…

Dio: c'è zia Gavina che vuole vedè la replica di Genoa-Salernitana.

Alberto: sì, verrò.

Dio: st'estate ti sei perso la mia imitazione di Zoidberg, il calamaro di Futurama.

Alberto: non lo conosco.

Ataru: bona quella del video…

Cambia video.

Dio: ah ma sta canzone la canta Tiziano Ferro?

Ataru: eeeeh

Ricambia video

Mr Wolf: odio Eminem e tutti sti maledetti rapper coatti…

Cambia ancora video

Ataru sull'ennesimo video di un rapper di colore: mamma mia 'sti negri, fanno tutti i video uguali, tutti col macchinone, la catena d'oro da sei kili e le troie sui sedili posteriori.

Dio: ma allora ci vai domani al Tora Tora?

Ataru: non ho voglia di fare un cazzo. Mi sa che il Tora Tora si fotte. Poi magari piove pure, i Baustelle e i Giardini di Mirò cantano troppo presto e la sera oltre agli Interpol non c'è un cazzo che mi interessa. Gli Afterhours mi stanno sul culo dopo l'ultimo concerto al Villaggio, i Modena City Ramblers mi stanno sul culo e basta.

Monte: aaaaaaah e dopo un bel panino, c'è la scusa per chiedervi una bella sigaretta!

Ataru, Dio e Mr Wolf: inzaladizzime riomare, gon vasghetta ed izi pil!

Alberto: andiamo.

L’ERBAVOGLIOVOGLIOL’ERBA


( on the air: Radiohead – Everything in its right place )


Habemus veline. E’ ricominciato il Grande Fratello. Piove. Direi che l’estate, per grazia divina, è finita. Voglio rimettermi i maglioni pesanti, voglio rimettermi la giacca impermeabile e il cappotto, voglio vedere la notte che arriva prima, voglio potermi coprire nel letto, voglio battere i denti, voglio andare a sciare, voglio scaldare un paio di mani e forse un cuore che ora è freddo, voglio andare nei locali al chiuso perchè quelli all’aperto sono sempre gli stessi, voglio entrare in radio senza bestemmiare e provare piacere per quel caldo che fa lì, voglio tenere il finestrino aperto e sentire l’aria in faccia, voglio novembre dicembre e il mio compleanno, quest’anno sono trenta, voglio che spariscano le zanzare, voglio avere voglia di fare tutto, voglio l’autunno e voglio l’inverno. E forse vorrei anche lei. Chi? Vorrei capirlo.

INCROCI


( on the air: The Strokes – Last Night )


C’è, in ciò che facciamo, sempre un po’ di casualità. E ci sono le coincidenze. Infatti, inizio a scrivere alle 3,49, senza un’idea precisa di cosa scrivere. Ieri alle 3,49 ho postato. Sono di quelle cose che dici: ma guarda che strano! E dopo un po’ dici, sticazzi! Ma forse l’orario piccolino, collocato sulla destra dello schermo, mi ha dato lo spunto giusto. Noi vediamo coincidenze dappertutto. La cabala. Tale giorno è nata lei. Poi ti rendi conto che becchi subito dopo una persona che è nata il giorno prima, il giorno dopo, che lo stesso segno zodiacale ricorre varie volte, peggio di un numero sputtanato sulla ruota di Napoli. L’abbigliamento. Quel giorno indossavo la stessa maglietta di oggi, la rimetterò la prossima volta perchè mi porta fortuna. Te ne convinci a tal punto che la giornata ti cambia in positivo. Le canzoni. …Stupendo!, una delle poche canzoni di Vasco che veramente adoro, me la ritrovai in due momenti malinconici della mia vita, ma non l’avevo messa io. I profumi. A dieci anni di distanza ritrovi una persona che porta lo stesso profumo di quella che amavi, e incredibile a dirsi, finisci per amare anche lei. I luoghi. Lo stesso locale, nello stesso periodo, qualche anno dopo, le stesse sensazioni. La notte. Sempre la stessa, non cambia mai. Nessuna coincidenza, solo che io ci sguazzo nella notte, mi piace da matti. Forse sono tutte fregnacce, tranne l’ultima. L’ultima no.


PS: Se volete leggere qualcos’altro partorito da Ataru in nottata, andate qui. Che secondo me è anche più bello.


PPS: cazzo, volete scrivermi all’indirizzo gsimone@gmail.com?? Finora solo Akih, si è ricordata di darmi l’input per il prossimo post a gentile richiesta. Forza!

LE AVVENTURE DI ATARU E IL TASSINARO IMMAGINARIO

( on the air: Duran Duran – Still Breathing )

Ricordate questo? A grande richiesta, Ataru risale sul taxi.

Ataru imbottito di birra, abbandona amici e macchina e fa una passeggiata a piazza della Balduina. Lì vede una Fiat 131 Mirafiori gialla, è proprio lui, il tassista della volta scorsa! La prima intenzione è quella di fuggire via, ma il tassista è fuori dall'auto che ticchetta nervosamente le dita sul tetto. Ataru, tira lungo, fin quando, il tassista, questa volta con una maglietta a righe bianche e blu, rigorosamente attillata e una MS in bocca, non lo riconosce e lo chiama: er bloggher Ataru! Venghi qua che je offro 'na corsa aggratise! Ataru cerca ancora di fuggire, ma si arrende al caso e si avvicina. Sale in macchina e via.

Tassista: aò ma ndo va co sto tempo? Nun lo vede che sta a piove?

Ataru: e lo so, ma sa, la pioggia mi schiarisce le idee, poi in fondo so' due gocce, mica fanno male.

T: vabbè, ma se poi je viene l'influenza? Ndo 'nnamo? Offro io eh!

A: eh, crispio, speriamo di no! Ma davvero offre lei? No anche perchè io ho già speso quasi tutto per la birra e non ne ho bevuta poca….guardi, non le faccio fare chissà quanta strada, andiam…

T: ah no, annamo ndo je pare, tanto stasera me so rotto li cojoni de lavorà, c'ho mi moje che m'aspetta, ma tanto ormai sta a dormì e sticazzi! Me dica er posto che je pare!

A: sicuro? Allora vada verso piazza Fiume, magari riesco a capire qualcosa in più dei dubbi che mi assalgono.

T: strano che se semo riincontrati eh? ma nun c'abbita qualcuna che conosce, là?

A: senta, lei vada, la mia vita privata non riguarda più il mio blog, dunque neanche chi mi legge.

T (accendendosi un'altra puzzolente MS): ah già, ma poi s'è lasciato?

A: ma le ho appena detto che…

T: ah vabbè me scusi, nun je chiedo più gnente!

A: ecco grazie..

T: ma lei c'è annato alla notte bianca? Io stavo a lavorà e ho visto tutti sti giovani come te, te do del tu che tanto sei un regazzino, che stavano in giro pe' sta cosa, bello, no?

A: regazzino? sto sulla soglia dei trenta, ma tanto me ne danno tutti di meno…vabbè…comunque non ci sono andato, l'ho anche scritto, ho bevuto una birra e mangiato un cheeseburger al mio adorato Pink Panter di piazza Mancini. Ho la presunzione di dire che la notte bianca non mi piace granchè..sa a me la confusione esagerata piace solo nelle circostanze che dico io.

T: ma sta città è tanto bella!

A: e che je devo dì? La preferisco vuota, la sento più mia, da bravo egoista.

T: e chi ve capisce più a voi? Mi fija c'ha trentacinquanni e ancora sta a fà la regazzina, è annata in giro ar centro a vedè er concerto der Mollicone!

A: Ennio Morricone? Sì, bè io sentivo un cd di Edie Brickell dell' 86 se non sbaglio, sorseggiando un'ottima doppio malto.

T: de chi?

A: no vabbè, fa niente..

T: ma l'ha viste (riprende a dare del lei) le pacifiste che hanno rapito giù in Iracche?

A: sì, ma non ricominciamo, sono sovrappensiero.

T: me scusi! ( e fa un rumore atroce, scartando una caramella Rossana)

A: ci siamo, si fermi.

T: e che faccio? Tornamo indietro?

A: no, mi lasci qui. Devo capire.

T: che?

A: arrivederci e grazie ancora della corsa offerta, con questi ci faccia colazione, lieto di averla rivista e grazie, grazie davvero! (e lascia gli ultimi dieci euro del portafoglio, anzi no, c'erano anche venti centesimi e fugge via dalla macchina).

T: ma j'ho detto che è offerta! Mah, sempre più strana sta gente famosa…vabbè se beccamo eh!

 

Ataru è già lontano con i suoi dubbi e i suoi pensieri in testa. Fa solo cenno di saluto con la mano e scompare nella mattina umida di poca pioggia caduta mezz'ora prima. Continua però a non capire se sia solo cresciuto rispetto a tre anni fa o se sia poco convinto di tutto. E continuerà ancora per chissà quanto.