IL VERO MAESTRO E’ L…

IL VERO MAESTRO E’ LUI…


( on the air : Ska-P – Mestizaje )


Molti di voi indegnamente mi chiamano maestro Ataru. E’ giunto il momento di fare vedere chi è il vero maestro. Colui al quale molto indegnamente mi ispiro talvolta per i miei nonsense. E’ giusto citare le fonti, parlare delle acque insomma. Acque minerali, vegetali e animali. Ma nel regno vegetale c’è forse il re minestrone? E se comprende i fagioli si dà forse delle arie? No, io ora cito, magari dopo tarzano e più tardi jane. Jane Fonda indossa una maglietta della Fila mentre mangia le sottilette? Ma esistono anche le spessette? E la provola è un formaggio intraprendente. Ok questo è ciò che ho elucubrato io in una decina di minuti. Ora gustatevi il maestro, quello vero:


“Sono molto contento di essere Qui”, come disse il nipotino di Paperone.


La salma e’ la virtu’ dei morti.


Non portare mai la tua donna alla baia dei Porci. Lei capira’.


La prima volta che ho visto un piatto di spaghetti, pensavo fosse una versione impegnativa dello shangai.


Cosa direbbe Freud se fosse ancora vivo? Beh’… Come sono ben longevo!


Il formaggio con le pere e’ femmina ?


Mettemmo avanti le lancette dell’orologio. Cosi’, per ingannare il tempo…


Quel mattino il sole era alto e i sette nani invidiosissimi come al solito; e non solo del sole, ma anche dei venti perche’ erano piu’ di loro.


A scuola mi insegnavano che il pesce ombrello non sarebbe mai uscito col tempo bello e dicevano anche che le foche esistenti sulla terra erano di due tipi: foche buone e foche cattive (solo che le cattive erano anche ripiene e le chiamavano focacce).


Passarono dal triangolo delle Bermude (l’unico luogo dove scompaiono i pantaloncini corti).


“Prepariamoci un arrosto cardiaco”. “Dobbiamo prima trovare un bue infartuato”.


“Basta con questa vita, voglio farmi una famiglia”. “Esagerato… fatti solo la piu’ carina di tutta la famiglia”.


Il mio futuro? Beh… guardo nella mia palla di vetro e dico: Toh! Ho un testicolo artificiale!


Casa Dolce Casa, e’ solo un proverbio oppure e’ una rivista di Arredamento Pasticceria Arredamento?


Quando un delfino arriva a riva significa che arriva quando gli pare o che si avvicina alla spiaggia?


Basta! Chi s’e’ visto s’e’ visto, io mi sono rotto! Disse lo specchio appena schiantatosi a terra.


Un giorno decise di suicidarsi: si mise la camicetta di quando aveva quattro anni e allacciò il bottone del colletto.


Chi mi dice a me che, dopo l’ultima cena, Cristo non abbia più cenato, ma sia vissuto solo pranzando o facendo brevi spuntini?


I gelatai avevano smesso di fare i gelati perché ormai non c’era più nessun gusto.


“Preferisci i cioccolatini o le caramelle?”. “Beh, scarterei le caramelle…”.


E la madre gli disse: “Non essere ingenuo, non credere a tutto quello che ti dicono; sappi che il miglio non è l’ unità di misura dei canarini, che i malati di mente vanno pazzi per certe caramelle, che Pino Daniele è il nome proprio di un albero e che fa diesis non è musica ma matematica, e cioè la somma di cinques più cinques! Abbi fiducia in te stesso! Applicati ma non inchiodarti”.


Il tempo vola e noi no. Strano sarebbe se noi volassimo e il tempo no, il cielo sarebbe pieno di uomini con l’orologio fermo.


Alessandro Bergonzoni


CORRI ROBY, CORRI!

( on the air: Gianna Nannini/Edoardo Bennato – Un’estate italiana )

Avevo 13 anni e collezionavo figurine Panini. Lui, riccio,capelli lunghi, sfigato come pochi per via delle ginocchia fragili, era il talento emergente della Fiorentina, arrivato dal Vicenza. Roberto Baggio. Poi passò alla Juve. Io la Juve la odiavo, ma non riuscivo a odiare un giocatore del genere. Italia ’90. Sbavavo dietro a mia cugina e intanto vedevo i mondiali. Lui fenomenale, Schillaci, il principe Giannini, Azeglio Vicini, quelle partite viste in compagnia del mio ex amichetto oppure a casa di mia nonna o semplicemente a casa mia. Quella semifinale bastarda in cui Zenga e Ferri ci misero del loro per regalare a Caniggia e Maradona, la finale contro la Germania. Che odio contro l’Argentina. Ci pensò Brehme a mettere le cose apposto. Stati Uniti, 1994. L’università appena cominciata, le vacanze che incombevano, le cotte per cercarsi una ragazza che andasse bene. Arrigo Sacchi e le sue cervellotiche scelte non fermarono Roby, campione vero, fino a quei dannati rigori a Pasadena contro il Brasile. Nel ’96, Arrigo umiltè, gli preferì quell’altro grande artista che è Zola. Ma avrebbe dovuto portare anche Roby in Inghilterra. Infatti andò di merda. Erano gli anni della commerciale in discoteca, delle scelte universitarie che cominciavano già a scricchiolare. E intanto lui cambiava maglia: Milan, Bologna, Inter. Nel 1998 in Francia. Litigate pesanti avevano preceduto quel mondiale, si andava strutturando quello che poi sarebbe stato il mio presente, ma era ancora futuro, tagliavo però una parte del mio passato. E Roby riindossava la maglia azzurra. La sua unica maglia. Peccato che Cesarone si cagava sotto a escludere Del Piero e si cagava sotto genericamente anche se giocava contro la nazionale delle isole Vanuatu. Lo mise quando già era tardi. Eppure stavolta contro la Francia, il rigore lo segnò. Ma non bastò. Nel 2000 in Belgio e Olanda, quell’altro grande portiere, ma di certo non allenatore che è Zoff, lo lasciò di nuovo a casa. Giocammo comunque in maniera decente con un po’ di culo. Era ormai il mio quasi-presente. Si avvicinava la scelta giornalistica ed ero innamorato di colei che non si sarebbe mai innamorata di me. Giappone e Corea del Sud, 2002. Trapattoni forse, visto che gli si squilibrava la squadra e lo spogliatoio, penso che non fosse opportuno chiamarlo. Ce la siamo presa con Byron Moreno, ma chissà se fosse entrato lui a un certo punto… E intanto giocava nel Brescia. E io ero quasi quello che sono ora. Oggi è tornato in maglia azzurra a trentasette anni, capelli ormai brizzolati e solito divin codino, con la speranza che il Trap si ricordi di lui e lo porti a Lisbona. Oggi ero incollato allo schermo per vedere l’inno di Mameli e i suoi occhi lucidi e Genova per lui. Non ha segnato, ma ha giocato benino. C’è chi lo odia perchè è buddista, chi perchè va a caccia, chi perchè non è mai stato davvero protagonista in nessuna delle squadre in cui ha giocato. Non è vero niente. Eppoi lui è un giocatore della Nazionale italiana. E basta. E Pizzul diceva DINOROBERTODINOROBERTO BAGGIO, e c’è gol! Se smetti mi levi un pezzo di giovinezza, bastardo! Ma intanto continua a correre, Roby, sogna ancora che magari agli Europei ci arrivi. E scrivi un altro capitolo. Io cercherò di fare altrettanto.

Cheppoi strana giornata dei ricordi calcistici: ieri sono stato in contatto seppur telefonico, col mitico barone Nils Liedholm, un pezzo di storia della Roma e non. Bello sentirlo ancora lucido ottantaduenne a parlare di Milan – Roma. Mi scuso per la calcistica digressione, avevo promesso di non parlare di calcio qui, già che per lavoro ne parlo troppo, ma qui si va oltre il calcio, questa è vita. Eterno divenire di ROBYBAGGIO,  personaggio inquieto ma quieto, forse è per questo che mi ci riconosco un po’.

SANO/INSANO DELIRIO…

SANO/INSANO DELIRIO

 ( on the air :Vasco Rossi – Senorita )

Serata casalinga allietata per fortuna dalla cara Lunaticaforever, che mi ha riattivato un po’ di buonumore altrimenti perso. Poi, dopo la soffiata della Dolce Acida, a fine serata sono anche intervenuto a Dietro le quinte su Radio2, simpaticamente detto dietrolaquinta, in quanto condotto da Selvaggia Lucarelli, che di quinta se ne intende (oh del resto stava scritto pure sul suo blog). Puntata sulla comicità, ho buttato un po’ di merda su Mammucari che mi sta sulle palle, e sui comici attuali tipo Zelig, che non mi fanno ridere per niente (vedi anche postapposito). Avrei voluto dire pure qualcosa su Gene Gnocchi ma non ho fatto in tempo. Oh Selvaggia, già che faccio radio da un paio d’anni, che non è tanto ma manco poco, ti consiglio di migliorare un po’ i tempi!  Cosa non si fa per passare la serata…

Resta comunque il fatto che oggi o ieri se volete, mi sarei sparato, anzi meglio sputato addosso per la fantastica giornata neurovegetativa che ho trascorso. Roba che la mia Opuntia finta, mi guardava come se io fossi inespressivo e farselo dire da una pianta grassa finta, secondo me è grave. Fasi di fine aprile, sfasamenti pericolosi, però la mozzarella stasera era buonissima. Le voci intorno dicono ” Datti da fare, datti da fare “, sapete quelle voci che non si sa da dove vengono? Un classico anche nei film, un misto di voci maschili e femminili…io rispondo con la mia voce molto chiara: ” Fatevi i cazzi vostri , fatevi i cazzi vostri! “. Cheppoi dico io….silenzio….meglio non dire. Ecco sì metto un bel silenziatore alle corde vocali, così chi vuole capire il labiale lo capisce e chi non lo capisce s’attacca. Signori miei, vi presento la chiarezza. Non risiede in questo post, è desiderata altrove. Ma c’è. Tranquilli che c’è. In radio da noi c’è un turco alto, io l’ho chiamato il Granturco, poi ho visto dei comodini piuttosto scomodi e li ho chiamati scomodini, la mia lucidità è riassunta in  queste due battute, di cui a torto, mi vanto da giorni e giorni. Gesta eroiche mi attendono nei prossimi giorni, non si sa bene cosa, però suonava bene e l’ho scritto. Ora basta allungare il brodo, manco fosse Natale e aggiungessimo i tortellini, anzi i cappelletti. Va così, ho bevuto il chinotto, buono il chinotto, però ora ho di nuovo sete, mi lavo i denti sperando di non buttare il vecchio dente in movimento e bevo tutto l’aisberg del Titanic che sta sul  mio comodino. Che assolutamente non è uno scomodino.

Caro Blog….. ( on…

Caro Blog…..


( on the air: Nina Persson – Frequent Flyer )


Caro blog, ci sono le anatre sul Tevere. E tra l’altro il nostro biondo fiume ha superato il livello di guardia, finirà che non andrò più in discoteca sulla mia barca preferita. E invece delle tope incontrerò le pantegane. Che gioia.


Caro blog, qua tra un po’ ci fanno saltare in aria. Grazie amici islamici, grazie amico Bush, grazie amici del Polo e dell’Ulivo, grazie amici pacifisti che fate le manifestazioni. Andatevene tutti a cagare.  Che gioia.


Caro blog, prima in bagno stavo tentando di staccarmi il dente devitalizzato alcuni anni fa, ormai si muove di brutto,la sensazione è quella di quando cadevano i dentini da latte, solo che questo c’ha la radice di un pino. E fa pure un po’ male. Che gioia.


Caro blog, mia nonna è uscita dall’ospedale due giorni fa, ieri s’è rotta il femore e oggi è rientrata in ospedale. Che gioia.


Caro blog, non ho il coraggio di guardare il saldo del mio conto corrente. Ho paura che sia stato sospeso per eccesso di ribasso, tipo le azioni della Roma in crisi economica. Che gioia.


Caro blog, devo rielaborare settanta articoli per prendermi sto cazzo di tesserino da pubblicista e non mi va di scriverli, sarà il caso di darsi una mossa. Che gioia.


Caro blog, devo cambiare le gomme della macchina, visto che sul bagnato, negli ultimi tre giorni sono andato lungo ben quattro volte di cui una stavo per fare un frontale con un’ Opel Corsa e un’altra ho spaventato un pedone sulle strisce. Che gioia.


Caro blog, devo evitare di mandare messaggi sui cellulari, perchè in certi casi fortuiti, sono controproducenti. Vabbè, la prossima volta risparmio i dieci centesimi. Che gioia.


Caro blog, non mi sto lamentando, però questo cazzo di lunedì per fortuna è finito. E che gioia lo dico sul serio. Visto che hanno escluso il Baffo dalla Fattoria per una bestemmia, cercherò di limitare i miei slanci ed eviterò di scrivere il P…. D.., ma consideralo pensato e detto.


Caro blog, mi hai pure un po’ rotto i coglioni.


Cito un Venditti anni ottanta: che ti succede amico estetico, rincoglionirsi non conviene…

KILL BILL VOLUME 2

( on the air: Shivaree – Goodnight Moon )

Sì eccomi. Che poi l'ho visto venerdì. Dio mi ha anticipato il post.

Quentin Tarantino non mi ha affatto deluso. In un computo totale, i due film insieme possono essere considerati un unico capolavoro. Se vogliamo vederli divisi, di certo molti preferiranno il primo. Più azione, meno dialoghi. Ma sappiamo bene che i dialoghi di Quentin sono spettacolari. Forse però stavolta non sono all'altezza di quelli di Pulp Fiction, che resta il capolavoro per eccellenza. Il film inizia in bianco e nero con Uma Thurman " i 'm gonna kill…Bill! ". E prosegue anche in bianco e nero, spiegandoci per filo e per segno la storia del matrimonio della protagonista. Godibilissimo il cameo di Samuel L. Jackson, nei panni dell'organista Rufus. Poi le presentazioni di Bill e Budd, fino al rischio-morte ( l'ennesimo ) della Sposa. E' a quel punto che arriva il capolavoro. La scena col maestro Pai Mei. Un vecchietto cinese, che a quanto ci dice Bill, ha settecento anni. Cambia completamente scenario e cambiano i colori del film: non so se qualcuno ricorda i filmacci di kung fu che davano sulle tv private di mattina. Io ricordo che quando non andavo a scuola ogni tanto mi capitava di dare un'occhiata a quei film. Colori sul verdino, scenari tipicamente cinesi, mosse comiche e il maestro che soddisfatto, si sposta la lunga barba. Risate del pubblico e trionfo del geniale pasticciatore. Non voglio togliervi il gusto, dunque non descriverò molte cose, però il duello con Daryl Hannah non è all'altezza di quello epico e più carismatico con Lucy Liu, che raggiungeva livelli eccelsi di patinato kitsch giapponese. E' più paragonabile a quello interlocutorio con Vivica Fox ( la prima avversaria nel primo volume). Nè troverete una scena come quella degli 88 folli, anche se durante l'allenamento con Pai Mei ritroviamo i giochi di ombre del primo. Poi c'è Bill. Di certo il personaggio filosoficamente migliore. E dunque il più tarantiniano. Violento, intelligente, affascinante. Non vedevo David Carradine in un film da non so quanto tempo. Dopo questo film, credo che lo rivedremo spesso. Killer vagabondo, che suona una specie di flauto, racconta storie, insegna la crudeltà alla sua bimba, in maniera semplice ma sconcertante, quasi fosse tutto normale. E innamorato di B****** (non dico il nome della Sposa, tanto lo scoprirete. Rispetto i geniali bip di Tarantino e un piccolo esilarante flashback scolastico ). Splendido monologo di Bill, quello su Superman: tutti gli altri supereroi, Batman, Spiderman, hanno bisogno di indossare una tuta per diventare supereroi, hanno una loro identità umana. Superman è il contrario. Lui è nato Superman e si nasconde nei panni di Clark Kent. Bill usa la metafora per criticare la Sposa e più in generale, l'essere umano, spesso costretto a indossare panni che non gli si addicono. Lei è nata killer. Ma voleva rifarsi una vita, una vita tranquilla. Bill la costringe ad ammettere che presto sarebbe tornata killer. C'è, e questo sorprenderà i fan di Quentin, molto amore in questo film. In certi punti risulta quasi smielato, naturalmente per i fans. Ma anche in questo ritengo che il regista sia stato bravo. E' esattamente quello che non ti aspetti da lui. Non vi svelo ovviamente il finale, ma come è logico, vedremo un altro duello. Neanche questo epico. Anzi, tutt'altro.

Copincollo da tempimoderni.com: E’ interessante, ad esempio, notare come qui riaffiori il gusto di Tarantino per la divagazione: la più memorabile è certamente quella che Bill fa sulle particolarità di Superman, in parte ispirata alle osservazioni di Jules Feiffer nel suo libro “The Great Comic Book Heroes”. Allo stesso modo, abbondano nuovamente i riferimenti – nelle immagini come nella colonna sonora – a molto cinema di genere del passato: si va da “Sepolto vivo” (1962) di Roger Corman a “Cinque dita di violenza” (1973) di Cheng Chang Ho, da “Il buono, il brutto, il cattivo” (1966) di Sergio Leone a “Lo strano vizio della signora Wardh” (1971) di Sergio Martino (il cui tema musicale compare nella sequenza del colloquio fra Bill e Budd). Torniamo a ripeterlo, non si tratta di mero citazionismo: Tarantino è, oggi, l’unico cineasta capace di rendere organico ad una pellicola un simile sistema segnico, di integrarlo nel tessuto narrativo senza farlo parere un eterogeneo patchwork.

Bella definizione quella dell'eterogeneo patchwork. Di quelle che rosichi perchè non l'hai scritta tu. Ma giuro che volevo scriverla! Bella anche la sigla finale. I titoli scorrono con grafica anni 50, mentre Uma va in macchina, una macchina anni 50 e in sottofondo va, a sorpresa "Goodnight Moon" di Shivaree. Canzone che ho subito rivalutato. Potere di Quentin. Che mi ha di nuovo sorpreso, dopo che nel volume uno, aveva inserito "Don't let me be misunderstood", pezzo dance anni 70 dei Santa Esmeralda (vedi post su volume 1), durante il duello con O Ren Ishi. E non dimentichiamo il gadget! La fascetta per il polso griffata Kill Bill! In finale comunque la divisione in due, fa perdere un pochino di fascino al film, so che quattro ore sono pesanti, ma chi ha avuto la possibilità di vedere i due film insieme, sa cosa intendo. Ecco Ataru che fa una recensione seria. Credo sia la prima volta. Non ho proprio un cazzo da scrivere. 🙂

INQUIETANTE COINCIDENZA

( on the air: New Order – True Faith )

Torno. E torno perchè ieri sera, mentre mi aggiravo per Roma, sono capitato nei pressi della Domus Aurea, già residenza dell' imperatore piromane Nerone. Voi mi direte: embè? Io non ci ero mai passato davanti, non sapevo bene dove si trovasse, neanche avevo mai visto una foto, o almeno non ci avevo mai fatto troppo caso. Eppure quando me la sono trovata davanti ho avuto una strana sensazione. Quel posto lo avevo sognato qualche tempo fa. Avevo dimenticato quel sogno, poi io sono scettico per natura, se non vedo non credo. Non ricordo cosa stessi facendo, ricordo che c'erano delle macchine e che quella per me era una specie di università. Le stesse scale, gli stessi alberi, lo stesso cancello. Ma che vorrà dire? Che un giorno brucerò tutto? Che tornerò all'università per completare i miei maledetti studi alla Domus Aurea? Che sono pazzo? O che in una vita passata ero Nerone? E avevo la macchina ai tempi degli antichi romani? Cazzarola, mi sento Maicolgeifocs in "Ritorno al futuro", basta che poi non mi viene il Parkinson. E qui mi gratto. La serata è pure andata avanti all'insegna del delirio, parlando di foche al reparto filatelia del Palazzo delle poste con Kamallo, con la neopatentata Majabyss al volante, impaurita dalla frizione, con i Prodigy cantati dal mio cuginetto, che più che altro sembrava un videogioco tipo PacMan andato a male. Caro Nerone, da ieri ti sento più vicino. A proposito di monumenti. Stamattina,dopo la follia dei vigili urbani che hanno intrappolato il traffico intorno al Vaticano perchè l'ideona geniale di riasfaltare la strada, può venirti giustamente alle 11 di mattina ( prometto che non mi alzerò più così presto, per non vedere queste scene e che tornerò a votare alle prossime elezioni comunali per far cadere Veltroni)…insomma dopo queste fantastiche scene e circa 4o minuti di giri inutili a cercare parcheggio, che a un certo punto ho visto gli operai che mi hanno preso il tempo con la bandiera a scacchi ed erano pronti col cambio delle gomme, mi sono lietamente recato a fare una passeggiata con la Nanni. In mezzo ai turisti giapponesi e non…a un certo punto un tipo va incontro a due giapponesine e dice qualcosa come: "Pizza, spaghetti, food". Lì mi rendo conto, per l'ennesima volta, che io non sarò mai turista a Roma. E forse un po' mi dispiace. Non proverò mai questa sensazione, a meno che non perda la memoria e ricominci da capo magari andando prima a vivere a Ronco Bilaccio o a Skopje o chissaddove. La passeggiata è stata anche un po' nevrotica, poi il caldo appiccicoso tipico del quasimaggio a via Cola di Rienzo non era per niente piacevole. Spariscono pure dieci euri alla Nanni. Rimando il prossimo post a stanotte, quando vi parlerò dell'evento: Kill Bill volume 2. Saluti da Nerone.

LATITANZA

( on the air: Motel Connection -Dreamer )

Il mio cervello latita. Non che normalmente sia un pozzo di scienza, ma in questo momento latita del tutto. E infatti sto risparmiando quasi tutti voi dai miei commenti, ho poca voglia di girare per blogz. Ho delle cose importanti da fare e non mi va. Chiedo a colui o colei che ha il telecomando che mi controlla, di cambiare quelle fottute Duracell. E' evidente che sono scariche. Di solito rimando le cose a data da destinarsi, ora mi disturba pensare anche alla data da destinarsi. Stanotte ero lì sotto casa a guardare Venere e gli altri puntini fermi nel cielo e mi accendevo l'ennesima sigaretta, poco convinto di tornare a casa. Avrei voluto girare per Roma, chiamare gente che sapevo sveglia, bere qualcosa che mi svegliasse o mi addormentasse, non ho fatto niente di tutto questo. Sono tornato qui a scrivere che non ho voglia di scrivere. E via di nuovo a fare le cinque cazzeggiando qua e là tra internet e l'altro schermo. C'è qualcosa che non quadra nella mia latitanza. Eppoi non avendo voglia di far niente, non dovrei avere neanche voglia di latitare. Sintesi dell'ovvio. Corsi e ricorsi, non è la prima volta che qui parlo di apatia. E oggi, qui, non si ride, non si piange, si sta in silenzio con l'occhio vitreo. Sbadiglio. Pubblica post.